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| Ecoappunti
24 - Otobre 2006 (testi) |
Quale Unione, quali Verdi, in Lombardia?
di Carlo Monguzzi e Marcello Saponaro
Qualcuno sostiene che una questione settentrionale non esista. A volte, aggiunge: “Basterebbe che il governo facesse strade e infrastrutture e il centrosinistra recupererebbe consenso al Nord”.
Non ci interessa la guerra dei termini. Ci interessa evidenziare che, probabilmente, la crisi del centrosinistra in Lombardia è particolarmente anomala. Anomala perché nei paesi dell'occidente democratico lo scarto tra maggioranza e opposizione, tra le coalizioni, va assottigliandosi. Sempre più si vince per pochi voti. E' abbastanza naturale in un contesto sociale sempre più complesso nel quale le classi, le professioni e gli interessi si mescolano.
Non è una situazione normale, allora, l'incapacità di comprendere la società e di proporre soluzioni capaci di convincere i cittadini lombardi. Non chiamiamola, se volete, questione settentrionale, ma come si fa a non vedere una patologia nel 35% dei voti raccolti alle regionali del 2000 e nel 43,6% di quelli ottenuti nel 2005?
Noi ecologisti dobbiamo aiutare l'Unione a comprendere che il Nord soffre. Non solo perché non si muove più, ma anche perché qui, più che altrove, il consumo di territorio è alimentato da un sistema di finanziamento degli enti locali sempre più cementificatore e anche perché lo stress, l'inquinamento, e le città indifferenti, sono l'altra faccia della medaglia di uno sviluppo che ha paura di se stesso, e passerebbe sopra ai propri genitori pur di non perdere terreno e quote di mercato. Aiutare l'Unione a fare questo deve significare, però, anche attrezzare i Verdi per il governo di una Regione paragonabile alle aree industriali della Mitteleuropa per capacità produttiva, nuovi bisogni e nuovi diritti espressi.
I congressi nazionale e regionale dei Verdi dovranno fare anche questo: un'opera importante di elaborazione e di innovazione, a cominciare dalla sfida federalista che in Italia nacque all'interno del migliore pensiero democratico e liberale e che non può essere abbandonata alla deriva egoista e illiberale di una Lega in declino.
Il confronto ci aspetta.
Un congresso utile alle porte - Libertà di padroneggiare il proprio destino
di Carlo Monguzzi
Una parte delle persone ha in mano il proprio futuro e un avvenire garantito, molte altre, attanagliate dalla povertà, non hanno questa possibilità o hanno paura di perderla
La disuguaglianza sociale più profonda e drammatica è ciò a cui la sinistra consapevole deve saper rispondere.
Per la destra questa disuguaglianza è frutto di meccanismi inevitabili di selezione, economicamente giustificati, che separano vincitori e vinti; meccanismi che dovrebbero assicurare il dinamismo della società, il suo sviluppo e la sua creatività.
Il risultato è una società di separazione in cui quelli che non vivono nello stesso modo si evitano e si ignorano.
La propaganda della Casa della Libertà accusa chi vuole recuperare questa separazione di assistenzialismo; è invece vero il contrario, noi dobbiamo creare e garantire le condizioni perché ciascuno abbia, in termini egualitari, i mezzi e le possibilità di assumersi delle responsabilità e di costruire liberamente la propria vita.
La responsabilità individuale e la ricompensa dello sforzo sono valori autenticamente progressisti e dobbiamo volgere la nostra azione politica a creare per tutti le condizioni per affermarli.
Le prime fra queste condizioni sono la difesa e lo sviluppo dell'ambiente, l'istruzione, la sanità, la formazione professionale e l'accesso alla cultura.
Onorando a nostro modo queste condizioni ricostruiremo il valore del lavoro.
E' purtroppo evidente che se i genitori hanno una condizione lavorativa precaria tutta la famiglia è destabilizzata, l'incertezza di lavoro e salario mettono in difficoltà il trasmettere ai propri figli il gusto e il senso dell'impegno scolastico.
Sarà utile poi edificare l'Europa mettendola alla prova con la costruzione di due cantieri fondamentali e inevitabili: l'ambiente e la ricerca perché dopo gli sconvolgimenti climatici di questa estate non si può continuare ad accettare che l'Unione Europea non rispetti gli accordi di Kyoto e che soltanto mettendo insieme forze e competenze potremo preparare il più presto possibile il dopo petrolio e il passaggio alle energie rinnovabili.
Nessuno potrà dire che non se lo aspettava, quando, tra qualche decina di anni, scoppieranno guerre per il controllo dell'accesso all'acqua potabile.
Non abbiamo più nessuna scusa per non agire sul surriscaldamento del pianeta perché possediamo intelligenza, tecniche e potenziale di ricerca, e perché possiamo modificare profondamente i nostri comportamenti civici, produrre diversamente, spostarci diversamente, abitare diversamente e accettare la sfida.
Il riscaldamento del clima va ad aumentare ulteriormente lo scarto e la disuguaglianza tra i paesi: quelli che soffrono già per il caldo e la siccità soffriranno ancora di più e domani questi problemi ambientali saranno nuove minacce per la sicurezza.
La recrudescenza delle disuguaglianze, in un mondo tutt'altro che pacificato, alimenterà il risentimento. Gli odi nazionalisti e le febbri identitarie attizzano molti bracieri.
Le guerre preventive aggravano i problemi che sostengono di sanare.
Il primo fattore di destabilizzazione del mondo è la miseria, è l'umiliazione degli offesi, è la disuguaglianza; sono queste le cose che spingono alla violenza e permettono ogni sorta di manipolazioni.
La nostra scommessa è che i paesi poveri, in particolare quelli africani escano dalla miseria grazie a un ecosviluppo più ragionato, più solidale, più efficace.
Questa è l'unica risposta alle migrazioni della miseria.
Solo il rispetto crea la fiducia. E la fiducia nutre il desiderio dell'avvenire.
Se dal nostro congresso uscirà la consapevolezza di queste cose e la determinazione, la forza e la voglia di contaminare tutta l'Unione, quindi il governo del paese, allora vorrà dire che avremo fatto un congresso utile.
Legambiente Lombardia - Damiano Di Simine presidente
di Marcello Volpato
Dal 7 ottobre sostituisce Andrea Poggio , per quindici anni alla guida dell'associazione, e succede a Carlo Monguzzi e al compianto Ercole Ferrario. Il Cigno verde locale è uno dei raggruppamenti più strutturati a livello nazionale per soci, circoli e iniziative
Come sta Legambiente in Lombardia?
Abbiamo consolidato la presenza nel territorio grazie a nuovi circoli, e stiamo gestendo il ricambio generazionale. La nostra caratteristica resta il forte radicamento.
Come si è arrivati alla tua candidatura?
Con un percorso che ha visto crescere la coesione all'interno del gruppo regionale. Nella scorsa primavera la candidatura è stata condivisa con i circoli, contestualmente al progetto di ristrutturazione di Legambiente: a Milano nascerà infatti la seconda sede nazionale.
Quali i settori di intervento in cui avete raccolto di più in questi anni?
La sorpresa è stata il ‘feeling' con gli enti locali. Abbiamo rilevato il ruolo strategico svolto dai piccoli comuni, e gli enti territoriali hanno scoperto l'ambiente per rinnovarsi nel governo e nel rapporto con i cittadini.
I primi impegni come nuovo presidente
Potrebbe essere una lunga lista, a partire dal nodo di Milano. Tuttavia quello che si apre è l'anno del nostro congresso, quindi un momento di riflessione, il tema che affronteremo è il territorio: dell'arresto del consumo e del degrado di suoli e paesaggi, ma anche al suo significato di substrato per l'identità di una comunità, sottraendolo, però, al localismo.
Lombardia motore d'Europa troppo inquinante
Dalla Regione ci aspettiamo di più, si fa poca innovazione e alle politiche ambientali servono nuovi impulsi. Alla giunta rimproveriamo disattenzioni, o addirittura totali assenze, come sui parchi: all'inizio degli anni ‘90 la Lombardia vantava il sistema di aree protette più avanzato d'Italia, oggi è rimasto poco più della sua ombra sulle carte geografiche. Vorremmo che il presidente Formigoni si impegnasse per rendere la Lombardia un più bella.
Rapporto tra Legambiente e politica: in questi anni avete sottoposto un piano per uno sviluppo sostenibile alla vigilia di ogni elezione.
Oltre a predisporre il nostro piano intendiamo verificare le ‘performance' ambientali, dal momento che i documenti sono fatti per essere attuati e monitorati. Il nostro rapporto con la politica è plurale, nel senso che - senza rinunciare alla critica e alla vertenza - oggi non possiamo non riconoscere che i temi ambientali fanno parte delle agende di governo. Per questo il nostro è un ambientalismo responsabile, che si misura con i dati oggettivi e con tutte le sfide, purché possibili, ma rinunciando ad atteggiamenti massimalistici.
Alcuni dicono che i verdi sono utili perché nelle istituzioni sono gli unici a promuovere fino in fondo tutela ambientale e sviluppo sostenibile. Altri dicono che sono un tappo allo sviluppo della questione ecologica. Tu cosa pensi?
I verdi sono utili se riescono a costruire alleanze, godano, però, di una stima che li fa considerare il secondo partito da votare. Penso che la loro esperienza potrà tornare a un ruolo protagonista solo se saprà porsi dei seri interrogativi, e trovare risposte, rilanciando la sfida ambientale per un progetto politico inclusivo e radicato nella società.
Poggio è stato presidente per tanti anni. Che responsabilità ti senti a subentrargli?
L'eredità di Poggio è notevole. Penso che essere presidente dopo di lui sarà molto impegnativo, perché la sua passione ha contribuito in modo determinante alla crescita dell'associazione. Vorrei sottolineare che Andrea condividiamo ogni giorno, e condivideremo, lo sforzo per tenere insieme i mille fili tessuti finora da Legambiente.
Una Provincia su due ruote
di Pierluigi Mutti
La delega per la mobilità ciclistica ha assorbito molte energie progettuali e finanziarie. Il progetto strategico MiBici è da tempo definito e rappresenta il quadro entro il quale si inseriscono tutte le iniziative promosse dai Comuni, dai Parchi o direttamente dalla Provincia.
Dopo avere finanziato un consistente numero di progetti, Palazzo Isimbardi, ha recentemente assegnato fondi per 2,8 milioni di euro per realizzare dieci opere che, oltre a una velostazione e un sistema di bike sharing, permetterà di rendere disponibili 16 km di nuove piste. Questi tratti completeranno alcune reti locali pari a 52 km complessivi. È stata messa a punto inoltre la Carta dei Comuni in bici: un documento di intenti che impegna le amministrazioni che lo hanno sottoscritto a favorire l'uso delle due ruote, anche con modifiche degli strumenti di pianificazione urbana, e che chiede alla Regione Lombardia e al Governo centrale un concreto sostegno e risorse economiche per sviluppare le iniziative in questo settore. La Provincia di Milano , che favorisce la diffusione dell'uso delle due ruote, intende anche dare il buon esempio. Abbiamo infatti acquistato 100 biciclette che saranno messe a disposizione dei dipendenti per i loro spostamenti tra le varie sedi. Le biciclette saranno collocate nei parcheggi dei diversi edifici e sarà attivato un meccanismo di incentivo per favorirne l'utilizzo.
Palazzo Isimbardi - Diversità verde
di Pietro Mezzi
La presenza in una giunta amministrativa deve essere caratterizzata da un'azione di governo significativa che sappia comunicare ai cittadini la diversità da altre ispirazioni e la coerenza con i principi dell'ambientalismo
Ho cercato di portare la diversità in questi oltre due anni di permanenza nella Giunta Penati in qualità di assessore al territorio, parchi, Agenda 21, mobilità ciclistica e diritti degli animali.
Il primo tema che vale la pena di segnalare è il processo di adeguamento del Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp). Siamo appena all'inizio di un lungo e articolato processo che, a partire dalle prescrizioni della nuova legge regionale lombarda, vedrà una importante revisione del principale strumento di pianificazione della Provincia.
Per necessità di sintesi sottolineo due aspetti qualificanti. In primo luogo l'attenzione dedicata al tema del consumo di suolo. Attualmente le aree edificate e infrastrutturate ammontano in media al 34 per cento dell'intera superficie provinciale, con punte: molto elevate nell'hinterland milanese e meno concentrate attorno al Parco Sud.
Considerando le previsioni urbanistiche già definite, la quota di territorio già “impegnato” sale al 42 per cento. Questo tema riveste un'importanza assoluta, le scelte che gli enti locali faranno nei prossimi anni sulla destinazione delle aree agricole saranno infatti decisive per l'assetto complessivo del territorio e in questo quadro la Provincia può svolgere un significativo ruolo di orientamento. Il suolo non può essere considerato soltanto come fonte di reperimento di risorse finanziarie per i Comuni, ma valutato in un quadro di sviluppo strategico e non contingente.
Il secondo aspetto da mettere in evidenza è la partecipazione. Nel procedimento di adeguamento del Ptcp viene riservato ampio spazio al coinvolgimento dei singoli cittadini, delle realtà associative, imprenditoriali e sindacali presenti sul territorio e portatrici di interessi diffusi. Figure chiamate a fornire il loro contributo in termini di sensibilità e rappresentazione di particolari e diversificate esigenze, al fine di costruire un quadro che restituisca la complessità del territorio e crei le premesse per la soluzione dei problemi. Ma anche in attesa di disporre di un nuovo strumento di pianificazione, il Ptcp adeguato, evoluto e davvero rispondente alle prospettive del territorio milanese, siamo riusciti a evitare una serie di interventi che avrebbero causato gravi danni sul piano ambientale e di una corretta previsione urbanistica.
Esempi come Viboldone, Masate, Cernusco dicono che, anche in presenza di un Ptcp vigente labile dal punto di vista della difesa del territorio, è stato possibile arginare le principali minacce.
Il capitolo Parchi ci ha visti impegnati nel porre le basi per un programma ambizioso. Accanto alla conferma del sostegno finanziario nei confronti dei Parchi regionali presenti in provincia di Milano , abbiamo delineato un piano di sviluppo per i Parchi locali di interesse sovracomunale (Plis).
Ai dodici esistenti, alcuni dei quali interessati da programmi di ampliamento, si aggiungeranno presto nuove realtà, una volta conclusi i percorsi di definizione e perimetrazione attualmente in corso.
Quindi sostegno tecnico, finanziario e gestionale, con l'obiettivo di aumentare la superficie di aree verdi a disposizione dei cittadini. A questo va aggiunto lo sforzo per la creazione di un Forum dei Parchi che, oltre a condividere le esperienze, svolgerà un ruolo di coordinamento rafforzando la capacità dei Parchi di essere interlocutore complessivo.
Il quadro dell'azione sui parchi si completa con il progetto strategico che riguarda il quadrante Nord della provincia milanese, la Dorsale Verde. Si tratta di mettere in rete le aree verdi di questa zona, connetterle in un sistema del verde urbano, agricolo, di brughiera, in grado di costruire una vera rete, che comprenda anche i corridoi ecologici: spazi, questi, oggi tracciati solo come previsione, ma che devono diventare realtà attraverso un paziente lavoro che la Provincia intende, per parti e assieme ai Comuni, attuare nel tempo.
Da ultimo mi preme citare un tema al centro di infinite polemiche: il progetto per la Nuova Tangenziale Est.
Com e è noto, a fronte di una dura opposizione dei sindaci della zona che ha trovato in alcune forze politiche - in primo luogo dei Verdi - una sponda e un attivo sostegno, all'interno della stessa compagine di maggioranza a Palazzo Isimbardi esistono sensibilità diverse. Posizioni differenziate, alcune delle quali puntano comunque a una soluzione di tipo autostradale che sia noi Verdi che il Comitato dei sindaci osteggiamo. È una battaglia difficile, irta di ostacoli, che non abbiamo certezza di vincere, ma che è importante combattere perché è decisivo affermare l'obiettivo primario del potenziamento del trasporto pubblico locale contro soluzioni solo apparentemente positive, ma che compromettono gravemente il territorio senza risolvere il problema.
Emergenza smog - Lombardia ancora senza legge
di Gianluigi Vecchi
La nuova norma contro l'inquinamento affronta solo una parte del problema e non arriverà in tempo per i problemi di quest'inverno
Al momento è questo il giudizio politico sintetico che possiamo dare sul percorso finalmente avviato dalla giunta regionale (Formigoni governa da 11 anni) per affrontare con provvedimenti organici il problema dello smog. Percorso a cui ha collaborato attivamente la Commissione ambiente del Consiglio regionale.
Situazione
Siamo alle porte di quella che ormai impropriamente viene chiamata “emergenza aria”; tra qualche giorno, come ormai da diversi anni, i bollettini dell'Arpa daranno il loro drammatico responso con il Pm10 alle stelle in tutta la regione. Però una nuova legge regionale contro l'inquinamento dell'aria ancora non c'è. E' sicuro che anche l'inverno 2006/2007 non sarà quindi quello della svolta. Annunci, convegni, speriamo approcci corretti al problema, ma interventi concreti contro l'inquinamento e il traffico sono ancora poca cosa.
Eppure i Verdi e le associazioni ambientaliste hanno con rigore scientifico e con insistenza chiesto che la qualità dell'aria che i cittadini respirano fosse messa in cima alle priorità dell'azione della giunta Formigoni e della maggioranza di centrodestra.
Proposte
Vale la pena di ripercorrere le questioni fondamentali che abbiamo posto in questi ultimi mesi e che hanno trovato un importante riscontro in molti comuni capoluogo e province della nostra regione. In particolar modo ci riconosciamo molto nelle richieste espresse in un documento a firma degli assessori Dal Conte di Cremona, Sacchi e Balzamo di Pavia, Uggetti di Lodi, Saletta di Mantova, Brunelli di Brescia, Erba di Monza, Amorino di Bergamo, Fimiani di Sesto San Giovanni .
Abbiamo preparato alcuni emendamenti scritti in una forma che dovrebbe favorire la loro accettazione senza rinunciare in alcun modo alle questioni di principio che riteniamo debbano in qualche maniera rendere quanto meno utile questa nuova legge al momento in larga parte inadeguata. La prima questione oggetto di emendamento riguarda il riconoscimento dell'intera Regione Lombardia e le Regioni della Pianura Padana come aree critiche per la qualità dell'aria perché alcuni parametri definiti dalla Ue – in particolar modo il Pm10 e l'ozono - vengono sistematicamente superati.
Questo non vuol dire prevedere in modo meccanico ed ideologico interventi di contenimento del traffico eguali sia a Milano che a Morbegno in Valtellina. Al contrario proponiamo di prevedere Piani di Azione specifici (piani di emergenza e finanziamenti per mobilità sostenibile e abbattimento delle emissioni da traffico e da impianti civili e industriali) per aree e contesti territoriali omogenei quali aree metropolitane, aree di pianura e aree di montagna.
Interventi
Sempre su questo tema intendiamo dare importanza, anche sulla base di indagini molto accurate svolte dal Comune di Brescia, a interventi coordinati su autostrade e strade di grande percorrenza, come quello di limitare la velocità degli autoveicoli che comporta riduzioni significative degli inquinanti emessi. Una seconda questione molto importante riguarda la responsabilità di “chi fa cosa come e dove” abituati da anni allo stile di Formigoni che è quello di fare annunci a cui non seguono finanziamenti e interventi concreti. Per questo prevediamo di avere ambiti di “consultazione” con tutti i soggetti pubblici e privati interessati ma di costituire “la cabina di regia degli interventi di prevenzione e di emergenza” solo con le Province e i Comuni capoluogo lombardi. Un organismo snello, in grado di prendere decisioni con la dovuta tempestività di fronte a situazioni di emergenza.
Mobilità e immissioni
La terza questione riguarda un problema strutturale e di approccio all'inquinamento dell'aria ed è quella di mettere in relazione in modo pregnante e integrato, la riduzione delle emissioni in atmosfera con la mobilità generale e il miglioramento dei servizi di trasporto pubblico locale comprese le forme di trasporto collettivo.
Ecotasse
Infine l'ultima questione riguarda le risorse finanziarie da reperire per davvero, al di là degli annunci.
Per questo proponiamo di promuovere in Lombardia la riconsiderazione dei tributi ambientali agendo sull'acquisto, l'immatricolazione e il bollo di circolazione delle auto, sui combustibili, sulla estensione della tariffazione dei parcheggi urbani e su forme di road pricing, pollution charge e congestion charge di concerto con gli Enti Locali interessati. L'importante è che queste modifiche siano improntate su principi di equità e differenziate solo secondo livelli di inquinamento prodotto, consumo di carburante e occupazione di spazio e soprattutto che gli introiti derivanti siano finalizzati esclusivamente al potenziamento del trasporto pubblico locale e a interventi di contenimento delle emissioni dei veicoli privati. Abbiamo poi chiesto che questa legge sia assoggettata alla “clausola valutativa” che richiede ai soggetti incaricati (la giunta regionale) dell'attuazione della legge, di produrre, elaborare e infine comunicare all'organo legislativo ( il consiglio regionale ) le informazioni necessarie a conoscere tempi e modalità di attuazione e a valutare le conseguenze che ne sono scaturite per i suoi destinatari diretti e, in ultima analisi, per l'intera comunità regionale. Il nostro non è un approccio nuovo ma solo una sintesi, ormai consolidata e confermata da indagini scientifiche, di un lavoro che da tempo portiamo avanti su queste tematiche, purtroppo il tempo stringe, e ancora una volta Formigoni è altrove.
Orio al Serio - Utili per l'ambiente
di M.B.
Un programma di investimenti sull'impatto all'ecosistema dell'aeroporto con tempi e priorità precisi e la previsione dal bilancio 2006 di un apposito fondo, che dovrà crescere di pari passo con i piani di sviluppo. In soldoni fanno 9 milioni di euro
Questo il frutto della battaglia politica che i Verdi orobici hanno condotto nei cieli bergamaschi. L'aeroporto bergamasco ha conosciuto negli ultimi anni un'espansione di traffico merci e passeggeri senza precedenti, diventando in breve tempo il quarto scalo italiano. Tale crescita ha portato a Bergamo un po' di turismo mordi e fuggi, qualche centinaio di occupati in più e una comoda ed economica opportunità per girare l'Europa, ma soprattutto ha riempito di milioni e milioni di euro le casse di Sacbo, la società che gestisce l'aeroporto, e ha portato via il sonno a centinaia di cittadini che vivono nei pressi dello scalo. La Sacbo, zitta zitta, voleva distribuire ai soci 10 milioni di euro senza prima aver compiuto gli interventi di mitigazione ambientale cui è tenuta all'interno dello scalo e senza aver mai investito nella sostenibilità ambientale del traffico aereo. I Verdi orobici hanno evidentemente sconvolto i conti dei soci Sacbo chiedendo che questi soldi fossero invece investiti per contenere l'impatto ambientale dello scalo e chiedendo che l'azienda procedesse agli interventi cui è obbligata. La milanese Sea , per esempio, detentrice del 49.98% di Sacbo, aspettava 5 milioni di dividendi senza dover mettere nemmeno un soldo per le orecchie di quei cittadini sulla cui testa fa affari. La correttezza della proposta dei Verdi orobici ha convinto anche il presidente della Provincia Valerio Bettoni (Fi) che nei giorni successivi ha rilanciato dalla stampa cittadina la proposta di reinvestire l'intero importo della riserva straordinaria, rinunciando per una volta alla suddivisione degli utili. La Provincia e il Comune di Bergamo controllano il patto di sindacato che possiede il 50,02% di Sacbo: è bastato quindi un ordine del giorno del verde Roberto Bertoli in consiglio comunale, sottoscritto con entusiasmo (durato pochi giorni) da tutto il centrosinistra ma anche da pezzi del centrodestra, a mettere in imbarazzo il sindaco di Bergamo Roberto Bruni di fronte agli altri soci il cui capitale “ha diritto ad essere retribuito”. Retromarcia, quindi, dell'Unione a Bergamo, ma non del tutto, visto che con il consenso anche del Sindaco è stata approvata una mozione che (senza cifre nero su bianco) richiama Sacbo a un maggiore investimento e alla costituzione di un fondo speciale per le mitigazioni ambientali. Una mezza vittoria dei Verdi che quindi si sono astenuti. Di fatto, per la prima volta nella storia dello scalo orobico, si è imposto l'assunto che il futuro dell'aeroporto di Orio passa solo dalla sua sostenibilità ambientale.
Tutelare il Parco - Salviamo il Ticino dallo sviluppo
di Natasha Aleksandrov
E' fondamentale una fitta partecipazione locale, sentita e attiva, per la salvaguardia delle acque, non perdendo mai di vista il proposito assoluto: quello di considerare la rete di problematiche (non le singole prese a scomparti) connesse tra loro
Denunciando il degrado del fiume Ticino e delle sue acque, il non funzionamento dei depuratori, i mancati monitoraggi, le indicibili percentuali di carica batterica, gli scarichi illeciti, il non mantenimento del minimo vitale, la mancanza di impianti indispensabili di ozonizzazione e fitodepurazione (in particolare il riferimento è al depuratore di S. Antonino e al torrente Arno) e ancora il non rispetto dei parametri previsti dalla normativa europea, denunciamo altresì l'inquinamento dell'aria, uno stile di vita precario, l'arbitraria e speculata estensione cementifera. L'intenzione è quella di segnalare l'esistenza di ampie porzioni della società civile locale, di reti sociali, di associazioni ambientaliste del nostro territorio che si sono battute e si stanno battendo contro le invasioni dello “sviluppo”. Ci viene proposto, a catena, un anello dopo l'altro, un nuovo “benessere da marketing”; grandi opere: tangenziali, autostrade, treni ad alta velocità, la terza pista di Malpensa 2000… e con loro tutto ciò che ha a che fare con lo spostamento, con il viaggiatore temporaneo - il più delle volte precario. Vale a dire cementificazione ovunque: servizi alberghieri, centri commerciali, interminabili parcheggi e ancora strade di collegamento. Il tutto frutto di loschi giri di denaro manovrati dall'alto. Sviluppo? E' “sviluppo” il degrado del nostro suolo, dell'aria, dell'acqua, del vivere sociale in nome di una “crescita” in produzione, consumi, trasporto; o è sviluppo invece la valorizzazione di suolo, aria, acqua e benessere sociale, per via di una vocazione ambientalista e in nome di salute, decrescita e un futuro vivibile?
Dopo la mobilitazione del 10 settembre di quest'anno sulle sponde del Naviglio, abbiamo proseguito, perché si metta fine alle tragiche condizioni del fiume azzurro, con la raccolta delle firme sul Patto stilato dal Coordinamento Salviamo il Ticino. Nella petizione è aggiunto l'invito alle Regioni Lombardia e Piemonte a rivalutare il progetto di costituzione di un unico parco interregionale del Ticino, progetto che ha radici in una sottoscrizione del '95, poi rimasta in ombra. Ciò al fine di tutelare l'insieme delle ricchezze ambientali lungo il fiume. Al termine della campagna, petizione e firme verranno consegnate agli Assessori all'Ambiente delle due Regioni.
Intervista a Marcello Saponaro - Bergamo per la sicurezza alimentare
di S.C.
Da quando è stata istituita l'Agenzia Europea (Efsa, con sede a Parma), si parla della necessità di creare in Italia la sua “interfaccia” nazionale a cui siamo obbligati, dal regolamento europeo
In molte occasioni, negli ultimi anni, soprattutto quando è stato necessario fronteggiare emergenze sanitarie e ambientali, si è sentita la mancanza di un'autorità italiana deputata a coordinare i servizi di controllo territoriali e legittimata a fornire pareri scientifici in maniera tempestiva e credibile.
Marcello Saponaro , consigliere regionale dei Verdi, sostiene che non è più possibile rimandare l'istituzione dell'Agenzia, e che entro il 2006 sarà necessario aver definito la sua collocazione e averne predisposto l'operatività. Saponaro ha proposto la candidatura di Bergamo come sua sede, chiedendo il sostegno delle autorità politiche, sindacali, scientifiche e culturali della Città e della Provincia.
Perché un'agenzia nazionale?
Perché in un mondo globalizzato è maggiore il rischio sanitario e ambientale dovuto alla diffusione nel mercato di prodotti adulterati, avvelenati o manipolati geneticamente in modo illegale. Il riso transgenico LLRice601 della Bayer, non autorizzato dalle autorità statunitensi né tantomeno da quelle europee e sbarcato in Italia nelle scorse settimane, ne è l'esempio più recente. Un'Agenzia nazionale, collegata con altre strutture a livello europeo, potrebbe rappresentare una garanzia in più rispetto all'“invasione” di questi prodotti e consentire ai cittadini di scegliere quelli di qualità. In Italia, in questi anni, abbiamo sopperito alla mancanza dell'Agenzia nazionale con un Comitato interno al Ministero dalla sanità. Ma questa soluzione non può che essere provvisoria, mentre è auspicabile che l' Autorità nazionale, che deve occuparsi di sicurezza alimentare, sia istituita al più presto e resa operativa. Purtroppo, fino ad oggi, il Governo si è limitato a mettere delle “toppe” alle emergenze che il Paese si è trovato ad affrontare (morbo della lingua blu, grano contaminato, contaminazione da ogm). L'istituzione dell'Agenzia nazionale avrebbe, invece, potuto contribuire non solo a salvaguardare la salute del cittadino, ma anche a tutelare le risorse ambientali e a valorizzare i nostri prodotti tipici, biologici e tradizionali.
Dopo la Conferenza di Vienna sulla coesistenza (5-7 aprile) sono piovute critiche pesanti sull'operato dell'Efsa. Gli stessi Commissari Europei hanno chiesto all'Agenzia di effettuare valutazioni più approfondite sugli ogm prima di deciderne la “non pericolosità”. Cosa ne pensi?
Trovo che le critiche all'Efsa siano condivisibili. Gli stessi commissari europei le chiedono di riconquistarsi una credibilità, perché in questi anni non ha saputo dimostrare la sua imparzialità e indipendenza. Ha definito sicuri tutti gli ogm che ha valutato, anche quelli la cui pericolosità per la salute umana e animale era ampiamente documentata da enti indipendenti. Sorda alle richieste dei cittadini e degli Stati Membri, si è lasciata sedurre dalle sirene dello sviluppo biotecnologico, contravvenendo quindi ai suoi compiti istituzionali.
Le Agenzie Nazionali sono l'unico strumento deputato a dialogare con l'Efsa e difendere gli interessi nazionali; il loro ruolo è quindi fondamentale per riequilibrare le posizioni dell'Efsa, recuperare autorità sul nostro territorio e contribuire con le nostre competenze scientifiche a definire un parere credibile e indipendente dagli interessi dei gruppi di lobby.
In che modo l'agenzia nazionale potrebbe contribuire concretamente ad evitare o a gestire le emergenze sanitarie e ambientali? Si sarebbe potuto gestire diversamente anche il caso dell'influenza aviaria?
L'Agenzia deve orientare le politiche a livello nazionale, può avere un ruolo decisivo nella prevenzione e nella diffusione corretta e tempestiva delle informazioni, come nell'armonizzazione della ricerca. In caso di emergenza, l'Agenzia avrebbe le competenze e l'indipendenza per gestire al meglio la situazione, invece di affidarci all'improvvisazione. Nel caso della febbre aviaria ad esempio nessuno ha valutato la spesa enorme fatta da Storace per acquistare quantità ingenti di vaccino, senza averne valutato la credibilità scientifica.
Bisogna poi garantire il rispetto degli standard di qualità dei prodotti alimentari nazionali e importati, impedendo contraffazioni, frodi e illegalità. Pensiamo, ad esempio, al morbo della lingua blu delle pecore. In quel caso si sarebbe potuto evitare che l'Istituto zooprofilattico di Teramo, a cui erano stati affidati sia gli accertamenti scientifici che la distribuzione dei vaccini, agisse indisturbato mentre imponeva, unico al mondo, una campagna di vaccinazione a tappeto su ovini e bovini. Una campagna che ha provocato l'aumento delle morti e degli aborti degli animali. Nessuno controllava il controllore. Un coordinamento e un intervento dell'Agenzia avrebbe reso subito evidente che era lo stesso vaccino, con virus vivi, a provocare, nel 90% dei casi la malattia! Nel resto del mondo si è atteso che gli animali si immunizzassero da soli, vista la limitata diffusione del contagio. Inutile aggiungere che tutti gli uomini coinvolti erano di Alleanza Nazionale, che inizialmente ha cercato di coprire lo scandalo.
Perché Bergamo come sede dell'agenzia nazionale?
Bergamo è una città che ha dimostrato di saper realizzare, sul territorio, un'ampia collaborazione tra gli Enti locali e con gli attori istituzionalmente preposti in materia di alimentazione, agricoltura, ricerca e innovazione. Inoltre, Bergamo è la sede di importanti strutture di controllo e monitoraggio, di Istituti di Ricerca scientifica, meccanica e tecnologica, di Società di certificazione e di promozione della qualità, di Università. Bergamo è una provincia dalla tradizione alimentare contadina che ha saputo crescere, enormemente nell'offerta di prodotti tipici certificati per la qualità e l'origine e, sempre sul fronte dell'offerta di cibo e cultura, è la città che offre un'ampia offerta di ristoranti decorati dalle guide enogastronomiche. Bergamo è, infine, la città adottiva del Maestro Luigi Veronelli, medaglia d'oro alla memoria della Città.
Piano di sviluppo rurale - Fondi agricoli 2007-2013 occasione persa
di S.C.
Nei prossimi 7 anni la Regione Lombardia avrà a disposizione circa 700 milioni di euro1 per consentire all'agricoltura di rispondere ai criteri di sostenibilità e per avviare processi di sviluppo nelle aree rurali, ma come già avvenuto nel precedente settennio (2000-2006), ci prepariamo a veder sfumare la speranza, insieme al denaro pubblico, di poter costruire su basi solide il futuro delsettore primario
Il nuovo Piano di sviluppo rurale (Psr 2007-2013), strumento di programmazione dei capitoli di spesa pubblica europea e nazionale, presenta già visibili e chiari, pur non essendo ancora in una versione definitiva,2 i segni di continuità con il passato.
Sostegno economico
Il sostegno economico continua ad essere considerato un ammortizzatore sociale per le aziende più grandi di pianura, quelle che pur dette “professionali” non riescono a reggersi con le loro gambe sul mercato (nel Psr 2000-2006 il 18% delle aziende ha ricevuto il 27% dei contributi, soprattutto nel settore “bovini”). Nel concreto si chiede ai contribuenti di sostenere la produzione di materia prima indifferenziata, con scarso valore aggiunto e dipendente da input chimici; una produzione sempre più schiacciata dalle industrie agrochimiche, a monte, e da quelle di trasformazione e distribuzione, a valle. E nonostante questa politica non stia ripagando dei sacrifici sostenuti dalla collettività (le aziende continuano a scomparire, la proprietà si concentra in poche mani e grandi porzioni di terreno agricolo vengono abbandonate) la Regione va avanti per la sua strada: la competitività, si legge nelle bozze del nuovo Piano, rimarrà “l'asse programmatico portante e prioritario dello sviluppo rurale”, come lo è stata nella programmazione precedente.
Competitività
Ma cosa si intenda con il termine “competitività” non è dato sapere: la Regione continua a proporre e a venderci l'illusione che si possa vincere la sfida del mercato globale lanciando i prodotti lombardi a prezzi più bassi di quelli cinesi, tunisini, argentini e, quindi, continua a proporre il Piano di Sviluppo Rurale come la continuazione delle sovvenzioni comunitarie alla produttività aziendale. Il Psr, invece, potrebbe (e dovrebbe!) diventare una politica di indirizzo, che segna percorsi alternativi di produzione, che delinea un diverso paesaggio nelle nostre campagne, che ricostruisce un rapporto di fiducia e di reciprocità tra i consumatori e i produttori, che mette in grado gli agricoltori di vivere dignitosamente con il proprio lavoro.
Senza confronto
La chiusura della Regione su questo argomento e la non disponibilità al dialogo e al confronto democratico (il Psr non verrà discusso in Consiglio, come avviene nelle altre Regioni italiane, ma sarà un atto di Giunta) appare, quindi, ancora più intollerabile se si ragiona in termini di lungo periodo: l'agricoltura lombarda perde un'occasione importante per riconquistare una centralità economica all'interno della filiera produttiva e per diventare il volano di un progresso condiviso e partecipato dalla collettività.
Contentini progressisti
Il governo regionale si limita a lanciare proposte “rivoluzionarie” che non hanno nessun futuro: si concede, con una mano, qualche soldo all'agricoltura biologica, senza tra l'altro costruire intorno ad essa le infrastrutture capaci di farle spiccare il volo, e con l'altra si finanziano pratiche agricole convenzionali, coperte per l'occasione di una sottile patina di sostenibilità. Oppure si pone come obiettivo la valorizzazione della “biodiversità”, attraverso il recupero delle varietà e delle razze locali, mentre contemporaneamente non si agisce in alcun modo sulla logica che pone alla base del profitto la riduzione dei costi alla produzione e che, quindi, spinge ad adottare grandi economie di scala, manodopera sottopagata e sostanze chimiche. Si fanno progetti per salvare la biodiversità mentre si è responsabili delle condizioni che impediscono di fatto agli agricoltori di riprodurre semi tradizionali o di allevare animali adattati al proprio territorio. Si parla dell'importanza del presidio del territorio e dei pericoli derivanti dall'abbandono delle zone svantaggiate di montagna, ma poi queste realtà non si mettono in grado di accedere ai contributi (tra l'altro scarsi!). Si parla di forestazione, ma poi si limitano i fondi alle attività di silvicoltura su terreni agricoli (non attivando, ad esempio, misure per gli interventi preventivi contro gli incendi), con il rischio di ripetere l'errore di incentivare quasi esclusivamente la coltivazione in pianura di cloni di pioppo, il cui valore in termini di biodiversità è praticamente pari a zero. Si vuole garantire la difesa del patrimonio idrogeologico ma poi alla forte domanda di acqua della regione (agricoltura, idroelettrico, turistico, industriale) si propone di rispondere con un aumento dei prelievi e degli invasi, senza predisporre misure che garantiscano il mantenimento dell'equilibrio naturale della risorsa e la tutela delle sorgenti perenni.
Conclusioni
Insomma, la gestione dei fondi per lo sviluppo rurale sembra a dir poco schizofrenica e slegata da una riflessione consapevole e responsabile. Un modello di produzione ecologico, basato sulla specificità delle realtà locali, sulla biodiversità, sulla filiera corta, che restituisca ai cittadini i sapori e che ridia dignità ai saperi degli agricoltori è ancora lontano da venire.
Simona Capogna
1 L'ammontare esatto della cifra disponibile deve essere ancora stabilito. Si parla di un'ipotesi fatta dalla Regione in base alla disponibilità economica del periodo 2000-2006 e ad una contrazione prevista delle risorse comunitarie del 13%.
2 Per l'approvazione finale del PSR si attenda la notifica del Piano Strategico Nazionale (PSN) del 31 ottobre 2006.
Agricoltura ogm - I paradossi della coesistenza
L'assessore Viviana Beccalossi è a favore dell'immissione di coltivazioni geneticamente modificate in Lombardia che dovranno convivere con le altre colture presenti sul territorio
Nell'ultima relazione del Centro di ricerca della Commissione europea (gennaio 2006) si afferma che, allo stato attuale delle pratiche agricole, la contaminazione delle colture convenzionali e biologiche da parte delle transgeniche è inevitabile perché è praticamente impossibile controllare il flusso dei transgeni da una pianta all'altra e, quindi, confinare il prodotto geneticamente modificato in filiere appositamente configurate.
In base a queste premesse, coltivare ogm significherebbe limitare la libertà di scelta dei consumatori e degli agricoltori europei perché sia gli uni che gli altri dovrebbero accettare la presenza “accidentale” di ogm nei propri campi e nel cibo. In poche parole la coesistenza nasconde un paradosso: letteralmente indica “esistere insieme con altri”, ma concretamente quando parliamo di ogm, indica la prevaricazione di una componente, quella transgenica, sulle altre.
Con l'annullamento della legge che avrebbe dovuto stabilire le linee guida nazionali sulla coesistenza (28 gennaio 2005 n. 5) in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale (17 Marzo 2006, Sentenza n. 116), sono le singole Regioni a dover riempire il vuoto legislativo che si è aperto in materia di ogm, cooperando nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni.
La risposta che esse daranno è squisitamente politica perché ha conseguenze dirette sul modello di sviluppo che le istituzioni decidono di sostenere: da una parte, il modello di tipo industriale, in cui si inseriscono bene gli ogm, relega l'agricoltura ad “ultima ruota del carro” rispetto alla filiera agroalimentare, schiacciata tra i produttori di input chimici e la grande distribuzione, e dall'altra il modello di tipo ecologico che restituisce centralità all'agricoltura e allo sviluppo rurale.
La difesa dell'opzione biotech da parte della Regione Lombardia è, quindi, inaccettabile.
Proprio in questi giorni sarà presentato il nuovo Piano di sviluppo rurale e l'assessore all'agricoltura Viviana Beccalossi non si risparmierà per mettere in evidenza le potenzialità dell'agricoltura lombarda. Ma la qualità, la sicurezza alimentare, la salvaguardia ambientale, la biodiversità mal si adattano a “coesistere” con gli ogm. I rischi legati alla contaminazione, la produzione standardizzata e decontestualizzata dal territorio che deriverebbero dalla loro introduzione non sembrano essere i presupposti migliori per garantire la crescita e la “competitività” (basata sulla qualità e non sulla riduzione dei costi di produzione) dei prodotti regionali.
Ecomostri nel mirino - Prossima fotocaccia in tutta Italia
di Massimiliano Barraco
Una mansarda di quattro piani che si staglia sullo sfondo dell'Aprica, un palazzo dirigenziale che minaccia Viale Forlanini, un ex cinema a luci rosse che sembra un gigantesco asciugacapelli in cemento armato e un mega albergo che sormonta le spiagge di Mandello del Lario
Le vacanze dei lombardi sono popolate di mostri veramente terrificanti e le fotografie vincitrici di Nonsolopuntaperotti, il primo concorso che premia gli MMS dei peggiori ecomostri, lo dimostrano appieno. La giuria del concorso, composta da fotografi, ambientalisti, politici e giornalisti, ha scelto tra 75 MMS che rappresentano il peggio di ciò che l'ignoranza e la speculazione edilizia hanno inflitto al paesaggio lombardo. Tra palazzoni abbandonati, campi deserti, alberghi abbarbicati sui costoni delle montagne, fabbriche arrugginite che si specchiano in fiumi putridi, centri commerciali spettrali, e ardimentose architetture kitsch che spuntano dalle strade di montagna, la scelta non deve essere stata facile.
L'Associazione Nonsolopuntaperotti ha premiato i vincitori con fotocamere digitali e abbonamenti alla rivista Verde Ambiente, sta già raccogliendo informazioni per un dossier su ognuno degli ecomostri finiti nel mirino e prepara la prossima edizione, che sarà estesa a tutta Italia.
“Il concorso ha lo scopo di stimolare la coscienza civile dei cittadini, soprattutto giovani, e aiutarli a formarsi uno sguardo critico al paesaggio, attraverso l'arruolamento di decine di sentinelle armate di videofonini pronti a stanare e denunciare ciò che deturpa le bellezze naturali della nostra regione, un vero e proprio capitale naturale che può diventare strumento di sviluppo e di crescita economica sostenibile solo se adeguatamente salvaguardato” spiega Marcello Saponaro , il consigliere regionale dei Verdi che ha ideato e organizzato l'iniziativa. "Sono arrivate molte fotografie, molte delle quali immortalano veri e propri eco-mostri, altre più discutibili esprimono semplicemente il gusto dell'autore per edifici e situazioni che ritiene brutti.
Le fotografie premiate ci sono sembrate capaci di coniugare la bellezza dello scatto con l'oscenità del soggetto. In ogni caso - prosegue Saponaro - tutte le immagini arrivate al sito del concorso sono testimonianza di un interesse diffuso dei lombardi alla tutela paesaggistica e della sempre maggiore capacità critica dei cittadini nei confronti delle scellerate scelte urbanistiche e architettoniche che talvolta vengono prese anche in Lombardia, ma non solo.
Convinti che tale sensibilità vada ulteriormente intercettata e stimolata, l'anno prossimo lanceremo una nuova edizione del concorso, questa volta a livello nazionale. La caccia dunque si allarga: le prede, purtroppo, abbondano.
Sesto S.G. archeologica - Fabbriche per l'umanità
di Giovanni Pesce
Trasformare un'ingombrante e gloriosa eredità del passato industriale in una risorsa utile per un futuro durevole per l'area metropolitana
Questa l'idea che sta alla base della candidatura di Sesto San Giovanni al titolo di patrimonio dell'umanità, riconoscimento che l'Unesco ha da poco deciso di estendere alle città industriali che stiano portando avanti progetti di rigenerazione urbana. E a Sesto, la città dell'acciaio che ospitava Falck, Breda e Marelli, progetti di questo tipo non mancano certo.
L'iter di candidatura si è aperto a fine settembre, con l'arrivo in città di settantacinque studiosi di archeologia industriale legati all'Unesco. La visita è coincisa con l'inaugurazione pubblica del Mil, il Museo dell'Industria e del Lavoro, uno nuovo grande spazio culturale creato sull'area dismessa dalla Breda. La struttura ospiterà mostre incentrate sulle macchine e il lavoro di fabbrica, la storia della tecnologia, il movimento operaio con la sua potente iconografia, i riti e le atmosfere della città fordista. Il Teatro Filodrammatici curerà la programmazione teatrale.
Il padiglione del Mil è immerso in un grande prato verde attraversato da un nuovo percorso ciclopedonale, al centro del quale sorge imperiosa la struttura in acciaio del Carroponte, un'enorme ponteggio con braccio mobile che serviva per trasportare l'acciaio della Breda. Sotto questa imponente struttura, che dà il nome al nuovo parco , c'è un palco per concerti all'aperto. Progetti simili, che reinterpretano le forme e le atmosfere della città industriale in chiave contemporanea con un occhio di riguardo agli aspetti della sostenibilità ambientale, investiranno anche le aree ex-Falck, dove Renzo Piano e Carlo Rubbia stanno studiando un complesso di edifici ad alta resa energetica immersi nel verde. E anche qui per gli scheletri dei capannoni industriali si stanno pensando spettacolari soluzioni conservative dal forte valore simbolico.
Con questi progetti in corso le chance di successo per Sesto sono tutt'altro che remote. Prossima tappa sarà a febbraio la presentazione all'Unesco di un dossier completo con tutti i progetti di riuso in corso. In caso di successo il titolo di patrimonio dell'umanità non porterà finanziamenti diretti, ma darà alla città uno strumento in più nella competizione globale per attrarre capitali, cervelli, nuovi residenti, nuovi insediamenti produttivi.
Comunque andrà a finire, non sarà stato tempo sprecato come fa notare Federico Ottolenghi, dirigente del settore Cultura: “Questa candidatura rappresenta un'importante catalizzatore in quel processo di costruzione di una nuova identità di cui Sesto ha così tanto bisogno dopo il trauma delle dismissioni. Sviluppando una nuova identità che non rinneghi il proprio glorioso passato. Si tratta anche di un'occasione per concentrare tutti i nostri sforzi sulla qualità urbanistica, rafforzando il ruolo di Sesto come laboratorio internazionale della rigenerazione urbana.”
No all'uranio bergamasco - Polenta e osèi è la “torta gialla” che vogliamo
di M. B.
La notizia arriva con un tam-tam dall'Australia: la società Metex Resources , l'11 settembre, ha inviato all'Assessorato regionale all'ambiente una richiesta di perlustrazione dell'area di Novazza (quasi 300 ettari ) nell'Alta Val Seriana per verificare la possibilità di estrarre Uranio dai giacimenti scoperti negli anni '60, mai sfruttati e infine abbandonati dopo il referendum dell'87
Il povero assessore regionale, il bergamasco Pagnoncelli, ha fatto un salto sulla sedia pensando ai contraccolpi della faccenda nel suo collegio elettorale. Per questo ha subito dichiarato che nessuna autorizzazione è stata rilasciata e che decideranno le comunità locali. Bene!
Le notizie dall'Australia però sono di altro tenore. La società ha comunicato al mercato australiano che “Metex Resources ha esteso con profitto la sua recente iniziativa in campo energetico annunciando che ha fatto domanda di sfruttamento dell'uranium project nel Nord Italia” e che “Il Novazza Uranium Project, localizzato in Lombardia a 85 km a Nord Est di Milano, diventerà la pietra angolare degli interessi di Metex nel settore energetico” e “Siamo convinti che rappresenti un'occasione eccezionale per Metex”.
Tanto è bastato perché il titolo Metex crescesse in borsa dell'11% in una sola settimana. L'affare è infatti invitante visto che il prezzo dell'Uranio è raddoppiato fino a 52 dollari per libra solo nell'ultimo mese: in soldoni un affare, per la Metex, di 150 milioni di Euro.
Tanto vale infatti il modesto giacimento di uranio di Novazza che Metex vorrebbe piazzare sul mercato francese. I conti di Metex non contemplano però gli altissimi costi a carico dell'ambiente. Il processo di estrazione dell'Uranio di Novazza prevede infatti la triturazione della roccia (870 mila tonnellate per ricavarne 1.300 tonnellate di ossido di uranio) per arrivare alla cosiddetta “yellow cake”, un materiale contenente uranio e altri composti di degradazione. Ma, attraverso il processo di decadimento, si liberano degli elementi radioattivi tra cui il radio , il torio radioattivo e il gas radon, anch'esso radioattivo.
L'esposizione prolungata nel tempo a questi composti, che in forma di polveri sottili e gas vengono trasportati dai venti o che finiscono nelle sorgenti montane, sviluppa forme tumorali come leucemia e cancro ai polmoni. Una prospettiva che ha allarmato gli abitanti e gli amministratori della Val Seriana che, insieme a Verdi e Legambiente , si sono subito espressi contro i progetti della Metex. “L'Italia ha scelto vent'anni fa di uscire dal nucleare, di produrre in modo diverso l'energia di cui abbiamo bisogno” spiega il consigliere regionale orobico dei Verdi, Marcello Saponaro “e Bergamo non deve pagare e non pagherà il prezzo del business dell'uranio che Metex e i paesi del nucleare sporco vogliono fare sul nostro territorio. L'interesse della Valle Seriana, di Bergamo e dell'Italia non è certo quello di diminuire i costi di rifornimento di uranio per la Francia ma di seguire la Germania, che ha deciso di uscire dal nucleare, sostenendo le energie pulite e rinnovabili.
L'Italia è il paese del sole. Dobbiamo diventare il paese dell'energia solare. Solo chi è in malafede può pensare che il futuro della Val Seriana sia nell'estrazione di uranio. Lo sviluppo che vogliamo è quello del turismo dolce, per tutto l'anno, quello dell'accoglienza e dei servizi, della natura, dei colori, dei cibi”.
Secondo Saponaro “sarebbe un'assurdità iniziare ad estrarre l'uranio nel 2006 perché, oltre ai rischi che comporta, la tecnologia nucleare a fissione è una tecnologia vecchia e superata e l'uranio è destinato ad esaurirsi in pochi decenni, ancor prima del petrolio”.
Saponaro ha presentato una interrogazione urgente all'assessore Pagnoncelli e una mozione alla Giunta lombarda, sottoscritta da altri 12 consiglieri regionali, per chiedere di escludere ogni autorizzazione per attività esplorative e di escavazione.
Belle notizie - Riecco i Giovani Verdi a Milano
di Giorgio Corradi
Se pensate che i Verdi siano un partito di soli adulti, se ritenete che le tematiche del partito siano sempre le solite trite e ritrite considerazioni di ambientalisti attempati, e se credete che i Verdi facciano politica per giovani, ma senza l'aiuto dei ragazzi, potreste aver ragione, ma di sicuro non a Milano perché sbagliate, tantissimo
Da quasi un anno, e il nostro compleanno è davvero vicino, sono rinati i Giovani Verdi e garantisco che non è stata un'impresa facile: fondi scarsi, numeri di partecipanti ancora ridotto e un muro di diffidenza da superare sia all'interno del partito che con le altre realtà della politica giovanile di Milano. Eppure, nonostante questi grandi problemi, siamo riusciti ad andare avanti e a quasi un anno di vita sentiamo la necessità di tirare le file del viaggio che abbiamo percorso e, grazie ad Ecoappunti, abbiamo la possibilità di comunicare le nostre considerazioni e i nostri risultati a tutto il “Mondo Verde”. Ma prima è meglio fare una breve “analisi storica” (frase molto amata da uno dei Verdi che più stimiamo) su di noi e sulla nostra nascita.
Alcuni di noi Gv, o bambini verdognoli come ci hanno scherzosamente soprannominato altre giovanili con cui lavoriamo, fanno parte dei verdi già da tre anni per una serie di coincidenze che ci hanno legato politicamente e sentimentalmente al partito, anche se inizialmente la diffidenza naturale che i ragazzi di diciassette anni provano per le istituzioni politiche non ci ha fatto partecipare più di tanto alla vera vita dei Verdi.
Crescendo, nelle nostre teste si stava però formando l'idea di poter usare la nostra passione politica e la nostra voglia di fare sia per aiutare i Verdi che dare una nuova voce ai ragazzi di Milano, e intanto la diffidenza che ci aveva accompagnato fino ad all'ora ci stava abbandonando. Così un po' con l'arroganza di chi vuole cambiare il mondo per migliorarlo, con tante idee in testa e con un bagaglio di esperienze su come costruire e organizzare un gruppo di ragazzi pari a zero, ci siamo lanciati nell'impresa di ricostituire i Giovani Verdi , si sembravamo proprio comici, l'ammetto. L'inizio è stato duro, avevamo capito che il modo giusto di partire era quello di stabilire una linea politica che si adeguasse a tutti noi, compresi amici e conoscenti che avevamo coinvolto, ma non avevamo valutato la difficoltà di far collaborare una quindicina di ragazzi con idee ed esperienze diverse. Superato questo problema però siamo partiti e da lì è iniziato veramente il nostro viaggio. Per prima cosa abbiamo deciso di portare le nostre idee dentro le scuole sia per farci conoscere sia per trovare nuovi ragazzi da coinvolgere nei Giovani Verdi e quando il nostro numero ha iniziato ad aumentare abbiamo deciso di contattare alcune delle realtà giovanili di Milano come i ragazzi di Beppe Grillo , la Fgci, i Radicali di Sinistra, il gruppo giovani dei Ds di Corvetto, la Rosa nel pugno e l'Unione degli Studenti, con i quali abbiamo un rapporto di confronto e di collaborazione, e che ringraziamo.
In breve tempo siamo anche riusciti a partecipare, se pur con qualche difficoltà, alla vita più festosa e appariscente della politica: le manifestazioni in piazza. Non abbiamo infatti perso appuntamenti come Venticinque Aprile, Primo Maggio e Festa della Repubblica, in cui abbiamo sfilato con le nostre simpatiche automobili elettriche, che vedete in foto, in pieno stile ecologico e ricevendo la simpatia di molti dei partecipanti.
Un altro evento che abbiamo collaborato ad organizzare, e che teniamo a far sapere perché ci sta molto a cuore, è stata la manifestazione dell'undici febbraio a sostegno del ragazzo dell'Agnesi aggredito da due neo-nazisti per aver stracciato un loro volantino. In quella occasione abbiamo collaborato con tantissime realtà di sinistra, dagli anarchici ai Ds e con i Collettivi della Statale, è stata una manifestazione davvero impegnativa e piuttosto tesa per l'argomento trattato e per le tensioni di quei giorni, che poi sono sfociati negli scontri di Buenos Aires.
Altro nostro punto d'orgoglio è stato l'aiuto che abbiamo dato al partito durante le tre estenuanti e ravvicinate campagne elettorali (politiche, amministrative, referendum costituzionale), qui abbiamo dato veramente il meglio di noi, turno siamo stati segretari, volantinatori, scrutatori, addetti ai tavolini, porta borse, autisti, operai, hostes di terra, postini, candidati ed elettori, un lavoro davvero faticoso,anche in vista di maturità da passare, esami da superare e voti da recuperare.
Adesso, dopo la pausa estiva, siamo pronti a ripartire forti del lavoro svolto, dei nuovi lavori in cantiere, della nostra neo eletta consigliera di zona e dei nuovi arrivi tra di noi.
A presto.
Infrastrutture sostenibili - In primavera la Bicistazione di Sesto
di Fabio Fimiani
“Sesto come Copenhagen”, Repubblica; “Sesto come San Donato”, stampa cittadina; “A Sesto San Giovanni ci proviamo”, uffici comunali
E' così che viene percepita la prossima Bicistazione , un'impresa, ancor prima che una struttura, la cui importanza è percepita più dagli osservatori esterni, magari abituati a viaggiare per il resto d'Europa, che dai possibili numerosi fruitori e addirittura dagli stessi promotori.
Dalla prossima primavera in piazza 1° maggio dovrebbe esserci un'infrastruttura, la seconda di questo genere in Italia, la prima per dimensioni, dove lasciare almeno 500 biciclette custodite, e nella quale sarà possibile farle riparare, noleggiarle e magari fare quattro chiacchiere per organizzare un'escursione bici+treno, accanto si trovano infatti la stazione ferroviaria e il capolinea della metropolitana 1 di Milano, nonché una trentina di linee automobilistiche urbane, interurbane, regionali e internazionali.
E' entrata nella fase finale, quella più affascinante della realizzazione, la Bicistazione di Sesto San Giovanni , uno dei capisaldi dell'entrata dei Verdi nella giunta Oldrini un anno e mezzo fa. Quello che sembrava una delle innumerevoli Mission Impossible nella ex città dell'acciaio, sta per iniziare il suo percorso di cemento, asfalto e acciaio, dopo aver compiuto il viaggio dalle idee alle carte, passando per i rilievi e le discussioni.
Questa parte promette di essere maggiormente partecipata di quelle precedenti, perché se nel viaggio istituzionale iniziato alla chetichella tra luglio e agosto dell'anno scorso i compagni aggregati strada facendo sono stati numerosi, e spesso inaspettati, i primi esiti dell'avvenuto finanziamento dell'opera hanno fatto moltiplicare le attenzioni, e soprattutto l'attesa.
Tra gli esperti e appassionati che hanno visto al Salone della Bici di Milano il rendering, l'elaborazione grafica computerizzata, già si parla di “Modello Sesto” per l'esportabilità e l'adattabilità del progetto, che è stato, e a questo punto possiamo dire è, uno dei capisaldi stabiliti nelle discussioni che hanno dato vita all'idea progettuale.
Ovviamente non ci sarà il copyright, anzi, saremo lieti e sosterremo chi vorrà copiarci e modificare la “nostra bicistazione”, in base alle proprio esigenze e alle esperienze maturate, così come noi ci siamo ispirati e confrontati con il Comune di San Donato e i gestori della prima Bicistazione italiana, ma abbiamo attinto, e molto, anche dalle esperienze, svizzere, tedesche, danesi, e statunitensi.
Sia la realizzazione del progetto, che la possibilità di svilupparlo, sono stati possibili grazie all'indispensabile sostegno e finanziamenti dell'Assessorato alla Mobilità Ciclistica della Provincia di Milano nell'ambito del Piano strategico Mibici.
La crescita carsica dell'entusiamo verso la Bicistazione, che ha contagiato l'ufficio tecnico comunale e lo studio di architettura che ha vinto la gare per la progettazione, ha un protagonista che non appare in alcun documento, l'architetto Massimiliano Innocenti , senza il suo lavoro professionale, appassionato e gratuito non saremmo riusciti a trasformare un'idea in un progetto credibile, che proprio per le sue caratteristiche gli sta permettendo di non essere un sballo da ciclo ambientalisti, ma un'utopia concreta per far tornare la bici ad essere un mezzo di trasporto come gli autobus e le macchine.
In questi mesi lavoreremo, insieme all'Agenda 21 come nell'ultimo anno, per sviluppare un sistema gestionale che permetta di rendere sostenibile economicamente la Bicistazione, consentendo a chi vi lavora un reddito adeguato.
Un elenco non un piano socio-sanitario
di Aldo Gazzetti
Un lungo elenco d'intenti, non certo uno strumento per governare e migliorare i servizi regionali.
E' questa la sintesi sulla proposta della Giunta, approvata alla fine di maggio, che sta approdando al dibattito per l'approvazione in Consiglio Regionale
In questi giorni è probabile il suo licenziamento da parte della commissione consiliare. Gli emendamenti che sono giunti dalla maggioranza e dagli assessorati non hanno di certo modificato l'impianto del piano né sembrano essere stati influenzati dalle istanze e anche dalle critiche che diverse associazioni di operatori e di utenti avevano rivolto durante le numerose audizioni.
Contenuti
Sarebbe arduo sintetizzare tutto il contenuto del piano in queste poche righe, ma chi osasse leggere tutto il documento (circa 160 pagine), avrebbe l'impressione che, ancor più del precedente piano, non si abbia voluto dotare la Lombardia di uno strumento programmatorio e di governo del sistema socio-sanitario regionale. Infatti, brillano alcuni vuoti e molti silenzi che hanno fatto dire a tutto il centro-sinistra che si tratta di un lungo elenco d'intenti scollegato da un'analisi approfondita attuale e futura del quadro epidemiologico e sociale della regione e da una reale programmazione dell'utilizzo delle risorse.
Danni da inquinamento
Per fare esempi vicini ai temi più cari agli ambientalisti, chi cercasse un programma articolato d'interventi per la prevenzione e la cura delle patologie derivanti dall'inquinamento, troverebbe una pagina o due dove si dichiara pomposamente che: “Obiettivo del Piano è attuare interventi di prevenzione e riduzione della esposizione a fattori di rischio di tipo ambientale e di tipo tecnologico, nell'ottica di un approccio globale alla salute, che considera il contesto ambientale come componente rilevante nel benessere della popolazione”. Ma non troverebbe altro che un elenco di cose da fare tipo: adottare iniziative per la prevenzione di danni alla salute della popolazione connessi all'inquinamento atmosferico e del suolo; controllare la qualità delle acque destinate al consumo umano e di quelle utilizzate per la balneazione; svolgere interventi per la prevenzione dell'inquinamento negli ambienti confinati (indoor), aggiornando i requisiti igienico-sanitari delle abitazioni e degli ambienti di vita collettiva.
Non troverebbe né un analisi dell'attuale situazione, né un accenno al quadro dell'evoluzione del problema in questi ultimi anni e neppure l'indicazione delle risorse umane e finanziarie che si vogliono investire per potenziare le politiche di prevenzione e di lotta alle conseguenze negative sulla salute e sul benessere dei cittadini. Anche l'ansioso lettore che cercasse invano un minimo riferimento sugli effetti del cambiamento climatico e sulle politiche da adottare, sarebbe ancora una volta deluso.
Verifica
Così, nella Lombardia che vanta il miglior sistema informativo sanitario, la Giunta allega solo due tabelline che descrivono alcuni vecchi dati (2002) sul quadro epidemiologico dei propri cittadini e per descriverlo spende una sola paginetta. Sembra quasi che ci sia una timidezza o meglio un'anoressia descrittiva della reale situazione dello stato di salute dei cittadini lombardi.
I bilanci del recente passato poi sono vaghi e solo in seguito ad una precisa richiesta, i due assessori alla partita, Cè e Abelli, hanno presentato un bilancino degli obiettivi raggiunti nel biennio 2002 e 2004. Altra domanda potrebbe essere lecita: ma se siamo a fine 2006 perché non si è fatto il piano prima e di fatto si è saltato un biennio. Mistero. Come misteriosi ed ignoti, secondo la giunta, devono essere lasciati i dati di bilancio. Come si è speso e per cosa in questi anni. Come si spenderà il 75% delle spese correnti regionali? Nel piano invano cercherete una risposta a queste domande.
Analisi lobby venatoria - Sono davvero forti i cacciatori?
di Daniele Colombo
All'inizio dei combattimenti in Nord Africa durante la seconda Guerra Mondiale i tedeschi
si erano costruiti una tale reputazione di invincibilità che i rapporti militari inglesi imputavano normalmente il fallimento di ogni operazione semplicemente all'arrivo dei tedeschi. Il fatto era diventato così diffuso che gli alti comandi inglesi avevano espressamente vietato l'utilizzo
di questa “spiegazione”: i tedeschi andavano combattuti, non semplicemente addotti come giustificazione di fallimenti
Dopo oltre sessant'anni, il mondo ambientalista corre lo stesso pericolo degli inglesi e a fare la parte dei tedeschi è la “lobby venatoria”. Quando la normativa per la tutela della fauna viene violata, stravolta, con l'approvazione di deroghe illegittime, calendari venatori infausti, o quando circolano proposte di legge faunicide o quando una pioggia di emendamenti al piombo si abbatte su un provvedimento come quello recente sulle Zps (zone protezione speciale), troppo spesso si alza la bandiera bianca dell'ineluttabile invincibilità della “lobby venatoria”.
Ma chi è questa lobby?
I cacciatori in Italia sono da anni stabili a quota 800.000 e sono suddivisi in varie associazioni. La principale è certamente la Federazione Italiana della Caccia (Federcaccia) che dichiara ben 420.000 associati, a cui seguono Arci caccia, Italcaccia, Enalcaccia, Associazione Nazionale Libera Caccia, Associazione Nazionale Uccellatori e Uccellinai e altre sigle locali (come ad esempio i cacciatori appenninici). Come di vede un mondo frammentato, dilaniato da feroci contese tanto che anche l'Unavi, l'associazione che per venticinque anni ha tenuto insieme le diverse sigle si è clamorosamente dissolta di recente. A questo si aggiunge il tentativo di far crescere nuove associazioni alternative a quelle tradizionali, di solito partendo da una base locale. Quando parlano di sé stessi i cacciatori lamentano le eccessive divisioni al proprio interno e l'incapacità di muoversi in maniera organica per difendere i propri “diritti”.
Vittime e assediati
Certamente un elemento che unifica i cacciatori è quello di sentirsi vittime ed assediati. Con la crescente diffusione della sensibilità ambientale, anche se tendenzialmente sentimentale e pronta a commuoversi per un “bambi” ma a non muoversi per problemi ben più gravi, la caccia è sempre meno popolare e viene sempre meno ben vista. A questo si aggiunge la tendenziale crisi di quel mondo, sempre più vecchio (ad esempio il 70% dei cacciatori in Piemonte ha più di cinquanta anni e solo il 4% meno di trenta), marginalizzato dal degrado ambientale, irrimediabilmente vittima di una concezione consumistica della caccia incapace di investire sul territorio per migliorarlo.
Dimensione economica
Un argomento che sembra dar forza alla fantomatica “lobby venatoria” è la dimensione economica della caccia. Si stima che il “contributo economico” della caccia all'economia nazionale sia di circa 2,1 miliardi di euro, 61.200 gli occupati, un introito fiscale complessivo di quasi 2,5 milioni di euro. I cacciatori son forti perché hanno dietro i soldi degli armieri? Difficile da credere. Il mercato delle armi, se si escludono le aziende artigianali, è fatto da ben altro; si pensi alla Beretta che rifornisce eserciti in mezzo mondo. 800.000 cacciatori garantiscono un minimo di ricambio delle armi e il materiale di consumo, tanto è che vero che per diversificarse un po' l'attività la Beretta ora produce anche abbigliamento: non si tratta di un settore in crescita che porta ricchezza e su cui le imprese vogliono investire significativamente.
Ambientalisti e cacciatori
Il sospetto, per riallacciarci a quanto detto all'inizio, è che la presunta “forza” della lobby venatoria celi in realtà un altro problema: non sarà il mondo ambientalista a essere poco capace di fare lobby? In sintesi, non sono forti loro, siamo deboli noi. La tragicomica avventura del decreto sulle Zps ne è stata l'ennesima prova. I cacciatori si sono presentati in forza in piazza (10.000 persone), attivi nei contatti con i parlamentari, preparati (anche se sulla base di argomentazioni fragili). Il mondo ambientalista è arrivato poco preparato sul tema, non coordinato, privo di un adeguato lavoro di preparazione sui parlamentari più sensibili, appellandosi più alle “petizioni on line” dell'ultimo minuto o al buon cuore di chi doveva risparmiare la peppola che è così carina, incapace di utilizzare quella quantità di granitiche considerazioni che la Commissione europea stessa gli aveva messo in mano con la messa in mora dell'Italia.
La conclusione è quindi evidente. È necessario da parte di tutte le forze che si dichiarano a favore dell'ambiente una profonda autocritica e una presa di coscienza che il fronte opposto ha molti più punti di debolezza che di forza: basta iniziare a fare le cose seriamente per veder vacillare e cadere questo gigante dai piedi di argilla. In fondo, come è poi finita tra inglesi e tedeschi in Nord Africa, lo sappiamo tutti. Non resta che rimboccarsi le maniche.
Giochi d'acqua
di Aurora Betti
I fiori lussureggianti si ergono come candele verso l'esterno del fogliame cercando la luce e ospitando sciami di insetti e di api. Si presenta così l'ippocastano in piena primavera quando ancora non è affranto dal troppo caldo che lo opprime specialmente in pianura. Albero la cui essenza cerca umidità ed ombreggiamento come si possono trovare nei burroni e nelle profonde gole balcaniche che gli assicurano freschezza e in cui è nato. Le giovani foglie che spuntano in primavera sono subito grandi e avvolgenti, palmate come spesso sono le foglie di piante acquatiche a cui esse assomigliano; l'andamento dei rami che tendono a scendere verso il basso per poi risalire si dispongono come un grande ombrello e la chioma tutta protegge questo albero gonfio di acqua e di linfa. Tutte le giovani parti dell'albero, le gemme, le giovanissime foglie e le nervature, il germoglio appena nato dal seme, la corteccia giovane dei giovani rami sono tutti impregnati di esculina un elemento che protegge le giovani parti dell'albero dalla luce diretta e soprattutto dai raggi ultravioletti. L'ippocastano si veste con questo elemento come se fosse un leggerissimo abito: l'esculina – che gli dà il nome botanico aesculus hippocastanum – può allora proteggere con prodotti adeguati e con creme la pelle umana dalle scottature dei raggi ultravioletti non solo di alta montagna ma anche da quelli che riflette l'acqua del mare e che provocano notevoli danni. E poi le saponine: glucosidi vegetali che formano con l'acqua soluzioni producenti abbondante schiuma, un elemento molto ricco nell'ippocastano che contribuisce a contenere i travasi di liquidi nei tessuti umani. Il sangue venoso pesante di scarti e anidride carbonica, mancante di tono e asfittico viene energizzato dai preparati a base di ippocastano. Il gonfiore dell'albero così ricco di linfa trasferisce quindi omeopaticamente sui rimedi fatti con alcune parti del suo essere la capacità di alleggerire la pesantezza delle gambe e scioglie i ristagni di acqua. Quest'albero che un pò nella sua struttura assomiglia ad una quercia ed è solenne quando fiorisce con pannocchie di fiori giallo-crema punteggiati di giallo e poi bianchi punteggiati di rosso, è molto terrestre quando alcuni di questi fiori si trasformano in pesanti frutti tondi spinosi e verdi e i semi – le castagne matte – diventano cibo per molti animali. L'ippocastano si presenta a noi ricchissimo di elementi: è così ricco di acqua da richiamare dall'etere e dalla terra tutti gli esseri invisibili che giocano con l'acqua e che aiutano le piante ad alimentarsi con essa.
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