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Comunicati stampa LUGLIO 2003


29 Luglio 2003
Formigoni e il D.P.E.F.R.
Veni, Vidi, Persi

Il comportamento di Formigoni questa mattina durante la votazione del D.P.E.F.R. è la metafora del Centrodestra in Regione Lombardia: il Governatore con cipiglio da condottiero entra in aula due minuti prima della votazione, sprona con lo sguardo la sua maggioranza, vota, scruta l’esito e immediatamente fugge. E fugge davanti al nemico lasciando le proprie truppe allo sbando.
E’ questo un comportamento degno di un generale? E’ il Centrodestra diviso su tutto ancora un esercito?
E’ invece utile per i cittadini della nostra regione che l’attuale maggioranza riconosca di aver perso definitivamente la guerra, di non avere più un esercito e di avere un finto capo a cui nessuno più ubbidisce.
In democrazia ciò vuol dire che non c’è più una maggioranza in grado di governare e che bisogna trovarne un’altra più seria e autorevole.


29 Luglio 2003
Lotta allo smog
Il Pirellone rinuncia alla terapia affidandosi solo alla prevenzione
Monguzzi (Verdi): “E’ clamoroso: i blocchi preventivi sono utili ma non possono sostituire la delibera attualmente in vigore, devono integrarsi con essa”

Oggi la giunta Formigoni approva il piano aria che introduce nelle aree critiche della Lombardia blocchi preventivi delle auto non catalizzate da novembre a febbraio e 6 domeniche di blocco totale del traffico nell’arco dello stesso periodo. Il fatto molto negativo e contrario al buon senso è che questo piano sostituirà la delibera regionale che regolamenta la fase di emergenza, quella cioè che prevede la limitazione della circolazione quando le polveri fini sono sopra i livelli di legge.
E’ clamoroso: si decide di fare prevenzione e di abbandonare la terapia in caso dell’insorgere di una malattia. La malattia, cioè i livelli pericolosi di smog che per decine di giorni l’anno ammorbano i milanesi, sono una realtà con la quale bisogna fare i conti: non si può dire facciamo prevenzione e basta. Se nonostante i blocchi preventivi lo smog si accumulasse superando i limiti di guardia stabiliti dallo Stato e dalla Ue la Regione starebbe a guardare? Non è possibile, deve intervenire per tutelare la salute di tutti. Quindi il piano non può sostituire la delibera attualmente in vigore ma deve integrarsi con essa, come chiede una mozione votata dal Consiglio regionale.
Quanto al Piano, va ricordato che l’Emilia Romagna sulla prevenzione fa di più, coinvolgendo nei blocchi preventivi anche le catalizzate attraverso la circolazione a targhe alterne il giovedì dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 19.30. Sempre l’Emilia Romagna nel nuovo accordo di programma stipulato con i comuni superiori ai 50 mila abitanti, ha deciso di mettere al bando dal gennaio 2005 le non catalizzate, mentre Roma ha già escluso in modo permanente da una porzione rilevante del suo territorio la circolazione delle stesse.
Nei blocchi preventivi è necessario inserire anche le vecchie auto catalizzate, che hanno emissioni inquinanti ormai quasi simili a quelle non catalizzate (le marmitte catalitiche dopo un tot di kilometri non funzionano più a dovere). Gli incentivi, almeno 4/5 del costo, non devono essere concessi a pioggia ma devono essere indirizzati solo a chi ha un basso reddito e non può permettersi l’acquisto di un’auto catalizzata. Gli altri che possono permetterselo, per motivi di sanità pubblica, è giusto che si adeguino con risorse proprie.
Quanto infine all’attuale delibera che regolamenta gli episodi acuti di inquinamento (quella dei blocchi), chiediamo che la Regione la mantenga riducendo però il numero di giorni di attesa prima dell’adozione dei provvedimenti di blocco. Ricordiamo che le misure in vigore prevedono che dopo sette giorni del superamento dei livelli di attenzione, dall’ottavo scatti il blocco totale per i non catalizzati mentre se per nove giorni si registra il superamento della soglia di allarme, la prima domenica utile scatta il blocco totale per tutti i veicoli, kat e non kat.


28 luglio 2003
Colture agricole, basta trattamenti antiparassitari aerei indiscriminati!
Una sentenza del Tar della Lombardia impone più rigore e rigide misure di sicurezza.
I consiglieri regionali Carlo Monguzzi e Carlo Porcari chiedono a Formigoni
di intervenire per farla rispettare in tutta la Regione.
Il Tar Lombardia con sentenza n°1083/03 del 9 luglio 2003 ha ribadito che i trattamenti antiparassitari con mezzi aerei non possono essere eseguiti in modo indiscriminato.
Questi trattamenti consueti in Oltrepò ma in atto anche in altre zone della Lombardia, possono essere attuati solo rispettando minime misure di sicurezza tra cui la distanza di 150 metri dalle zone sensibili in cui vanno ricomprese le pertinenze residenziali destinate ad orti, giardini, frutteti e altre colture.
Su questa importante sentenza, che sancisce il diritto per tutti a non essere investiti e a non veder danneggiate le proprie pertinenze da trattamenti più o meno velenosi, sono intervenuti i consiglieri regionali Carlo Monguzzi (Verdi) e Carlo Porcari (DS) con una interpellanza al Presidente della Regione Lombardia, Formigoni.
Nella interpellanza i consiglieri richiedono che la sentenza del Tar venga rispettata in tutta la Lombardia, che venga avviata una seria azione di monitoraggio nelle zone interessate dai trattamenti aerei e che le ASL siano dotate di ulteriori risorse finanziarie, di mezzi e personale specializzato per svolgere le azioni di monitoraggio, controllo e corretta applicazione della sentenza del Tar.
Il testo dell'interpellanza 68 K


25 Luglio 2003
Ogm: Formigoni cosa aspetti a intervenire?
Incalzato dalle denuncie dei Verdi e degli agricoltori, Formigoni ammette che ci sono campi contaminati da OGM anche in Lombardia ( Lodi, Brescia e Pavia ), ma invece di tagliare i campi e risarcire gli agricoltori truffati come ha fatto il suo omologo Ghigo in Piemonte, convoca un bel tavolo di discussione il cui scopo palese è quello di fare sostanzialmente nulla.
A questo punto non ci rimane che attendere l’intervento del Ministro Alemanno che faccia rispettare anche in Lombardia le leggi italiane e che si preoccupi di rimuovere l’inquinamento da OGM.


24 Luglio 2003
Piano antismog: la Regione fa dietrofront?
Dopo l’incontro di oggi con gli amministratori delle aree critiche sembra che il Pirellone voglia rinunciare alla terapia affidandosi solo alla prevenzione
Monguzzi (Verdi): “Incredibile: i blocchi preventivi sono utili ma non possono sostituire la delibera attualmente in vigore, devono integrarsi con essa”

Oggi l’assessore regionale Bernardo ha illustrato ai sindaci delle aree critiche lombarde il piano aria con le misure di blocchi preventivi delle auto non catalizzate da novembre a febbraio. L’assessore Nicoli Cristiani è giunto solo al termine dell’incontro. Un collaboratore dell’assessore Bernardo, secondo quanto ci hanno riferito alcuni amministratori presenti all’incontro e senza che l’assessore battesse ciglio, ha clamorosamente annunciato che il piano con le misure preventive, salutate positivamente dai Verdi, sostituirà la delibera regionale che regolamenta la fase di emergenza, quella cioè che prevede la limitazione della circolazione quando le polveri fini sono sopra i livelli di legge.
Se non conoscessi Bernardo, direi che non sa quello che ha detto, anche se ha parlato un suo collaboratore. Ma siccome lo conosco e lo ritengo una persona intelligente e preparata, confido in una sua pronta dichiarazione tesa a tranquillizzare i cittadini lombardi. Se fosse vero quello che è stato detto dalla Regione oggi a porte chiuse agli amministratori, significherebbe che si decide di fare prevenzione e di abbandonare la terapia in caso dell’insorgere di una malattia. La malattia, cioè i livelli pericolosi di smog che per decine di giorni l’anno ammorbano i milanesi, sono una realtà con la quale bisogna fare i conti: non si può dire facciamo prevenzione e basta. Se per congiunture astrali imponderabili, nonostante i blocchi preventivi, lo smog si accumulasse superando i limiti di guardia stabiliti dallo Stato e dalla Ue la Regione starebbe a guardare? Non è possibile, deve intervenire per tutelare la salute di tutti. Quindi il piano non può sostituire la delibera attualmente in vigore ma deve integrarsi con essa, come chiede una mozione votata dal Consiglio regionale.
I blocchi preventivi delle non catalizzate non sono la panacea di tutti i mali, anche se, come noi sosteniamo, aiutano a contrastare l’accumulo di inquinanti: i non catalizzati rappresentano circa il 30-35% dei veicoli in circolazione, ma la stragrande maggioranza di questi sono veicoli commerciali, quindi potranno beneficiare delle deroghe ai blocchi che i comuni potranno purtroppo concedere. I veicoli non catalizzati che subiranno i blocchi preventivi, si stima, saranno quindi solo una piccola parte: gli altri, sommati ai vecchi catalizzati (i cosiddetti Euro 1) che ormai inquinano quasi come i non catalizzati, contribuiranno a far salire l’inquinamento: ecco perché serve ancora la delibera che regolamenta le limitazioni in caso di pericolosi accumuli. Senza contare che con la prossima stagione invernale, nell’attesa degli incentivi, riprenderanno pure la loro attività gli impianti di riscaldamento pubblici e privati alimentati ancora a olio combustibili altamente inquinante.


23 Luglio 2003
Boccassini e Colombo: fino a dove?
E’ un momento delicato per il nostro Paese. A Milano due magistrati simbolo di Mani Pulite vengono denunciati.
Certo il processo sarà un autogol per i denuncianti ma il percorso di delegittimazione della magistratura sta diventando irreversibile.
La politica dei condoni sta poi minando il criterio stesso di giustizia.
Le leggi per risolvere i guai giudiziari di alcuni uomini politici sono poi il presupposto per eliminare lo stato di diritto che si fonda sul principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Certo il sistema di Governo in Italia non sarà un regime, ma a quanto ne so io, la democrazia è un’altra cosa.
Carlo Monguzzi consigliere regionale dei Verdi


18 luglio 2003
Nuova legge urbanistica: questa volta è (quasi) vero.
Esattamente un anno fa, sempre in conferenza stampa, Formigoni aveva annunciato la stessa cosa. Oggi almeno il PDL è stato approvato dalla Giunta: peccato aver perso un anno.

Dopo una decina di “leggine” sull’urbanistica che in otto anni di Giunta di centrodestra hanno squinternato l’attuale legge in vigore (51/75), ora Formigoni tenta di fare un po’ di ordine con un nuovo Testo Unico.
“Peccato – ha dichiarato Carlo Monguzzi, consigliere regionale dei Verdi – che nel frattempo normative varie come la legge 23/97 (Varianti P.R.G. a procedura semplificata), come la legge quadro sui Parchi Regionali, come la legge sulla Dichiarazione di Inizio Attività, come la legge sul recupero dei sottotetti, abbiano già consentito di rovinare abbondantemente il territorio.”
“Peccato anche che, nel frattempo, sono stati depositati in Parlamento nuovi disegni di legge per riformare la legge urbanistica nazionale: questo costringerà la Lombardia a rischiare l’approvazione di una legge regionale che potrebbe diventare inadeguata da subito.”
Il testo approvato in Giunta non ha minimamente tenuto conto dei suggerimenti forniti già dall’anno scorso dalle forze politiche nella V Commissione Territorio. Il risultato è un progetto di legge di totale deregulation che lascerà i Comuni in balia delle richieste dei costruttori, indipendentemente dalle esigenze di pianificazione sia comunale che di area vasta, argomento praticamente assente nel testo approvato.
Così come è sparito il concetto di “standard”: ogni comune deciderà autonomamente quanta superficie del territorio destinare ai servizi, senza nessun minimo imposto.
Al di là della battaglia che l’opposizione combatterà nel corso dell’esame in Commissione, speriamo di poter contare sull’aiuto di Lega Nord che già da tempo si è espressa in modo molto critico sulla proposta.


18 luglio 2003
Formigoni se ci sei batti un colpo.
28 Ettari contaminati da mais Ogm nel Lodigiano, campi contaminati anche nel Pavese, nella zona di Corteolona.
Di fronte a tutto questo Formigoni tace: i Verdi chiedono al ministro Alemanno di intervenire con poteri sostitutivi.

La Asl ha scoperto quattro campi nel lodigiano coltivati con mais ogm. I campi sono di 4 aziende agricole a Ospedaletto, Ossago, San Martino in Strada, Terranova. Gli agricoltori non sapevano che il mais venduto dalla multinazionale Pioneer, proveniente dal Piemonte e dal Cremonese, fosse ogm. Il fatto si aggiunge alla denuncia dei giorni scorsi dei Verdi sui campi contaminati da un partita di sementi di mais ogm vendute dalla Pioneer nel Pavese, nella zona di Corteolona.
“Di fronte all’inaccettabile immobilismo del presidente Formigoni – ha detto oggi Carlo Monguzzi, capogruppo dei Verdi in Consiglio regionale -, chiediamo al ministro delle Politiche agricole Alemanno di intervenire con urgenza e con poteri sostitutivi. E’ necessario intervenire in fretta, il rischio di un’ulteriore contaminazione è molto forte. Dopo le nostre denunce di martedì scorso sui campi contaminati nel Pavese, nella zona di Corteolona e le notizie di oggi, pubblicate peraltro sulla prima pagina di un importante quotidiano locale lombardo, non è più possibile per nessuno fare spallucce come se il problema non esistesse. Dove sono Formigoni e l’assessore all’Agricoltura Beccalossi? Ma soprattutto dov’è e che dice l’assessore alla Sanità Borsani, responsabile della prevenzione e della sicurezza alimentare dei lombardi? Non vogliamo fare allarmismi ma registriamo che sul terreno degli ogm c’è chi vuole porre tutti noi, agricoltori e consumatori, di fronte a un inaccettabile fatto compiuto, chicco ogm dopo chicco ogm. Dall’altro lato però c’è un ampio fronte fatto di ambientalisti, agricoltori e amministratori avveduti che, alla luce del sole, e non con sistemi subdoli, vogliono difendere e scommettere sull’agricolotura lombarda e nazionale, tradizionale e di qualità. Anche la Coldiretti chiede di sapere cosa Formigoni abbia fatto per tutelare l’agricoltura lombarda da questi rischi, ma fino ad ora il governatore non si è fatto vivo. C’è infine la questione delle sperimentazioni in campo aperto: su questa e sulla vicenda dei campi contaminati abbiamo presentato un dossier e un’interpellanza alla giunta Formigoni. Attendiamo ancora risposte”.


17 luglio 2003
PERCHE' LA LOMBARDIA NON DISTRUGGE LE COLTIVAZIONI OGM?
INTERPELLANZA URGENTE DEI VERDI

Da più di tre mesi è nota la presenza di numerose coltivazioni OGM nella nostra regione e della necessità di distruggerle. Formigoni continua ad essere latitante a differenza di Ghigo, che in Piemonte ha affrontato correttamente la situazione.
Siamo nel momento più delicato - ha dichiarato Carlo Monguzzi capogruppo dei Verdi in Consiglio Regionale - cioè nel momento della fioritura del mais e quindi con la maggior possibilità che il polline trasportato da vento e insetti contamini i campi vicino generando così problemi ambientali di imprevedibile gravità.
E' indispensabile che la Regione intervenga, se così non sarà chiederemo che il Ministro Alemanno attui i poteri sostitutivi per affrontare la situazione.
Testo interpellanza 104K


15 Luglio 2003
IL CENTRO DESTRA LITIGA ANCHE SU CANI E GATTI
Il centrodestra presenta una legge sul randagismo, l’assessore alla sanità gli spara contro. Viene eliminato ogni ruolo dei comuni e delle associazioni di volontariato, viene messa in discussione per gli animali la dignità di essere viventi e la maggioranza vota divisa anche sui compiti della Regione, quindi il relatore della legge getta la spugna, chiede il rinvio della legge in commissione e quindi la capitolazione della legge stessa.
La Lombardia continua, dopo 12 anni dall’approvazione della legge quadro nazionale, ad essere l’unica regione italiana sprovvista di una normativa in materia di tutela animali e lotta al randagismo.
Questa maggioranza - ha dichiarato il consigliere dei Verdi Carlo Monguzzi - non è più in grado di approvare nemmeno l’assunzione di un commesso. Litiga su tutto, non è più in grado di governare, se fossimo in un paese normale sarebbe urgente e indispensabile tornare a votare per dare un governo serio alla regione Lombardia.



15 Luglio 2003
CAMPI OGM, SEMENTI CONTAMINATE,
SPERIMENTAZIONI IN CAMPO APERTO:
ANCHE LA LOMBARDIA E’ A RISCHIO TRANSGENICO.
DOSSIER DEI VERDI CHE CHIEDONO ALLA REGIONE CONTROLLI
E UN PIANO DI SORVEGLIANZA COME QUELLO DEL LAZIO

Il Piemonte adotta la tolleranza zero contro gli ogm ordinando l’abbattimento di 381 ettari di campi coltivati con sementi contaminate. La Lombardia invece pare stia a guardare. Carlo Monguzzi ha presentato oggi un’interpellanza urgente alla giunta regionale per sapere quali attività di controllo siano state attivate in Lombardia per dare ad agricoltori e consumatori le garanzie che nei campi e nei piatti non finiscano prodotti ogm.
PARTE DI UN LOTTO DI SEMENTI DI MAIS OGM DELLA PIONEER,
SEQESTRATO IN SEGUITO DALLA GDF, E’ STATO COLTIVATO NEL PAVESE

“A marzo – denuncia Monguzzi - il Nucleo Repressione Frodi della Guardia di Finanza di Milano ha sequestrato presso il Consorzio Agrario di Corteolona e presso l’Azienda agricola di Sant’Alessio con Vialone (entrambi nel pavese) 2000 sacchi di sementi di mais, prodotti dalla Pioneer, risultati positivi a un test casuale per verificare la presenza di sementi ogm. Poco prima dei risultati dei test qualche sacco è stato venduto a ignari agricoltori, tanto che in seguito la Gdf ha ordinato al rivenditore italiano della multinazionale statunitense di rintracciare gli agricoltori. Una ulteriore prova dell’avvenuta vendita dei sacchi è data dal comportamento del rivenditore italiano della Pioneer che agli agricoltori, sempre secondo testimonianze da noi raccolte, avrebbe detto di distruggere, a spese della multinazionale, i campi già seminati oppure di restituire le sementi nel caso non fossero state ancora utilizzate, garantendo che le avrebbe sostituite a costo zero per gli agricoltori, con sementi in regola. La multinazionale avrebbe pure garantito che sarebbero stati rifatti i test alle sementi per verificare ulteriormente la contaminazione. Dopo queste dichiarazioni verbali rilasciate tra marzo e aprile ad oggi ci risulta che nessuno della multinazionale si sia fatto più sentire”.
NON SOLO SEMENTI A RISCHIO, IN LOMBARDIA PREOCCUPANO
PURE I TEST IN CAMPO APERTO CONDOTTI DALLE MULTINAZIONALI

Ad aumentare i rischi di diffusione di ogm ci sono anche le sperimentazioni. In Lombardia tra il 1996 e il 2002 sono state autorizzate dal ministero della Sanità test su prodotti agricoli ogm (mais, barbabietola, riso) in 70 appezzamenti di aziende agricole in quasi tutte le province lombarde (milanese, lodigiano, cremonese, mantovano, bergamasca): gran parte di queste sperimentazioni, condotte principalmente dalle multinazionale del settore per testarne quasi sempre la resistenza a erbicidi e pesticidi, sono terminate, ma non essendoci stati controlli sui rilasci non è dato sapere se la dispersione abbia contaminato campi agricoli vicini. La Hoechst Schering AgrEvo Italia condurrà fino a settembre 2003 in un campo agricolo di Ostiglia, nel Mantovano, sperimentazioni ogm sulla barbabietola da zucchero per testarne la resistenza alla Kanamicina e all’erbicida Glufosinato ammonio. Le richieste di nuovi test continuano ad essere autorizzate dal ministero della Sanità, ma non è ancora dato sapere in quali comuni e in quali aziende agricole perché il ministero non lo dice. Molte di queste si svolgeranno ancora in Lombardia.
“Questa pratica è a rischio – continua Monguzzi - perché quasi sempre avviene in campo aperto. Durante la fioritura, spinti dal vento i pollini possono compiere diversi chilometri di distanza e contaminare campi non ogm, comprese colture biologiche, molto diffuse anche in Lombardia. Non sappiamo se il Pirellone tenga sotto controllo la situazione: nel Lazio, grazie a una delibera del 2001, la giunta approva annualmente un rigido piano che tiene sotto stretta sorveglianza i campi sperimentali”.
DISPERSIONE NELL’AMBIENTE, IN ITALIA DAL ‘98
AD OGGI AUMENTATE DEL 12
%
Dopo la Francia l’Italia, con il 16% sul totale Ue, è il paese europeo con il più alto numero di rilascio nell’ambiente di organismi geneticamente modificati. Rispetto al 1998 i rilasci sono aumentati del 12% (278 l’ultimo dato disponibile, tra piante e microrganismi testati in campo aperto): le sperimentazioni, che riguardano 70 diverse specie, si concentrano principalmente sulle colture industriali, come mais, colza e barbabietola. L’ex ministro alle politiche agricole, il verde Alfonso Pecoraro Scanio, aveva azzerato i finanziamenti pubblici ai test condotti in campo aperto aumentando quelli condotti al chiuso. Una linea ripresa dal suo successore Alemanno.
Il Piano Nazionale sulla Biodiversità elaborato dal Comitato di consulenza per la Biodiversità e la Bioetica e adottato con decreto dal Ministero dell’Ambiente nel 1997 (DM 97/568), all’Obiettivo 6
impone il contenimento dei fattori di rischio per la biodiversità e all’Obiettivo 8 chiede di organizzare a livello regionale servizi adeguati per individuare episodi di rilascio di ogm
nell’ambiente.
Il Piano Nazionale sulla Biodiversità
(DM 97/568 15 maggio 1997 Ministero dell’Ambiente)
Obietto 6
Contenimento dei fattori di rischio
L'inquinamento non conosce frontiere e sulle ali del vento e nelle correnti delle acque si trasferisce anche là dove non viene prodotto. Pertanto accanto a disposizioni specifiche per particolari aree, va attuata una politica globale per la conservazione della biodiversità su tutto il territorio, attraverso il controllo delle politiche territoriali, dei piani di settore (urbanistici, paesistici ecc.), della localizzazione e realizzazione delle infrastrutture di servizio e di trasporto, delle tecnologie adottate per la produzione di servizi, perché vengano attuati nel rispetto del principio della conservazione della biodiversità.
Obiettivo 8
Biotecnologie e sicurezza
Vanno organizzati servizi adeguati in particolare presso le ANPA e le ARPA che permettano di individuare gli episodi di rilascio di OGM non notificati, la diffusione nell'ambiente dei geni introdotti nelle popolazioni di piante coltivate e di microrganismi del terreno agricolo ed i relativi effetti sulla biodiversità. Per questo dovrebbe essere prevista la istituzione di laboratori appositi almeno a livello regionale che agiscano di concerto con i NAS ed il servizio repressione frodi.
Devono essere studiate ed attuate politiche che permettano di impedire l'uso e la vendita sul territorio nazionale di OGM o loro derivati di cui sia dimostrata una azione diretta o indiretta negativa sulla biodiversità anche a prescindere dalla presenza/assenza di danni alla salute.

14 Luglio 2003
SICCITÀ, SERVE UN PIANO REGIONALE, DIFFICILE GOVERNARE LA CRISI CON PROVVEDIMENTI TAMPONE
I VERDI CHIEDONO UN CONSIGLIO REGIONALE STRAORDINARIO PER AFFRONTARE MEGLIO TUTTI GLI EFFETTI DEI MUTAMENTI CLIMATICI.

La siccità fa il paio con il black out elettrico ed è riconducibile all’aumento del riscaldamento del pianeta prodotto dalle emissioni di gas serra. Il mutamento in atto alterna periodi di lunga scarsità d’acqua a eventi piovosi intensi, che producono altri disastri al territorio. Il mutamento del clima aumenta le temperature, specie nelle città povere di verde, e questo determina un aumento di consumi energetici.
Ma invece di riorientare le produzione di luce e calore ricorrendo a fonti energetiche pulite come quella solare, cosa pensano di fare i governi di Centrodestra nazionale e regionale? Costruire nuove centrali elettriche tradizionali che aumenteranno le emissioni inquinanti: in Lombardia il piano energetico varato da Formigoni determinerà un aumento del 47% di Co2 al 2010. Il nostro Paese si è invece impegnato a ridurle del 6% rispetto ai valori del 1990. La Lombardia guidata da Formigoni è in contrasto con i propositi sbandierati dal governo nazionale guidato dalla stessa coalizione.
Siamo quasi allo sbando: è necessario fermarsi e rivedere tutte quelle scelte che hanno pesanti ricadute sull’ambiente lombardo. La siccità si contrasta con una attenta politica di risparmi che valorizzi la risorsa idrica, individuando forme di razionalizzazione che ne evitino le ingenti dispersioni: serve, ma ancora non c’è, un piano dell’acqua regionale che affronti il tema della risorsa idrica dalla falda alla depurazione. Le centrali inutili (vanno fatte solo quelle che servono e in posti compatibili con l’ambiente e l’agricoltura di qualità), ma anche i progetti di nuove autostrade, come la Brebemi o la tangenziale est esterna milanese, rischiano di allontanarci molto da quella che Formigoni ritiene, a ragione, essere un modello da seguire: la California, che in pochi anni ha dato una bella regolata, in senso sostenibile, alla mobilità privata e alla produzione di energia.
Proponiamo quindi un Consiglio regionale straordinario per discutere questi temi e trovare soluzioni sostenibili e praticabili di medio e lungo periodo: ridurre l’attività di governo, come ormai avviene sempre più spesso, a tavoli con le parti interessate di volta in volta dai problemi che si presentano (oggi gli agricoltori per la siccità, domani i commercianti per i blocchi del traffico contro l’inquinamento), significa non avere una visione complessiva e generale dei problemi ambientali e del modo più saggio per affrontarli. A meno che non ci si accontenti e non si intendano come buona azione di governo saggio e lungimirante gli annunci (quasi mai seguiti da fatti amministrativi concreti) più volte reiterati da Formigoni.
A dicembre, dall’1 al 12, a Milano si terrà la Conferenza Mondiale sul Clima. Sarà un momento di grande importanza perché potrà essere la prima Conferenza con il Protocollo di Kyoto, che limita le emissioni dei gas serra, in vigore. La Lombardia rischia di presentarsi all’appuntamento gravemente impreparata. E’ ora di rimboccarsi le maniche.


14 luglio 2003
LOTTA AL RANDAGISMO E TUTELA DEGLI ANIMALI D’AFFEZIONE:
IL CONSIGLIO REGIONALE DOMANI DISCUTE LA LEGGE

Con 12 anni di ritardo dall’emanazione della legge quadro nazionale e unica regione italiana a non aver ancora legiferato in materia, domani martedì 15 luglio la Lombardia discute un provvedimento dedicato agli animali d’affezione , cani e gatti soprattutto, sia che vivano con noi sia che vivano in libertà.
Nonostante gli animali siano sempre più presenti e affettivamente importanti nella nostra vita la piena tutela e il rispetto dei loro bisogni non sono assolutamente garantiti. Abbandono, maltrattamento, privazioni , addestramento alla violenza, detenzione in rifugi-lagher ecc.. sono comportamenti purtroppo ancora troppo diffusi. Le frequenti aggressioni da parte di pit-bull, per esempio, sono la dimostrazione evidente di un distorto rapporto uomo-animale.
PER I GIORNALISTI DAL CUORE DI PIETRA
che non fossero particolarmente sensibili al destino dei quadrupedi suddetti ricordiamo solo che in Lombardia vi sono 1.500.000 cani domestici, 1.200.000 gatti domestici, altrettanti padroni, e 30.000 animali randagi.


9 Luglio 2003
RIVOLUZIONE URBANISTICA MILANESE:
PER I VERDI ATTENTA SOLO AI COSTRUTTORI, POCO A RIDURRE LA CONGESTIONE E AD AUMENTARE IL VERDE
4 MILIONI DI METRI CUBI DI NUOVO CEMENTO E 280 MILA AUTO IN PIU’
TUTTO CIO’ SERVE A MILANO?
La rivoluzione urbanistica annunciata dalla giunta Albertini è figlia della deregulation varata dal Pirellone con la legge 1 del 2001. Grazie a quel meccanismo perverso, introdotto dalla giunta Formigoni, il territorio della città può diventare oggi terreno di conquista per i costruttori. Palazzo Marino stima che grazie al nuovo piano regolatore la popolazione cittadina potrà aumentare di 400 mila persone. Ciò produrrà anzitutto, secondo nostri calcoli, un aumento di 4 milioni di metri cubi di cemento e 280 mila nuovi autoveicoli in più, secondo l’attuale media di auto immatricolate in provincia.
Milano ne ha bisogno? Non crediamo. Grazie alla legge del Pirellone, alla quale a breve seguirà la più generale riforma urbanistica regionale, se Milano prima era molto carente di verde e di servizi (soprattutto per i più piccoli e per gli anziani) dovuti da chi costruiva nuove edificazioni, oggi risulta miracolosamente dotata di un alto surplus di “standard” che permetterà all’assessore Verga di presentare un nuovo piano regolatore che riuscirà a liberare una consistente quota di aree che potranno così diventare edificabili. Grazie a queste nuove volumetrie nelle casse comunali entreranno certamente molti soldi grazie agli oneri di urbanizzazione che i costruttori dovranno sborsare, ma basteranno a malapena per garantire i servizi dei nuovi arrivati.
La carenza generale aumenterà. A scapito del verde e della mobilità. Oggi Milano ha a malapena poco più di 6 metri quadri di verde attrezzato e di parchi urbani per abitante. Il verde che il milanese vede più spesso è quello dei lunghi filari di giovani alberi che mitigano strade a scorrimento veloce, quindi poco fruibili per i cittadini: i parchi e i giardini sono al lumicino. Verga auspica che con la sua rivoluzione si possa arrivare a 13 metri quadri per abitante. Genova ne ha già quasi 20! Chiunque, aggirandosi per Milano, può notare che gli spazi che si liberano sono immediatamente destinati a nuovi palazzi o a centri commerciali, anche a scapito del piccolo commercio. Il nodo più dolente è però quello della mobilità: quest’inverno, nei periodi più critici, i cittadini hanno dovuto respirare livelli di polveri fini, prodotti principalmente dal traffico veicolare, ben al di sopra di quanto prescrivono le normative regionali ed europee. Presentare una “rivoluzione urbanistica generale”, come ha fatto ieri Palazzo Marino, senza un piano generale della mobilità concertato con le altre realtà amministrative della grande Milano, ci sembra un’inaccettabile improvvisazione e una dimostrazione di scarsa attenzione verso i problemi veri di questa città.
Maurizio BARUFFI, Carlo MONGUZZI
Consiglieri comunale milanese e regionale dei Verdi


8 Luglio 2003
MONGUZZI (VERDI):
“LEGHISTI CRITICI VERSO LE NUOVE CENTRALI ELETTRICHE?
CONVINCANO ALLORA LA LORO MAGGIORANZA A FARE FINALMENTE UN PIANO ENERGETICO SERIO”

Ci fa piacere che la Lega Nord sia contro le centrali elettriche inutili. Oggi il capogruppo leghista in regione, Davide Boni, presentando una curiosa legge sull’inquinamento luminoso, ha detto che la Lega è molto critica verso l’apertura di nuove centrali. Ci aiutino allora a scongiurare l’assurdità di tre centrali elettriche da 2400 MW complessive che dovrebbero sorgere nel pavese, in un raggio di 7 chilometri e in un territorio ad altissima vocazione agricola di qualità.
Se Boni è così critico ci aiuti a convincere la sua maggioranza a fare un nuovo piano energetico che finalmente faccia leva sull’uso razionale dell’energia, sul risparmio energetico, sulle fonti rinnovabili e su poche centrali, quelle utili e costruite nei posti idonei.
Convinca poi il ministero delle Attività produttive (presso il quale siede come sottosegretario il suo compagno di partito Stefano Stefani) a fare rispettare la sentenza del Tar chiudendo definitivamente la centrale di Voghera, e a stoppare la centrale prevista a Casei Gerola, sostenendo la causa della comunità pavese contraria all’assurda intenzione di collocare tre centrali in un fazzoletto di terra pregiata.
Quanto alla legge sull’inquinamento luminoso presentata oggi dalla Lega, può essere in qualche modo utile sottolineare che la legge c’è già ed è operativa dal 27 marzo 2000. L’unica differenza è che quella in vigore è contro l’inquinamento luminoso mentre quella della Lega ci sembra a favore.


3 Luglio 2003
AL VIA LA FESTA DEL SOLE
NEL FINE SETTIMANA (4-5-6 LUGLIO) FESTA PROVINCIALE DEI VERDI A CASSINETTA DI LUGAGNANO (MI)
DIBATTITI, MUSICA, CIBI E MERCATINI BIOLOGICIPER STARE INSIEME NEL VERDE E PER DIRE NO AL COLLEGAMENTO STRADALE VELOCE MAGENTA-ABBIATEGRASSO-TANGENZIALE OVEST

Il pericolo di una nuova autostrada di 23 chilometri tra Magenta, Abbiategrasso e la tangenziale Ovest milanese, che sventrerà il parco del Ticino e quello agricolo Sud Milano, è molto concreto. A volere la nuova lingua d’asfalto per collegare velocemente Malpensa alla tangenziale Ovest milanese, sono regione, provincia e Anas, che stanno tirando dritto nonostante le proteste di sindaci, come il tenace Domenico Finiguerra di Cassinetta di Lugagnano, cittadini, ambientalisti e agricoltori. Tutti uniti per dire no a quello che si prefigura come un vero e proprio scempio ambientale e sociale, in una zona ad alta vocazione agricola di qualità e ricca di antiche testimonianze architettoniche, come le belle ville che si affacciano sul leonardesco Naviglio Grande.
“Un progetto – dice Carlo Monguzzi, coordinatore dei Verdi e consigliere regionale - miope e distruttivo che ha indotto l’Unesco (il programma ambientale delle Nazioni unite che si occupa della tutela del patrimonio architettonico e naturale del pianeta) a minacciare di escludere il parco del Ticino dalla lista dei siti mondiali Mab (Man and biosphere) qualora l’autostrada venisse realizzata”.
Per serrare le fila e organizzare nuove iniziative contro l’autostrada, i Verdi hanno organizzato la loro festa provinciale a Cassinetta di Lugagnano da venerdì 4 a domenica 6 luglio. Durante la tre giorni i visitatori potranno ascoltare concerti dal vivo, farsi un giro tra le bancarelle del mercatino di prodotti biologici, seguire dibattiti sui principali temi, dall’acqua ai cibi biologici fino alla mobilità sostenibile. Al dibattito di venerdì sera sull’acqua, alle 21, parteciperanno il leader nazionale dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio e l’eurodeputata dei Verdi Monica Frassoni.
Informazioni e indicazioni su come raggiungere la festa provinciale dei Verdi, anche in bici o nella più divertente formula bici più treno, su www.verdiregionelombardia.net.


2 luglio 2003
ENERGIA, MA QUALE BLACK-OUT?
I DATI DEL GRTN SONO CHIARI

In primo luogo denunciamo una incredibile inefficienza del GRTN (gestore rete trasmissione nazionale); il GRTN è in possesso e gestisce dati relativi al 87% del fabbisogno dell’Area Nazionale. Niente male come efficienza se si tiene conto che il rimanente 13% varia da 4000 a 5000Mw di energia pari a 4/5 centrali di grandi dimensioni. In Italia quindi i dati sull’energia sono spannometrici e assolutamente inaffidabili.
In secondo luogo proprio dal sito ufficiale del GRTN – www.grtn.it - scopriamo che, nel Diagramma del fabbisogno orario -Confronto Consuntivo-Previsione di giovedì 26 giugno 2003 (giorno del black-out che ha fermato mezza Italia), il black-out è stata una intollerabile azione terroristica, discrezionale, immotivata e pretestuosa. Infatti alle ore 9 del 26 giugno 2003, orario del black-out, la previsione di fabbisogno di energia era di 43.700Mw e alle ore 17 il fabbisogno era di 45.900Mw; un valore alto ma inferiore, pur nella approssimazione dell’operato del GRTN e confrontando dati omogenei, ai picchi registrati il 12 dicembre 2002 dove venne raggiunto il valore di 44.400 Mw alle ore 9 e 47.200Mw alle ore 17. Ma perché allora non venne attuato alcun black-out?
L’Authority per l’energia ha annunciato un’indagine sulle cause, sui rimedi e sulle eventuali responsabilità di una emergenza che ormai, anche per i più benevoli, si sospetta potesse essere evitata. L’Authority anzitutto dovrebbe semplicemente confrontare i diagrammi del fabbisogno del GRTN del 12 dicembre 2002 e del 26 giugno 2003. Il black-out, è la nostra ipotesi, è servito a Marzano per accelerare l’approvazione del decreto sblocca centrali, a dare forza all’ecobusinnes dei costruttori di centrali anche inutili e inquinanti, a chi vuole tornare al nucleare.
Noi non siamo contro in modo preconcetto alle nuove centrali; però forse è più utile riammodernare e rendere più efficienti quelle esistenti e costruirne di nuove solo se necessarie e localizzate in siti idonei vicino a realtà industriali che abbisognano di grande quantità di energia.
Soprattutto siamo per l’innovazione. La questione energetica è in rapporto complesso con i mutamenti climatici, con il rispetto del Protocollo di Kyoto sulle emissioni inquinanti, con gli interventi di efficienza e risparmio energetico e con lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
A dicembre a Milano si terrà la Conferenza Mondiale sul Clima indetta dall’Onu; sarà forse la prima conferenza con il Protocollo di Kyoto in vigore. Non è il caso di accogliere questa conferenza mondiale in una città, Milano, con il blocco delle auto per l’emergenza PM10 e con il black-out energetico. E’ tempo di affrontare le questioni importanti per lo sviluppo sostenibile con serietà, competenza e autorevolezza.


1 Luglio 2003
CONDIZIONATORI SENZA ETICHETTA SUI CONSUMI ENERGETICI:
DA OGGI E’ VIETATA LA VENDITA MA NESSUNO LO SA
PER I VERDI UNA GRAVE GAFFE DEL GOVERNO, INCAPACE DI PIANIFICARE UNA POLITICA ENERGETICA SOSTENIBILE
ATTENTO SOLO AGLI APPETITI DEI GRANDI GRUPPI ELETTRICI

In base a un decreto del ministero delle attività produttive da oggi è vietata la vendita e l’esposizione nei negozi dei condizionatori d’aria per uso domestico che non espongano l’etichetta sui consumi e l’efficienza energetica. Del divieto però quasi nessuno negoziante sa nulla, secondo una mini indagine effettuata dai Verdi lombardi nei principali negozi di elettrodomestici milanesi. In questi giorni di gran caldo e di veri o presunti blackout elettrici, quindi, è ipotizzabile che saranno venduti soprattutto quelli a prezzi più contenuti, dotati di tecnologia di basso livello e quindi a maggiori consumi elettrici. Che siano loro i responsabili del blackout? Se, come dice Marzano, a questi apparecchi va addebitata una buona fetta di responsabilità delle ragioni che hanno spinto allo stop della fornitura, allo stesso ministro andrebbero tirate le orecchie, perché proprio a lui spettava il compito di far rispettare la scadenza di oggi: condizionatori con l’etichetta permettono ai consumatori di poter scegliere quelli che consumano meno, pagandoli al momento un po’ di più, ma risparmiando a fine anno sulla bolletta elettrica (si può risparmiare fino al 30% medio): con più informazione si risparmiano soldi ed energia; con meno informazione si spende meno al momento, la bolletta diventa però più cara e anche i consumi energetici, e le emissioni di gas ad effetto serra, aumentano.
L’obbligo per l’etichettatura dei consumi dei condizionatori è stata introdotta dalla direttiva dell’Unione europea del 2002. Il ministero della Attività produttive l’ha recepita nel gennaio 2003. All’articolo 6 del decreto è previsto che dal 1° luglio 2003 non possano essere immessi sul mercato, e nemmeno esposti nei negozi, condizionatori d’aria per uso domestico che non abbiano l’etichetta. Nessun nuovo provvedimento avente valore di legge è stato al momento prodotto dal ministero delle Attività produttive.
Questa piccola grande gaffe del governo sui condizionatori rappresenta bene la scarsa attenzione e la sua incapacità di affrontare una politica energetica complessiva e integrata. L’unica strada che Berlusconi e Marzano sono in grado di percorrere è un’insostenibile scorciatoia che punta ad assecondare la competizione tra grandi compagnie elettriche desiderose di realizzare la loro centrale.
La bocciatura da parte del Tar della Lombardia della centrale di Voghera nel pavese dimostra che non basta ascoltare le esigenze di chi le centrali le vuole fare per realizzare un legittimo profitto: serve un governo in grado di elaborare un piano energetico nazionale che punti alla riduzione delle emissioni nel rispetto del protocollo di Kyoto, pianificando solo in seguito e in modo concertato con le realtà locali, la realizzazione di quelle poche che servono, tutelando l’ambiente e l’agricoltura di qualità. Dopo la riforma del titolo V della Costituzione, un ruolo più incisivo a questo proposito lo devono giocare anche le regioni.
Serve un governo, nazionale e regionale, capace di dare un forte impulso alle fonti rinnovabili, all’ammodernamento dell’attuale rete elettrica e degli impianti esistenti, aumentando l’efficienza e il numero di ore di funzionamento annuo.


1 Luglio 2003
IN REGIONE LOMBARDIA IL CENTROSINISTRA AVANZA UNA SOLUZIONE RAGIONEVOLE PER LA CENTRALE DI VOGHERA BOCCIATA DAL TAR
Dichiarazione dei consiglieri regionali Carlo Monguzzi (Verdi) e Carlo Porcari (DS)
Oggi in Regione Lombardia, l’Ulivo e PRC, hanno presentato una
mozione urgente che riguarda la incredibile vicenda della centrale di Voghera.
In Provincia di Pavia esiste la concreta e sciagurata possibilità che in un fazzoletto di territorio ad alta vocazione agricola, praticamente attaccate, vengano costruite tre centrali di produzione di energia per 2400 MW; la centrale di Sannanazzaro de’ Burgundi è quasi ultimata, quella di Voghera ha iniziato i lavori e quella di Casei Gerola è in attesa dell’autorizzazione ministeriale. Dopo questa follia, finalmente la Regione Lombardia ha legiferato in tema di energia e di Pianificazione energetica regionale e oggi, con le nuove leggi regionali, non è neanche pensabile di concentrare tre centrali in un unico territorio e va assolutamente salvaguardata la vocazione agricola.
La sentenza del Tar n°3513 del 25 giugno 2003 ha dato ragione a Legambiente, Italia Nostra, ai Comuni confinanti di Corana e Silvano Pietra, e agli agricoltori e alle loro associazioni e nei fatti ha bocciato la localizzazione della centrale di Voghera.
A questo proposito i consiglieri Carlo Porcari e Carlo Monguzzi, primi firmatari della mozione urgente presentata in Consiglio Regionale, hanno rilasciato la seguente dichiarazione:
“ La Provincia di Pavia e la Regione Lombardia hanno abdicato al loro ruolo di programmazione e pianificazione in campo energetico e hanno lasciato spazio ai piccoli interessi localistici; un vero pasticcio che può avere ripercussioni gravissime tutte a danno del territorio dell’Oltrepò e dei cittadini. Ma si è ancora in tempo per porre rimedio a questi errori.
Con la mozione urgente che abbiamo presentato indichiamo la strada maestra per governare una situazione che si è intricata; si costruisca una sola centrale in Provincia di Pavia con una significativa compensazione ambientale a Sannazzaro de Burgundi, si garantisca l’energia a condizioni favorevoli anche ai territori di Voghera e Casei Gerola e si evitino nuovi contenziosi giudiziari trovando il modo di compensare la società promotrice la centrale di Voghera ricercando altro sito idoneo, compatibilmente con la pianificazione energetica nazionale
Inoltre, anche con riferimento agli enormi disagi che i cittadini e le imprese hanno subito in questi giorni di cattiva gestione dell’energia elettrica, si apra in Consiglio regionale un dibattito serio e approfondito sulla questione energia in Regione Lombardia; un dibattito importante per il futuro sostenibile della nostra Regione che affronti insieme energia, rispetto del Protocollo di Kyoto sulle emissioni inquinanti e mutazioni climatiche anche in vista della Conferenza Mondiale sul Clima che si terrà a dicembre a Milano “


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