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Comunicati stampa AGOSTO 2004


6 agosto 2004
I VERDI ESPRIMONO FORTI PREOCCUPAZIONI CIRCA IL NUOVO ASSETTO DELLE INFRASTRUTTURE STRADALI NELLA PROVINCIA DI MILANO.
BENE HA FATTO IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA A DIFENDERE LE VALUTAZIONI TECNICHE SUL TRACCIATO BRE.BE.MI, MA NON E' ACCETTABILE - COME HA IMPOSTO LA REGIONE - CHE NUOVE AUTOSTRADE SI DECIDANO IN POCHI GIORNI, COME E' AVVENUTO, DI FATTO, CON L'ANTICIPO DEL TRACCIATO DELLA TANGENZIALE EST ESTERNA. UN'OPERA - DICONO I VERDI - OSTEGGIATA DAI COMUNI E CHE NON STA SCRITTA NEL PROGRAMMA ELETTORALE DEL CENTRO SINISTRA IN PROVINCIA .
Ieri la giunta regionale lombarda ha approvato il progetto preliminare e lo studio di impatto ambientale della nuova autostrada Bre.Be.Mi. di collegamento di Brescia e Bergamo a Milano. La Provincia di Milano, dopo il parere negativo al progetto espresso dalla giunta provinciale lo scorso 28 luglio, per conto dello stesso presidente Filippo Penati, ha chiesto e ottenuto dalla Regione miglioramenti del tracciato e una serie di mitigazioni ambientali contenuti nei pareri tecnici provinciali. La Regione, per risolvere i problemi di innesto della nuova autostrada nel sistema della viabilità locale, ha promesso che chiederà alla società Bre.Be.Mi. di realizzare una connessione viabilistica di 10 chilometri che collegherà le strade Rivoltana e Cassanese, anticipando di fatto il futuro percorso della tangenziale Est esterna. "Non abbiamo ancora avuto modo di analizzare la delibera della giunta regionale che contiene le proposte tecniche - dicono i Verdi. Ci sembra però di capire che non solo si approva una nuova autostrada, la Bre.Be.Mi., giudicata da molti non necessaria, ma si pongono le basi per la realizzazione della nuova tangenziale Est esterna, autostrada tanto contestata e non amata da sindaci, associazioni, agricoltori, ambientalisti". "Ciò che ci preoccupa è anche il modo con cui si arriva a decidere nuove infrastrutture per l'area metropolitana milanese. Si tratta di scelte importanti, che vengono assunte in pochi giorni, di fretta, senza un confronto con gli enti locali e che, per quanto concerne il collegamento tra le strade Cassanese e Rivoltana, sembrano appunto anticipare la nuova tangenziale milanese". "Non siamo d'accordo - ribattono i Verdi - con il metodo che la Regione impone e neppure nel merito delle indicazioni contenute nella delibera regionale: un modo surrettizio, al di fuori delle procedure normative legate alle grandi opere, per far passare la tangenziale Est esterna. Sulla cui realizzazione ribadiamo il nostro no, coerentemente al programma elettorale della coalizione che ha vinto le elezioni provinciali del giugno scorso. Programma che parla chiaro e che parte da quanto deciso dai 35 sindaci della zona e dalla loro associazione".
Pietro Mezzi - Assessore al Territorio della Provincia di Milano
Carlo Monguzzi Consigliere regionale  Verdi
Massimo Molteni Presidente Verdi Provincia di Milano
Info 338/7296564-335/1377631



6 agosto 2004
Legge regionale sul Condono edilizio. La Lombardia cerchiobottista. Il progetto di legge approvato ieri dalla Giunta regionale è ambiguo e pericoloso. Dopo le vacanze sarà all'esame del Consiglio, e saranno necessari sostanziali miglioramenti.
Da molti mesi l'opposizione, presentando progetti di legge, chiede alla Giunta di legiferare in materia di condono edilizio, così come hanno già fatto altre regioni più efficienti.
Ancora settimana scorsa, con un ordine del giorno presentato in Consiglio, i Verdi e tutta l'opposizione sollecitavano la Giunta a presentare un progetto di legge che restringesse in Lombardia le possibilità di condono.
Finalmente la Giunta si è mossa: purtroppo in modo ambiguo.
Da un lato esclude dalla sanatoria le opere non consentite dai piani regolatori comunali (casi che in Lombardia sono comunque quantitativamente minori), e questo è bene.
Purtroppo però non corregge le regole peggiori della normativa nazionale:
- è sempre consentito il principio del “silenzio-assenso”;
- non esclude dalla sanatoria le opere abusive su aree demaniali;
- non esclude dalla sanatoria le opere abusive nei parchi regionali, lasciando agli Enti Parco la facoltà di non autorizzare i condoni (sempre con il metodo del “silenzio-assenso”);
- non esclude dalla sanatoria le opere abusive nei Parchi sovracomunali;
- consente di sanare piccoli abusi perfino nei Parchi naturali e nei Monumenti naturali.
Sarebbe anche l'occasione di coinvolgere nella materia le Province, che tante responsabilità hanno in fatto di Territorio, ma il testo del progetto di legge le ignora completamente.
I Verdi volevano una legge regionale contro il condono, la Giunta intende farne una a favore.
Evidentemente non ci siamo capiti: cercheremo di spiegarci meglio dopo le vacanze durante la discussione in Consiglio.
Carlo Monguzzi – Consigliere Regionale Verdi
Pietro Mezzi – Assessore al Territorio Provincia di Milano
Info 02.67482889


4 agosto 2004
Bre.Be.Mi.
I bresciani arrivano a Milano a 130 all'ora, e poi?

La posizione espressa dalla Provincia di Milano su tracciato e impatto della Brebemi è assolutamente ragionevole e apre a domande e dubbi sull' utilità dell'opera.
Anzitutto, anche se si riuscisse  ad attuare la riqualificazione della Cassanese e della Rivoltana,  le quasi 100.000 auto in più che tutti i giorni arriverebbero a Milano, dove le mettiamo?  La politica sbandierata dalla giunta Albertini non è proprio il contrario, cioè allontanare e disincentivare le auto in ingresso a Milano?
Nuove strade richiamano, come si sa, nuovo traffico: quello attuale sulla A4 non si dividerebbe tra A4 e Brebemi col risultato di avere a parità di auto un traffico più fluido, ma anche coloro che adesso utilizzano mezzi alternativi, come il mezzo pubblico o il car pooling, tornerebbero all'uso monocratico dell'automobile.
Le alternative ci sono. La quarta corsia sulla A4 (con le due corsie centrali reversibili  in modo da avere la mattina cinque corsie utilizzabili nella direzione Milano e tre in direzione Bergamo e viceversa la sera), massicci interventi di riqualificazione sulla viabilità esistente statale e provinciale sono tutte proposte che sono state studiate e divulgate da esperti e università e che ottengono il consenso degli ambientalisti e dei sindaci di molti comuni.
Per fare un'autostrada ci vorranno molti anni, intervenire sulla viabilità minore richiede tempi molto inferiori, a tutto vantaggio degli automobilisti in coda. Il problema non è piantare nuovi alberi ai bordi di una strada, come dice il Presidente della Brebemi Bettoni , il problema è non fare strade inutili e per quanto riguarda Milano, pure dannose.
Pietro Mezzi - Ass. al Territorio Provincia di Milano
Carlo Monguzzi - Consigliere Regionale



3 agosto 2004
LE MISURE CONTRO IL PM10 SONO LE STESSE DELL'ANNO SCORSO E QUINDI POCO EFFICACI
Le misure strutturali (quasi tutte ancora sulla carta) sono un sospiro in mezzo a una tempesta di vento.
La Regione ripete le cosiddette misure di prevenzione per i soli veicoli non catalizzati (e per solo 5 ore al giorno) come l'anno scorso in  base a una millantata riduzione stimata di 100 ton. di emissioni di Pm10 (il 5% delle emissioni totali).
Se ciò fosse vero sarebbe comunque un punto di partenza anche se limitatissimo. Il problema è che questa riduzione è purtroppo solo nella fantasia di Formigoni e dei suoi scienziati, infatti non vi è nessuna prova scientifica a riguardo, nessuna rilevazione, ma semplicemente una stima su dati poco attendibili (poche auto non catalittiche  hanno rispettato i divieti e la prova ne è l'assoluta esiguità delle multe, e ,purtroppo, i conducenti non  hanno optato per il mezzo pubblico i cui passeggeri infatti non sono aumentati).
Le cosiddette politiche strutturali sarebbero più interessanti se esistessero veramente e non fossero il solito annuncio, peraltro ormai trisettimanale;  le cose previste sono comunque apprezzabili ma rappresentano null'altro che un sospiro in una tempesta di vento.
Servono misure più incisive ed efficaci. Evitiamo di ripetere le nostre proposte perché, a differenza di Formigoni, non intendiamo oltrepassare la soglia ammissibile di sopportazione dei giornalisti e dei cittadini.



2 agosto 2004
SANITA': IL PROF. REMUZZI HA RAGIONE
Vorrei dare un mio contributo al dialogo di mezza estate apparso sul modello lombardo di sanità. L'intervento sensato del Prof. Remuzzi (ultimo tra i suoi numerosi sull'argomento) esprime di nuovo le perplessità sull'efficacia del modello lombardo, alla luce dei suoi effetti dopo 9 anni, ed avanza la proposta che, più che sulla competizione tra enti sanitari per acquisire quote del fondo sanitario regionale, si basi su una collaborazione tra gli stessi, affinché rispondano alle effettive esigenze del cittadino. In altri termini, la critica del Prof. Remuzzi evidenzia come i meccanismi di regolamentazione e di finanziamento adottati in questi nove anni dalla Giunta Lombarda in campo sanitario, hanno determinato una sfasatura tra l'offerta di servizi sanitari e i bisogni espressi o inespressi dei cittadini. Essendo il Prof. Remuzri un ricercatore, immagino che le sue osservazioni abbiano origine da evidenze scientifiche. I dati della produzione e consumo delle prestazioni sanitarie dal 1997 ad oggi effettivamente possono dare delle inconfutabili prove della sovrapproduzione anomala di alcuni interventi chirurgici e della concentrazione dell'offerta privata per alcune patologie e solo per quelle. Solo ad esempio: in pochi anni sono aumentati gli interventi di tunnel carpale o di artroscopia al ginocchio (dal 1997 al 2002 rispettivamente del 43% e del 77%), mentre, in uno scenario demografico che vede un incremento in Lombardia della popolazione ultrasessantacinquenne del 20%, diminuisce l'offerta pubblica e privata per le patologie dell'anziano o ad andamento cronico.
Il problema è dunque non solo contenere la spesa sanitaria complessivamente, ma orientare le risorse limitate (non solo quelle economiche ma anche quelle strutturali ed umane) in base alla domanda sanitaria attuale od emergente. Ogni utilizzo di risorsa inappropriato o stimolato artificiosamente per calcolo economico diventa non solo spreco, ma eticamente iniquo perché sottrae assistenza a chi ne ha effettivamente bisogno. Spiace, ancora una volta, che L'Assessore Borsani, di fronte alle osservazioni garbate e sensate del Prof. Remuzzi, non ritenga di entrare nel merito dei problemi sollevati, ma risponda spargendo solo affermazioni di principio sulla presunta libertà di scelta del cittadino lombardo. Emerge, da tutta la sua lettera, una sconfinata fiducia in questo presunto potere del cittadino di determinare con i suoi comportamenti la struttura dell'offerta sanitaria. Ma se quest'anno, come risulta, gli oncologi lombardi prevedono che sui 40.000 nuovi pazienti solo 30.000 potranno essere curati efficacemente perché mancano o sono obsolete le apparecchiature di radioterapia, come può incidere la libertà di scelta del singolo? L'entusiasmo sloganistico di Borsani stride di fronte a questi fatti, al malessere diffuso tra gli operatori, agli accorati appelli delle associazioni di ammalati cronici.. Borsani esibisce come fiore all'occhiello il sistema degli Istituti Scientifici Pubblici (Policlinico, Tumori, Besta) che in realtà ha condotto in uno stato di grande incertezza circa il loro futuro, rifiutandosi di finanziare i loro deficit (in analogia agli altri ospedali pubblici) e con meccanismi di finanziamento che non tengono conto della complessità delle patologie trattate.
Ritengo che i meccanismi di mercato e di competizione avviati e “patologicamente” sviluppatisi in questi anni nel sistema sanitario lombardo, possano essere corretti, controllati e gestiti con una seria e preventiva programmazione dell'offerta sanitaria che abbia come baricentro i bisogni di salute dei cittadini.


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