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stampa SETTEMBRE 2003 |
30 settembre 2003
CONSIGLIO REGIONALE: BLACK-OUT SUL BLACK-OUT
TUTTO IL MONDO PARLA DEL BLACK-OUT DI DOMENICA SCORSA,
MA IL CONSIGLIO REGIONALE SI RIFIUTA DI DISCUTERNE
Dopo la comunicazione dell’Assessore Buscemi che riportava informazioni già ampiamente uscite sulla stampa, la maggioranza di centro destra con 25 voti contro 21 ha bocciato una richiesta dell’opposizione di discutere di black- out e piano energetico.
Siamo alla comica finale.
30 settembre 2003
FORMIGONI FA CONFUSIONE
E PUNTA POCHISSIMO SULLE RINNOVABILI
Con i consumi attuali, e senza politiche di risparmio, in realtà in Lombardia servirà una nuova grossa centrale ogni anno per altri 30 anni. Quanto alle rinnovabili, solare ed eolico nel 2010 saranno cresciute di un niente. Ecco punto per punto i rilievi dei Verdi sulla questione energetica.
1. P. E. R., Piano energetico regionale: Il Consiglio Regionale non ha mai approvato il piano energetico ma solo le linee guida, che dicono iol contrario di quello che ha fatto fino ad oggi Formigoni. Emblematico il caso della centrale di Voghera, localizzata in area agricola di qualità e per ora fortunatamente bloccata dal Tar su ricorso di Verdi e agricoltori.
2. Autosufficienza: nel 2010 con la costruzione, non di tre (come dice Formigoni ), ma di sette nuove centrali e il raddoppio di altre cinque – come realmente ha intenzione di fare la giunta Formigoni – la Lombardia sarà sì quasi all’autosufficienza ma dipendendo quasi esclusivamente da Russia e Algeria per l’importazione di metano. Vorremmo capire perché è meglio dipendere da questi due paesi piuttosto che dalla Francia e dalla Svizzera.
3. Contraddizioni: Perché se non si vuole dipendere dalla Svizzera la Lombardia ha firmato in questi giorni un accordo per importare tramite elettrodotto 1500 MW dalla Svizzera stessa?
4. Consumi in vertiginoso aumento: In realtà, con l’aumento del consumo di energia elettrica del 4% ogni anno, anche costruendo tutte le dodici centrali di Formigoni, avremo bisogno di costruire una grossa centrale da 600 MW ogni anno per i prossimi 30 anni.
5. Rinnovabili al lumicino: nel PER niente risparmio e le rinnovabili sono al lumicino. “Le semplici ipotesi” contenute nel piano parlano di un aumento di solare ed eolico che al 2010 sarà equivalente a meno di un millesimo dei consumi: 70 GWh su 78 mila stimati.
Questo è il Programma Energetico della Regione. Noi abbiamo altre idee e proposte. Vorremmo discuterne in Consiglio Regionale.
29 settembre 2003
Il governo lombardo e nazionale non ascoltino solo le richieste dei gruppi elettrici: contro i black out servono potenziamento degli impianti esistenti e della rete, razionalizzazione dei consumi, progetti di risparmio energetico e decollo delle rinnovabili
Il Consiglio regionale discuta e apra un’inchiesta per accertare le responsabilità dell’oscuramento del 28 settembre
Il blackout in Lombardia e in Italia poteva essere evitato. Sono gravi le responsabilità del Gestore della rete nazionale, del governo nazionale e di quello lombardo. In Lombardia il blackout non ci sarebbe stato se le centrali esistenti non fossero state spente: impianti progettati per funzionare 24 ore su 24 per 300 giorni all’anno, sono in funzione per soli 3 – 4 mesi l’anno. Chiediamo che il Consiglio regionale possa discutere e avviare un’inchiesta per andare fino in fondo nell’accertamento delle responsabilità.
Il Grtn dà il via libera ad acquisti energetici al più basso costo, affidandosi, come nel caso dei giorni feriali di bassi consumi, esclusivamente all’importazione da Francia e Svizzera. A noi non sembra un buon operato. Inoltre il Grtn sembra non preoccuparsi neanche del potenziamento della rete, che soprattutto al Sud è arretrata. Bollino non sembra proprio all’altezza, meglio che lasci.
Il ministro Marzano e la Regione Lombardia, che nulla hanno da ridire al Gestore della rete per le gravi inefficienze, sembrano invece esclusivamente impegnate ad assecondare le richieste delle grosse compagnie elettriche che chiedono a gran voce nuove centrali. Dell’impegno a rispettare il protocollo di Kyoto che chiede di ridurre le emissioni del riscaldamento del pianeta, del risparmio energetico e dello sviluppo delle fonti rinnovabili a Berlusconi e a Formigoni importa quasi nulla.
La realtà è che non c’è bisogno di nuove centrali per impedire i blackout. Quello del 28 settembre scorso sarebbe stato possibile evitarlo se solo fossero rimaste accese alcune centrali lombarde, o se avessero funzionato le centrali di riserva, che agli italiani e alle imprese costano 450 milioni di euro.
La Regione Lombardia fa da semplice spettatore e in più brancola nel buio per quel che riguarda il calcolo vero del fabbisogno energetico regionale: il piano lombardo elaborato dalla Giunta è impreciso e contiene degli errori grossolani: basta leggere a pagina 40 del documento (Piano energetico regionale del marzo 2003) per rendersene conto: nel documento si legge che il fabbisogno energetico nel 2000 è stato di 62 297 GWh, mentre il consumo effettivamente erogato è stato di 32 752 GWh. Per la Regione la percentuale del deficit energetico è del 38%, un dato clamorosamente sbagliato.
Sulla base di questi calcoli naif, la Regione ritiene necessarie l’installazione di nuove centrali per un totale di 6100 MW di potenza, sufficienti a produrre 29 545 GWh di energia. Nella delibera 14166 dell’8 agosto 2003 questa potenza è così ripartita: 2000 MW dal ripotenziamento di centrali esistenti (Tavazzano, Turbigo, Ponte sul Mincio); 2800 MW da centrali già autorizzate e cantierizzate (San Nazzaro de’ Burgundi – Pv -, Mantova, Voghera – nel pavese, pende ricorso al Consiglio di stato presentato da agricoltori e ambientalisti - , Casei Gerola); 1300 MW da centrali non ancora autorizzate ma che la Regione Lombardia indica come prioritarie a Bertonico (Lodi), Spinadesco (Cremona); Offlaga (Brescia). La centrale di Casei Gerola, pur autorizzata è in forse, la Regione vorrebbe però recuperare 800 MW da qualche altra parte.
Noi Verdi siamo per la costruzione di nuove centrali, ma solo quelle necessarie e localizzate con il minor impatto ambientale. Invece la Regione Lombardia sta facendo danni enormi. Senza logica autorizza centrali in posti non idonei. E’ pazzesco infatti costruire tre centrali in un territorio limitato come nel pavese – a Sannazzaro dei burgundi, a Voghera, a Casei Gerla - è criminale riproporre la stessa logica di concentrazione di centrali nel lodigiano- dopo il potenziamento di Tavazzano aggiungere anche la centrale di Bertonico- e infine le localizzazioni di Spinadesco e di Offlaga forse non sono le più azzeccate.
26 settembre 2003
STOP ALLA BREBEMI: L'AUTOSTRADA SARA' PAGATA DAL PUBBLICO.
STOP ANCHE ALLE BUFALE SUL CORRIDOIO 5: L'UNIONE EUROPEA DICE CHE NON E' VERO CHE PASSERA' DALLA LOMBARDIA.
No alla Brebemi, l’autostrada tra Brescia e Milano, e no alle bufale sul Corridoio 5: l’autostrada non va fatta, meglio il potenziamento del reticolo stradale esistente, costituito dalle strade provinciali Cerca, Paullese, Rivoltana. Mentre non è vero che il Corridoio 5 passerà dalla Lombardia, come invece sostiene chi vuole portare acqua al mulino della comunità finanziaria che chiede nuove autostrade solo per fare business facili a scapito di una mobilità più utile per i cittadini e sostenibile per l’ambiente.
Questa mattina a Melzo una ventina di ambientalisti guidati dai Verdi Carlo Monguzzi, consigliere regionale, Monica Frassoni, eurodeputata, Natale Ripamonti, senatore e Pietro Mezzi, consigliere provinciale, hanno organizzato un presidio per denunciare i progetti di nuove autostrade.
Al presidio è intervenuto anche il sindaco di Melzo, Mario Barbaro, che rappresenta l’associazione di 35 comuni contrari ai progetti della nuova autostrada Brescia Milano e alla nuova tangenziale est esterna milanese. Barbaro ha rivelato che la società Brebemi difficilmente riuscirà a realizzare l’autostrada in project financing perché secondo voci molto insistenti la concessione per la gestione dell’infrastruttura dovrebbe ridursi dai 30 anni inizialmente previsti a 19 anni e 6 mesi: in questo modo sballa il piano finanziario del progetto perché mancherebbero 1000 miliardi di vecchie lire all’appello: per reperire i fondi necessari sarebbe allora indispensabile accendere mutui garantiti dal pubblico. Il sindaco Barbaro ha lamentato anche l’assenza, nonostante diverse richieste, di un’interlocuzione istituzionale con la Regione Lombardia, tra i principali sponsor dell’opera, mentre il senatore Ripamonti ha ricordato che le garanzie che in questi giorni sta dando il ministro delle infrastrutture Lunardi sulle disponibilità in Finanziaria per le grandi opere siano solo fantasie: la realtà è che non c’è un euro e la reiterata richiesta da parte del ministro Tremonti del condono edilizio e di quello fiscale lo proverebbero.
Quanto ai progetti infrastrutturali europei cofinanziati dalla Ue, l’eurodeputata dei Verdi Monica Frassoni ha ricordato che la commissaria ai Trasporti De Palacio, rispondendo a una interrogazione della stessa Frassoni, ha precisato che il Corridoio 5 non passerà dalla Lombardia. L’unica infrastruttura cofinanziata dalla Ue che passerà dalla nostra Regione sarà il collegamento ferroviario Lione, Torino e Venezia, definito prioritario dai capi di Stato dell’Unione euroepea nel 1994 e che fa parte dell’elenco di Essen.
23 settembre 2003
AMIANTO, PER MONGUZZI LEGGE POSITIVA: SERVA DA MONITO PER IL FUTURO
La legge sull’amianto che il Consiglio regionale pressoché all’unanimità si accinge ad approvare oggi, è senz’altro positiva. Ci sono voluti però 30 anni. Ora ci auguriamo che i morti e le malattie che l’amianto ha causato servano da monito per il futuro: qualsiasi nuova sostanza o tecnologia immessa sul mercato non dovranno mai più obbedire a criteri di sola economicità ma anzitutto ai principi fondamentali di tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
23 settembre 2003
ELEZIONI PROVINCIALI, APPELLO DEI VERDI:
“PER CORTESIA BASTA COL BALLETTO PENATI-TOIA
CHE FINE HANNO FATTO PROGRAMMA E PRIMARIE?”
Tutti i giorni i giornali fanno esprimere qualche politico sul candidato dell’Ulivo per le Provinciali. E’ stato candidato e scandidato Gianni Rivera probabilmente a sua insaputa, poi Daniela Gasparini, e da alcuni mesi l’attesa spasmodica è su Patrizia Toia e Filippo Penati, che sono due ottime persone, intelligenti e perbene. Ma se andiamo avanti così l’unica cosa sicura sarà la vittoria della signora Colli.
Noi invece, preferendo la vittoria del centrosinistra, chiediamo ai nostri alleati il rispetto del percorso che unitariamente ci siamo dati. Che fine hanno fatto il programma e le primarie?
A noi pare che i cittadini siano più interessati alle idee dell’Ulivo per governare la provincia di Milano, quale sarà la proposta per garantire la mobilità ai cittadini, se fare più strade o più mezzi pubblici, cosa faremo per difendere la salute di tutti dallo smog, quale politica per garantire i diritti dei cittadini residenti e immigrati, come contenere i prezzi, come recuperare le periferie col loro disagio abitativo, urbanistico e sociale. Cioè prima di chiedersi quale sarà il candidato sarebbe meglio scrivere la nostra proposta di governo.
Siamo poi preoccupati per il metodo. Certo potremmo scegliere il candidato più bello, oppure subire equilibri nazionali (un DS qui, un Margherita là, un Verde in Australia….), oppure altre alchimie.
Noi invece proponiamo un percorso che tenga insieme l’esigenza della massima unità con quella del più grande coinvolgimento, con i cittadini per l’Ulivo, gli esponenti dei girotondi, le associazioni culturali che si ispirano al riformismo, quelle che lavorano sulla difesa della giustizia e dei diritti, e i movimenti ambientalisti.
La nostra proposta di primarie è sommariamente questa:
Lo scopo è individuare il candidato che ha più possibilità di vittoria sondando i dirigenti dei partiti e dei movimenti, la base dei partiti e dei movimenti, e i probabili elettori della nostra coalizione.
I dirigenti dei partiti e dei movimenti (associazioni, girotondi etc…), individuano 10 – 15 possibili candidati.
Viene fatta la consultazione tra la base dei partiti e dei movimenti (di cui sopra) la più allargata possibile come persone e come seggi; da questa prima consultazione emergono i primi 4 o 5 personalità.
A questo punto i media, non possono che occuparsi di questi 4 o 5 nomi, parlandone all’opinione pubblica.
Dopo alcuni giorni, su questi 4 o 5 viene eseguito, da due diverse società demoscopiche, un sondaggio tra un campione di possibili elettori della nostra coalizione. (La domanda è: voteresti per la nostra coalizione? Se sì chi preferiresti che fosse il candidato?)
Se le indicazioni grosso modo coincidono la cosa è risolta. In caso di discrepanza tra ciò che è emerso dalla consultazione della base e da quella dei possibili elettori starà ai dirigenti dei partiti assumersi la responsabilità della decisione, avendo però a disposizione indicazioni reali e preziose.
Noi ci esprimeremo dopo la discussione sul programma e per quanto riguarda il nome, durante le primarie e come esponenti di un partito, per quanto piccolo, lanciamo un gentile messaggio di saggezza agli altri partiti e movimenti: fate anche voi così per cortesia!
Carlo Monguzzi, Maurizio Baruffi, Fiorello Cortiana, Pietro Mezzi, Natale Ripamonti
17 settembre 2003
VERDI:
L'UNESCO CANCELLERÀ IL PARCO DEL TICINO DALL'ELENCO DELLE RISERVE DELLA BIOSFERA
Presto l'Unesco potrebbe cancellare il Parco del Ticino dalla aree Mab (Man and Biosphere) protette dal programma dell'Unesco.
Sul parco incombe infatti il pericolo di una nuova autostrada di 23 chilometri tra Magenta, Abbiategrasso e la tangenziale Ovest milanese, che sventrerà il parco del Ticino e quello agricolo Sud Milano.
L'Unesco rispondendo a un esposto di sindaci e ambientalisti il 3 aprile scorso, ha già fatto sapere che se il progetto non dovesse essere compatibile con il programma Mab, "si troverebbe nella inevitabile necessità di avviare le procedure per l'immediata sospensione del parco".
Nonostante questo rischio e le proteste di sindaci, la Regione vuole però fortemente quella autostrada per collegare Malpensa alla tangenziale Ovest milanese.
La lingua d'asfalto in una delle 425 riserve della biosfera mondiali si prefigura come un vero e proprio scempio ambientale e sociale, in una zona ad alta vocazione agricola di qualità e ricca di antiche testimonianze architettoniche, come le belle ville che si affacciano sul leonardesco Naviglio Grande. E' un progetto miope e distruttivo che continueremo a contrastare a favore invece di un riammodernamento di tutta la viabilità locale.
17 settembre 2003
PARCO DELLO STELVIO E PARCO DEL TICINO TRA SOPRUSI E PRESE IN GIRO. UN CATTIVO PRESAGIO PER LE OLIMPIADI DEL 2016.
L’AMBIENTALISTA FORMIGONI DOVREBBE VERGOGNARSI.
Il Parco dello Stelvio fa il proprio dovere e difende il territorio da eccessi di devastazione dovuti a interventi inutili per i mondiali di sci. La risposta della Regione è quella di chiedere il commissariamento del parco per permettere lo scempio del territorio.
L’ambientalista Formigoni non ha neanche la fantasia di poter concepire lo svolgimento di un fatto sportivo piacevole quali sono i mondiali di sci senza compromettere l’ambiente.
L’Unesco riconosce la valle del Ticino come “riserva della biosfera”, la Regione pomposamente se ne prende il merito parlando addirittura di impatto “zero” ma nei fatti autorizza una mega autostrada che collega Milano a Magenta e quindi Malpensa che sfregia proprio la “riserva della biosfera a impatto zero”.
I Verdi denunciano questa schizofrenia tra dichiarazioni pubbliche nelle conferenze stampa e comportamento reale; stasera vedremo su tutte le televisioni i rappresentanti della Regione che magnificano l’ambiente nel mentre che gli alberi vengono tagliati in Valtellina e l’asfalto viene steso nella valle del Ticino.
I Verdi attraverso il consigliere Carlo Monguzzi chiedono l’immediata convocazione in Commissione Ambiente del Presidente della Regione e dell’assessore ai Parchi perché rendano conto di questo comportamento.
16 settembre 2003
FORMIGONI SEMPRE PIÙ IMPEGNATO PER L’AMBIENTE?
FACCIA ALMENO COME LA TOSCANA, DICA NO AL CONDONO.
VERDI LANCIANO L’APPELLO AL GOVERNATORE
Il presidente Formigoni inaugurando oggi il salone del ciclo e motociclo, ha detto che la Regione è sempre più impegnata per l’ambiente. Non dubitiamo delle sue intenzioni, per ottenere risultati sono però necessari più fatti. E fino ad oggi quelli realizzati sono ben pochi.
Un banco di prova importante glielo forniamo subito: Formigoni annunci la contrarietà della Regione Lombardia alle sciagurate ipotesi di condono edilizio su cui sta lavorando il governo Berlusconi. Faccia cioè come la Toscana, che ha annunciato subito una legge regionale per stoppare gli effetti di un provvedimento che, se passasse, premierebbe solo i più furbi e le cosche mafiose che al Sud, da anni, lucrano sugli scempi del territorio e l’abusivismo. Il condono edilizio penalizzerebbe non solo l’ambiente ma anche i comuni, i quali si vedrebbero costretti in seguito a sostenere alti costi di urbanizzazione per le opere sanate da Berlusconi per fare cassa.
Ieri anche Legambiente ha invitato il presidente a pronunciarsi su questo tema, ma ancora non ci sono risposte. Speriamo che giungano presto perché solo gli annunci di possibili condoni sono sufficienti a fare danni spesso irreparabili: anche in Lombardia. Nel 2002 in Italia sono sorte illegalmente 30821 costruzioni abusive (più 9% rispetto al 2001) nell’attesa di una sanatoria che purtroppo sembra sempre più vicina.
12 settembre 2003
Aumento mortalità anziani: bugie ed irresponsabilità.
Borsani venga in Consiglio Regionale a riferire i dati veri.
Dichiarazione di Carlo Monguzzi, Consigliere Regionale dei Verdi.
“Mi sembrano paradossali le dichiarazioni del responsabile epidemiologo dell’ASL di Milano, che di fronte al dato dell’aumento della mortalità degli anziani a Milano, per scusare le dichiarazioni tranquillizzanti della ASL di Milano di ferragosto, dichiara che lui e il direttore generale erano in ferie e che non si sa chi ha fatto quelle dichiarazioni. Ma più gravi e inesatte sono le sue giustificazioni, avallate dall’Assessore regionale Borsani, quando si afferma che la ASL non ha sottovalutato il fenomeno e che il confronto era corretto e che i picchi dei decessi siano venuti dopo. Dai dati forniti ieri dal Ministero della salute risulta che a Milano già nel periodo 1-15 giugno (quando la temperatura è stata superiore di 6 gradi rispetto al 2002) la mortalità degli anziani ultrasettancinquenni è aumentata del 20% ed aumentata ancora di più nel periodo 1-15 agosto (+8 gradi), ma anche nel periodo 16-30 luglio era in crescita. Dunque, posto, che la rilevazione ministeriale è limitata al 15 agosto e non comprende il dato dei deceduti fino alla fine di agosto, quando fu fatto il comunicato, si avevano tutti i termini per porre in atto delle misure per affrontare l’emergenza . Invece nessuna autorità né la ASL, né la Regione predispose fin da luglio un piano per affrontare i prevedibilissimi effetti dell’aumento della temperatura sulla salute degli anziani.
Per questo ritengo indispensabile richiedere con urgenza, un dibattito in Consiglio Regionale nel corso del quale si valutino le responsabilità degli organi regionali e delle Aziende Sanitarie Locali di fronte all’aumento della mortalità, che, ripeto secondo i dati pubblicati, poteva essere governato e forse contenuto.
Il comportamento del servizio del 118 e dei pronti soccorso sarà stato sicuramente encomiabile, ma certamente non vi è stato un coordinamento complessivo dell’emergenza.
Purtroppo, a tutt’oggi l’Assessore Borsani non ha ancora fornito alcun dato sull’entità del fenomeno dell’intera regione ma ha solo minacciato di querela le associazioni dei consumatori che avevano sollevato il problema, anche se impropriamente collegandolo al pagamento dei ticket.
Non è affatto il momento di far polemica, ma mi domando, se in carenza dei servizi normali e dell’assenza di parecchi medici di base, non era opportuno sospendere almeno per il periodo dell’emergenza questo già odioso balzello.
Un rammarico: se in questa torrida estate la Regione Lombardia che decanta il suo sistema sanitario come perfetto ed elastico, avesse copiato dall’umile Regione Toscana, forse avremmo avuto qualche morto in meno.”
4 settembre 2003
I Verdi chiedono a Formigoni di incentivare anche il ricambio delle moto oltre che delle auto.
I Verdi Carlo Monguzzi, consigliere regionale della Lombardia, e Maurizio Baruffi, consigliere comunale di Milano, hanno inviato oggi una lettera al Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, perchè gli incentivi regionali per la rottamazione dei veicoli inquinanti possano essere utilizzati anche per rinnovare le motociclette circolanti oltre che le automobili.
"Caro Presidente - si legge nella lettera - Milano e la Lombardia soffrono molto per la cattiva qualità dell'aria che si respira. Abbiamo avuto modo più volte di criticare il suo operato e quello del Sindaco di Milano perchè, a nostro parere, non vengono presi adeguati provvedimenti in materia di trasporto pubblico e per incentivare la mobilità alternativa, ciclistica o pedonale. Ciò non toglie che vorremmo offrire il nostro contributo con un suggerimento che potrebbe essere accolto nello schema dei provvedimenti da lei annunciati lo scorso luglio. Come tutti sappiamo una causa assai rilevante dell'inquinamento è la presenza nel parco circolante di molti veicoli, a due o quattro ruote, non catalizzati. Sappiamo poi che la Regione intende predisporre un nuovo bando contenente incentivi per i cittadini che intendano sostituire le auto più vecchie con modelli meno inquinanti. Non è però prevista una analoga opportunità per quanto riguarda le motociclette e i motorini, che pure costituiscono una fetta assai rilevante dei mezzi circolanti sulle nostre strade e che, a parità di efficienza del motore, contribuiscono sicuramente a rendere più snella la circolazione e minore l'impatto del traffico e dell'inquinamento. Le proponiamo dunque di inserire nel bando anche la possibilità di ricevere incentivi per il passaggio da auto a moto (ma non il contrario) o da moto a moto. Milano ospiterà dal 16 settembre il Salone del Ciclo e Motociclo. Crediamo che sarebbe una buona occasione dare un segnale in quella sede ai produttori, ai rivenditori e ai motociclisti perchè anche le due ruote vengano prese in considerazione non solo per la parte dei divieti di circolazione contenuti nei provvedimenti antismog, ma anche per quella del rinnovamento del parco circolante (le ricordiamo che i blocchi delle non catalizzate valgono anche per le due ruote a motore non adeguate)."
4 settembre 2003
Dopo la Cava Ronchi a Bollate a fuoco anche i capannoni a Bernate Ticino.
Sul territorio i controlli ambientali sono ormai un ricordo del passato.
Dichiarazione di Carlo Monguzzi, consigliere regionale dei Verdi.
Nei giorni scorsi è andata a fuoco la “cava Ronchi”, la discarica abusiva che da anni costituisce un reale pericolo per i cittadini di Bollate. Ieri sono bruciati i capannoni della Italtecno Recuperi a Bernate Ticino.
In Lombardia sono centinaia le aree e i siti inquinati da bonificare e questi due casi emblematici rendono attuale la drammaticità del fenomeno.
Cava Ronchi di Bollate è forse l’area inquinata su cui si sono spese “più parole e promesse che fatti” della Lombardia e i capannoni della Italtecno Recuperi di Bernate Ticino sono una parte del fenomeno “capannoni abusivi” che proprio i Verdi e gli ambientalisti hanno scoperto e denunciato fin dal 1999.
Infatti a Bernate Ticino, come a Marcallo, Pero, Rho, in diversi centri della Provincia di Pavia e anche in altre Regioni d’Italia si era diffuso, ma purtroppo probabilmente continua, il fenomeno di “affittare capannoni industriali, riempirli di rifiuti realizzando ingenti guadagni, e poi abbandonarli”; in molti casi questi capannoni sono stati oggetto di giganteschi incendi sospetti, molte volte con origine dolosa, come nel caso di Bernate Ticino. Anche se i responsabili, in molti casi, sono stati processati e condannati, non sono stati però evitati gli incendi e i disastri ecologici prima della bonifica dei siti interessati.
I RITARDI DELLA REGIONE LOMBARDIA E, NEL CASO DI BOLLATE E DI BERNATE, DELLA PROVINCIA DI MILANO SONO EVIDENTI.
Più passa il tempo e più si ritardano gli interventi di bonifica, più le situazioni diventano pericolose; il fenomeno dei siti e delle aree inquinate in Lombardia è così vasto che si rendono necessarie politiche ambientali concrete e risorse finanziarie ingenti e non solo annunci e promesse.
Ma come sempre non vogliamo limitarci alla denuncia del fenomeno e della inadeguatezza della politica ambientale di Formigoni, ma rilanciamo le nostre proposte per far fronte a questa nuova emergenza.
In primo luogo deve essere interrotta l’azione abusiva nel settore dello smaltimento dei rifiuti; quella del recupero e dello smaltimento dei rifiuti è una imprenditoria relativamente giovane e quindi gli ecofurbi, anche a scapito di imprenditori seri ed affidabili, lavorano incontrastati. Occorre una legge della Regione Lombardia che impedisca a “pseudoimprenditori ambientali” che si sono resi responsabili di danni ambientali e di irregolarità gravi, di poter continuare ad operare nel settore. Al tempo stesso vanno potenziati i controlli pubblici e agevolata l’azione della Magistratura e dei corpi di polizia ambientale
( Noe e Corpo Forestale dello Stato, Polizia Municipale e Provinciale). In Lombardia, invece il centrodestra ha reso inefficaci i controlli o li ha addirittura eliminati.
In secondo luogo è necessario riconsiderare la questione rifiuti in Lombardia. Proponiamo che venga approvata una legge semplicissima che obblighi tutti gli imprenditori che operano nel settore rifiuti a qualsiasi livello (raccolta, stoccaggio,trasporto, recupero riciclaggio e smaltimento) a versare cospicue fideiussioni finanziarie, almeno pari ai costi di bonifica per un possibile danno ambientale. Fideiussioni di liquidità vera e non false come quelle nel calcio che da subito escluderebbero dal mercato dei rifiuti “le srl di imprenditori improvvisati” rafforzando invece una imprenditorialità affidabile.
Infine, occorre che la Regione Lombardia predisponga un Piano Straordinario per reperire le risorse per “Ripulire la Lombardia”. Difficile ipotizzare di riuscire a individuare i responsabili soggettivi degli inquinamenti abusivi, avvenuti anche decine di anni fa; c’è però una responsabilità oggettiva, quasi storica, del mondo dell’impresa, industria, commercio e artigianato che ha prodotto i rifiuti e questa situazione. Per questo crediamo che in quel mondo vadano reperite le risorse con una “ecotassa” da applicare alle imprese che producono rifiuti da destinare al “disinquinamento della Lombardia” che sia anche occasione di sviluppo e di occupazione. Con una precisazione; che i fondi vangano destinati effettivamente alle bonifiche e che “le imprese del disinquinamento siano effettivamente imprese”; purtroppo troppo spesso vediamo che incredibilmente gli stessi che hanno inquinato (realizzando guadagni) poi disinquinano (forse, ma realizzando ancora guadagni).
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