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| Comunicati
stampa GENNAIO 2004 |
28 gennaio 2004
I CONSIGLIERI VERDI, CARLO MONGUZZI E PIETRO MEZZI, A FIANCO DEI CITTADINI E DELL’AMMINISTRAZIONE PER DIRE NO ALLA NUOVA DISCARICA TRANSECO A INZAGO
Oggi alle 17,30 , una delegazione di cittadini, il Comitato antidiscarica e l’Amministrazione Comunale di Inzago protesteranno davanti alla Provincia di Milano in via Vivaio, per dire NO A UNA NUOVA DISCARICA PER I RIFIUTI nel proprio territorio e per richiedere il ritiro del parere dell’Assessore provinciale all’Ambiente, Cocchiaro, favorevole alla nuova discarica della Transeco. Al loro fianco saranno presenti i Consiglieri Verdi della Regione e della Provincia Carlo Monguzzi e Pietro Mezzi.
I cittadini di Inzago, che da anni attuano una buona raccolta differenziata, hanno già dato; infatti da anni convivono con una discarica che ha permesso alla città e a tutta la Provincia di Milano di evitare l’emergenza rifiuti. Ci sono innumerevoli atti amministrativi e innumerevoli promesse degli amministratori della Provincia di Milano e della Regione Lombardia che hanno assicurato la chiusura dell’attività della discarica ad Inzago a fine 2003.
LE PROMESSE AI CITTADINI VANNO MANTENUTE E IL VOLTAFACCIA DELL’ASSESSORE COCCHIARO E’ POCO SERIO E INACCETTABILE
Siamo allo sbando e all’emergenza rifiuti; Milano città porta metà dei propri rifiuti nelle discariche in Germania e le Procure di mezza Italia trovano rifiuti del milanese smaltiti illegalmente nelle discariche abusive, alcune gestite dalla camorra; eppure il Sindaco di Milano, i dirigenti dell’Amsa, l’assessore Cocchiaro assieme alla Presidente della Provincia Colli e Formigoni continuano a rilasciare dichiarazioni tranquillizzanti e a non fare nulla per affrontare l’emergenza rifiuti.
Le colpevoli inefficienze e i ritardi della Provincia e della città di Milano e della Regione Lombardia in tema di raccolta differenziata, riciclaggio e smaltimenti dei rifiuti prodotti quotidianamente, NON POSSONO RICADERE SUI CITTADINI DI INZAGO.
Per questo i Verdi sono al loro fianco per dire NO a una nuova discarica sbagliata e per pretendere che la Regione Lombardia, il Comune di Milano e la Provincia di Milano – tutte amministrate dal centrodestra- finalmente si mettano a lavorare per realizzare quanto gli ambientalisti dicono da anni e che tutta Europa attua da decenni.
Anche in Provincia di Milano deve finire l’era delle discariche e degli inceneritori inquinanti e deve partite il Sistema di Gestione Integrata dei Rifiuti attuando la raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio dei rifiuti valorizzabili e organizzando la raccolta Secco/Umido per ottenere combustibile dai rifiuti e compost di qualità.
27 gennaio 2004
Provvedimento leghista ed egoista
Il ventre molle del centrodestra modifica il provvedimento sulle Aler
Oggi si discute in Consiglio regionale del provvedimento sulle Aler e con molta probabilità il testo modificato dalla giunta con un maxi emendamento sarà approvato settimana prossima.
Le modifiche apportate dal centrodestra per noi Verdi sono leghiste ed egoiste. Il ventre molle della maggioranza che sostiene Formigoni è riuscito a peggiorare un provvedimento necessario ma che così risulta odioso e impresentabile.
Nel testo si dà troppa importanza alla residenza, mentre la case popolari servono ai più bisognosi e non ai più lombardi. Se da un lato è condivisibile la lotta agli abusivi e ai criminali, altrettanta se non maggiore cura va dedicata alle persone e alle famiglie con gravi problemi di reddito. Ma questo provvedimento si dimentica di farlo.
23 gennaio 2004
A Milano e in Lombardia spariscono centinaia di tonnellate di rifiuti urbani e industriali: l’inerzia delle istituzioni alimenta oggettivamente le ecomafie
Patto tra ambientalisti e industriali per urgenti modifiche legislative
A Milano e provincia mancano ancora all’appello 500 tonnellate di rifiuti urbani al giorno, nel senso che una volta prodotti, analizzando i flussi non si capisce dove vadano a finire. Un buco nero. Un problema che non riguarda solo i rifiuti urbani. Infatti in Lombardia in un grande buco nero finiscono secondo stime dei Verdi almeno il 30% dei rifiuti industriali. Questo scenario alimenta oggettivamente il traffico illegale di rifiuti, urbani e industriali, tanto che sono ormai quattro le inchieste aperte dalla magistratura, le quali hanno prodotto incriminazioni e finora 22 arresti.
Il ruolo di Amsa, del Comune e della Provincia di Milano e della Regione Lombardia è oggettivamente colpevole di alimentare questi traffici: i controlli sono al lumicino ma soprattutto mancano gli impianti, anzitutto quelli di compostaggio. Se non si chiude correttamente il ciclo della raccolta differenziata mantenendo vicino ai luoghi di produzione un sistema di smaltimento sostenibile che punti anzitutto su raccolta differenziata e riciclaggio, le ecomafie continueranno a prosperare.
Il centrosinistra in provincia quando era al governo aveva autorizzato sette impianti di compostaggio nel milanese: di questi oggi sono solo 3 quelli realizzati. A quando gli altri? Invece di concentrarsi su queste priorità Milano e Amsa non trovano di meglio da fare che mandare i rifiuti in Germania a caro prezzo, proponendo oltretutto un secondo inceneritore che a Milano non serve assolutamente. In base alla nuova legge regionale agli smaltimenti fuori provincia o fuori regione va applicato un extracosto del 50%: in base alla nuova normativa regionale approvata a fine dicembre, la spedizione in Germania di quasi la metà dei rifiuti milanesi costerà più di 180 euro a tonnellata invece delle 121 previste dalla gara indetta e aggiudicata dall’azienda di via Olgettina.
Grazie alla raccolta dell’organico Milano potrebbe invece evitare di mandare in discarica circa 600 tonnellate al giorno di Rsu, evitando costosi smaltimenti oltre confine. Le spedizioni di rifiuti milanesi in Germania non sono l’unico esempio di pericoloso via vai di rifiuti. All’inizio del 2003 circa 40 mila tonnellate di rifiuti milanesi sono finiti negli inceneritori di Brescia e a Dalmine. E anche in un impianto a Trentola Ducenta, nel Casertano. Ma poi in realtà quest’ultima spedizione è finita nelle discariche abusive della camorra, come ha portato alla luce l’inchiesta della magistratura denominata Re Mida. Nel milanese e in Lombardia arrivano rifiuti anche da altre Province e Regioni italiane. La Provincia di Trento sta smaltendo in due discariche lombarde, nel comasco e nel mantovano. I rifiuti di Sondrio, nei mesi scorsi sono stati smaltiti in Provincia di Milano, negli impianti di trattamento ex Maserati di Milano e Biotech di Mediglia.
Questa mattina nell’ambito di un convegno in Regione promosso dai Verdi, è stato avviato un tavolo di confronto tra ambientalisti, operatori del settore rifiuti e industriali per studiare una proposta legislativa che migliori i controlli nel settore dei rifiuti e apra le porte a un sistema di raccolta e di smaltimento legale e sostenibile.
I consiglieri Verdi in regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano
Carlo Monguzzi, Pietro Mezzi, Maurizio Baruffi
23 gennaio 2004 – Ore 11.00
Sala Auditorium - Consiglio regionale della Lombardia - Via Fabio Filzi 29 - Milano
Stop al far west dei rifiuti in Lombardia!
Incontro con la stampa promosso dai Verdi
- I traffici illegali tra nord e sud scoperti dalla Magistratura
- Consigli utili a imprenditori onesti e amministratori pubblici per contrastarli
- La nuova legge lombarda approvata dal Consiglio prima di Natale favorisce la libera circolazione dei rifiuti?
- Le potenzialità della raccolta degli scarti di cucina
Intervengono:
Carlo MONGUZZI, Pietro MEZZI, Maurizio BARUFFI - Consiglieri Verdi in Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano
Gianfranco GALANZINO - Consiglio di amministrazione Consorzio Italiano Compostatori
Ghita GORIO - Consigliere Fise Assoambiente
Donato CEGLIE - Sostituto procuratore della Repubblica Procura di Santa Maria Capua Vetere
Giulio FACCHI - Sub Commissario per la gestione dell’Emergenza rifiuti in Campania
21 gennaio 2004
Posti letto in Lombardia: Borsani smentisce sé stesso, Saffioti balla coi numeri
Nel ribadire che i dati forniti ieri (34435 posti letto ovvero 3,7 posti per mille abitanti) sono stati rilevati dal rapporto presente sul sito dell'Assessorato Sanità, che a sua volta riporta i dati ufficiali trasmessi al ministero della Salute, notiamo che l'Assessore Borsani ieri ha smentito quanto scritto testualmente nella delibera di giunta regionale del 30 dicembre 2003. In quella delibera (numero VII/15936) la Giunta prende atto e dichiara che il numero dei posti letto in Lombardia è di 4 per mille abitanti. Invece, secondo quanto detto ieri dall'assessore, "la Lombardia ha più posti letto per acuti di ogni regione Italiana: 4,57 contro il 4,13 nazionale".
Allora, quale è la verità? L'unica tratta da dati ufficiali è la nostra. Nel frattempo oggi è intervenuto il presidente della Commissione Sanità Saffioti, il quale balla coi numeri perché i dati che cita non sono confrontabili con l'oggetto del confronto.
Tornando ai posti letto, oltre i dati quantitativi preoccupa la ripartizione per specialità. Negli anni passati si sono aperti o ampliati reparti chirurgici e si sono chiusi troppi letti di medicina generale.
La programmazione inesistente dell'offerta ospedaliera è ancora più inaccettabile se si tiene presente il costante aumento della popolazione anziana (2,5% ogni anno).
Il fenomeno delle dimissioni precoci di anziani, l'insufficiente rete di assistenza domiciliare, la quasi completa assenza di reparti di geriatria e di lungo degenza (si facciano confronti con le altre Regioni) giustificano il nostro allarme e la denuncia del Centrosinistra.
Le inesatte autocertificazioni di Borsani non penso che assicurino i cittadini (in particolare anziani e affetti da patologie croniche) che vedono sempre più spesso negato loro l'accesso a livelli di assistenza di cui hanno bisogno.
19 gennaio 2004
Formigoni solo? Ascolti di più e mantenga gli impegni presi
Formigoni si sente solo? E’ perché in questi anni non ha voluto ascoltare nessuno. O quasi. Anzitutto il Consiglio regionale, che nel febbraio scorso, a maggioranza, quindi anche con i voti del Centrodestra, ha approvato un articolato piano che prevedeva, tra le altre cose, un calendario di stop preventivi alle auto, di circolazione a targhe alterne anche per i veicoli catalizzati, di interventi a favore dell’aumento della velocità commerciale dei mezzi pubblici nelle aree omogenee della Lombardia. Il risultato è che la Lombardia ora è più indietro di tante altre realtà italiane, come Roma per esempio, che ha varato un piano di circolazione a targhe alterne.
Formigoni non ha poi voluto ascoltare i sindaci delle aree metropolitane, che sono favorevoli alle limitazioni della circolazione ma solo se in cambio ottengono una garanzia sull’aumento dei mezzi pubblici e sulla risoluzione di inaccettabili e salate differenze tariffarie come quelle che esistono per esempio nella tratta di metropolitana tra Milano e Sesto San Giovanni o Milano San Donato.
Formigoni è lasciato solo anche perché mentre annuncia iniziative a sostegno del mezzo pubblico, dall’altro la sua giunta approva gli aumenti dei biglietti dei treni.
Quanto alle iniziative enumerate dal governatore, gran parte di queste sono sì positive ma sono davvero poca cosa. Un’occasione mancata è stato il bando per la sostituzione delle auto dell’anno scorso: delle 29 488 mila richieste di contributo per la sostituzione del parco auto, solo 1128 hanno riguardato auto a metano. E’ stato sbagliato, e in un’ottica di prevenzione ambientale uno spreco di denaro pubblico, concedere incentivi a pioggia: bisognava concentrare gli incentivi solo per sostituzioni di auto a benzina con vetture elettriche o a metano.
Formigoni sostiene poi di essere stato abbandonato dall’opinione pubblica, ma ciò è inevitabile se agli annunci roboanti non seguono fatti più precisi e concreti. E soprattutto se non si mantengono gli impegni presi. Che importanza può dare un cittadino a un piano che, annunciato in pompa magna in autunno e secondo noi molto timido, è stato smentito per ben due volte? Revocare due domeniche a piedi su quattro previste per le proteste di una parte di società che è contraria, non aiuta ad aumentare la fiducia nelle istituzioni ma dimostra che se qualcuno fa la voce grossa, la tutela degli interessi generali può essere messa in secondo piano. Non è certo un bell’esempio. Il problema vero, oltre alla revoca delle domeniche a piedi, è il nulla che ci sta intorno.
Formigoni è solo anche perché la sua giunta e la maggioranza di Centrodestra che lo sostiene non brillano certo per capacità di risolvere e incidere in problemi complessi: la trattativa con Fiat per evitare la chiusura di Arese e il fantomatico polo ecologico che dovrebbe sorgervi ma che continua ad essere rinviato, dimostrano come la Lombardia, anche su questi temi, abbia bisogno di un governo vero e all’altezza della situazione.
16 gennaio 2004
DOMENICA CON AUTO: PECCATO
SENZA SAREBBE STATA COMUNQUE UTILE
Come prevedibile Formigoni ha annullato il blocco domenicale di gennaio delle auto. Così come aveva fatto nel mese di dicembre.
A dicembre era stato a causa delle pressioni dei commercianti, oggi pure: la scusa di non poter potenziare il trasporto pubblico è veramente ridicola. Eppure sono convinto che i fieri cittadini lombardi, pur frastornati dagli scioperi di questi giorni, avrebbero apprezzato e collaborato a una iniziativa di blocco domenicale a tutela della salute di tutti.
Cosa rimane della poderosa formigoniana campagna preventiva antismog? Il blocco delle auto non catalitiche per cinque ore al giorno, cioè una cosa talmente poco incisiva da rasentare il nulla.
Vicenza, Verona, Mestre domenica bloccheranno il traffico, nonostante le agitazioni degli autoferrotranvieri. Roma, giudicando insufficienti le limitazioni alle auto non catalitiche, attuerà il provvedimento di targhe alterne per 10 settimane.
Certo le domeniche senz’auto varate da Formigoni non risolvono il problema, ma, se accompagnate ad altri provvedimenti più strutturali, hanno il merito di entrare in una logica di prevenzione e d’educazione al cittadino a usare mezzi più ecologici, alternativi all’automobile.
All’inizio della stagione avevamo apprezzato le misure di prevenzione calendarizzate dalla regione. Pur giudicandole assolutamente insufficienti, erano comunque meglio che il niente.
I blocchi domenicali preventivi avevano il vantaggio che i cittadini erano informati da mesi e quindi attrezzati a superare anche eventuali difficoltà. Ora si è risolto tutto in una pagliacciata: né difesa della salute ma neanche dimostrazione di serietà delle istituzioni nel mantenere gli impegni.
Dovremo ricominciare tutto da capo: con campagne di sensibilizzazione e mobilitazioni a difesa della salute dei cittadini. Come venti anni fa, non c’è da stare allegri, ma certo non ci tireremo indietro.
13 gennaio 2004
Scioperi mezzi pubblici: la produttività va recuperata non vessando i tranvieri ma consentendo ai mezzi di circolare più velocemente
Ambientalisti e tranvieri lanciano un appello per la qualità della vita e del lavoro migliori
Un appello forte alla chiusura della trattativa tra comune di Milano, Atm e autoferrotranvieri, e per una migliore qualità della vita e del lavoro, è stato lanciato oggi dal capogruppo dei Verdi in Consiglio regionale, Carlo Monguzzi. L’appello è stato sottoscritto dal delegato Uil dell’Atm, e iscritto ai Verdi, Giampietro Gusmini.
La trattativa per il bene della città deve essere chiusa oggi: i sindacati confederali devono fare tutto quello che è in loro potere perché ciò avvenga, stessa cosa devono fare azienda e comune. I diritti acquisiti non si possono mettere in discussione, un contratto firmato deve essere rispettato. La legge è la legge.
Quanto al merito della trattativa è necessario sgombrare il campo da richieste insostenibili per dei lavoratori costretti a passare diverse ore nel traffico milanese, troppo spesso caotico, anche per responsabilità oggettive del comune che continua a rinviare interventi strutturali tesi a contenere l’uso del mezzo privato di trasporto.
I recuperi di produttività devono essere fatti non vessando ulteriormente una categoria già provata, ma intervenendo sul Put (Piano urbano del traffico), velocizzando il mezzo pubblico con la realizzazione della semaforizzazione intelligente, il controllo delle corsie preferenziali, la rimozione in “tempo reale” degli incagli automobilistici sui percorsi di tram e bus e destinando finalmente all’esclusiva circolazione dei mezzi pubblici quei circa 100 km di strade cittadine che uno studio del Politecnico ha individuato qualche anno fa.
Dire, come fanno Albertini e Atm “SpA”, che la battaglia dei tranvieri è politica perché i tranvieri guadagnano tanto e che quindi non avrebbero motivo di lamentarsi, denota una totale mancanza di sensibilità e di conoscenza sommaria del fenomeno: gli stipendi dei tranvieri in qualche caso superano le medie citate in questi giorni ma solo perché in una città sempre più cara molti sono costretti a fare molte ore di straordinario.
12 gennaio 2004
Formigoni indaga su se stesso e ovviamente si autoassolve
Ma in Lombardia i letti di medicina generale tra il 2001 e il 2002 sono calati del 12%
I Verdi chiedono alla Regione un piano per le emergenze sanitarie stagionali ed epidemiologiche
Scontato l’esito dell’indagine della sanità lombarda su se medesima. Sotto gli occhi dei lombardi rimane purtroppo la realtà e la verità: già a settembre i Verdi avevano denunciato che, secondo i dati dall’Assessorato alla Sanità della Regione Lombardia, i letti di medicina generale erano diminuiti in un solo anno, dal 2001 al 2002, del 12%, passando da 7690 a 6895.
Quanto siano quelli attuali non lo sappiamo ma è ormai ricorrente la carenza di posti letto per i ricoveri urgenti per le patologie degli ammalati anziani, soprattutto nei momenti di picco della domanda estiva o invernale.
Se la signora Cappelletti, l’anziana donna di Vighizzolo morta l’altroieri, avesse avuto bisogno di un posto letto in oculistica o in ortopedia ne avrebbe trovati forse cento, sia pubblici sia privati. Ma per certe patologie e per gli anziani, spesso non si trova alcuna accoglienza e questo proprio in Lombardia dove gli ultrasessantacinquenni aumentano del 2,5% ogni anno.
Di fronte a questo tipo di domanda sanitaria la politica della Giunta Regionale si affida solo al sistema di mercato, al suo “modello lombardo” di cui va tanto fiera, rifiutando di approntare, come da tempo chiedono le opposizioni in Consiglio regionale, un piano per affrontare le emergenze stagionali o epidemiologiche.
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