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28
febbraio 2003
TICKET SANITARI E POLTRONE
I VERDI: L’ELIMINAZIONE DEI TICKET DIPENDERA’ DALLA SPARTIZIONE
DELLE POLTRONE? CHE VERGOGNA!
NOI INTANTO CONTINUAMO A RACCOGLIERE LE FIRME
Il rinvio a martedì prossimo delle decisioni sui ticket sanitari
e sulle nomine dei C.d.A delle A.L.E.R. rappresenta la metafora della
maggioranza di centro destra - ha dichiarato Carlo Monguzzi, consigliere
regionale dei verdi - che ormai da mesi oscilla tra demagogia e sorda
lotta per la spartizione delle poltrone.
Ciò che aveva fatto il centro sinistra (l’aver tolto i ticket)
e che era stato bollato come demagogico da tutta la Casa delle Libertà
ora viene di fatto richiesto da quasi tutta la Casa delle Libertà;
ma il tutto viene mischiato con le poltrone delle A.L.E.R.
Proprio lo spirito Formigoniano: il mercato dappertutto.
L’aver poi delegato tutto alle segreterie di partito è il
contrario di quanto ci hanno propinato fino ad ora e cioè la sacro
santa autonomia delle istituzioni.
Forse se la C.d.L. continua a dire tutto e il suo contrario, e a fare
tutto il suo contrario anche i cittadini prima o poi se ne accorgeranno.
27
febbraio 2003 (conferenza stampa)
Milano verso l’emergenza rifiuti
Lo sostengono i Verdi, lo dicono i fatti e i numeri: in poche settimane
Amsa ha smaltito 8.000 tonnellate di rifiuti in impianti fuori dalla provincia
di Milano e in altre regioni.
Pericolosa
la nuova proposta di legge approvata dal Pirellone a metà febbraio:
prevista la “libera circolazione dei rifiuti”.
Amsa
e Comune di Milano si avviano verso l’emergenza rifiuti: in poche
settimane l’azienda milanese è stata costretta a spedire
8000 tonnellate di rifiuti nei forni di Brescia e Dalmine e in un impianto
in Campania, a Trentola Ducenta (Caserta). Milano oggi produce circa 2000
tonnellate al giorno di rifiuti. La raccolta differenziata ammonta a 500
tonnellate, il resto, circa 1500 tonnellate, sono smaltite nel termodistruttore
di Silla 2 e nella discarica di Inzago e pretrattate (per poi finire in
discarica) nell’impianto della Maserati. Silla 2 funziona a singhiozzo,
Inzago sta per esaurirsi (chiuderà nel dicembre del 2003) e Maserati
deve chiudere. Se Milano non riattiva al più presto la raccolta
dell’organico presso le utenze domestiche, evitando di mandare in
discarica o all’incenerimento circa 600 tonnellate al giorno, presto
sarà in emergenza. Impensabile sperare in una proroga di Inzago
e Maserati: per i Verdi devono chiudere. Impensabile anche, e inaccettabile,
una proroga ulteriore al funzionamento di Silla 1, che avrebbe dovuto
chiudere all’inizio di quest’anno ma che invece continua a
giungere in soccorso al malfunzionante impianto di Silla 2.
Questa la denuncia e le richieste dei Verdi, che mettono sul banco degli
imputati Amsa e comune di Milano, che non fanno nulla per scongiurare
quello che, a breve, potrebbe diventare una triste e maleodorante realtà,
fatta di sacchi neri ai bordi delle strade. Il tutto nell’indifferenza
della Regione Lombardia e della Provincia di Milano che invece di premere
sui vertici dell’azienda e sulle inadempienze di Palazzo Marino,
stanno a guardare. La giunta Formigoni oltretutto rischia di fare peggio:
a metà febbraio ha approvato infatti una proposta di legge pericolosa,
che rischia di eliminare la pianificazione a favore di una preoccupante
“libera circolazione dei rifiuti” sul territorio regionale.
I rifiuti
del milanese da smaltire
La provincia di Milano, al netto della raccolta differenziata e compreso
il capoluogo lombardo, deve smaltire ogni giorno circa 3200 tonnellate
di rifiuti su poco più di 5000 di produzione giornaliera. Di queste
3200 tonnellate, circa 2000 dovrebbero essere incenerite, anche in impianti
vecchi, obsoleti e inquinanti: il neonato impianto milanese di Silla 2,
più moderno e meno inquinante, sta però andando a singhiozzo.
Anzi, sono più le volte che è fermo rispetto a quelle in
cui è in funzione: e quando è fermo, mancano all’appello
1200 tonnellate al giorno che devono comunque essere smaltite (l’accordo
siglato con i comuni prevede però che non bruci più di 900
tonnellate al giorno, ma è quasi certo che, quando è in
funzione, smaltisca molto di più). Un danno non da poco che sta
mettendo in gravi difficoltà Amsa e comune di Milano. Fortunatamente
per Bencini e Albertini, durante gli ultimi e recenti stop del forno,
la provincia di Milano è intervenuta a sostegno, consentendo il
funzionamento di Silla 1 (praticamente una stufa vecchia e inquinante
che avrebbe dovuto chiudere definitivamente all’inizio del 2003)
che però riesce a bruciare, male, solo 450 tonnellate al giorno.
Quindi, durante gli stop di Silla 2, ormai frequenti, di migliaia di tonnellate
di rifiuti che Amsa non sa dove smaltire, ne ballano eccome. Difficile
però conoscere con estrema precisione la destinazione di questi
flussi. Silla 1 avrebbe dovuto chiudere all’inizio di quest’anno,
in base a un accordo sottoscritto con i comuni di Rho, Pero, Cornaredo
e Settimo Milanese, ma è già entrato in funzione diverse
volte. A preoccupare cittadini e comuni c’è pure un’autorizzazione
regionale che consente al forno di poter funzionare fino a luglio 2003.
Oltre quella data, però, in base alle nuove normative comunitarie
sulle emissioni degli impianti, non sarà più possibile per
nessuno consentire al forno di bruciare un solo grammo di rifiuti. Zama
è già chiuso, mentre gli altri inceneritori della provincia
di Milano su cui Amsa potrebbe contare devono servire altri bacini e comunque
sono ormai quasi giunti al capolinea (vedi quello di Abbiategrasso) oppure
di vecchia generazione come quelli di Sesto San Giovanni e di Trezzo sull’Adda.
C’è poi l’ipotesi, inaccettabile per i Verdi, di un
nuovo termodistruttore a Rozzano. E' una vecchia idea, da sempre osteggiata
da cittadini e Verdi, che ha ripreso piede, questa volta in modo più
deciso: la società dei servizi ambientali del Comune di Rozzano
(l’AMA) ha infatti costituito una società di scopo con la
Waste Management per la realizzazione di un impianto di trattamento rifiuti
alternativo all'impianto di compostaggio di San Giuliano (della Pubblicompost).
Brescia e
Dalmine in soccorso ad Amsa?
Non potrebbero ma è già avvenuto. Dalmine da gennaio 2003
ha già ricevuto 2000 tonnellate di rifiuti. Secondo le convenzioni
siglate da provincia di Bergamo e Comune di Dalmine con la Rea, società
che gestisce l’impianto di incenerimento, potrebbero esservi smaltiti
solo i rifiuti della Bergamasca. La provincia di Bergamo ha però
autorizzato i conferimenti più sopra citati, come confermano le
comunicazioni della provincia ricevute dalla sindaca di Dalmine Francesca
Bruschi. Brescia, dopo aver ricevuto a dicembre 3000 tonnellate di rifiuti
milanesi, non ne vuole sapere di bruciarne altri. Per giungere in soccorso
al capoluogo lombardo, così come prevede la legge regionale, chiede
un’ordinanza del Pirellone, come ha ribadito l’assessore Verde
all’Ambiente bresciano Ettore Brunelli. In base alla legge regionale,
infatti, i rifiuti non possono essere smaltiti in impianti fuori dal territorio
provinciale nel quale sono stati prodotti.
Rifiuti milanesi
pure in Campania, regione in emergenza
Che Milano non sappia più dove mettere i suoi rifiuti, è
dimostrato dalla spedizione, denunciata dai Verdi a gennaio, di 3000 tonnellate
di scarti della lavorazione dell’umido provenienti dalla Maserati
nell’impianto della Rfg di Trentola Ducenta (Caserta). Rifiuti spediti
da Amsa in Campania, in una regione in emergenza che fatica a sistemare
i suoi di scarti. La cosa ha ovviamente irritato la struttura commissariale
guidata dal governatore Bassolino, che ha denunciato il fatto alla procura
di Santa Maria Capua Vetere e al Noe dei Carabinieri di Napoli.
Impianto ex
Maserati
Nell’impianto di selezione della ex Maserati avviene la selezione
del sacco nero: una parte quella secca, finisce all’incenerimento,
la parte umida stabilizzata, di scarsa qualità, finisce in discarica.
L’impianto avrebbe dovuto chiudere a febbraio 2001 ma la Giunta
Regionale autorizzò la proroga fino al 19/02/2003, la stessa Delibera
ipotizzava la possibilità di ulteriore proroga fino al 31/12/2003
che è stata regolarmente chiesta e ottenuta dall’Amsa: anche
questa data, salvo sorprese clamorose, non sarà rispettata. L’Amsa
alla fine dell’anno scorso ha fatto sapere, attraverso bandi di
gara pubblicati sui giornali (Sole 24Ore, La Repubblica), di voler chiudere
finalmente Maserati per realizzare in altri luoghi della provincia di
Milano una o più strutture analoghe. C’è da chiedersi
perché chiudere per fare altrove quello che, ai tempi dell’emergenza
del ’96, era indicato come un impianto transitorio che avrebbe dovuto
essere sostituto da impianti di compostaggio per il trattamento della
parte organica dei rifiuti dei milanesi. Amsa e il comune di Milano, della
raccolta dell’organico domestico non ne vogliono invece sapere.
Come detto, l’hanno affossata il più in fretta possibile,
relegandola a quella delle grandi utenze. La fretta di sgombrare i capannoni
di Maserati è dettata unicamente dal desiderio della proprietà
dell’area di dar luogo a una più redditizia speculazione
edilizia.
Discarica
di Inzago (Milano)
La discarica di Inzago è in fase avanzata di esaurimento. L’impianto
tratta circa 500 tonnellate al giorno. Nel gennaio di quest’anno,
la Transeco, la società che la gestisce, ha presentato la richiesta
di ampliamento della discarica esistente alla Regione Lombardia. (1,2
milioni di metri cubi) Sindaco e cittadinanza di Inzago, di un ampliamento
della discarica non ne vogliono sentire neanche parlare e sono disposti
a fare le barricate. I Verdi saranno al loro fianco. Da criticare, per
i Verdi, l’atteggiamento della provincia di Milano che i nome della
sciagurata emergenza rifiuti a cui sta andando incontro Milano, sarebbe
d’accordo a dare un parere positivo all’ampliamento in conferenza
dei servizi, privandola però di 500 mila mc che deriverebbero dall’attività
estrattiva di cava.
Regione e Provincia di Milano non stiano a guardare
Il Pirellone e la Provincia di Milano non possono permettersi di stare
a guardare. Nei convegni si vantano di essere le più riciclone,
ma poi permettono ad Amsa e a comune di Milano di passare da più
del 30% di raccolta differenziata al 27,8% mentre gli altri comuni della
provincia, escluso il capoluogo, sono al 46%. Regione e Provincia devono
pretendere che Amsa e comune di Milano la smettano di affidarsi a soluzioni
impiantistiche giunte al capolinea come i tritovagliatori e si attivino
finalmente per riattivare la raccolta differenziata dell’organico
domestico. La Regione, in assenza di segnali in questo senso, non deve
correre in aiuto al capoluogo milanese consentendo conferimenti di rifiuti
in altri impianti lombardi, sarebbe un affronto inaccettabile nei confronti
di tutte quelle amministrazioni del milanese e lombarde che in questi
anni hanno fatto passi da gigante nella raccolta differenziata verso una
gestione più moderna e sostenibile dei rifiuti.
Un quinto
dei rifiuti del milanese potrebbe diventare compost di qualità
Ad oggi, secondo il dossier dei Verdi, in provincia di Milano gli impianti
di compostaggio sono al lumicino: Amsa deve riattivare la raccolta differenziata,
ma la Provincia deve correre per colmare una lacuna che mina lo sviluppo
della raccolta dell’organico. Ad oggi la potenzialità impiantistica
disponibile è di sole 315 tonnellate al giorno, suddivise tra gli
impianti di Muggiano, Lacchiarella e Cologno Monzese. La potenzialità
potrebbe aumentare fino a 735 tonnellate al giorno, se si accelerassero
i lavori e le autorizzazioni per gli impianti di Mediglia, Albairate e
del secondo lotto di Lacchiarella. Se anche l’impianto previsto
a San Giuliano Milanese uscisse dalle pastoie, in breve il totale compostabile
nel milanese potrebbe arrivare a più di 900 tonnellate al giorno
su un totale da smaltire di 5000, cioè quasi un quinto del totale
di Rsu prodotti ogni giorno.
Per l’Unione europea la raccolta differenziata alla fonte dell’organico,
cioè direttamente nelle case o nei condomini, è il modo
più efficace per una gestione sostenibile dei rifiuti. L’inceneritore
e la discarica sono le ultime opzioni. L’Ue, dopo aver approvato
la direttiva sulle discariche nel ’99 (che sta per essere recepita
dal nostro Paese), che prevede la riduzione progressiva dell’umido
in discarica, sta ora preparandone una specifica sul trattamento biologico
dei rifiuti organici. Centrale, nell’approccio comunitario, è
la raccolta differenziata alla fonte della frazione organica finalizzata
alla produzione di compost di qualità da utilizzare in agricoltura
e nel florovivaismo.
Fare la raccolta differenziata dell’organico significa anche mettere
in moto economia sostenibile ma soprattutto un risparmio, per comuni e
cittadini, sui costi di raccolta e gestione dei rifiuti. Quasi 1200 comuni
della Lombardia raccolgono ogni anno 600 mila tonnellate tra organico
e frazione verde riciclabile: da tale quantità si ricavano 350/400
mila tonnellate all’anno di ottimo compost che alimentano un giro
di affari che, secondo dati elaborati da Legambiente, viaggia tra i 5
e gli 8 milioni di euro. L’Osservatorio Rifiuti della Provincia
di Milano, nel 1999, ha calcolato che il costo di gestione dei rifiuti
urbani per abitante nei comuni che non facevano la raccolta differenziata
dell’umido ammontava a 88 euro, cifra che si abbassava a 75 euro
nei comuni dove invece era attiva la raccolta.
(Scheda Rifiuti Solidi
Urbani in provincia di Milano
92K )
24
febbraio 2003
GRANDE SUCCESSO DELLA DOMENICA A PIEDI
TRANNE CHE ALL’ AUTODROMO DI MONZA
MONGUZZI: “EPISODIO ANTIPATICO, DA NON RIPETERE”
Ieri i cittadini della nostra regione hanno risposto in modo responsabile
e civile all’ordinanza regionale di divieto della circolazione.
Abbiamo vissuto una buona domenica di aria meno sporca del solito, con
strade meno rumorose e anche colorate dalle bandiere della pace appese
alle finestre.
Tutto questo però non è accaduto all’autodromo di
Monza, dove per tutto il giorno si sono svolte prove libere di privati
giunti sul posto attraverso le strade del comune di Biassono, inspiegabilmente
escluse dalle interruzioni del traffico in vigore nell’area omogenea
milanese.
Chi ha visto il telegiornale regionale di ieri sera ha potuto osservare
un buon servizio sulle strade vuote e sull’impegno dei cittadini
e quello seguente su altri cittadini che scorazzavano in macchina dentro
l’autodromo.
Niente di gravissimo, per carità, qualche centinaio di auto in
più non sono un dramma, ma di certo non è un bel modello
né un bell’esempio lasciare dei privilegi ad alcuni mentre
si chiedono dei sacrifici a tutti.
Per questo oggi ho presentato un’interrogazione urgente al Presidente
Formigoni per capire chi abbia concesso la deroga e per evitare che si
ripeta un episodio così antipatico.
22
febbraio 2003
INQUINAMENTO: APPREZZIAMO L'AUTOCRITICA DI FORMIGONI
NE TRARRANNO GIOVAMENTO I CITTADINI
Purtroppo non è vero che la regione è riuscita a controllare
le emissioni di polveri e ad essere in linea con le normative europee,
prova ne è che in questi giorni Milano è più o meno
una camera a gas. Purtroppo non è vero che la Regione agisce con
programmazione , ma interviene secondo una delibera, (modificabile in
ogni momento) con una semplice riunione della Giunta che produce improvvisazione
e molta confusione. Purtroppo nei cittadini aumenta la sensazione che
a fianco di questi provvedimenti di blocco non vi sia la sostanza di interventi
strutturali. Non è scaricando sui Sindaci il problema dei blocchi
domenicali preventivi che risolviamo qualcosa, anzi pensate come sarebbe
comico il Sindaco di Assago che fermasse le auto nel suo comune mentre
tutto intorno circola chiunque. Apprezziamo però la disponibilità
di Formigoni a dibattere e confrontarsi, e conoscendo il suo carattere
sappiamo quanto ciò gli costi. "Il Consiglio Regionale ha
votato una mozione che parla di prevenzione e programmazione; non pretendiamo
- ha dichiarato Carlo Monguzzi, consigliere regionale dei verdi - di avere
la bacchetta magica e sappiamo benissimo che la lotta allo smog deve essere
fatta con una molteplicità e varietà di interventi, ma credo
che il poter iniziare a confrontarsi senza pregiudizi, porterà
sicuramente giovamento ai nasi e ai polmoni dei cittadini."
21
febbraio 2003
BLOCCO DELLE AUTO DOMENICA
I VERDI: ESTEMPORANEO E SOLITARIO
E’ DA TRE ANNI CHE ANDIAMO AVANTI COSI’
E’ meglio che niente questo blocco domenicale - ha dichiarato Carlo
Monguzzi consigliere regionale dei verdi - è però purtroppo
tardivo perché sono ormai tre giorni che la città è
una camera a gas ed è come al solito estemporaneo, cioè
non programmato ma affidato agli estri della meteorologia, e poi solitario
perché non accompagnato da nessun intervento né preventivo
né strutturale.
E’ frutto di una delibera regionale in vigore ormai da tre anni
che produce solo confusione e improvvisazione e che perciò andrebbe
mandata in soffitta.
Il Consiglio Regionale ha invece approvato una mozione del Centrosinistra
che indica una programmazione di interventi e blocchi preventivi ( auto
non catalitiche, furgoni diesel, targhe alterne, interventi sulla viabilità
e sulla qualità dei combustibili da trazione e da riscaldamento)
da applicare nel periodo invernale nei mesi che vanno da ottobre a marzo
in modo che i cittadini sappiano molto in anticipo quali provvedimenti
ci saranno.
Con la prevenzione sarà secondo noi possibile non arrivare a questi
livelli così alti di inquinamento, perché purtroppo in questi
casi serve il vento o il blocco totale subito senza aspettare la domenica
dopo.
Bloccare il traffico in un giorno feriale non è certo vendere Milano
al demonio o bloccare tutta l’attività produttiva, serve
invece a risparmiare forse qualcuno di coloro che ogni anno muoiono a
causa dell’inquinamento.
20
febbraio 2003
SCANDALO VALVOLE CARDIACHE DIFETTOSE
LA GIUNTA FORMIGONI VIGILI SUGLI INTERVENTI ESEGUITI: UN TERZO DEGLI INTERVENTI
DI QUESTO TIPO AVVIENE IN LOMBARDIA
In Regione Lombardia le strutture sanitarie pubbliche e private hanno
effettuato il 30% degli interventi di impianto di valvole cardiache eseguiti
su scala nazionale. Secondo gli ultimi dati disponibili forniti dal ministero
della Salute, nel 2000, su 19.333 interventi di questo tipo realizzati
in Italia, 5.662 sono stati fatti in Lombardia. Alla luce delle inchieste
giudiziarie di Torino e di Padova che stanno gettando nuova luce sui reati
di concussione in relazione alle forniture di valvole cardiache difettose
prodotte dalla società brasiliana Tri-Technologies, mi chiedo cosa
abbia fatto sinora la giunta Formigoni. E’ stato attivato un monitoraggio
per verificare se e in quanti interventi sono state utilizzate le valvole
difettose? E poi quanti ammalati sono stati richiamati e controllati?
Ritengo che l’assessore alla Sanità Borsani, dovrebbe informare
con più sollecitudine e trasparenza in merito a questa situazione,
che sta creando non poca preoccupazione tra i cittadini. Ma ciò
purtroppo non avviene.
Il caso delle valvole difettose è emerso un anno fa. Nel marzo
del 2002 il ministero della Salute ha disposto il ritiro dal mercato italiano
di questo tipo di valvole, in analogia con i provvedimenti adottati in
altri paesi europei. Lo stesso ministero, nell’aprile del 2002,
ha inviato una lettera a tutti gli assessori regionali alla sanità,
invitandoli a informare tutte le strutture sanitarie e a effettuare il
controllo dei pazienti nei quali sono state impiantate le valvole. Ad
oggi non sappiamo cosa sia stato fatto perché la giunta non informa
l’opinione pubblica. Un silenzio irresponsabile.
Sempre sotto silenzio è passata una recente delibera regionale
(del 20 dicembre scorso) che ha inspiegabilmente approvato la revisione
del tariffario DRG (sistema di classificazione dei ricoveri), nel quale
sono state aumentate, senza alcuna apparente giustificazione, le tariffe
rimborsate alle strutture pubbliche e private per gli interventi d’installazione
di bypass coronarici (DRG 106 e 107), rispettivamente del 6,5% e del 33,6%.
Questo ritocco delle tariffe e del sistema di classificazione, rappresenterà
un aggravio di spesa di 21,4 milioni di euro per le casse regionali: il
45% di questo “regalo” finirà nelle tasche delle strutture
private.
La giunta Formigoni da un lato fa beneficenza alle strutture private,
dall’altro impone ai cittadini il ticket sui farmaci e sul pronto
soccorso, un’odiosa tassa sulla salute.
12
febbraio 2003
VOTAZIONE IPAB
Diavolo di un Formigoni - ha dichiarato il consigliere dei Verdi Carlo
Monguzzi - non riesce proprio a mantenere neanche una promessa.Un minuto
dopo aver garantito che non c’era stata nessuna crisi e che comunque
la maggioranza era compatissima, nella votazione sulle IPAB ha subito
l’onta di quattro franchi tiratori.
Un vero e proprio knock-out.
12
febbraio 2003
LA CRISI IN CONSIGLIO REGIONALE: 7-13-800
I motivi della crisi che ha tenuto ferma la massima istituzione lombarda
saranno anche stati la prova di forza tra Berlusconi e Formigoni per la
leadership in Forza Italia e su chi sarà il candidato Presidente
della Casa delle Libertà nelle elezioni in Friuli; ma soprattutto
- ha dichiarato il consigliere regionale dei Verdi Carlo Monguzzi - riguardano
tre numeri : 7-13-800. Ci sono infatti da nominare 7 presidenze delle
Commissioni consiliari, 13 Consigli di Amministrazione delle ALER, e 800
Consigli Amministrativi delle IPAB. Trovato un mini accordo nella spartizione
di queste 820 poltrone la crisi è momentaneamente sparita; siamo
purtroppo fiduciosi che si ripresenterà non appena ci sarà
una nuova spartizione da fare.
10
febbraio 2003
BANDIERE DELLA
PACE: I VERDI SCRIVONO A QUESTORE E PREFETTO PERCHE' VERIFICHINO E INTERROMPANO
LE SCHEDATURE DI CHI LE ESPONE DAI BALCONI
MOZIONE
IN CONSIGLIO REGIONALE PER CHIEDERE CHE SVENTOLINO ANCHE AL PIRELLONE
Abbiamo saputo
che in questi giorni agenti in borghese hanno chiesto di poter identificare
alcuni cittadini che hanno esposto la bandiera della pace. La conferma
arriva da una lettera e da voci da me raccolte in questi giorni. Allego
il testo della mail a questo comunicato e informo che ho scritto stamani
al Questore e al Prefetto per chiedere se tale incredibile notizia corrisponda
al vero. In caso affermativo, chiedo che questa inaccettabile schedatura
di comportamenti pacifici e assolutamente tollerabili nelle democrazie
moderne, cessino con urgenza. Credo sia bello vedere colorare Milano con
bandiere che non sono di partiti ma che indicano un valore alto come quello
della pace. Ce ne vorrebbero di più e fortunatamente stanno aumentando
di numero, segno evidente che i lombardi e gli italiani sono in gran parte
contrari a questa inutile e dannosa guerra preventiva. Il nostro segnale
di sostegno alla diffusione delle bandiere della pace è contenuto
anche in una mozione che presenteremo mercoledì in Consiglio regionale
insieme ai partiti dell'Ulivo e a Rifondazione comunista per chiedere
che le bandiere simboli di pace vengano esposte al Pirellone e negli altri
edifici di proprietà della Regione.
Ecco il testo
dell'e-mail inviata al Consigliere regionale dei Verdi Carlo Monguzzi
"A Milano carabinieri
veri o presunti richiedono nominativi di chi espone le bandiere della
pace" - "Già la voce era girata nei giorni scorsi all'Ortica
e a Città Studi ma stamattina è successo anche a casa mia:
un paio di individui in borghese, che si sono qualificati come carabinieri
ma io non ho potuto personalmente verificare, hanno avvicinato la portinaia
e le hanno richiesto i nominativi degli inquilini che stanno esponendo
le bandiere della pace nello stabile in cui abito. Per giustificare la
richiesta hanno mostrato un pezzo di carta che portava l'intestazione
della legione carabinieri di Milano ed hanno detto che la cosa veniva
fatta come prevenzione antiterrorismo perché le persone, in caso
di guerra avrebbero potuto, testuali parole, "compiere attentati
ed atti di sabotaggio in collusione col nemico" e hanno anche aggiunto
che "appena scoppia la guerra tutte le bandiere verranno rimosse
dall'autorità perché sono chiari atti di disfattismo".
Per fortuna la mia portinaia ha risposto che lavorando a part-time solo
per le pulizie, non conosceva i nomi delle persone e che dovevano rivolgersi
all'amministratore. A questo punto gli individui, chiaramente contrariati
hanno scattato alcune fotografie allo stabile e alle bandiere e poi sono
andati via". (Lettera firmata)
6
febbraio 2003
IL PIRELLONE
A PANNELLI SOLARI
PALAZZO
MARINO E LA SEDE DEL CONSIGLIO REGIONALE A BIODIESEL
I VERDI: “SULLE MISURE STRUTTURALI LE ISTITUZIONI
DIANO PER PRIME IL BUON ESEMPIO”
Verdi per il
biodiesel e per le fonti rinnovabili. I consiglieri comunale e regionale,
Maurizio Baruffi e Carlo Monguzzi, hanno scritto oggi rispettivamente
al sindaco di Milano Albertini e al presidente della giunta regionale
Formigoni per chiedere più attenzione nei confronti di un combustibile
poco costoso e di facile e immediato utilizzo nei riscaldamenti degli
edifici di proprietà comunale e nel palazzo dove lavorano i Consiglieri
regionali in via Filzi 29. Il biodiesel riesce ad abbattere del 60-80%
le polveri fini (Pm10), del 30-50% il monossido di carbonio e i composti
aromatici.
Il consigliere
Baruffi oltre ad aver inviato una lettera al sindaco, ha presentato una
mozione che chiede al comune di Milano di sostenere, con una campagna
di comunicazione ai cittadini, l’uso del biodiesel negli impianti
di riscaldamento condominiali: “Secondo dati della Camera di Commercio
di Milano, il biodiesel costa come il gasolio, non sono necessarie particolari
modifiche alle caldaie e inquina molto meno del gasolio o del peggiore
olio combustibile. Chiediamo che il comune giri queste importanti informazioni
ai milanesi e che utilizzi il biodiesel per il riscaldamento degli edifici
di sua proprietà. La provincia di Milano lo utilizza già
in diversi edifici e ha già inserito il biodiesel nel capitolato
d’appalto per gli approvvigionamenti. Perché Palazzo Marino
non fa lo stesso?”
Analoga iniziativa
ha fatto il consigliere regionale Monguzzi, che in una lettera ha chiesto
a Formigoni di ordinare l’immediato utilizzo del biodiesel nell’impianto
di riscaldamento del palazzo del Consiglio regionale (non il Pirellone)
di via Filzi 29: “E’ inaccettabile che il palazzo più
importante della regione sia ancora alimentato a gasolio: il presidente
Formigoni annuncia interventi strutturali, condivisibili, ma si dimentica
di quelli più immediatamente e facilmente realizzabili”.
Al presidente
Formigoni e all’assessore alle Risorse energetiche e ai servizi
di pubblica utilità Maurizio Bernardo, Monguzzi chiede anche di
avviare l’installazione di pannelli solari al Pirellone per la produzione
di energia pulita e di acqua calda: “Nell’ambito della campagna
10.000 tetti fotovoltaici sono disponibili fondi del ministero dell’Ambiente
e sono proprio le regioni a erogare i finanziamenti. Il Pirellone sta
per essere ristrutturato. Perché, data l’ottima esposizione
alla luce del sole e alla vastità della superficie del grattacielo,
non si approfitta di questa occasione per rivestirlo di pannelli solari?
Sarebbe un segnale forte a tutto il Paese di sostegno concreto alla diffusione
delle fonti rinnovabili”.
3
febbraio 2003
DIFENDIAMO LE TARGHE ALTERNE
PER
I VERDI INACCETTABILE L'ATTACCO DI DE CORATO
MA SERVONO A POCO SE NON SI COLLOCANO IN UNA PROGRAMMAZIONE STAGIONALE
Com'era prevedibile
la sperimentazione delle targhe alterne, ancora prima di cominciare, incassa
il primo attacco. Non da un personaggio qualunque ma dal vicesindaco del
capoluogo lombardo, Riccardo De Corato. Il suo attacco è inaccettabile,
ma ce l'aspettavamo. Noi Verdi abbiamo sempre sostenuto che le targhe
alterne vadano difese, ma così come sono state varate dal Pirellone
rischiano di non produrre i benefici attesi.
E' senz'altro
positiva la riduzione del numero di auto in circolazione e lo stop a quelle
inquinanti, ma resta un'incognita l'abbassamento dello smog, soprattutto
se i valori si manterranno alti come preannunciano oggi le centraline.
Ma dopo che succederà? Poco o nulla, senza una programmazione stagionale
di questa come di altre misure, compresa quella del blocco di tre giorni
la settimana per non catalizzati e non ecodiesel. Senza stop preventivi
lo smog tornerà ad accumularsi in atmosfera.
Noi Verdi assieme
al Centrosinistra e a Rifondazione comunista, abbiamo dato una collocazione
precisa alle targhe alterne all'interno di un piano complessivo: se per
tre giorni consecutivi nelle aree critiche della Lombardia i valori superano
i 50 microgrammi per metrocubo, il quarto giorno targhe alterne fino a
quando vanno sotto. L'improvvisazione e i miopi attacchi di alcuni esponenti
del centrodestra, nonostante l'impegno di Formigoni per far partire fra
tante resistenze la sperimentazione delle targhe alterne, molto probabilmente
renderanno ancora più confusa l'opinione pubblica sulla reale efficacia
di questo strumento.
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