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| Comunicati
stampa LUGLIO 2003 |
29 Luglio 2003
Formigoni e il D.P.E.F.R.
Veni, Vidi, Persi
Il comportamento di Formigoni questa mattina durante la votazione del
D.P.E.F.R. è la metafora del Centrodestra in Regione Lombardia:
il Governatore con cipiglio da condottiero entra in aula due minuti prima
della votazione, sprona con lo sguardo la sua maggioranza, vota, scruta
l’esito e immediatamente fugge. E fugge davanti al nemico lasciando
le proprie truppe allo sbando.
E’ questo un comportamento degno di un generale? E’ il Centrodestra
diviso su tutto ancora un esercito?
E’ invece utile per i cittadini della nostra regione che l’attuale
maggioranza riconosca di aver perso definitivamente la guerra, di non
avere più un esercito e di avere un finto capo a cui nessuno più
ubbidisce.
In democrazia ciò vuol dire che non c’è più
una maggioranza in grado di governare e che bisogna trovarne un’altra
più seria e autorevole.
29
Luglio 2003
Lotta allo smog
Il Pirellone rinuncia alla terapia affidandosi solo alla prevenzione
Monguzzi (Verdi): “E’ clamoroso: i blocchi preventivi sono
utili ma non possono sostituire la delibera attualmente in vigore, devono
integrarsi con essa”
Oggi la giunta Formigoni approva il piano aria che introduce nelle aree
critiche della Lombardia blocchi preventivi delle auto non catalizzate
da novembre a febbraio e 6 domeniche di blocco totale del traffico nell’arco
dello stesso periodo. Il fatto molto negativo e contrario al buon senso
è che questo piano sostituirà la delibera regionale che
regolamenta la fase di emergenza, quella cioè che prevede la limitazione
della circolazione quando le polveri fini sono sopra i livelli di legge.
E’ clamoroso: si decide di fare prevenzione e di abbandonare la
terapia in caso dell’insorgere di una malattia. La malattia, cioè
i livelli pericolosi di smog che per decine di giorni l’anno ammorbano
i milanesi, sono una realtà con la quale bisogna fare i conti:
non si può dire facciamo prevenzione e basta. Se nonostante i blocchi
preventivi lo smog si accumulasse superando i limiti di guardia stabiliti
dallo Stato e dalla Ue la Regione starebbe a guardare? Non è possibile,
deve intervenire per tutelare la salute di tutti. Quindi il piano non
può sostituire la delibera attualmente in vigore ma deve integrarsi
con essa, come chiede una mozione votata dal Consiglio regionale.
Quanto al Piano, va ricordato che l’Emilia Romagna sulla prevenzione
fa di più, coinvolgendo nei blocchi preventivi anche le catalizzate
attraverso la circolazione a targhe alterne il giovedì dalle 8.30
alle 12.30 e dalle 14.30 alle 19.30. Sempre l’Emilia Romagna nel
nuovo accordo di programma stipulato con i comuni superiori ai 50 mila
abitanti, ha deciso di mettere al bando dal gennaio 2005 le non catalizzate,
mentre Roma ha già escluso in modo permanente da una porzione rilevante
del suo territorio la circolazione delle stesse.
Nei blocchi preventivi è necessario inserire anche le vecchie auto
catalizzate, che hanno emissioni inquinanti ormai quasi simili a quelle
non catalizzate (le marmitte catalitiche dopo un tot di kilometri non
funzionano più a dovere). Gli incentivi, almeno 4/5 del costo,
non devono essere concessi a pioggia ma devono essere indirizzati solo
a chi ha un basso reddito e non può permettersi l’acquisto
di un’auto catalizzata. Gli altri che possono permetterselo, per
motivi di sanità pubblica, è giusto che si adeguino con
risorse proprie.
Quanto infine all’attuale delibera che regolamenta gli episodi acuti
di inquinamento (quella dei blocchi), chiediamo che la Regione la mantenga
riducendo però il numero di giorni di attesa prima dell’adozione
dei provvedimenti di blocco. Ricordiamo che le misure in vigore prevedono
che dopo sette giorni del superamento dei livelli di attenzione, dall’ottavo
scatti il blocco totale per i non catalizzati mentre se per nove giorni
si registra il superamento della soglia di allarme, la prima domenica
utile scatta il blocco totale per tutti i veicoli, kat e non kat.
28 luglio 2003
Colture agricole, basta trattamenti antiparassitari aerei indiscriminati!
Una sentenza del Tar della Lombardia impone più rigore e rigide
misure di sicurezza.
I consiglieri regionali Carlo Monguzzi e Carlo Porcari chiedono a Formigoni
di intervenire per farla rispettare in tutta la Regione.
Il Tar Lombardia con sentenza n°1083/03 del 9 luglio 2003 ha ribadito
che i trattamenti antiparassitari con mezzi aerei non possono essere eseguiti
in modo indiscriminato.
Questi trattamenti consueti in Oltrepò ma in atto anche in altre
zone della Lombardia, possono essere attuati solo rispettando minime misure
di sicurezza tra cui la distanza di 150 metri dalle zone sensibili in
cui vanno ricomprese le pertinenze residenziali destinate ad orti, giardini,
frutteti e altre colture.
Su questa importante sentenza, che sancisce il diritto per tutti a non
essere investiti e a non veder danneggiate le proprie pertinenze da trattamenti
più o meno velenosi, sono intervenuti i consiglieri regionali Carlo
Monguzzi (Verdi) e Carlo Porcari (DS) con una interpellanza al Presidente
della Regione Lombardia, Formigoni.
Nella interpellanza i consiglieri richiedono che la sentenza del Tar venga
rispettata in tutta la Lombardia, che venga avviata una seria azione di
monitoraggio nelle zone interessate dai trattamenti aerei e che le ASL
siano dotate di ulteriori risorse finanziarie, di mezzi e personale specializzato
per svolgere le azioni di monitoraggio, controllo e corretta applicazione
della sentenza del Tar.
Il testo dell'interpellanza
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25
Luglio 2003
Ogm:
Formigoni cosa aspetti a intervenire?
Incalzato dalle denuncie dei Verdi e degli agricoltori, Formigoni ammette
che ci sono campi contaminati da OGM anche in Lombardia ( Lodi, Brescia
e Pavia ), ma invece di tagliare i campi e risarcire gli agricoltori truffati
come ha fatto il suo omologo Ghigo in Piemonte, convoca un bel tavolo
di discussione il cui scopo palese è quello di fare sostanzialmente
nulla.
A questo punto non ci rimane che attendere l’intervento del Ministro
Alemanno che faccia rispettare anche in Lombardia le leggi italiane e
che si preoccupi di rimuovere l’inquinamento da OGM.
24 Luglio 2003
Piano antismog: la Regione fa dietrofront?
Dopo l’incontro di oggi con gli amministratori delle aree critiche
sembra che il Pirellone voglia rinunciare alla terapia affidandosi solo
alla prevenzione
Monguzzi (Verdi): “Incredibile: i blocchi preventivi sono utili
ma non possono sostituire la delibera attualmente in vigore, devono integrarsi
con essa”
Oggi l’assessore
regionale Bernardo ha illustrato ai sindaci delle aree critiche lombarde
il piano aria con le misure di blocchi preventivi delle auto non catalizzate
da novembre a febbraio. L’assessore Nicoli Cristiani è giunto
solo al termine dell’incontro. Un collaboratore dell’assessore
Bernardo, secondo quanto ci hanno riferito alcuni amministratori presenti
all’incontro e senza che l’assessore battesse ciglio, ha clamorosamente
annunciato che il piano con le misure preventive, salutate positivamente
dai Verdi, sostituirà la delibera regionale che regolamenta la
fase di emergenza, quella cioè che prevede la limitazione della
circolazione quando le polveri fini sono sopra i livelli di legge.
Se non conoscessi
Bernardo, direi che non sa quello che ha detto, anche se ha parlato un
suo collaboratore. Ma siccome lo conosco e lo ritengo una persona intelligente
e preparata, confido in una sua pronta dichiarazione tesa a tranquillizzare
i cittadini lombardi. Se fosse vero quello che è stato detto dalla
Regione oggi a porte chiuse agli amministratori, significherebbe che si
decide di fare prevenzione e di abbandonare la terapia in caso dell’insorgere
di una malattia. La malattia, cioè i livelli pericolosi di smog
che per decine di giorni l’anno ammorbano i milanesi, sono una realtà
con la quale bisogna fare i conti: non si può dire facciamo prevenzione
e basta. Se per congiunture astrali imponderabili, nonostante i blocchi
preventivi, lo smog si accumulasse superando i limiti di guardia stabiliti
dallo Stato e dalla Ue la Regione starebbe a guardare? Non è possibile,
deve intervenire per tutelare la salute di tutti. Quindi il piano non
può sostituire la delibera attualmente in vigore ma deve integrarsi
con essa, come chiede una mozione votata dal Consiglio regionale.
I blocchi preventivi
delle non catalizzate non sono la panacea di tutti i mali, anche se, come
noi sosteniamo, aiutano a contrastare l’accumulo di inquinanti:
i non catalizzati rappresentano circa il 30-35% dei veicoli in circolazione,
ma la stragrande maggioranza di questi sono veicoli commerciali, quindi
potranno beneficiare delle deroghe ai blocchi che i comuni potranno purtroppo
concedere. I veicoli non catalizzati che subiranno i blocchi preventivi,
si stima, saranno quindi solo una piccola parte: gli altri, sommati ai
vecchi catalizzati (i cosiddetti Euro 1) che ormai inquinano quasi come
i non catalizzati, contribuiranno a far salire l’inquinamento: ecco
perché serve ancora la delibera che regolamenta le limitazioni
in caso di pericolosi accumuli. Senza contare che con la prossima stagione
invernale, nell’attesa degli incentivi, riprenderanno pure la loro
attività gli impianti di riscaldamento pubblici e privati alimentati
ancora a olio combustibili altamente inquinante.
23
Luglio 2003
Boccassini e Colombo: fino a dove?
E’ un momento delicato per il nostro Paese. A Milano due magistrati
simbolo di Mani Pulite vengono denunciati.
Certo il processo sarà un autogol per i denuncianti ma il percorso
di delegittimazione della magistratura sta diventando irreversibile.
La politica dei condoni sta poi minando il criterio stesso di giustizia.
Le leggi per risolvere i guai giudiziari di alcuni uomini politici sono
poi il presupposto per eliminare lo stato di diritto che si fonda sul
principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Certo il sistema di Governo in Italia non sarà un regime, ma a
quanto ne so io, la democrazia è un’altra cosa.
Carlo Monguzzi consigliere regionale dei Verdi
18
luglio 2003
Nuova legge urbanistica: questa volta è (quasi) vero.
Esattamente un anno fa, sempre in conferenza stampa, Formigoni aveva annunciato
la stessa cosa. Oggi almeno il PDL è stato approvato dalla Giunta:
peccato aver perso un anno.
Dopo una decina di “leggine” sull’urbanistica che in
otto anni di Giunta di centrodestra hanno squinternato l’attuale
legge in vigore (51/75), ora Formigoni tenta di fare un po’ di ordine
con un nuovo Testo Unico.
“Peccato – ha dichiarato Carlo Monguzzi, consigliere regionale
dei Verdi – che nel frattempo normative varie come la legge 23/97
(Varianti P.R.G. a procedura semplificata), come la legge quadro sui Parchi
Regionali, come la legge sulla Dichiarazione di Inizio Attività,
come la legge sul recupero dei sottotetti, abbiano già consentito
di rovinare abbondantemente il territorio.”
“Peccato anche che, nel frattempo, sono stati depositati in Parlamento
nuovi disegni di legge per riformare la legge urbanistica nazionale: questo
costringerà la Lombardia a rischiare l’approvazione di una
legge regionale che potrebbe diventare inadeguata da subito.”
Il testo approvato in Giunta non ha minimamente tenuto conto dei suggerimenti
forniti già dall’anno scorso dalle forze politiche nella
V Commissione Territorio. Il risultato è un progetto di legge di
totale deregulation che lascerà i Comuni in balia delle richieste
dei costruttori, indipendentemente dalle esigenze di pianificazione sia
comunale che di area vasta, argomento praticamente assente nel testo approvato.
Così come è sparito il concetto di “standard”:
ogni comune deciderà autonomamente quanta superficie del territorio
destinare ai servizi, senza nessun minimo imposto.
Al di là della battaglia che l’opposizione combatterà
nel corso dell’esame in Commissione, speriamo di poter contare sull’aiuto
di Lega Nord che già da tempo si è espressa in modo molto
critico sulla proposta.
18
luglio 2003
Formigoni se ci sei batti un colpo.
28 Ettari contaminati da mais Ogm nel Lodigiano, campi contaminati anche
nel Pavese, nella zona di Corteolona.
Di fronte a tutto questo Formigoni tace: i Verdi chiedono al ministro
Alemanno di intervenire con poteri sostitutivi.
La Asl ha scoperto quattro campi nel lodigiano coltivati con mais ogm.
I campi sono di 4 aziende agricole a Ospedaletto, Ossago, San Martino
in Strada, Terranova. Gli agricoltori non sapevano che il mais venduto
dalla multinazionale Pioneer, proveniente dal Piemonte e dal Cremonese,
fosse ogm. Il fatto si aggiunge alla denuncia dei giorni scorsi dei Verdi
sui campi contaminati da un partita di sementi di mais ogm vendute dalla
Pioneer nel Pavese, nella zona di Corteolona.
“Di fronte all’inaccettabile immobilismo del presidente Formigoni
– ha detto oggi Carlo Monguzzi, capogruppo dei Verdi in Consiglio
regionale -, chiediamo al ministro delle Politiche agricole Alemanno di
intervenire con urgenza e con poteri sostitutivi. E’ necessario
intervenire in fretta, il rischio di un’ulteriore contaminazione
è molto forte. Dopo le nostre denunce di martedì scorso
sui campi contaminati nel Pavese, nella zona di Corteolona e le notizie
di oggi, pubblicate peraltro sulla prima pagina di un importante quotidiano
locale lombardo, non è più possibile per nessuno fare spallucce
come se il problema non esistesse. Dove sono Formigoni e l’assessore
all’Agricoltura Beccalossi? Ma soprattutto dov’è e
che dice l’assessore alla Sanità Borsani, responsabile della
prevenzione e della sicurezza alimentare dei lombardi? Non vogliamo fare
allarmismi ma registriamo che sul terreno degli ogm c’è chi
vuole porre tutti noi, agricoltori e consumatori, di fronte a un inaccettabile
fatto compiuto, chicco ogm dopo chicco ogm. Dall’altro lato però
c’è un ampio fronte fatto di ambientalisti, agricoltori e
amministratori avveduti che, alla luce del sole, e non con sistemi subdoli,
vogliono difendere e scommettere sull’agricolotura lombarda e nazionale,
tradizionale e di qualità. Anche la Coldiretti chiede di sapere
cosa Formigoni abbia fatto per tutelare l’agricoltura lombarda da
questi rischi, ma fino ad ora il governatore non si è fatto vivo.
C’è infine la questione delle sperimentazioni in campo aperto:
su questa e sulla vicenda dei campi contaminati abbiamo presentato un
dossier e un’interpellanza alla giunta Formigoni. Attendiamo ancora
risposte”.
17
luglio 2003
PERCHE' LA LOMBARDIA NON DISTRUGGE LE COLTIVAZIONI OGM?
INTERPELLANZA URGENTE DEI VERDI
Da più di tre mesi è nota la presenza di numerose coltivazioni
OGM nella nostra regione e della necessità di distruggerle. Formigoni
continua ad essere latitante a differenza di Ghigo, che in Piemonte ha
affrontato correttamente la situazione.
Siamo nel momento più delicato - ha dichiarato Carlo Monguzzi capogruppo
dei Verdi in Consiglio Regionale - cioè nel momento della fioritura
del mais e quindi con la maggior possibilità che il polline trasportato
da vento e insetti contamini i campi vicino generando così problemi
ambientali di imprevedibile gravità.
E' indispensabile che la Regione intervenga, se così non sarà
chiederemo che il Ministro Alemanno attui i poteri sostitutivi per affrontare
la situazione.
Testo interpellanza
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15 Luglio 2003
IL CENTRO DESTRA LITIGA ANCHE SU CANI E GATTI
Il centrodestra presenta una legge sul randagismo, l’assessore alla
sanità gli spara contro. Viene eliminato ogni ruolo dei comuni
e delle associazioni di volontariato, viene messa in discussione per gli
animali la dignità di essere viventi e la maggioranza vota divisa
anche sui compiti della Regione, quindi il relatore della legge getta
la spugna, chiede il rinvio della legge in commissione e quindi la capitolazione
della legge stessa.
La Lombardia continua, dopo 12 anni dall’approvazione della legge
quadro nazionale, ad essere l’unica regione italiana sprovvista
di una normativa in materia di tutela animali e lotta al randagismo.
Questa maggioranza - ha dichiarato il consigliere dei Verdi Carlo Monguzzi
- non è più in grado di approvare nemmeno l’assunzione
di un commesso. Litiga su tutto, non è più in grado di governare,
se fossimo in un paese normale sarebbe urgente e indispensabile tornare
a votare per dare un governo serio alla regione Lombardia.
15
Luglio 2003
CAMPI
OGM, SEMENTI CONTAMINATE,
SPERIMENTAZIONI IN CAMPO APERTO:
ANCHE LA LOMBARDIA E’ A RISCHIO TRANSGENICO.
DOSSIER DEI VERDI CHE CHIEDONO ALLA REGIONE CONTROLLI
E UN PIANO DI SORVEGLIANZA COME QUELLO DEL LAZIO
Il Piemonte adotta la tolleranza zero contro gli ogm ordinando l’abbattimento
di 381 ettari di campi coltivati con sementi contaminate. La Lombardia invece
pare stia a guardare. Carlo Monguzzi ha presentato oggi un’interpellanza
urgente alla giunta regionale per sapere quali attività di controllo
siano state attivate in Lombardia per dare ad agricoltori e consumatori
le garanzie che nei campi e nei piatti non finiscano prodotti ogm.
PARTE DI UN LOTTO DI SEMENTI DI MAIS OGM DELLA PIONEER,
SEQESTRATO IN SEGUITO DALLA GDF, E’ STATO COLTIVATO NEL PAVESE
“A marzo – denuncia Monguzzi - il Nucleo Repressione Frodi della
Guardia di Finanza di Milano ha sequestrato presso il Consorzio Agrario
di Corteolona e presso l’Azienda agricola di Sant’Alessio con
Vialone (entrambi nel pavese) 2000 sacchi di sementi di mais, prodotti dalla
Pioneer, risultati positivi a un test casuale per verificare la presenza
di sementi ogm. Poco prima dei risultati dei test qualche sacco è
stato venduto a ignari agricoltori, tanto che in seguito la Gdf ha ordinato
al rivenditore italiano della multinazionale statunitense di rintracciare
gli agricoltori. Una ulteriore prova dell’avvenuta vendita dei sacchi
è data dal comportamento del rivenditore italiano della Pioneer che
agli agricoltori, sempre secondo testimonianze da noi raccolte, avrebbe
detto di distruggere, a spese della multinazionale, i campi già seminati
oppure di restituire le sementi nel caso non fossero state ancora utilizzate,
garantendo che le avrebbe sostituite a costo zero per gli agricoltori, con
sementi in regola. La multinazionale avrebbe pure garantito che sarebbero
stati rifatti i test alle sementi per verificare ulteriormente la contaminazione.
Dopo queste dichiarazioni verbali rilasciate tra marzo e aprile ad oggi
ci risulta che nessuno della multinazionale si sia fatto più sentire”.
NON SOLO SEMENTI A RISCHIO, IN LOMBARDIA PREOCCUPANO
PURE I TEST IN CAMPO APERTO CONDOTTI DALLE MULTINAZIONALI
Ad aumentare i rischi di diffusione di ogm ci sono anche le sperimentazioni.
In Lombardia tra il 1996 e il 2002 sono state autorizzate dal ministero
della Sanità test su prodotti agricoli ogm (mais, barbabietola, riso)
in 70 appezzamenti di aziende agricole in quasi tutte le province lombarde
(milanese, lodigiano, cremonese, mantovano, bergamasca): gran parte di queste
sperimentazioni, condotte principalmente dalle multinazionale del settore
per testarne quasi sempre la resistenza a erbicidi e pesticidi, sono terminate,
ma non essendoci stati controlli sui rilasci non è dato sapere se
la dispersione abbia contaminato campi agricoli vicini. La Hoechst Schering
AgrEvo Italia condurrà fino a settembre 2003 in un campo agricolo
di Ostiglia, nel Mantovano, sperimentazioni ogm sulla barbabietola da zucchero
per testarne la resistenza alla Kanamicina e all’erbicida Glufosinato
ammonio. Le richieste di nuovi test continuano ad essere autorizzate dal
ministero della Sanità, ma non è ancora dato sapere in quali
comuni e in quali aziende agricole perché il ministero non lo dice.
Molte di queste si svolgeranno ancora in Lombardia.
“Questa pratica è a rischio – continua Monguzzi - perché
quasi sempre avviene in campo aperto. Durante la fioritura, spinti dal vento
i pollini possono compiere diversi chilometri di distanza e contaminare
campi non ogm, comprese colture biologiche, molto diffuse anche in Lombardia.
Non sappiamo se il Pirellone tenga sotto controllo la situazione: nel Lazio,
grazie a una delibera del 2001, la giunta approva annualmente un rigido
piano che tiene sotto stretta sorveglianza i campi sperimentali”.
DISPERSIONE NELL’AMBIENTE, IN ITALIA DAL ‘98
AD OGGI AUMENTATE DEL 12%
Dopo la Francia l’Italia, con il 16% sul totale Ue, è il paese
europeo con il più alto numero di rilascio nell’ambiente di
organismi geneticamente modificati. Rispetto al 1998 i rilasci sono aumentati
del 12% (278 l’ultimo dato disponibile, tra piante e microrganismi
testati in campo aperto): le sperimentazioni, che riguardano 70 diverse
specie, si concentrano principalmente sulle colture industriali, come mais,
colza e barbabietola. L’ex ministro alle politiche agricole, il verde
Alfonso Pecoraro Scanio, aveva azzerato i finanziamenti pubblici ai test
condotti in campo aperto aumentando quelli condotti al chiuso. Una linea
ripresa dal suo successore Alemanno.
Il Piano Nazionale sulla Biodiversità elaborato dal Comitato di consulenza
per la Biodiversità e la Bioetica e adottato con decreto dal Ministero
dell’Ambiente nel 1997 (DM 97/568), all’Obiettivo 6
impone il contenimento dei fattori di rischio per la biodiversità
e all’Obiettivo 8 chiede di organizzare a livello regionale servizi
adeguati per individuare episodi di rilascio di ogm
nell’ambiente.
Il Piano Nazionale sulla Biodiversità
(DM 97/568 15 maggio 1997 Ministero dell’Ambiente)
Obietto 6
Contenimento dei fattori di rischio
L'inquinamento non conosce frontiere e sulle ali del vento e nelle correnti
delle acque si trasferisce anche là dove non viene prodotto. Pertanto
accanto a disposizioni specifiche per particolari aree, va attuata una politica
globale per la conservazione della biodiversità su tutto il territorio,
attraverso il controllo delle politiche territoriali, dei piani di settore
(urbanistici, paesistici ecc.), della localizzazione e realizzazione delle
infrastrutture di servizio e di trasporto, delle tecnologie adottate per
la produzione di servizi, perché vengano attuati nel rispetto del
principio della conservazione della biodiversità.
Obiettivo 8
Biotecnologie e sicurezza
Vanno organizzati servizi adeguati in particolare presso le ANPA e le ARPA
che permettano di individuare gli episodi di rilascio di OGM non notificati,
la diffusione nell'ambiente dei geni introdotti nelle popolazioni di piante
coltivate e di microrganismi del terreno agricolo ed i relativi effetti
sulla biodiversità. Per questo dovrebbe essere prevista la istituzione
di laboratori appositi almeno a livello regionale che agiscano di concerto
con i NAS ed il servizio repressione frodi.
Devono essere studiate ed attuate politiche che permettano di impedire l'uso
e la vendita sul territorio nazionale di OGM o loro derivati di cui sia
dimostrata una azione diretta o indiretta negativa sulla biodiversità
anche a prescindere dalla presenza/assenza di danni alla salute.
14
Luglio 2003
SICCITÀ,
SERVE UN PIANO REGIONALE, DIFFICILE GOVERNARE LA CRISI CON PROVVEDIMENTI
TAMPONE
I VERDI CHIEDONO UN CONSIGLIO REGIONALE STRAORDINARIO PER AFFRONTARE MEGLIO
TUTTI GLI EFFETTI DEI MUTAMENTI CLIMATICI.
La siccità fa il paio con il black out elettrico ed è riconducibile
all’aumento del riscaldamento del pianeta prodotto dalle emissioni
di gas serra. Il mutamento in atto alterna periodi di lunga scarsità
d’acqua a eventi piovosi intensi, che producono altri disastri al
territorio. Il mutamento del clima aumenta le temperature, specie nelle
città povere di verde, e questo determina un aumento di consumi
energetici.
Ma invece di riorientare le produzione di luce e calore ricorrendo a fonti
energetiche pulite come quella solare, cosa pensano di fare i governi
di Centrodestra nazionale e regionale? Costruire nuove centrali elettriche
tradizionali che aumenteranno le emissioni inquinanti: in Lombardia il
piano energetico varato da Formigoni determinerà un aumento del
47% di Co2 al 2010. Il nostro Paese si è invece impegnato a ridurle
del 6% rispetto ai valori del 1990. La Lombardia guidata da Formigoni
è in contrasto con i propositi sbandierati dal governo nazionale
guidato dalla stessa coalizione.
Siamo quasi allo sbando: è necessario fermarsi e rivedere tutte
quelle scelte che hanno pesanti ricadute sull’ambiente lombardo.
La siccità si contrasta con una attenta politica di risparmi che
valorizzi la risorsa idrica, individuando forme di razionalizzazione che
ne evitino le ingenti dispersioni: serve, ma ancora non c’è,
un piano dell’acqua regionale che affronti il tema della risorsa
idrica dalla falda alla depurazione. Le centrali inutili (vanno fatte
solo quelle che servono e in posti compatibili con l’ambiente e
l’agricoltura di qualità), ma anche i progetti di nuove autostrade,
come la Brebemi o la tangenziale est esterna milanese, rischiano di allontanarci
molto da quella che Formigoni ritiene, a ragione, essere un modello da
seguire: la California, che in pochi anni ha dato una bella regolata,
in senso sostenibile, alla mobilità privata e alla produzione di
energia.
Proponiamo quindi un Consiglio regionale straordinario per discutere questi
temi e trovare soluzioni sostenibili e praticabili di medio e lungo periodo:
ridurre l’attività di governo, come ormai avviene sempre
più spesso, a tavoli con le parti interessate di volta in volta
dai problemi che si presentano (oggi gli agricoltori per la siccità,
domani i commercianti per i blocchi del traffico contro l’inquinamento),
significa non avere una visione complessiva e generale dei problemi ambientali
e del modo più saggio per affrontarli. A meno che non ci si accontenti
e non si intendano come buona azione di governo saggio e lungimirante
gli annunci (quasi mai seguiti da fatti amministrativi concreti) più
volte reiterati da Formigoni.
A dicembre, dall’1 al 12, a Milano si terrà la Conferenza
Mondiale sul Clima. Sarà un momento di grande importanza perché
potrà essere la prima Conferenza con il Protocollo di Kyoto, che
limita le emissioni dei gas serra, in vigore. La Lombardia rischia di
presentarsi all’appuntamento gravemente impreparata. E’ ora
di rimboccarsi le maniche.
14 luglio 2003
LOTTA AL RANDAGISMO E TUTELA DEGLI ANIMALI D’AFFEZIONE:
IL CONSIGLIO REGIONALE DOMANI DISCUTE LA LEGGE
Con 12 anni
di ritardo dall’emanazione della legge quadro nazionale e unica
regione italiana a non aver ancora legiferato in materia, domani martedì
15 luglio la Lombardia discute un provvedimento dedicato agli animali
d’affezione , cani e gatti soprattutto, sia che vivano con noi sia
che vivano in libertà.
Nonostante gli
animali siano sempre più presenti e affettivamente importanti nella
nostra vita la piena tutela e il rispetto dei loro bisogni non sono assolutamente
garantiti. Abbandono, maltrattamento, privazioni , addestramento alla
violenza, detenzione in rifugi-lagher ecc.. sono comportamenti purtroppo
ancora troppo diffusi. Le frequenti aggressioni da parte di pit-bull,
per esempio, sono la dimostrazione evidente di un distorto rapporto uomo-animale.
PER I GIORNALISTI
DAL CUORE DI PIETRA
che non fossero
particolarmente sensibili al destino dei quadrupedi suddetti ricordiamo
solo che in Lombardia vi sono 1.500.000 cani domestici, 1.200.000 gatti
domestici, altrettanti padroni, e 30.000 animali randagi.
9
Luglio 2003
RIVOLUZIONE
URBANISTICA MILANESE:
PER I VERDI ATTENTA SOLO AI COSTRUTTORI, POCO A RIDURRE LA CONGESTIONE
E AD AUMENTARE IL VERDE
4 MILIONI DI METRI CUBI DI NUOVO CEMENTO E 280 MILA AUTO IN PIU’
TUTTO
CIO’ SERVE A MILANO?
La rivoluzione urbanistica annunciata dalla giunta Albertini è
figlia della deregulation varata dal Pirellone con la legge 1 del 2001.
Grazie a quel meccanismo perverso, introdotto dalla giunta Formigoni,
il territorio della città può diventare oggi terreno di
conquista per i costruttori. Palazzo Marino stima che grazie al nuovo
piano regolatore la popolazione cittadina potrà aumentare di 400
mila persone. Ciò produrrà anzitutto, secondo nostri calcoli,
un aumento di 4 milioni di metri cubi di cemento e 280 mila nuovi autoveicoli
in più, secondo l’attuale media di auto immatricolate in
provincia.
Milano ne ha bisogno? Non crediamo. Grazie alla legge del Pirellone, alla
quale a breve seguirà la più generale riforma urbanistica
regionale, se Milano prima era molto carente di verde e di servizi (soprattutto
per i più piccoli e per gli anziani) dovuti da chi costruiva nuove
edificazioni, oggi risulta miracolosamente dotata di un alto surplus di
“standard” che permetterà all’assessore Verga
di presentare un nuovo piano regolatore che riuscirà a liberare
una consistente quota di aree che potranno così diventare edificabili.
Grazie a queste nuove volumetrie nelle casse comunali entreranno certamente
molti soldi grazie agli oneri di urbanizzazione che i costruttori dovranno
sborsare, ma basteranno a malapena per garantire i servizi dei nuovi arrivati.
La carenza generale aumenterà. A scapito del verde e della mobilità.
Oggi Milano ha a malapena poco più di 6 metri quadri di verde attrezzato
e di parchi urbani per abitante. Il verde che il milanese vede più
spesso è quello dei lunghi filari di giovani alberi che mitigano
strade a scorrimento veloce, quindi poco fruibili per i cittadini: i parchi
e i giardini sono al lumicino. Verga auspica che con la sua rivoluzione
si possa arrivare a 13 metri quadri per abitante. Genova ne ha già
quasi 20! Chiunque, aggirandosi per Milano, può notare che gli
spazi che si liberano sono immediatamente destinati a nuovi palazzi o
a centri commerciali, anche a scapito del piccolo commercio. Il nodo più
dolente è però quello della mobilità: quest’inverno,
nei periodi più critici, i cittadini hanno dovuto respirare livelli
di polveri fini, prodotti principalmente dal traffico veicolare, ben al
di sopra di quanto prescrivono le normative regionali ed europee. Presentare
una “rivoluzione urbanistica generale”, come ha fatto ieri
Palazzo Marino, senza un piano generale della mobilità concertato
con le altre realtà amministrative della grande Milano, ci sembra
un’inaccettabile improvvisazione e una dimostrazione di scarsa attenzione
verso i problemi veri di questa città.
Maurizio BARUFFI, Carlo MONGUZZI
Consiglieri comunale milanese e regionale dei Verdi
8 Luglio 2003
MONGUZZI
(VERDI):
“LEGHISTI CRITICI VERSO LE NUOVE CENTRALI ELETTRICHE?
CONVINCANO ALLORA LA LORO MAGGIORANZA A FARE FINALMENTE UN PIANO ENERGETICO
SERIO”
Ci fa piacere che la
Lega Nord sia contro le centrali elettriche inutili. Oggi il capogruppo
leghista in regione, Davide Boni, presentando una curiosa legge sull’inquinamento
luminoso, ha detto che la Lega è molto critica verso l’apertura
di nuove centrali. Ci aiutino allora a scongiurare l’assurdità
di tre centrali elettriche da 2400 MW complessive che dovrebbero sorgere
nel pavese, in un raggio di 7 chilometri e in un territorio ad altissima
vocazione agricola di qualità.
Se Boni è così critico ci aiuti a convincere la sua maggioranza
a fare un nuovo piano energetico che finalmente faccia leva sull’uso
razionale dell’energia, sul risparmio energetico, sulle fonti rinnovabili
e su poche centrali, quelle utili e costruite nei posti idonei.
Convinca poi il ministero delle Attività produttive (presso il
quale siede come sottosegretario il suo compagno di partito Stefano Stefani)
a fare rispettare la sentenza del Tar chiudendo definitivamente la centrale
di Voghera, e a stoppare la centrale prevista a Casei Gerola, sostenendo
la causa della comunità pavese contraria all’assurda intenzione
di collocare tre centrali in un fazzoletto di terra pregiata.
Quanto alla legge sull’inquinamento luminoso presentata oggi dalla
Lega, può essere in qualche modo utile sottolineare che la legge
c’è già ed è operativa dal 27 marzo 2000. L’unica
differenza è che quella in vigore è contro l’inquinamento
luminoso mentre quella della Lega ci sembra a favore.
3
Luglio 2003
AL VIA
LA FESTA DEL SOLE
NEL FINE SETTIMANA (4-5-6 LUGLIO) FESTA PROVINCIALE DEI VERDI A CASSINETTA
DI LUGAGNANO (MI)
DIBATTITI, MUSICA, CIBI E MERCATINI BIOLOGICIPER STARE INSIEME NEL VERDE
E PER DIRE NO AL COLLEGAMENTO STRADALE VELOCE MAGENTA-ABBIATEGRASSO-TANGENZIALE
OVEST
Il pericolo di una nuova autostrada di 23 chilometri tra Magenta, Abbiategrasso
e la tangenziale Ovest milanese, che sventrerà il parco del Ticino
e quello agricolo Sud Milano, è molto concreto. A volere la nuova
lingua d’asfalto per collegare velocemente Malpensa alla tangenziale
Ovest milanese, sono regione, provincia e Anas, che stanno tirando dritto
nonostante le proteste di sindaci, come il tenace Domenico Finiguerra
di Cassinetta di Lugagnano, cittadini, ambientalisti e agricoltori. Tutti
uniti per dire no a quello che si prefigura come un vero e proprio scempio
ambientale e sociale, in una zona ad alta vocazione agricola di qualità
e ricca di antiche testimonianze architettoniche, come le belle ville
che si affacciano sul leonardesco Naviglio Grande.
“Un progetto – dice Carlo Monguzzi, coordinatore dei Verdi
e consigliere regionale - miope e distruttivo che ha indotto l’Unesco
(il programma ambientale delle Nazioni unite che si occupa della tutela
del patrimonio architettonico e naturale del pianeta) a minacciare di
escludere il parco del Ticino dalla lista dei siti mondiali Mab (Man and
biosphere) qualora l’autostrada venisse realizzata”.
Per serrare le fila e organizzare nuove iniziative contro l’autostrada,
i Verdi hanno organizzato la loro festa provinciale a Cassinetta di Lugagnano
da venerdì 4 a domenica 6 luglio. Durante la tre giorni i visitatori
potranno ascoltare concerti dal vivo, farsi un giro tra le bancarelle
del mercatino di prodotti biologici, seguire dibattiti sui principali
temi, dall’acqua ai cibi biologici fino alla mobilità sostenibile.
Al dibattito di venerdì sera sull’acqua, alle 21, parteciperanno
il leader nazionale dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio e l’eurodeputata
dei Verdi Monica Frassoni.
Informazioni e indicazioni su come raggiungere la festa provinciale dei
Verdi, anche in bici o nella più divertente formula bici più
treno, su www.verdiregionelombardia.net.
2
luglio 2003
ENERGIA, MA QUALE BLACK-OUT?
I DATI DEL GRTN SONO CHIARI
In primo luogo denunciamo una incredibile inefficienza del GRTN (gestore
rete trasmissione nazionale); il GRTN è in possesso e gestisce
dati relativi al 87% del fabbisogno dell’Area Nazionale. Niente
male come efficienza se si tiene conto che il rimanente 13% varia da 4000
a 5000Mw di energia pari a 4/5 centrali di grandi dimensioni. In Italia
quindi i dati sull’energia sono spannometrici e assolutamente inaffidabili.
In secondo luogo proprio dal sito ufficiale del GRTN – www.grtn.it
- scopriamo che, nel Diagramma del fabbisogno orario -Confronto Consuntivo-Previsione
di giovedì 26 giugno 2003 (giorno del black-out che ha fermato
mezza Italia), il black-out è stata una intollerabile azione terroristica,
discrezionale, immotivata e pretestuosa. Infatti alle ore 9 del 26 giugno
2003, orario del black-out, la previsione di fabbisogno di energia era
di 43.700Mw e alle ore 17 il fabbisogno era di 45.900Mw; un valore alto
ma inferiore, pur nella approssimazione dell’operato del GRTN e
confrontando dati omogenei, ai picchi registrati il 12 dicembre 2002 dove
venne raggiunto il valore di 44.400 Mw alle ore 9 e 47.200Mw alle ore
17. Ma perché allora non venne attuato alcun black-out?
L’Authority per l’energia ha annunciato un’indagine
sulle cause, sui rimedi e sulle eventuali responsabilità di una
emergenza che ormai, anche per i più benevoli, si sospetta potesse
essere evitata. L’Authority anzitutto dovrebbe semplicemente confrontare
i diagrammi del fabbisogno del GRTN del 12 dicembre 2002 e del 26 giugno
2003. Il black-out, è la nostra ipotesi, è servito a Marzano
per accelerare l’approvazione del decreto sblocca centrali, a dare
forza all’ecobusinnes dei costruttori di centrali anche inutili
e inquinanti, a chi vuole tornare al nucleare.
Noi non siamo contro in modo preconcetto alle nuove centrali; però
forse è più utile riammodernare e rendere più efficienti
quelle esistenti e costruirne di nuove solo se necessarie e localizzate
in siti idonei vicino a realtà industriali che abbisognano di grande
quantità di energia.
Soprattutto siamo per l’innovazione. La questione energetica è
in rapporto complesso con i mutamenti climatici, con il rispetto del Protocollo
di Kyoto sulle emissioni inquinanti, con gli interventi di efficienza
e risparmio energetico e con lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
A dicembre a Milano si terrà la Conferenza Mondiale sul Clima indetta
dall’Onu; sarà forse la prima conferenza con il Protocollo
di Kyoto in vigore. Non è il caso di accogliere questa conferenza
mondiale in una città, Milano, con il blocco delle auto per l’emergenza
PM10 e con il black-out energetico. E’ tempo di affrontare le questioni
importanti per lo sviluppo sostenibile con serietà, competenza
e autorevolezza.
1
Luglio 2003
CONDIZIONATORI
SENZA ETICHETTA SUI CONSUMI ENERGETICI:
DA OGGI E’ VIETATA LA VENDITA MA NESSUNO LO SA
PER I VERDI UNA GRAVE GAFFE DEL GOVERNO, INCAPACE DI PIANIFICARE UNA POLITICA
ENERGETICA SOSTENIBILE
ATTENTO SOLO AGLI APPETITI DEI GRANDI GRUPPI ELETTRICI
In base a un decreto del ministero delle attività produttive da
oggi è vietata la vendita e l’esposizione nei negozi dei
condizionatori d’aria per uso domestico che non espongano l’etichetta
sui consumi e l’efficienza energetica. Del divieto però quasi
nessuno negoziante sa nulla, secondo una mini indagine effettuata dai
Verdi lombardi nei principali negozi di elettrodomestici milanesi. In
questi giorni di gran caldo e di veri o presunti blackout elettrici, quindi,
è ipotizzabile che saranno venduti soprattutto quelli a prezzi
più contenuti, dotati di tecnologia di basso livello e quindi a
maggiori consumi elettrici. Che siano loro i responsabili del blackout?
Se, come dice Marzano, a questi apparecchi va addebitata una buona fetta
di responsabilità delle ragioni che hanno spinto allo stop della
fornitura, allo stesso ministro andrebbero tirate le orecchie, perché
proprio a lui spettava il compito di far rispettare la scadenza di oggi:
condizionatori con l’etichetta permettono ai consumatori di poter
scegliere quelli che consumano meno, pagandoli al momento un po’
di più, ma risparmiando a fine anno sulla bolletta elettrica (si
può risparmiare fino al 30% medio): con più informazione
si risparmiano soldi ed energia; con meno informazione si spende meno
al momento, la bolletta diventa però più cara e anche i
consumi energetici, e le emissioni di gas ad effetto serra, aumentano.
L’obbligo per l’etichettatura dei consumi dei condizionatori
è stata introdotta dalla direttiva dell’Unione europea del
2002. Il ministero della Attività produttive l’ha recepita
nel gennaio 2003. All’articolo 6 del decreto è previsto che
dal 1° luglio 2003 non possano essere immessi sul mercato, e nemmeno
esposti nei negozi, condizionatori d’aria per uso domestico che
non abbiano l’etichetta. Nessun nuovo provvedimento avente valore
di legge è stato al momento prodotto dal ministero delle Attività
produttive.
Questa piccola grande gaffe del governo sui condizionatori rappresenta
bene la scarsa attenzione e la sua incapacità di affrontare una
politica energetica complessiva e integrata. L’unica strada che
Berlusconi e Marzano sono in grado di percorrere è un’insostenibile
scorciatoia che punta ad assecondare la competizione tra grandi compagnie
elettriche desiderose di realizzare la loro centrale.
La bocciatura da parte del Tar della Lombardia della centrale di Voghera
nel pavese dimostra che non basta ascoltare le esigenze di chi le centrali
le vuole fare per realizzare un legittimo profitto: serve un governo in
grado di elaborare un piano energetico nazionale che punti alla riduzione
delle emissioni nel rispetto del protocollo di Kyoto, pianificando solo
in seguito e in modo concertato con le realtà locali, la realizzazione
di quelle poche che servono, tutelando l’ambiente e l’agricoltura
di qualità. Dopo la riforma del titolo V della Costituzione, un
ruolo più incisivo a questo proposito lo devono giocare anche le
regioni.
Serve un governo, nazionale e regionale, capace di dare un forte impulso
alle fonti rinnovabili, all’ammodernamento dell’attuale rete
elettrica e degli impianti esistenti, aumentando l’efficienza e
il numero di ore di funzionamento annuo.
1 Luglio 2003
IN REGIONE
LOMBARDIA IL CENTROSINISTRA AVANZA UNA SOLUZIONE RAGIONEVOLE PER LA CENTRALE
DI VOGHERA BOCCIATA DAL TAR
Dichiarazione dei consiglieri regionali Carlo Monguzzi (Verdi) e Carlo
Porcari (DS)
Oggi in Regione Lombardia, l’Ulivo e PRC, hanno presentato una
mozione urgente
che riguarda la incredibile vicenda della centrale di Voghera.
In Provincia di Pavia esiste la concreta e sciagurata possibilità
che in un fazzoletto di territorio ad alta vocazione agricola, praticamente
attaccate, vengano costruite tre centrali di produzione di energia per
2400 MW; la centrale di Sannanazzaro de’ Burgundi è quasi
ultimata, quella di Voghera ha iniziato i lavori e quella di Casei Gerola
è in attesa dell’autorizzazione ministeriale. Dopo questa
follia, finalmente la Regione Lombardia ha legiferato in tema di energia
e di Pianificazione energetica regionale e oggi, con le nuove leggi regionali,
non è neanche pensabile di concentrare tre centrali in un unico
territorio e va assolutamente salvaguardata la vocazione agricola.
La sentenza del Tar n°3513 del 25 giugno 2003 ha dato ragione a Legambiente,
Italia Nostra, ai Comuni confinanti di Corana e Silvano Pietra, e agli
agricoltori e alle loro associazioni e nei fatti ha bocciato la localizzazione
della centrale di Voghera.
A questo proposito i consiglieri Carlo Porcari e Carlo Monguzzi, primi
firmatari della mozione urgente presentata in Consiglio Regionale, hanno
rilasciato la seguente dichiarazione:
“ La Provincia di Pavia e la Regione Lombardia hanno abdicato al
loro ruolo di programmazione e pianificazione in campo energetico e hanno
lasciato spazio ai piccoli interessi localistici; un vero pasticcio che
può avere ripercussioni gravissime tutte a danno del territorio
dell’Oltrepò e dei cittadini. Ma si è ancora in tempo
per porre rimedio a questi errori.
Con la mozione urgente che abbiamo presentato indichiamo la strada maestra
per governare una situazione che si è intricata; si costruisca
una sola centrale in Provincia di Pavia con una significativa compensazione
ambientale a Sannazzaro de Burgundi, si garantisca l’energia a condizioni
favorevoli anche ai territori di Voghera e Casei Gerola e si evitino nuovi
contenziosi giudiziari trovando il modo di compensare la società
promotrice la centrale di Voghera ricercando altro sito idoneo, compatibilmente
con la pianificazione energetica nazionale
Inoltre, anche con riferimento agli enormi disagi che i cittadini e le
imprese hanno subito in questi giorni di cattiva gestione dell’energia
elettrica, si apra in Consiglio regionale un dibattito serio e approfondito
sulla questione energia in Regione Lombardia; un dibattito importante
per il futuro sostenibile della nostra Regione che affronti insieme energia,
rispetto del Protocollo di Kyoto sulle emissioni inquinanti e mutazioni
climatiche anche in vista della Conferenza Mondiale sul Clima che si terrà
a dicembre a Milano “
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