Attività del Gruppo
Comunicati Stampa
Appuntamenti
Vertenze
Tematiche
Dossier
Attività Istituzionale
Ecoappunti
Archivio del periodico
del Gruppo
>> Numero 25
del dicembre 2006
Voglio ricevere
EcoAppunti
La Politica
Idee e Contributi
Ambientalisti dell'Ulivo
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

Ecoappunti 25 - Dicembre 2006 (testi)


La ricreazione è finita: il partito dei sì intelligenti
di Carlo Monguzzi e Marcello Saponaro

Dobbiamo diventare il partito dei sì intelligenti; è l'unica nostra possibilità di essere utili ai cittadini e secondariamente di aumentare i nostri consensi elettorali fino a diventare una forza consistente in grado di influire sull'agenda politica del nostro Paese per essere davvero protagonisti di quel cambiamento della qualità del vivere che tutti si aspettano. Questo non vuol dire una diminuzione della conflittualità, anzi, le battaglie in difesa dell'ambiente devono essere il pane quotidiano della nostra cultura e della nostra azione politica ma l'indispensabile companatico è la progettualità. Sempre più dobbiamo aggredire sul piano della progettualità i nostri compagni di coalizione, essere più bravi ed efficaci di loro tanto sugli scenari strategici quanto nell'individuazione degli obiettivi e delle pratiche richieste.
Se il nostro Governo e il nostro Ministro non riusciranno ad orientare straordinarie risorse sul trasporto pubblico e soprattutto sul ferro in modo da consentire a chi non volesse più usare l'automobile di poter utilizzare dei mezzi alternativi, le nostre battaglie contro lo scempio del territorio che verrebbe causato da Brebemi e tangenziale Est-esterna, saranno sicuramente perdenti e anzi ci tireremo contro, cosa che sta già avvenendo, la giusta rabbia e gli insulti di coloro che costretti dalla mancanza di alternative sono obbligati ad ore di coda da soli nelle loro auto sulle strade della Lombardia.
E' questa la nostra sfida, unitaria e costruttiva, al Partito democratico e agli ambientalisti di quel partito.
A questi amici tutti i nostri auguri e il nostro sostegno, perché dobbiamo lavorare assieme e per gli stessi obiettivi anche se in partiti diversi.
Per questo troviamo sterili e anche un po' vecchie alcune polemiche di questi nostri amici sulla inutilità dei verdi, a cui qualche verde potrebbe rispondere che la presenza di ambientalisti in Ds e Margherita non ha certo cambiato la natura di questi partiti che, invece, ci troviamo spesso contro nelle lotte in difesa dell'ambiente e del territorio.
Ci vuole dunque un'assunzione di responsabilità collettiva, ciascuno dal proprio punto di vista culturale e della propria collocazione politica, ma la questione ambientale, quella vera non quella della propaganda mediatica, è ormai ineludibile.
La ricreazione è finita, siamo al governo e i problemi dobbiamo affrontarli e risolverli. Ora o mai più.



Nuova legge per l'aria - La montagna ha partorito il topolino

di Ginaluigi Vecchi

Il Consiglio regionale ha approvato la normativa sull'inquinamento atmosferico,
a favore ha votato tutto il centrodestra, mentre l'Unione si è astenuta,
dopo aver condotto una dura battaglia in cui ha cercato di far approvare emendamenti migliorativi, riuscendoci in alcuni casi.

Questa nuova legge è ben lontana dagli obiettivi che si pone, diciamolo francamente. Gli aspetti positivi della legge riguardano “l'approccio e i principi” che interessano tutte le fonti di inquinamento dell'aria, e alcuni primi provvedimenti specifici (tra cui la “limitazione” degli autoveicoli più inquinanti, interventi sulle sorgenti stazionarie e l'uso dell'energia, sulla mobilità e sull'agricoltura). La soddisfazione dei Verdi e degli ambientalisti, però, si ferma a questo e a pochi interventi concreti previsti nel testo. Peccato perché questa legge poteva essere l'occasione per affrontare finalmente l'emergenza aria che ormai per la Lombardia si qualifica come normalità voltando pagina rispetto a 11 anni di annunci e promesse non mantenute di Formigoni.

Formigoni ha cercato di tenersi le mani libere
Con grande fatica in Consiglio regionale si è riusciti a inserire nel testo della nuova legge due emendamenti che la realtà e la gravità dell'inquinamento dell'aria di questi anni esigono.
Il primo emendamento riguarda il definire l'intera Lombardia aria critica per la qualità dell'aria per poi articolare gli interventi concreti, di prevenzione e di emergenza, in Piani d'azione per contesti territoriali omogenei e Il secondo emendamento riguarda la concertazione con gli Enti locali che recita: “Il Tavolo istituzionale comprenderà anche una cabina di regia dedicata al confronto specifico con le Province lombarde e i Comuni capoluogo nonché una articolazione dedicata all'area metropolitana milanese ”.
L'insistenza con cui tutto il centrodestra ha tentato di affossare questi due emendamenti la dice lunga sulla reale volontà politica di Formigoni di combattere lo smog e sul terrore di “concertare” con gli Enti Locali concreti interventi. Oggi si può aprire una nuova fase dove finalmente le Province e i Comuni capoluogo sono investiti di maggiori responsabilità e si può iniziare ad affrontare nel concreto e sulla scala territoriale adeguata il risanamento dell'aria in Lombardia.

Ancora parole e pochi fatti
Purtroppo tutta una serie di emendamenti che intendevano rendere la nuova legge concreta e incisiva sono stati bocciati in aula. E' il caso dell'emendamento che chiedeva iniziative coordinate – a livello di Pianura Padana – tese a realizzare limitazioni della velocità sulle autostrade e sulle strade di grande percorrenza o di quelli “blocca centrali” che chiedendo l'introduzione delle migliori tecnologie esistenti per l'abbattimento degli ossidi di azoto che potevano fermare la costruzione delle centrali di Bertonico e Offlaga. Incredibile ma vero, questa nuova legge, non cita mai neanche le parole road princing, pollution o congestion charge tanto è il terrore di Formigoni anche solo di “infastidire” gli automobilisti, i commercianti e i piccoli o grandi trasportatori. Difendere la salute di tutti, ma in particolar modo delle categorie più deboli, bambini e anziani, esige un minimo di coraggio.

Interventi concreti al posto della sede da 400 milioni
Durissima è stata la battaglia in aula per tentare di dare gambe finanziarie a questa legge. Gli emendamenti erano precisi e in particolare uno prevedeva finanziamenti veri aggiuntivi per 90 ml di euro per il 2006, 140 ml di euro per il 2007 e 200 ml di euro per il 2008 destinati esclusivamente per questa legge in particolar modo per potenziare il trasporto pubblico locale, la vera scelta per abbattere gli inquinanti. L'altro emendamento, con alto tasso di innovazione, prevedeva per la Regione la possibilità di agire sui tributi ambientali; maggior gettito dalla cave a carico dei cavatori – accettato – e maggior gettito agendo su acquisto, immatricolazione e bollo automobilistico degli autoveicoli, modificandoli con principi di equità e differenziandoli secondo livelli di inquinamento prodotto, consumo di carburante e occupazione di spazio – respinto. In definitiva la legge non mette un euro per la lotta all'inquinamento, rimanda al bilancio di fine anno, (ma anche qui c'è poco e tanto di tagli specie ai Parchi) e i 400ml per la nuova sede della Regione Lombardia all'Isola a Milano, tanto cara a Formigoni, rimangono intoccabili.

Stop ai veicoli più vecchi e inquinanti
Tutta la comunicazione del centrodestra e di Formigoni in particolare, si è incentrata su questo aspetto; in Lombardia dal 1° luglio 2007 gli autobus Euro 0, dal 1° ottobre 2007 gli autoveicoli Euro 0 e infine dal 1° ottobre 2008 gli autoveicoli a diesel Euro 1, non potranno più circolare. In realtà nel testo di legge la dicitura esatta è “la Giunta regionale definisce le modalità di attuazione delle limitazioni alla circolazione e all'utilizzo dei veicoli sopraccitati”; questo vuol dire che ad oggi, dopo la martellante campagna d'immagine di Formigoni contro i veicoli più vecchi e inquinanti, non vi è certezza che questi divieti saranno veri ed efficaci. Speriamo che le proteste il più delle volte ingiustificate, non gli facciano cambiare idea rimandando forse l'unico intervento concreto della nuova legge.

Respirare è un diritto
Questa legge ha avuto un lavoro istruttorio lunghissimo e faticoso. Il risultato è totalmente insoddisfacente ma pensiamo sia stato utile lavorare per avere una posizione compatta come Unione, importante è stato anche il rapporto con gli assessori di Province e Comuni capoluogo lombardi governati dal centrosinistra, che oggi possono aprire una stagione nuova nella lotta all'inquinamento dell'aria. Siamo in attesa di atti importanti da parte della Regione, la nuova cartina della Lombardia con l'estensione dell'aree e degli agglomerati critici, la prima convocazione della Cabina di regia con Province e Capoluogo lombardi per dare il via ai Piani d'azione dei territori e l'approvazione del bilancio con i milioni di Euro promessi da Formigoni. Forse. Rimane una certezza per i lombardi: il 2006 è ancora un anno orribile, per quel che riguarda lo smog e l'inverno 2006/2007 non sarà ancora l'inizio del risanamento tanto annunciato.



Palazzo Marino - Pedaggio contro smog e congestione

Non bastava l'allarme polveri fini, che vede Milano, insieme a molte città
della Lombardia, da anni continuare a sforare i limiti della direttiva europea
e recepiti in Italia nel 2002. Ora aumentano anche gli ossidi di azoto. Lo ha rivelato l'assessore Croci che ha ricordato la pericolosità per la salute dei cittadini, soprattutto dei bambini. L'esponente della giunta Moratti ha anche sottolineato
come l'inquinante sia principalmente prodotto dal traffico, soprattutto dai diesel


Nel 2006 l'NO2 si è attestato a 66 microgrammi per metro cubo, contro i 60 medi del 2005. Un dato in controtendenza rispetto al passato e legato a filo doppio con l'aumento delle auto diesel in circolazione: le vetture con questo tipo di alimentazione in Lombardia sono infatti raddoppiate negli ultimi 5 anni arrivando a 1,5 milioni di autoveicoli (contro i 3,5 milioni a benzina).
I Verdi, dal presidente cittadino Carlo Monguzzi ai consiglieri comunali Maurizio Baruffi ed Enrico Fedrighini , chiedono un pacchetto di interventi urgenti perché nessuna misura presa singolarmente ha la capacità di risolvere il problema. Dal ticket sulle auto, alle targhe alterne, all'estensione delle zone a traffico limitato e delle piste ciclabili, a uno straordinario aumento dei mezzi pubblici e alla promozione di servizi di mobilità innovativi, come il taxi bus: queste le cose da fare subito, senza attendere altro tempo e superando l'inerzia del presidente della Regione Formigoni.
Sul ticket sulle auto il comune sembra però voler arretrare. Baruffi prova a immaginare che ne sarà di uno strumento utile, non l'unico certamente, per disincentivare l'uso dell'auto privata.
“Ci vorrebbe la sfera di cristallo per capire come andrà a finire”.
Come giudichi lo scetticismo da parte dei sindaci dei Comuni dell'hinterland?
“Da un lato c'è un istinto di conservazione, presente nelle prime reazioni di alcuni, dall'altro c'è un ragionamento serio: una manovra del genere sarebbe fortemente penalizzante e discriminatoria per chi viene da fuori lasciando quasi del tutto immutate le condizioni per i milanesi. I sindaci hanno quindi difeso i propri concittadini. Poi c'è il problema dei collegamenti col trasporto pubblico nei confronti dei Comuni di prima cintura”.
E l'emergenza parcheggi?
“Ogni giorno a Milano entrano quasi 700 mila auto private. Nei parcheggi di interscambio sulla cintura milanese ci sono circa 16 mila posti. Se anche li triplicassimo incideremmo pochissimo. Quindi i posti di interscambio non dobbiamo farli alle porte di Milano ma più all'esterno, ponendo un freno ai flussi di traffico all'origine”.
Che critiche muovono i Verdi ai progetti finora presentati?
“Un primo aspetto riguarda l'area di applicazione del pedaggio. Nel definirla serve un criterio, che dovrebbe essere la presenza di una buona alternativa di trasporto pubblico. In secondo luogo le esenzioni previste sono troppe. Poi c'è l'abbonamento di cui godrebbero i milanesi, che risulterebbe quasi una sorta di licenza di scarico”.
Su cosa propongono i Verdi risponde Fedrighini.
“La prima manovra da fare – dice – è legata alle corsie riservate per i mezzi di superficie. Con mezzi pubblici più veloci e regolari avremo un servizio migliore. Nell'immediato bisognerebbe pensare ad una forma di circolazione a targhe alterne, per almeno 4 giorni alla settimana. A ticket partito, i proventi dovranno poi essere interamente destinati al trasporto pubblico”.
Come vi comporterete in Consiglio comunale?
“Il nostro atteggiamento sul voto dipenderà molto da quanto questo documento potrà essere modificato. L'introduzione del principio di base ci vede comunque favorevoli”.
R.E. con la collaborazione di Flavia Mosca Goretta di MM



Ondata di cemento su Milano

di Aldo Gazzetti

Questi sono i numeri in sintesi dell'ondata di cemento che sta per investire in città. Uno tsunami di portata mai vista che interessa ben il 6% di tutto il territorio comunale. Questo è il quadro riportato in un articolo
di dicembre del supplemento economico del lunedì del Corriere della Sera. Ed è solo un assaggio


Il Sindaco Moratti si appresta infatti a varare il nuovo Pgt (Piano di governo del territorio) che prevede ulteriori interventi su un ulteriore 10% del territorio. L'assessore all'Urbanistica, Masseroli, indica le nuove aree d'espansione: demanio militare, Ferrovie dello stato , Atm, in vista degli Europei di Calcio 2012 e dell'Expo 2015. I protagonisti dell'abbuffata edificatoria non sono molti. E' un intreccio di società italiane e straniere che, con l'avallo del Comune e della Regione, stanno riempiendo di nuove costruzioni le aree vuote lasciate libere dalle dismissioni industriali. Le nuove linee del metro, si viene a sapere, saranno finalizzate alle direttrici determinate dai nuovi cantieri, non certo dalle necessità dei cittadini. Alcuni comitati si oppongono (Citylife) ma ciò non preoccupa l'assessore. Intanto per il progetto Garibaldi-Repubblica si sta discutendo su una quarantina di miliardi in più che i privati non intendono pagare. E invece dal prossimo bilancio regionale sappiamo che il 20% della spesa per investimenti del prossimo triennio (circa 400 milioni) sarà impiegato per la costruzione della nuova sede regionale, vero volano di tutta l'operazione. Sembra singolare e arguta l'osservazione contenuta nell'editoriale, a corredo del servizio del giornale, che rassicura chi teme stravolgimenti dall'avvicendamento Albertini – Moratti: gli indirizzi precedenti, si legge, in campo urbanistico sono sempre stati caratterizzati dall'influenza politico-tecnico-culturale della Compagnia delle Opere, vero elemento di continuità.



Infrazioni lombarde L'Europa contro Formigoni


Dodici procedure per irregolarità aperte dall'Unione europea nei confronti dell'Italia in materia ambientale per colpa delle inadempienze della Regione Lombardia. Un numero significativo se si pensa
che il totale delle sanzioni ambientali aperte ammonta a ottanta. Vantiamo, quindi, il triste record di essere
più o meno direttamente responsabili di una infrazione ambientale ogni sette attribuite al nostro Paese.


Dalle discariche di rifiuti tossici in provincia di Milano , a Rodano-Pioltello, su cui potrebbero arrivare 10 milioni di euro di multa, alla mancata Via (Valutazione Impatto Ambientale) sui Piani cave, fra cui quello di Brescia, dagli scarichi non depurati in provincia di Varese, alla caccia in deroga che permette di sparare a volatili protetti dalle direttive europee.
Il quadro delle infrazioni è stato elaborato dai Verdi in Regione Lombardia , in collaborazione con il Gruppo dei Verdi al Parlamento europeo co-presieduto dall'eurodeputata Monica Frassoni. “Siamo favorevoli a un maggior federalismo – dicono i consiglieri regionali Carlo Monguzzi e Marcello Saponaro – ma ciò deve avvenire nel pieno rispetto delle direttive comunitarie. Se il presidente Formigoni chiede più potere per poter continuare a violare le norme ambientali imposte da Bruxelles continuerà a ricevere la più ferma opposizione dei Verdi.”

La lista delle violazioni potrebbe allungarsi, dato che è ancora allo stato di valutazione l'esposto dei Verdi per le violazioni registrate in Lombardia della direttiva sulle Pm10. “Le infrazioni potrebbero trasformarsi presto in multe molto salate che l'Italia dovrà pagare a Bruxelles – dicono ancora Monguzzi e Saponaro. Se poi dovesse passare la riforma proposta giustamente dal governo Prodi e ora all'esame del Parlamento, le violazioni delle normative comunitarie e le eventuali sanzioni saranno pagate direttamente dalle Regioni responsabili delle infrazioni. Per le inadempienze della giunta Formigoni pagheranno quindi i lombardi, che potrebbero vedersi aumentare ulteriormente l'aliquota Irpef o il ticket sulle prestazioni sanitarie”.
L'elenco delle infrazioni
• Caccia alle specie di volatili protette in deroga alla “direttiva Uccelli” consentita da Regione Lombardia. In questo caso l'iter è al secondo grado.
• La discarica di nerofumo di Rodano, nel milanese. L'iter si è concluso, molto probabilmente scatterà la multa di 10 milioni di euro. Lo deciderà entro la fine di dicembre la Corte di Giustizia europea.
• Mancato trattamento con corretta depurazione delle acque reflue urbane in provincia di Varese. Concluso l'iter relativo alla richiesta di informazioni e di adeguamento alle direttive, il caso è ora pendente davanti la Corte di Giustizia europea.
• Non corretta Valutazione di impatto ambientale su un progetto di grande Centro commerciale a Monza: l'iter è al primo livello di richiesta di informazioni
• Mancata Valutazione di impatto ambientale per il progetto di strada urbana a Milano ( la Gronda Nord ): l'iter è al secondo livello.
• Mancata Valutazione d'impatto ambientale per la realizzazione della terza linea dell'inceneritore di Brescia: l'iter riguardante la richiesta di informazioni e di adeguamento alle normative europee si è concluso. Il caso è attualmente davanti alla Corte di giustizia europea.
• Mancata Valutazione di incidenza, nel caso della realizzazione delle piste da sci in Valtellina, per le Zone sottoposte a protezione speciale (Zps): dopo la prima fase l'Italia è stata deferita davanti alla Corte di giustizia europea.
• Mancanza di Valutazione di impatto ambientale per il progetto di inceneritore di Corteolona (Pavia) e per la centrale idroelettrica in Val Masino (Sondrio): in entrambi i casi siamo al primo grado della procedura.
• Cattiva gestione del livello delle acque del Lago d'Idro regolamentato dall'ente gestore, che impatta sul Sito di interesse comunitario (Sic): anche in questo caso la procedura è al primo stadio.
• Mancata Valutazione di impatto ambientale per i piani cave, tra cui quello di Brescia: anche in questo caso la procedura è al primo livello.
Alcuni dettagli sulle infrazioni
Tra le violazioni della normativa c'è la mancata designazione di un numero sufficiente di zone di protezione speciale (Zps) ai sensi della direttiva 79/409 (la cosiddetta direttiva “Uccelli”). Tale procedura si è conclusa con una condanna dell'Italia da parte della Corte di Giustizia del Lussemburgo nel 2003, ma dal momento che lo stato (e le regioni italiane, tra cui la Lombardia) non si sono conformati alla sentenza la Commissione europea prosegue, ai sensi dell'art. 228 del Trattato, la propria azione con una procedura che, se nulla cambia, si chiuderà con una pesantissima sanzione pecuniaria (un minimo di quasi 10 milioni di euro) per il nostro Paese. In Lombardia sono almeno 25 le aree importanti per l'avifauna (Important Bird Areas - Iba) che risultano al momento prive di tutela.
Discarica di Rodano (Milano)
Un'altra procedura d'infrazione è quella relativa alle discariche per lo smaltimento del nero fumo a Rodano, vicino a Milano. Come nel caso precedente l'Italia per colpa della Lombardia rischia una sanzione pecuniaria di circa 10 milioni di euro.
Mancata depurazione a Varese e impianti sciistici senza Via in Valtellina. Procedure d'infrazione che sono in attesa di un pronunciamento della Corte sono quelle, per esempio, relative alla mancata realizzazione di impianti di trattamento delle acque reflue nella provincia di Varese e al progetto di ampliamento e adattamento della zona sciistica di Santa Caterina Valfurva, in pieno parco dello Stelvio , nell'ambito dei lavori per i Mondiali di sci 2005 in Valtellina. Per la realizzazione delle piste non è stata svolta alcuna valutazione d'incidenza, nonostante tali infrastrutture fossero localizzate nella Zona di Protezione Speciale, una chiara infrazione di quanto disposto dalla direttiva 92/43 (“Habitat”).
Piani cave e Siti di interesse comunitario (Sic).
Vi sono poi procedure d'infrazione più recenti, come quella relative alla normativa regionale su cave e valutazione d'impatto ambientale, oppure quella sul lago d'Idro. La Commissione ha infatti riscontrato la non conformità alla direttiva 85/337/Cee (sulla Valutazione d'impatto ambientale) della deliberazione di Giunta regionale del 12 marzo 1999 che esclude da ogni procedura di Via i progetti di cave nei piani provinciali. Secondo la Regione Lombardia per i progetti approvati dopo il 1998 non è più necessario effettuare la Via. Ora Regione Lombardia sembra tornare sui suoi passi dopo l'approvazione della delibera alla fine di novembre 2006 che reintroduce la Via. Nel caso del lago d'Idro, considerata la presenza di un Sito d'interesse comunitario (Sic) sulle sponde dello stesso, la Commissione contesta la mancata valutazione d'incidenza ai sensi della direttiva 92/43/Cee (“Habitat”) - un caso analogo a quello delle piste sciistiche di santa Caterina Valfurva - in merito alla concessione di derivazione delle acque per fini irrigui o energetici. La mancata cooperazione è all'origine di altre due lettere di costituzione in mora inviate in relazione all'inceneritore di Corteolona (Pavia) e ai progetti di centrali idroelettriche nella Val Masino (Sondrio).
L'iter delle procedure
L'articolo 226 del trattato dà alla Commissione il potere di agire nei confronti degli Stati membri che non osservano gli obblighi ad essi imposti dal diritto comunitario. Il primo passo è la “lettera di costituzione in mora” (il primo avvertimento scritto) che invita lo Stato membro a presentare le sue osservazioni entro due mesi. Alla luce della risposta (o in sua assenza) la Commissione invia il “parere motivato” (il secondo e ultimo avvertimento scritto), in cui sono indicati i motivi in base ai quali la Commissione ritiene che sia stata commessa una violazione e si invita a ottemperare entro due mesi. Se lo Stato membro non si conforma al parere la Commissione può deferire il caso alla Corte europea di giustizia e se questa accerta la violazione l'inadempiente è tenuto a prendere le misure necessarie per conformarsi al diritto comunitario. L'articolo 228 del trattato dà alla Commissione il potere di agire nei confronti degli Stati membri che non si siano conformati ad una sentenza della Corte europea di giustizia. Lo stesso articolo consente alla Commissione di chiedere alla Corte di comminare una sanzione pecuniaria.



Ricordare con ironia - Il disastro di Seveso a teatro

di Marcello Volpato

La prima rappresentazione è stata un successo. Di pubblico anzitutto, e lo dimostra il tutto esaurito al teatro di Cesano Maderno (oltre 600 posti) che ha ospitato il 1° dicembre la prima nazionale di Rot Weiss Kabarett, una farsa per ricordare il disastro dell'Icmesa del luglio del 1976 nel trentennale dell'incidente. La replica è in programma il 23 e 24 febbraio a Monza, al teatro Binario7

Nell'opera teatrale scritta e diretta da Andrea Taddei e prodotta dall'associazione Musicamorfosi, l'Icmesa e Seveso non vengono mai nominate nella farsa tratta dal disastro che sconvolse la cittadina alle porte di Milano, ma anche l'Italia e il mondo industrializzato. Un dramma della modernità che diede il via a ben due direttive europee per mettere sotto più stretto controllo le produzioni ad alto rischio.
Lo spettacolo è in quattro tempi: il punto di osservazione è un salotto borghese di Berna, in Svizzera, patria del colosso farmaceutico Hoffmann – la Roche, proprietario dell'impianto. Dall'interno con cinismo e disinteresse i protagonisti, personaggi di fantasia, osservano l'escalation del dramma della popolazione colpita dalla catastrofe, minimizzandone la portata: dai primi difetti e irregolarità registrate nell'impianto fino all'incidente e alle successive richieste di risarcimento per i gravi danni arrecati alla salute delle persone e al territorio. Quattro gli attori in scena, tra immaginari sofà gonfi di banconote e teste di cervi appesi alle pareti, con una scenografia molto essenziale: ci sono la padrona dell'impianto, la moglie del direttore, entrambi interpretati da attori maschili (Gaetano Callegaro e Dario Cipriani) la cameriera della padrona, moglie di Gennaro, operaio impiegato nella fabbrica, e una patriota svizzera (interpretate da Debora Mancini e Ancilla Oggioni). La musica è firmata da Stefano Nozzoli ed eseguita da Giampietro Marazza e Roberto Zanisi. Musicamorfosi nasce a Seveso da un gruppo di persone che in questi anni, anche in collaborazione con Legambiente, si è dato molto da fare per promuovere eventi artistici, socialità e cura del territorio.
L'obiettivo dei promotori è di sensibilizzare tutti affinché resti sempre costante la pressione su chi decide luoghi e modalità delle produzioni, affinché vi sia più responsabilità. “La Svizzera – commenta Saul Beretta, direttore artistico di Musicamorfosi – rappresenta nell'immaginario collettivo lo scrigno della finanza internazionale, che ancora oggi dispone di un potere enorme nell'indirizzare le produzioni nei luoghi più sperduti del pianeta. L'attenzione verso l'ambiente e le popolazioni dei paesi poveri è però ancora molto scarsa”. Carlo Monguzzi , assessore regionale all'ambiente nel 1993, ricorda come in quell'anno riuscì ad aprire gli archivi di Seveso “fino ad allora rimasti segreti”. “Abbiamo dato risposta a due dei tre interrogativi: la sostanza uscita dal reattore dell'Icmesa era sicuramente diossina e la quantità era tra i 10 e i 12 chili”. Manca da chiarire fino in fondo il destino dei fusti con materiale più inquinante, la diossina: “ La Hoffmann La Roche – continua Monguzzi – aveva detto che erano stati bruciati a Basilea ma le carte da noi trovate hanno messo in fortissima discussione questa tesi”.



Venduto all'edilizia - Il territorio bucato

di Eliana Pasquini

La provincia di Bergamo ridotta ad un colabrodo e non é ancora finita. Le audizioni in Regione per il Piano Cave sono state un vero e proprio “ mercato di cubature”: da una parte i cavatori che non perdevano occasione per richiedere ampliamenti degli Ambiti Territoriali Estrattivi (Ate), dall'altra la quasi totalità degli amministratori locali che amando il proprio territorio, cercavano di difenderlo dalla speculazione e si dichiaravano a gran voce contrari al Piano Cave così come congeniato

In questo panorama desolante, una sola nota positiva, conquistata anche grazie all'azione (e alla pressione) dei Verdi: la Giunta regionale ha recentemente deliberato l'obbligatorietà della Valutazione d'impatto ambientale (Via) per tutti i nuovi Piani cave. Un primo passo nella direzione della salvaguardia del territorio, in molti casi già gravemente compromesso dall'incuranza della Giunta Formigoni che per anni non ha predisposto gli studi sull'impatto delle singole cave sull'ambiente circostante, contravvenendo peraltro alle normative comunitarie e nazionali. Uno strumento in più – ma non è ancora abbastanza – per salvaguardare e la tutela del territorio, messa continuamente in pericolo dalle richieste delle lobby di cavatori, senza che siano chiari i fabbisogni reali del settore così come non è stato esplicitato dalla Giunta regionale a quali opere pubbliche dovrebbe far fronte l'aumento richiesto dalla stessa in capo ai volumi totali estraibili. L'esempio di Pontirolo è emblematico: il paese, martoriato nella sua storia di buchi riempiti poi dai rifiuti, in un'originale combinazione di cave e discariche, è un Comune di 10 chilometri quadrati, di cui uno di cave. Il nuovo Piano stabilisce che il 15% dell'intero approvvigionamento della provincia venga coperto, ancora una volta, qui.
Il fabbisogno di sabbia e ghiaia era già stato sovrastimato dalla Provincia, e la Giunta ha inserito d'ufficio la proposta di altri nuovi Ate invece che prevedere lo sfruttamento di quelli già esistenti fino ad esaurimento. Il risultato è che la localizzazione degli Ate prevista dall'attuale Piano va ad insistere su porzioni di territorio già gravemente compromesse: mancano studi sulla viabilità e sull'impatto che le cave hanno su aree anche pregiate, ad esempio quelle a ridosso dei fontanili (Caravaggio, Antegnate e Casirate d'Adda).
Mentre stiamo andando in stampa, una nuova audizione affronta anche uno degli Ate più impattanti: Caravaggio. La Giunta Regionale ha deciso di aggiungere al Piano predisposto e approvato dalla Provincia altri tre milioni di metri cubi. Un problema non solo di Bergamo, un incudine nella provincia di Cremona che rischia di prosciugare i fontanili per l'irrigazione della Bassa Lombardia. Il Comune di Caravaggio è ambiguo, consorzi, associazioni e tutti gli altri, Cremona in testa, contrari.
L'auspicio a questo punto non può essere che uno, ovvero che il Piano Cave così confezionato “parli” al territorio: la Via sui singoli Ate non basta in un territori gravati da antropizzazione e infrastrutture e solo una Valutazione Ambientale Strategica (Vas) può determinare uno sviluppo sostenibile.



Free Software per gli Enti Locali - Amministrazione libera dei programmi
di Eliana Pasquini

La democrazia passa dal computer: merito tra gli altri di Leon Shiman, consulente del governo del Massachussets - ovvero il tempio mondiale dell'Information Technology - e paladino dei formati liberi di programmazione, ovvero di quei sistemi che abbracciano la filosofia del sapere slegato da licenze
e liberato dai brevetti

La pubblica amministrazione dello stato americano qualche anno fa ha scelto di abbandonare i tradizionali programmi proprietari per la gestione dei suoi dati e abbracciare la nuova filosofia del formato aperto. Ci guadagna in trasparenza, ottimizzazione delle risorse, qualità della gestione dei dati e maggior partecipazione dei cittadini, da Boston alla Lombardia, grazie alla collaborazione di Free Software Foundation Europe-Italy di Leon Shiman dando ulteriore slancio all'azione dei Verdi che hanno istituito in sede regionale il tavolo per la “Politica del software nella pubblica amministrazione”, che si adopera per la stesura di un progetto di legge per la promozione del Floss (Free, Libre, open source software) e l'adozione dei formati aperti in Lombardia.
La materia è piuttosto tecnica, ma l'applicazione di questi nuovi formati ricade su chiunque abbia a che fare con un computer. Principio ispiratore dei lavori che i Verdi stanno portando avanti in Regione è la fiducia nella condivisione della conoscenza.
Un tema nuovo per gli ambientalisti quando si parla di software ma assolutamente conosciuto, dibattuto e perseguito in materia di biotecnologie in campo agrario o farmaceutico. Perché è proprio nel settore agro-alimentare è stato sperimentato quanto sia arcaica l'applicazione di uno strumento nato per gli oggetti quale il brevetto industriale, che applicato nel campo della scienza immateriale, della scienza della vita, del corpo umano, del cibo e, ora, delle stringhe di programma risulta totalmente inadeguato. Ecologia della conoscenza, così potrebbe chiamarsi la scienza che si occupa di diffondere e rendere accessibili i dati, le informazioni e i logaritmi. Una scienza fatta di volontà di condivisione e interesse a innovare e crescere. Perché solo informazioni accessibili possono produrre nuova conoscenza, moltiplicando i cervelli e le mani che interagiscono nello sforzo di migliorare la grande libreria della storia. L'innovazione nel mondo è mossa dalla messa in rete delle conoscenze. Affinché tutti possano migliorarle e svilupparle. L'esperienza del Massachusetts dimostra che l'informazione si può fare in modo diverso e, straordinariamente, funziona meglio, è più democratica, partecipativa e non discrimina.



Colloquio con Leon Shiman

di Eliana Pasquini

L'ecologia della conoscenza come la nuova scienza che si occupa della messa in rete del sapere, anche tecnologico. Lei come definisce la filosofia dei formati aperti?

Personalmente credo che la gente debba essere libera, libera anche di poter imparare. Confido nella distribuzione delle competenze senza i vincoli dati dai brevetti, che è il principio ispiratore dei formati aperti. Una volta che il formato è messo a disposizione, chiunque può accedere alle specifiche e implementarlo nel suo programma. Di fatto ciascuno può gestire da solo il programma in questione, senza dover dipendere dalle case produttrici di software.

Sulla scorta dell'esperienza americana, quali vantaggi porterebbe l'impiego di questi formati alla pubblica amministrazione, per esempio a quella lombarda?
Il vantaggio principale è che questi formati garantiscono maggior trasparenza e controllo della gestione e conservazione dei dati, senza contare che l'impiego dei formati aperti presuppone un coinvolgimento diretto dei cittadini e degli “sviluppatori” di formati, anche aziende locali per esempio. Il che ha poi ripercussioni sulla creazione di valore anche a livello locale.

Un colpo mortale per le grandi multinazionali di software. Che non vedranno di buon occhio i formati aperti...
Credo che anche i big dell'informatica si siano resi conto che visti i tempi è inevitabile un confronto con la comunità dei formati aperti. Personalmente mi auguro che il dialogo possa essere costruttivo e direi che forse già un primo passo in questa direzione è stato fatto con l'accordo tra Microsoft e Novel, un vendor di software libero.

Spazio dunque per un'intesa apparentemente impossibile.
Non saprei, diciamo che sono fiducioso. I sostenitori del software libero non hanno interesse ad arrivare ad uno scontro diretto con le grandi aziende né sono animati da intenti di distruzione nei loro confronti. Auspicano invece ad una sorta di compromesso, in base al quale sia possibile una coesistenza sul mercato.
Parliamo invece del Massachusetts e delle recenti elezioni che hanno portato un governatore democratico dopo circa 15 anni che il partito repubblicano era al potere. Personalmente credo sia una buona cosa. Ma a onor del vero, il cammino verso l'adozione del formato aperto è iniziato e si è sviluppato sotto il governo repubblicano. Questo per dire che l'innovazione della conoscenza non è un fatto di schieramenti politici ma semplicemente una questione di progresso.

E i formati aperti cosa portano di nuovo?
Alla valenza di controllo che la società può esercitare si aggiunge una concezione di libera circolazione del sapere. E poi ci sono le ricadute sui costi delle tecnologie informatiche, che a questo punto si abbasserebbero, raggiungendo un maggior numero di persone, sia all'interno della comunità di open source (letteralmente sorgente aperta, ndr) consentendo di poter sviluppare nuovi prodotti dando impulso all'innovazione, sia raggiungendo i cittadini che potranno usufruire delle tecnologie informatiche a quel punto maggiormente accessibili.

Di che comunità si tratta?
E' la comunità che sostiene la diffusione dei formati aperti. E' sparsa per il mondo ed è composta da individui che liberamente sviluppano questi formati e li rimettono in circolazione migliorati o modificati. Sempre a disposizione di tutti. Si tratta di persone che magari durante il giorno lavorano per imprese private di IT e poi nel tempo libero mettono in rete le loro conoscenze lavorando su questi formati. Condividono insomma il loro sapere con il resto della comunità. Internet ha messo in comunicazione miliardi di utenti in tutto il globo. Ora dobbiamo considerare anche questa nuova comunità che mette le sue energie a servizio della libera diffusione del sapere. Per “sfruttare” al meglio le sue potenzialità e le sue capacità.



Discriminazioni - Fondamentalisti a Seregno


Il regolamento del Comune che fa riferimento allo Statuto comunale, modificato su proposta di Lega Nord, prevede che i contributi alle associazioni di volontariato siano concessi solo alle organizzazione che nei loro statuti fanno riferimento agli ideali cristiani. Lo hanno denunciato i Verdi in Consiglio regionale, chiedendo alla Regione di intervenire per bloccare una chiara discriminazione

“Per colpa di questo regolamento – hanno denunciato i consiglieri regionali dei Verdi Carlo Monguzzi e Marcello Saponaro – sono escluse dai contributi previsti dalle normative associazioni note e meritorie”.
Monguzzi e Saponaro ritengono che l'amministrazione regionale di fronte a un atto evidentemente arbitrario debba intervenire urgentemente: “Chiediamo che la Regione intervenga per bloccare una odiosa discriminazione frutto di un atteggiamento fondamentalista da parte dell' amministrazione di Seregno, che si comporta proprio come la parte più insopportabile della cultura del fondamentalismo islamico”. Nell'attesa di una risposta da parte del Pirellone, i consiglieri precisano le loro ragioni: “Non abbiamo nulla da obiettare sugli ideali del cristianesimo, che però è cultura che si ispira alla libertà, alla uguaglianza e alla tolleranza, ma crediamo sia profondamente ingiusto vincolare la concessione di contributi, peraltro previsti e dovuti in base a normative regionali e nazionali, a una vera e propria estorsione di ‘dichiarazioni di fede'”.



Parola ai cittadini - La svolta democratica sugli ogm

di Simona Capogna

La consultazione pubblica sull'introduzione degli organismi geneticamente modificati (ogm) nella filiera alimentare “s'adda fare”. E a “benedire” l'iniziativa promossa dal Consiglio dei Diritti Genetici (Cdg) prevista per la prossima primavera, è stato lo stesso Presidente del Consiglio Romano Prodi, che ha risposto positivamente, venerdì 1° dicembre, ad una delegazione composta da Mario Capanna (Presidente Cdg) Paolo Bedoni (Presidente Coldiretti), Giuseppe Politi (Presidente Cia), Vincenzo Tassinari (Presidente Coop Italia)

L'idea di aprire un dibattito nazionale non ha solo l'obiettivo di capire il parere degli italiani sul problema specifico delle agrobiotecnologie: numerosi sondaggi che hanno coinvolto campioni rappresentativi dell'intera popolazione hanno da tempo e più volte mostrato, da parte della maggioranza degli intervistati, un rifiuto netto rispetto all'uso e al consumo di ogm. I cittadini non sono disposti ad accettare dei rischi perché l'assunzione dei costi derivanti dalla messa a coltura delle piante transgeniche sembra non avere una contropartita in termini di benefici per l'ambiente e per la salute.

La società
Il coinvolgimento della società, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrebbe, invece, consentire più propriamente una svolta democratica rispetto alle modalità di gestione dell'innovazione tecnologica affinché sia ristabilito un patto di fiducia, ormai compromesso, tra la scienza e la società. Non di un semplice sondaggio si tratta, quindi, ma della costruzione di una nuova modalità di partecipazione democratica. Una partecipazione capace di mettere in discussione un potere tecnocratico che non tiene conto delle istanze sociali e che è legato a doppio filo con i poteri forti dell'economia mondiale. Una partecipazione che non si limiterà a far emergere posizioni manicheiste sulla questione ogm, ma che promuoverà una riflessione ampia su un modello di sviluppo condiviso e realmente sostenibile.

Futuro agroalimentare
Il dibattito pubblico sugli ogm si inserisce, infatti, in un progetto più ampio esemplificato dal manifesto «L'agroalimentare cuore strategico dello sviluppo» sottoscritto da una molteplicità di soggetti che rappresentano la filiera produttiva agroalimentare (agricoltura, moderna distribuzione, artigianato, piccola e media impresa, consumatori) insieme al mondo dell'ambientalismo e della ricerca (biologi, economisti agrari). Partendo dalla consapevolezza di non poter proseguire, come sostengono i sostenitori del biotech, sulla strada tracciata dall'agricoltura industriale, perché questa distrugge la fertilità dei suoli e la biodiversità, consuma energia non rinnovabile, produce cibo di scarsa qualità, inquina gli habitat naturali ed elimina il tessuto sociale rurale, i firmatari del manifesto hanno indicato una direzione alternativa per lo sviluppo del settore agroalimentare italiano.
E hanno chiesto al governo italiano che i cittadini siano messi nelle condizioni di poter contribuire in maniera attiva alla definizione e realizzazione di un modello agroalimentare sostenibile. L'approccio è assolutamente rivoluzionario, quindi, perché ribalta completamente la logica dominante, in base alla quale solo gli esperti hanno voce in capitolo nella fase in cui devono essere “valutati” i rischi e solo i rappresentanti politici, o peggio i burocrati della politica, hanno un ruolo nella fase di “amministrazione ” dei rischi.

Consumatori senza parola
Gli unici che non hanno avuto, finora, una reale possibilità di esprimersi sono proprio coloro che questi stessi rischi devono subirli senza alcuna libertà di scegliere, perché se li ritrovano direttamente nel piatto e nell'ambiente in cui vivono. Eppure, paradossalmente, è proprio in nome della “libertà” che si cerca di favorire la diffusione degli ogm: l'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto), difendendo le posizioni di Usa, Canada e Argentina contro la (ex) moratoria europea sugli ogm, con un rapporto di ben 1050 pagine ha spiegato (evidentemente nel dettaglio!) i motivi per cui la libertà commerciale non può essere messa in pericolo da una opposizione immotivata e irrazionale ad un prodotto tecnologico mentre la Commissione Europea , difendendo la libertà di chi vuole optare per il biotech, cerca di introdurre soglie di contaminazione “legalizzate” nel nuovo regolamento dell'agricoltura biologica.
Insomma, attualmente chi vuole imporre a tutti i costi le agrobiotecnologie (la minoranza) sembra decisamente più libero, e più rappresentato, di chi (la maggioranza) vorrebbe fosse applicato il principio di precauzione. Contro questa libertà parziale, i firmatari del manifesto “L'agroalimentare, cuore dello sviluppo” propongono un approccio radicale capace di ristabilire un principio democratico e di restituire centralità ai cittadini e alla politica.

Modello Italia
Il dibattito pubblico italiano si candida ad essere un modello perché capace di superare i limiti delle esperienze fatte in altri paesi: in Svizzera, dove attraverso un referendum i cittadini hanno potuto esprimere semplicemente un parere positivo o negativo rispetto all'introduzione di ogm e in Inghilterra, dove la posizione emersa dall'interlocuzione con i cittadini non ha trovato riscontro nelle politiche governative. Quello che si propone in Italia è una partecipazione pubblica basata sul principio della reciprocità, con cittadini non semplici fruitori di informazioni, ma portatori di conoscenze, e in cui le istanze espresse possano divenire la base delle scelte istituzionali e il motore di una ricerca scientifica, finalmente condivisa.



Post congresso - Protagonisti a Fiuggi
di Massimo Molteni , Presidente provinciale milanese

Un'assemblea “plebiscitaria” che non ha toccato i grandi temi del futuro politico del centro-sinistra ma nella quale la Lombardia ha finalmente iniziato ad avere un proprio ruolo

Parlare dell'Assemblea nazionale di Fiuggi significa partire dal presupposto politico del raggiungimento lombardo delle condizioni per il riconoscimento regionale.
Una premessa che ha rafforzato il nostro ruolo, insieme al documento di critica alla gestione nazionale presentato con il sostegno di 850 firme di iscritti lombardi.
Il risultato è stato quello che avevamo costruito sul piano politico: una critica forte ed esplicita che ha però scelto di non schierarsi, per ora, in termini di contrapposizione come mozione. Altrettanto chiaro il risultato nelle presenze a livello nazionale: un eletto nell'Esecutivo ( Marcello Saponaro ), sei eletti lombardi nel Consiglio Federale ( Stefano Costa , Elisabetta Patelli ed anche Veronica Cerea , Rossana Del Regno , Roberto Repossi e Loris Riva ). A questi si aggiungono due Consiglieri Federali del Trentino (eletti anche con i nostri voti) e Iva Berasi cooptata dal Presidente nel gruppo di donne che affiancherà l'esecutivo.
Una presenza dalla quale iniziare a costruire una proposta lombarda che tutti da tempo richiediamo, forte anche di collegamenti ed alleanze costruiti durante l'Assemblea, in particolare con i gruppi del Trentino e, parzialmente, della Puglia. Una presenza che sarà ulteriormente incrementata dalla futura Assemblea Regionale che dovrà eleggere altri 5/6 Consiglieri Federali nazionali.
Un gruppo che nasce dal mandato chiaro del documento congressuale (ovviamente per coloro che lo hanno sottoscritto): uno sforzo per il rinnovamento ed il cambiamento a partire dal gruppo dirigente del partito, un impegno per la trasparenza delle regole e la loro applicazione, la ricerca di spazi politici e modalità nuove per inventare i Verdi del dopo due per cento. E' rimasto infatti sullo sfondo dei lavori assembleari il grande tema del futuro del nostro partito, stretto tra i nuovi quorum della riforma elettorale futura e il dibattito tra Partito Democratico/Sinistra Europea/ruolo Verdi dall'altro.
Un grande tema sul quale sarebbe utile iniziare un lavoro di confronto ed approfondimento proprio dalla nostra regione.
Gli impegni con i quali ci lasciamo sono la costruzione del rapporto con i nostri alleati a livello nazionale, il collegamento con i nuovi eletti per arricchire il loro ruolo di contenuti condivisi, la definizione del ruolo politico lombardo. Gli appuntamenti, già scritti, sono le prossime Assemblee provinciali e l'Assemblea regionale.



Il Giardino degli Aromi - Sotto odorosi archi
di Aurora Betti

In tarda primavera i grandi corimbi bianco avorio spiccano sui rami che scendono verso il basso e formano come degli archi magici. E' popolato dagli spiritelli abitanti dei boschi, il sambuco, significativo cespuglio, certamente antico quanto l'uomo che ha sempre seguito negli insediamenti, e lì restava quando le case venivano abbandonate. Coltivato appositamente nei monasteri e intorno alle fortezze e negli orti dei villaggi poiché la sua particolare resistenza dava un senso di protezione. Il movimento a sfera del suo essere, i fiori ad ombrella, i polloni che si allungano in pochi mesi di 3- 4 metri , l'arco che essi formano e che sembrano tutto avvolgere è come una grande respirazione celeste che si combina con la forza terrestre di un arbusto che risorge continuamente anche quando viene tagliato: i fiori con un alto contenuto di zolfo sono un po' stordenti nel profumo come tutte le caprifoliacee e sono un aiuto – usati nelle tisane – per la respirazione umana e l'attivazione della circolazione, così come è tutto circolatorio il respiro del grande arbusto nella sua essenza e nella sua forma vegetale.
Nella tradizione veniva considerato la farmacia divina perché tutta la pianta - germogli, fiori, foglie, bacche, midollo, corteccia, e radici - era usata in erboristeria, ed è tuttora usata per le sue proprietà depurative, diuretiche, emollienti e sudorifere. In autunno le bacche maturano lucide, nere e succose, zuccherine e un po' acquose e anche un po' purgative. Con esse si ottiene uno sciroppo contro le infiammazioni dei bronchi. Cibo ricercatissimo per gli uccelli fino a dicembre ed oltre, a volte. Aiuta il compostaggio a formarsi per le escrezioni delle sue radici e ama anche fogliame e tutto ciò che nel bosco cade ai suoi piedi e gli fornisce un buon humus. Ricchissimo di linfa zuccherina e sovrabbondante di fiori, il sambuco ama l'acqua, segue fossi e siepi e restituisce all'aria l'umidità traspirando vapore e contribuendo quindi a formare un habitat piacevolissimo intorno a sé. Richiama allora elfi e bionde e dorate fate come raccontano le leggende tedesche, ma sicuramente concretissimi abitanti visibili o eterei esseri: suonano i rami svuotati dal midollo come magici flauti che riportano serenità e armonia.
Sgorga la dolcezza del sambuco da ogni suo organo e dalla totalità della sua esistenza, non ci meravigliamo dunque se un tempo veniva usato per accompagnare con fiori foglie e bacche e rami un soave e leggerissimo attraversamento delle acque per l'ultimo umano viaggio.