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del dicembre 2006
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Ecoappunti 26 - Luglio 2007 (testi)


Siccità - I signori dell'acqua

di Gianni Del Pero
Negli ultimi anni in Lombardia abbiamo avuto lunghi periodi di siccità, anche se questa estate ci ha fornito grande variabilità di condizioni facendoci, forse, cambiare la percezione di quanto stava avvenendo.
Le ripetute piogge e gli acquazzoni non sono riusciti, però, a riportare i nostri fiumi, e in particolare il Po, alle portate medie storiche
Dopo un inverno e una primavera siccitose, coda di altri 4 anni con la stessa situazione, il fiume è ancora in sofferenza e rimane sotto la soglia di attenzione di 500 metri cubi al secondo a Pontelagoscuro, con una media storica del periodo superiore a 1100.
E' tutto l'ecosistema, però, che soffre della diminuita disponibilità di risorse idriche: le falde alle quali attingono gli acquedotti si sono abbassate, i terreni si sono inariditi ed anche la vegetazione ha evidenziato una forte sofferenza. Le attività umane, che beneficiavano della straordinaria ricchezza di acque in Lombardia, hanno dovuto fare i conti con la minore disponibilità ed hanno subito razionamenti.

I motivi
I motivi sono sotto gli occhi di tutti: minori piogge e nevicate, aumento della temperatura media con scioglimento dei ghiacciai ma anche, per le maggiori temperature, maggiori prelievi ed utilizzi anche ad uso domestico.
Ma a ciò si sta sommando qualcosa che ha bisogno di essere attentamente osservato, specie se si ritiene che l'acqua sia pubblica, e la sua gestione ottimale debba essere sviluppata per il pubblico interesse.
In Lombardia possiamo contare su un sistema naturale che consente di immagazzinare le acque per un loro uso differito. I grandi laghi della nostra regione da quasi sessant'anni sono regolati per ottimizzare l'invaso e con la finalità di soddisfare i fabbisogni irrigui della pianura.
Disponiamo, inoltre, di un patrimonio di falde sotterranee, che si ricaricano per infiltrazione nei terreni permeabili, con un contributo al bilancio da risorgive anche alimentate dal recupero dei colamenti delle irrigazioni effettuate a monte. Completa lo scenario tipico lombardo una rete di canali irrigui (oltre 18.000 chilometri nella regione), anche con storia millenaria, che controllano gran parte della pianura.

I privati utilizzatori
A questo si sono sovrapposte le attività idroelettriche con le dighe alpine realizzate nelle nostre valli montane, con gestioni ora privatizzate. Giuliano Zuccoli, presidente di una delle aziende che operano in questo campo, Aem, coerentemente con la sua indennità milionaria sottolinea di non avere come finalità la beneficenza e quindi, anche qui coerentemente dal suo punto di vista, persegue il massimo profitto.
Peccato che questo obiettivo venga anche perseguito mediante un uso dell'acqua pubblica che la sua azienda, come tutti i gestori dell'acqua, ha in regime di concessione pubblica e che dovrebbe quindi essere inserito in un bilancio sostenibile che garantisca pari opportunità di accesso alla risorsa.
Così avviene che l'acqua della Valtellina, in particolare, non defluisce verso il lago di Como e poi, con l'Adda, nella pianura lombarda, in funzione dei cicli e dei fenomeni naturali (per quanto perturbati dagli effetti degli cambiamenti climatici) ma anche proporzionalmente al valore di remunerazione dell'energia prodotta.

C'azzecca la Borsa elettrica
Da qualche anno, infatti, è la Borsa elettrica, mercato che forma il prezzo dell'energia per confronto tra l'energia offerta dai produttori e l'energia richiesta dagli utilizzatori, a determinare i prezzi.
Per fare un esempio, significativo, l'estate scorsa, in un periodo di carenza d'acqua che ancora una volta ha messo in difficoltà il comparto agricolo, si è verificato il massimo di remunerazione dell'energia prodotta il 26 luglio con un valore di 378 euro/megawatt, a fronte di un valore medio, nel mese, di 84 euro e, in giugno, di 72.
E' evidente che sia più redditizio utilizzare l'acqua quando il prezzo è più alto ed allora perché produrre (e fare defluire verso valle l'acqua raccolta) nel mese di giugno quando, con la stessa acqua e con lo stesso investimento, posso guadagnare 5 volte di più?

Quest'anno come il 2006
Anche quest'anno la dinamica è simile: ad esempio nelle dighe alpine sopra il Lago di Como, in questi giorni, sono stoccati oltre 300 milioni di metri cubi, più di quanti potrebbero essere trattenuti nel lago svuotato e interamente riempito. Il prezzo medio di giugno è stato 67 euro, oggi (mentre scrivo) è già a 85. E' quindi più “conveniente” spostare in avanti la produzione e il deflusso dell'acqua. Ma se quest'acqua fosse indispensabile a valle, negli acquedotti e nei campi?
Il sistema ambiente non riesce a sostenere questi meccanismi. Le falde si deprimono, i fiumi scendono sotto i minimi vitali, i laghi oscillano velocemente determinando problemi alla fauna ittica, al paesaggio ed alla fruizione, i canali irrigui non riescono a svolgere la funzione irrigua per la quale sono stati realizzati, e la mancanza di irrigazione a monte “spegne” i fontanili a valle.

Nominato un commissario all'acqua
Quest'anno si è cercato di mettere attorno ad un tavolo i soggetti interessati alla gestione (pubblica?) delle acque ed il risultato (poco pubblicizzato) è stata la nomina dal Governo di un Commissario Straordinario per l'emergenza idrica, nella persona del Prof. De Bernardinis, del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale. Tra i suoi poteri: ordinare riduzioni all'uso delle acque; organizzare controlli per reprimere gli usi abusivi; sospendere autorizzazioni di nuovi prelievi; derogare i livelli di regolazione degli invasi.
Però quest'anno qui, da noi, un po' è piovuto e non abbiamo potuto vedere l'efficacia di questa azione. Saremo pronti per l'anno prossimo ad una gestione pubblica e più sostenibile per gli ecosistemi della risorsa idrica?


Costo medio produzione megawatt

Giugno 2006: 72 euro
Luglio 2006: 84 euro
Giornate più calde: 378 euro

Giugno 2007: 67 euro
Luglio 2007: 84 euro
Giornate più calde: dato non ancora disponibile


Insieme per Kyoto - Il governo per il clima
Si svolgerà a Roma, il 12 e il 13 settembre, la Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici promossa dal Ministero dell'Ambiente italiano. Un appuntamento preceduto da una serie di workshop che si sono svolti un po' in tutta la penisola, da Palermo a Parma
A luglio a Parma c'è stata l'assise che ha esaminato la salute del fiume Po. Uno stato malandato, ha rilevato l'Apat, Agenzia nazionale di protezione ambientale, che avrà un ruolo nell'ambito della conferenza: la portata è infatti in costante diminuzione. Il corso rischia di fermarsi a 100 chilometri dalla foce. L'acqua “trasportata” dal principale fiume italiano è calata del 20-25% negli ultimi trent'anni.
L'appuntamento di settembre è coordinato dal professor Vincenzo Ferrara , climatologo dell'Enea incaricato dal ministro Alfonso Pecoraro, che dovrà tenere le fila di un evento ricco di approfondimenti, dagli effetti dei cambiamenti climatici, agli interventi per contenere i gas serra fino alle decisive misure di adattamento, indispensabili visto che nel nostro paese, come in altre parti della Terra, si stanno intensificando fenomeni come l'innalzamento dei mari, la desertificazione, la scarsità di piogge e precipitazioni nevose durante l'inverno ed eventi meterologici violenti, come temporali e trombe d'aria.
“Il rischio di desertificazione in Italia - spiega Ferrara - è soprattutto un processo che distrugge i cicli biogeochimici dei suoli, la biodiversità terrestre e interrompe i processi ecologici. Sono a rischio di desertificazione non solo le regioni del meridione d'Italia, ma anche molte aree del settentrione, colpite da forme di inquinamento e molte zone costiere basse colpite dalle infiltrazioni di acqua marina”.
La strada da seguire è quella della riduzione delle emissioni, perché “se si attuano misure adeguate ed efficaci, si evita di pagare gran parte dei costi associati alle conseguenze negative e ai danni dei cambiamenti del clima”, aggiunge Ferrara.
La conferenza sarà introdotta il 12 settembre da una sessione plenaria alla quale parteciperanno i big delle agenzie internazionali, tra cui Rajendra Pachauri, presidente dell'Ipcc, Yvo De Boer, segretario generale della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici. Seguiranno tre sessioni sui vari aspetti dei cambiamenti climatici in Italia.



Allarme frane - Prevenire con la geologia
di Eliana Pasquini
Parlando di sviluppo sostenibile del territorio non si può che partire
dalla relazione tra ambiente naturale e ambiente costruito, una relazione simbiotica, perché come il primo condiziona fin dal principio i processi di inurbamento, così il secondo va a sua volta a incidere sulle caratteristiche originarie del primo. Talvolta in maniera sostenibile, altre volte in maniera del tutto in-sostenibile e, di conseguenza, disastroso

Nella bergamasca per esempio i mesi primaverili e estivi - con maggiori precipitazioni metereologiche - sono caratterizzati ormai da anni dagli “allarme frane”, che più volte nella storia si sono trasformati in veri e propri disastri. Sergio Chiesa , geologo e ricercatore del Cnr, e profondo conoscitore delle valli orobiche, non ha dubbi: “Per prevenire questa categoria di eventi non resta che partire dalla geologia, la scienza che studia la terra”.

Nel mese scorso era allarme frane in bergamasca. Ora la situazione sembra migliorata…
Si, è migliorata grazie anche ad interventi d'emergenza nelle zone più critiche e se va avanti il bel tempo è tutto a posto. A San Giovanni Bianco per esempio la situazione si è stabilizzata grazie agli interventi - costosissimi - d'emergenza messi in campo dopo lo smottamento del versante che è iniziato dopo un lungo periodo siccitoso. Ma non dimentichiamo che la frana della Val Pola di cui quest'anno cade il ventesimo anniversario si è staccata proprio un 28 luglio. Perché il periodo estivo soprattutto nella fascia alpina e prealpina è frequentemente interessato da piogge brevi e intense, che danno luogo ai flussi di detriti e, sporadicamente, da piogge persistenti che danno allagamenti come nell'87. Queste situazioni destano attenzione solo quando finiscono in tragedie. E allora si interviene, in tutta fretta e con costi che lievitano.

Grandi spese per le “cure” ma nessuno ci pensa a “prevenire”…
Per poter prevenire in modo efficace servirebbero più attenzione è più controlli. Ma la presenza antropica permanente sul territorio montano è di molto diminuita su molte aree con la conseguenza che tutte quelle azioni di “vigilanza” praticamente spontanea e di allertamento in presenza di criticità svolte dalla popolazione insediata sono venute a mancare. L'abbandono, quasi istantaneo del dopoguerra, di territori trasformati nel corso di secoli da sistemazioni funzionali alle produzioni agricole e l'urbanizzazione su aree non idonee sono elementi peggiorativi se non accompagnati da un attento processo progettuale. Sulla base del mandato presente nella norma di istituzione della Protezione Civile che indica nella previsione e nella prevenzione i due pilastri per uno sviluppo sostenibile i geologi della Regione Lombardia hanno prodotto molto materiale di supporto all'individuazione delle aree critiche che spesso sono state e sono ignorate.

Anche a San Giovanni Bianco?
No, perché quella di Briolo era una situazione relativamente tranquilla se non fosse intervenuto l'uomo con criteri assolutamente inadeguati. Ci tengo a specificare relativamente, perché comunque quella zona era indicata a pericolosità 3 su una scala di 4. Si trattava dunque di una zona di equilibrio limite che, probabilmente senza l'incauto intervento dell'uomo, sarebbe andata avanti senza problemi…e senza franare. Il territorio, l'”ambiente naturale” ha la sua conformazione e le nostre valli sono sottoposte a continui processi naturali di modellazione che possono dare luogo a modificazioni con effetti catastrofici, e spesso lo sono pure per la scorretta ubicazione degli insediamenti abitativi e infrastrutturali. Ma si tratta di processi con cui la natura ripristina il suo equilibrio di cui certamente bisogna tener conto altrimenti le conseguenze possono davvero essere tragiche. Ma purtroppo su queste considerazioni molto spesso prevalgo le logiche socioeconomiche, certamente importanti, ma che non possono non considerare l'impatto sull'equilibrio idrogeologico.

Quando si parla di prevenzione, dove mancano le istituzioni?
Nella parte normativa. La Regione per esempio ha la colpa di aver svuotato la legislazione in materia di efficacia. Mi riferisco alla legge 41 del 97 che disciplinava gli studi geologici a supporto degli strumenti urbanistici che è stata poi abrogata dalla successiva legge 12 del 2005. In questo passaggio si è sminuito il ruolo di importante filtro di valutazione geologica come segnalato dal presidente dell'Ordine dei geologi della Lombardia. Senza gli strumenti normativi adeguati è impossibile assicurare una prevenzione efficace. E le nuove opere infrastrutturali che saranno costruite, è importante che la progettazione valuti attentamente le condizioni dei singoli territori. Mi viene in mente per esempio il tracciato della Brebemi che taglia da est a ovest la fascia dei fontanili, quindi il deflusso delle acque sotterranee che scorrono da nord a sud. Molti tratti sono previsti in trincea per mitigare l'impatto sul paesaggio: è come immergere la struttura in una piscina e pretendere di tenerla a secco e nel contempo di non interferire con il deflusso della vitale risorsa che permette di irrigare la bassa pianura lombarda.


Nuova legge rifiuti - Non apre la terza discarica a Inzago...forse
di Gianluigi Vecchi
Il Consiglio regionale della Lombardia ha votato la norma che modifica il sistema di trattamento e smaltimento dei rifiuti in Lombardia e permette la stop al nuovo impianto nel comune della Martesana

Per mesi si è discusso in commissione ambiente, tra innumerevoli rinvii, di questa legge, nata per impedire la terza discarica ad Inzago. Nel tempo, invece, ha assunto pure l'impegno di modificare la normativa regionale sui rifiuti urbani. Alla fine questa legge è stata approvata in Consiglio regionale con l'astensione dei consiglieri dell'Unione.
Gli articoli più importanti sono il sette e l'otto. Il primo sancisce che la delega alle Province in materia di Aia (Autorizzazione integrata ambientale) è spostata dal 1° gennaio 2008 al 1° gennaio 2009, un articolo che ancora una volta pasticcia sulla delega effettiva di funzioni all'ente intermedio.
L'articolo otto, “Norme Transitorie e finali”, legifera invece in tema di pianificazione dei rifiuti urbani. Le Province devono adottare propri Piani entro il 29 febbraio 2008 e comunicarli alla Regione entro il 30 marzo 2008, tali Piani devono essere elaborati secondo “logiche” di autosufficienza territoriale (rimanendo inteso che il bacino ottimale rimane l'intera Regione) e le Province inadempienti in materia di pianificazione verranno penalizzate non potendo accedere a finanziamenti regionali (che verranno individuati con apposito atto della Giunta Regionale). Al tempo stesso entro novanta giorni la Giunta regionale, sentita la Commissione consiliare competente, integrerà e modificherà la deliberazione VIII /220 recante norme per l'approvazione del programma regionale di gestione dei rifiuti con indirizzi e criteri per la localizzazione degli impianti. Sempre nell'articolo otto vi è la cosiddetta “norma Inzago”, grazie a un comma della legge regionale, che attribuisce alle Province il parere vincolante in tema di localizzazione di un impianto, e soprattutto al Piano provinciale adottato da quella di Milano che non prevede l'impianto, si potrà mettere fine alla realizzazione della terza discarica. La sicurezza completa però non c'è in quanto la Regione, con un emendamento presentato in aula dell'assessore regionale Massimo Buscemi, si è riservata il diritto di decidere la localizzazione e l'autorizzazione di impianti nel caso in cui le province dovessero dire no a una discarica o a un inceneritore senza indicare un'alternativa all'interno del proprio territorio. Questo per i cittadini di Inzago, che hanno manifestato davanti al Pirellone in occasione dell'approvazione della legge e che stanno ancora sul chi vive, rappresenta un forte rischio. Infine all'articolo nove c'è un incentivo, anche se indiretto, che premia i Comuni Ricicloni dando loro una agevolazione per accedere ai finanziamenti regionali in virtù del loro impegno nel campo della raccolta differenziata. 
A questo punto per tutti gli ambientalisti si apre una campagna regionale impegnativa che ci vedrà impegnati in tutte le province lombarde affinché entro la primavera 2008 siano finalmente presentati dei Piani Provinciali per la gestione dei rifiuti urbani, degni di questo nome, si dovrà rilanciare in primo luogo la raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio, sviluppare la raccolta dell'umido per il compostaggio, dovranno essere ridotte al minimo necessario le discariche e gli inceneritori, e si dovrà andare verso l'adeguamento del sistema industriale per l'utilizzo del Cdr come combustibile alternativo da rifiuto.


Nuova tassa di Formigoni
In base a una delibera regionale (la numero 5018 del 26 giugno 2007) i Comuni dovranno versare 15 Euro ai Punti Energia, la società regionale che gestirà il catasto energetico degli edifici. Il “balzello” sarà applicato a ogni transazione immobiliare e a ogni contratto di affitto a partire dal 1° settembre 2007.
“Le amministrazioni locali - denuncia Carlo Monguzzi , Capogruppo dei Verdi in Consiglio regionale - inevitabilmente si rivarranno sui cittadini che acquisteranno una casa o che prenderanno un appartamento in affitto. Quanto disposto dalla delibera firmata dagli assessori Buscemi e Pagnoncelli è un inutile balzello che Formigoni non ha il coraggio di imporre ai cittadini, lasciando il lavoro sporco ai Comuni. In base a una nostra stima la nuova gabella frutterà circa 4 milioni di euro”.
Soldi che principalmente serviranno “a foraggiare i Punti Energia - continua Monguzzi -, una società diventata irrimediabilmente asfittica che la Regione non vuole più sostenere, ma che non può nemmeno liquidare perché nata con fondi dell'Unione europea”. In passato, “sotto la guida di Assessori più lungimiranti”, la struttura “ha svolto un importante ruolo come agenzia per l'energia, in collaborazione con le Province lombarde”.
“Con la delibera oltretutto - aggiunge Monguzzi - la Regione espropria i Comuni del loro compito istituzionale di gestione dei catasti dei fabbricati. Ora diventeranno dei passacarte della Regione e oltre che ad accollarsi tutti gli oneri per l'organizzazione e il rilascio della certificazione energetica degli edifici, dovranno pagare una società regionale per farsi controllare”.
Esattamente il contrario di quanto stava organizzando la Provincia di Milano che, con la costituzione di Sacert, associazione mista pubblico-privato, fornisce supporto gratuito ai Comuni per aiutarli a svolgere i nuovi compiti istituzionali dettati dal Decreto legislativo 192/2005 e successive modifiche, che istituisce tra l'altro la certificazione energetica, i limiti dei fabbisogni energetici degli edifici, i controlli delle caldaie.


Secondo inceneritore a Milano - Ridurre è meglio che importare
di Maurizio Baruffi
Il dibattito sulle politiche di gestione dei rifiuti rischia di non affrontare il merito delle questioni perché è condizionato dalle prese di posizione ideologiche e acritiche di chi si schiera a favore
È possibile ridurre la produzione dei rifiuti a Milano attraverso il sistema degli acquisti verdi nella pubblica amministrazione e stringendo accordi per la riduzione degli imballaggi con la Grande Distribuzione Organizzata , con Confcommercio e Confesercenti perché il Comune di Milano non lo fa?
E se c'è da migliorare le percentuali di raccolta differenziata e da reintrodurre la raccolta dell'umido domestico, perché Milano e Amsa non investono in questa direzione?
Ma ancora, Se Milano incrementerà la raccolta differenziata cosa sarà bruciato nel nuovo inceneritore che Amsa vuole costruire in pieno Parco Sud?
Forse perché l'impianto funzioni a pieno regime (circa 500mila tonnellate anno di previsione) bisognerà importare rifiuti speciali da altre regioni che non riescono a smaltire la propria produzione.
E se Milano (dati Amsa) soddisfa i suoi bisogni fra l'inceneritore di Silla e la raccolta differenziata (730mila t/anno divise in 450 bruciate a Silla e il resto differenziato) perché immaginare proprio in città il nuovo impianto e non in un'altra zona della Provincia dove si presentassero eventualmente problemi di autosufficienza?
Dunque meglio ragionare, prevenire e riciclare che aderire senza se e senza ma alla ideologica proposta di chi vuole bruciare senza faticare.


Campagna per la sobrietà - Stop sprechi pubblici
di E.P.
Ecologia della spesa significa spendere meno, spendere meglio e in maniera sostenibile. Per promuovere questa nuova declinazione del principio ecologico è necessario innanzitutto limitare gli sprechi, a partire dalle amministrazioni locali e dello Stato
Lo spreco nella pubblica amministrazione si ha quando l'investimento di risorse è eccessivo rispetto agli scopi, e quando il rapporto tra costi ed efficienza è sbilanciato. E si tratti a questo punto di sprechi di territorio, di risorse o di soldi il concetto non cambia: scialacquare senza senno è antiecologico e dannoso.
A seconda dei casi può andare a scapito dell'ambiente o delle tasche dei cittadini, ma non è escluso che un unico spreco colpisca entrambi in un sol colpo. Valga un esempio su tutti: la nuova sede della Regione Lombardia voluta dal Presidente Formigoni, monumento allo spreco di risorse e territorio. Perché se la sua costruzione costerà 580 milioni di euro, per costruire il grattacielo è stato raso completamente al suolo il fu Bosco di Gioia, uno - unico? - spazio verde della zona Garibaldi, lasciato in eredità da Giuditta Sommaruga ai cittadini di Milano, non per farci un mausoleo che soddisfacesse la grandeur formigoniana ma affinché i cittadini ne potessero godere per il verde o beneficiare usando l'area per costruirci un ospedale.
La Lombardia, si sa, è la regione più ricca d'Italia ma questo non dà licenza ai suoi amministratori di spendere senza criterio, sventolando bilanci in pareggio, frutto, in realtà, di maggiori tasse ai cittadini, piuttosto che di oculata gestione delle risorse pubbliche. E proprio qui, nella ricca e sprecona Lombardia, è nato da pochi giorni il primo e unico sito antisprechi regionale, un blog raggiungibile all'indirizzo www.sprechilombardi.org in cui chiunque potrà segnalare gli sprechi della Pubblica Amministrazione e costi della politica che ritiene ingiustificati, nonché tutte quelle voci del bilancio in uscita che potrebbero essere destinate in maniera più sostenibile.
“Abbiamo optato per il blog - spiega Marcello Saponaro , consigliere regionale dei Verdi e promotore del sito - perché ci sembra la miglior via di partecipazione diretta: non ce ne facciamo nulla degli amministratori che si danno da soli le pacche sulle spalle lodandosi per quanti sono morigerati e risparmiosi. Tutte le segnalazioni saranno verificate prima di essere messe on line”. Prendendo spunto dal blog, nasceranno interrogazioni, lettere e mozioni indirizzate alla Giunta Regionale e alle altre amministrazioni della Lombardia. Il sito di Sprechilombardi è insomma un invito alla delazione, ma a fin di bene. Per capire quanto si spreca e farlo sempre meno.


Consultazione nazionale - Sugli ogm la parola ai cittadini. Finalmente!
di Simona Capogna
Quando si parla di organismi geneticamente modificati si toccano i temi più disparati, da quelli più propriamente tecnici a quelli più generali: sociali, sanitari, ambientali, economici, culturali, etici. Perché al centro dell'attenzione non c'è semplicemente un prodotto alimentare o tecnologico, ma un modello di sviluppo agroalimentare, che ha delle ricadute dirette sulle vite delle persone, sul cibo che mangiamo e sul futuro del pianeta

Gli ogm sono, parte integrante di un processo di modernizzazione e di industrializzazione agricola che ha favorito le grandi aziende e che ha comportato una crisi ambientale di proporzioni globali (inquinamento delle falde, perdita della biodiversità, eutrofizzazione delle acque, perdita di fertilità dei suoli). Attualmente, i promotori dell'era biotech sono gli stessi che, nel secolo scorso, hanno cavalcato l'onda della Rivoluzione Verde e hanno aumentato i loro fatturati con la vendita di pesticidi, fertilizzanti di sintesi, antibiotici: Monsanto, Du Pont, Syngenta, Bayer, Basf, Dow. Queste poche grandi corporation promuovono l'introduzione degli ogm nei sistemi agricoli e alimentari presso i governi e gli organismi internazionali, mentre, sul fronte opposto, una moltitudine di persone chiede il rispetto del principio di precauzione e il diritto ad un'alimentazione sana.
Davide contro Golia, verrebbe da pensare. E in effetti il confronto è impari.
Lo dimostra il recente “pasticcio” europeo del “biologico contaminato da ogm”: una contraddizione in termini determinata dall'accettazione di una soglia di tolleranza dello 0,9% che sarà in vigore a partire dal 1° gennaio 2008, nonostante il parere contrario dello stesso Parlamento europeo. Una gestione dell'innovazione, quindi, insoddisfacente, dove la politica (europea ma non solo) è incapace di rappresentare le istanze di quelli che dovrebbero essere i suoi referenti diretti: i cittadini.
Proprio a questi si rivolge la Coalizione “ItaliaEuropa - Liberi da ogm” con la proposta di un progetto ambizioso: una consultazione nazionale, dal 15 settembre al 15 novembre per ridare voce e centralità alle persone nel processo decisionale. Per discutere non solo di organismi geneticamente modificati, ma anche del modello di sviluppo che essi incarnano.
Due mesi per costruire insieme un nuovo progetto politico condiviso, fondato sulla biodiversità, sui territori, sulla salute e sulla qualità, con i “piedi” in Italia, ma con lo sguardo rivolto a Bruxelles. Con la consapevolezza che gli Stati Membri non possono rimanere isolati se vogliono evitare le contraddizioni delle politiche comunitarie, ma devono riuscire a rafforzare la rete ogm-free esistente e costruire nuovi “nodi”.
Per questo motivo, rappresentanti europei politici e non, sono stati invitati in alcuni dei primi mille appuntamenti (assemblee, incontri, dibattiti) annunciati durante la conferenza stampa di lancio del 24 luglio, tenutasi a Roma presso la Fondazione Diritti Genetici. Ogni giorno eventi di portata internazionale, nazionale e locale saranno realizzati dalla Coalizione, grazie alla presenza capillare dei suoi membri, che si sono attivati in tutte le Regioni e Province del Paese (dando vita a Coalizioni regionali e provinciali) e che hanno coinvolto tanti altri soggetti sensibili. In Lombardia, ad esempio, si sono mobilitate immediatamente più di trenta “sigle”, in rappresentanza di agricoltori, artigiani, ambientalisti, consumatori. E non a caso proprio Milano, insieme a Firenze e Napoli, aprirà le danze: il 15 settembre si potrà cominciare a “votare” (con schede simili a quelle del Viminale) in Piazza S.Babila.
Per chi non potrà partecipare direttamente agli eventi sarà disponibile il sito internet www.liberidaogm.org per votare, scaricare materiali, foto, filmati e per promuovere eventi sul territorio. Con l'idea che il successo dell'iniziativa sarà determinato da una partecipazione attiva e dal basso, dove il contributo di ciascuno sarà prezioso.

Coalizione “Italiaeuropa - Liberi da ogm”
Fondazione Diritti Genetici, Coldiretti, Cia, Aiab, Cna Alimentare, Confartigianato, Coop, Verdi Ambiente e Società (Vas), Legambiente, Greenpeace, Wwf, Uila, Alpa, Codacons, Copagri, Acli, Federconsumatori, Organizzazione Nazionale Biologi, Slow Food Italia


Nuova legge in discussione - Software libero e formati aperti
di Lele Rozza
La Regione Lombardia avrà, speriamo in fretta, la sua legge per promuovere formati aperti e software libero, grazie al lavoro del consigliere regionale Marcello Saponaro e al tavolo “Politica del software”. Il Pdl è stato presentato in conferenza stampa e ha iniziato il suo iter per arrivare in Consiglio Regionale
E' una storia che si racconta volentieri dal momento che, oltre ad un buon progetto di legge, prelude anche ad un eccellente metodo di lavoro. Tutto comincia circa un anno fa con una mail a un gruppo estremamente eterogeneo di persone che a vario titolo si occupano di software libero. L'idea era quella di rappresentare questo pezzo di mondo attraverso le istituzioni, costruendo un Progetto di Legge che mettesse la Pubblica Amministrazione in condizione di fare la scelta migliore, di spendere al meglio i propri danari e di massimizzare l'utilità dei propri investimenti.
Il gruppo di lavoro che si è composto è stato di alto livello: hanno partecipato le principali associazioni nazionali, molti raggruppamenti locali, parecchi professionisti e anche le grandi aziende multinazionali che producono software. Il metodo è stato un esempio di democrazia partecipativa.
A partire dal manifesto del tavolo, (si trova a questo link www.politicadelsoftware.openlabs.it), si è entrati nel vivo del Pdl, cercando di dare conto delle due esigenze fondamentali attualmente in discussione: da un lato infatti la Pa deve cominciare a fare un vero e proprio benchmarking fra le varie soluzioni possibili rispetto all'approvvigionamento di software. Come dicevamo e diremo ancora, ormai il software libero è maturo, performante, sicuro e spesso a costi migliori di quello proprietario. E' necessario quindi indurre la Pa a compiere una riflessione per superare uno status quo e cominciare un reale cammino di innovazione. D'altra parte è necessario che la Pa si ponga un problema di strategia. Infatti oggi è possibile attraverso gli investimenti in software, da un lato approvvigionarsi di applicativi per il computer oppure costruire delle politiche sul territorio.
Nel caso del software proprietario infatti oggi noi non facciamo altro che acquistare licenze d'uso (non siamo mai proprietari del software) i cui proventi finiscono molto spesso oltreoceano. Scegliendo il software libero è possibile costruire politiche di sviluppo sul territorio sia in termini di impulso per l'impresa locale, sia in termini di innovazione, formazione ecc.
La scommessa è grande ed importante. Tutta l'informazione è ormai gestita da software, tutti i nostri documenti (i dati sensibili) le tabelle, i dati, i bilanci, tutto viene gestito per via telematica.
Molto spesso se usiamo del software proprietario, i nostri dai finiscono per essere chiusi in una scatola di cui noi non abbiamo le chiavi. Stiamo correndo il rischio di creare un gap di informazione per i posteri.
Quelli che come me hanno vissuto lo sviluppo dei programmi per elaboratore elettronico sulla propria pelle sanno di cosa sto parlando. Io ho cominciato ad usare il Pc circa 20 anni fa, mi ricordo ancora quelle belle schermate nere, i caratteri verdi, i dischi da 5 pollici (sembravano i vecchi 45 giri) e i fogli in continuo. In quel periodo era straordinario poter utilizzare strumenti innovativi che consentissero di non dover riscrivere i documenti, che consentivano di gestire le prime tabelle, ottimizzando molto il lavoro. Nessuno si poneva il problema dei formati e del software, e non era chiaro cosa sarebbe successo nel futuro (allora i futurologi non andavano di moda). Il risultato è che molti di quei dati adesso non sono più accessibili. Infatti molti di quei programmi non sono più supportati, perché obsoleti, non economici o semplicemente perché le aziende che li facevano non esistono più. Bene oggi i contenuti scritti con quei programmi non si possono più fruire. Non abbiamo le chiavi della cassetta in cui li avevamo inseriti. Il software proprietario è questo: un enorme rischio. Il software libero e i formati aperti rappresentano un antidoto definitivo a questi problemi, e la legge lombarda sta cercando di affermare questi concetti. Il tema è complesso ma vede l'impegno e l'attenzione di molti uomini politici, di aziende ed associazioni che lavorano nel campo. La stessa Unione Europea sta osservando e studiando con attenzione il fenomeno, ed esistono già importanti esempi di migrazione.


Web: le conversazioni, la politica
di L.R.
L'esplosione del web collaborativo (il cosiddetto web 2.0) e l'enorme diffusione di internet stanno fortemente mutando sia i modi di consumo che di vita di molti di noi. L'informazione sta cambiando forme, la comunicazione uno a molti (tipica
del telegiornale e della carta stampata) è sempre meno interessante e funzionale

Si sta diffondendo a macchia d'olio la comunicazione molti a molti, una nuova forma che, pur scontando una discreta dose di rumore, finisce per essere estremamente efficace, fornisce informazioni non necessariamente allineate e apre straordinarie possibilità.
Le notizie rimbalzano, vengono riprese e commentate, è difficile far passare sotto silenzio le vicende, una comunicazione orizzontale di grande spessore e interesse. In questo mondo non ci sono più (o sono sempre meno) i semplici fruitori, sempre più spesso si attivano conversazioni che di rimando in rimando, di link in link, costruiscono un reticolo informativo di enorme complessità e completezza. Il fruitore diventa a sua volta diffusore della notizia, intervenendo nella conversazione globale, fornendo il proprio contributo.
I mercati sono conversazioni.
I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.
Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana.
Sia che fornisca informazioni, opinioni, scenari, argomenti contro o divertenti digressioni, la voce umana è sostanzialmente aperta, naturale, non artificiosa.
Le persone si riconoscono l'un l'altra come tali dal suono di questa voce.
Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente impossibili nell'era dei mass media.
Queste sono alcune delle affermazioni contenute nello straordinario “Cluetrain Manifesto” (www.mestierediscrivere.com/testi/Tesi.htm). E nel gruppo verdi , con Marcello Saponaro e Carlo Monguzzi , si e' aperta una discussione sul ruolo del web e sulla necessità per i politici di utilizzare questo strumento orizzontale al fine di poter meglio cogliere e meglio rappresentare le istanze che vengono dai cittadini. Una partecipazione ancora più attiva grazie alla rete. La politica, sempre più, sta scontando il grave problema della distanza dalla popolazione: la questione della rappresentanza è sempre più centrale e richiesta. Internet, consente di interpretare questo fornendo strumenti, permettendo elementi di condivisione.
Da qui l'idea di attivare un nuovo grande progetto web per il gruppo in consiglio regionale, a partire dal restyling dello storico sito www.verdiregionelombardia.net, alla ricerca di uno stile e di strumentazioni più utili a rappresentare il lavoro svolto dal gruppo consigliare, proseguendo con l'evoluzione dell'ormai storico sito di Marcello Saponaro www.marcellosaponaro.it, che ora è anche un blog, www.marcellosaponaro.it/blog) e ultimo, ma non certo per importanza www.carlonellarete.it il blog di Carlo Monguzzi .
Questi progetti rappresentano una volontà di apertura da parte di quanti, attraverso i banchi del consiglio regionale, lavorano per portare le istanze dei cittadini, e cercano, con attenzione di cogliere i fenomeni, le necessità e gli strumenti. Persone che conversano con persone, La politica che si apre all'ascolto e alla discussione per combattere ogni forma di autoreferenzialità.



Infrastrutture - Arriva la “Legge Obiettivo Regionale”
di Paolo Lozza
E ' il Pdl n. 226. Non bastava l'omonima norma nazionale del mai compianto ministro Lunardi (che il governo Prodi si è proposto di modificare, e stiamo aspettando fiduciosi…): l'assessore regionale, Raffaele Cattaneo , sostiene
che le procedure “romane” fanno perdere tempo, quindi ci vuole un atto legislativo regionale per trasferire in Lombardia
i poteri valutativi e autorizzativi
per una cinquantina di opere pubbliche

Questa, però, appare solo come la motivazione ufficiale, la cui fondatezza è tutta da dimostrare. Perché le medesime procedure sarebbero più veloci se svolte a Milano anziché a Roma?
In verità il testo proposto per la “Legge Obiettivo Regionale” contiene un piccolo comma che, se approvato, fornirebbe consistenti giustificazioni economiche ad alcune opere inutili, e renderebbe carta straccia la già debolissima possibilità di una sana pianificazione territoriale.
La nuova norma, infatti, prevede che l'oggetto della “concessione” riguardante una nuova autostrada non sia solo il suo progetto, la sua costruzione e la sua gestione, ma anche la costruzione e la gestione di insediamenti urbani più o meno adiacenti il tracciato viabilistico: motel, alberghi, centri commerciali, cinema multisala, centri di logistica, ecc.
L'inserimento di queste funzioni all'interno della concessione consentirebbe di migliorare significativamente l'economicità del progetto complessivo: una vera e propria “droga” iniettata nei calcoli per le verifiche di fattibilità economica.
In pratica: anziché costruire un'autostrada per dare risposta ad una domanda di traffico esistente o potenziale, si potrà costruirne di nuove anche in sostanziale assenza di necessità. Il traffico poi sarà indotto dalle funzioni urbane che contestualmente saranno insediate, e l'economicità dell'operazione sarà garantita non dai pedaggi, che per un po' di anni saranno insignificanti, ma dai profitti generati dalle operazioni di speculazione edilizia nel territorio attraversato.
Proviamo a immaginare una nuova società, la Ve.Ve.Mi. S.p.a., che ottenga la concessione per una nuova arteria a 3 corsie per senso di marcia - un'autostrada che collegherà le risaie di Vernate (MI) con le coltivazioni di soia di Milzano (BS) attraverso i campi di mais di Verretto (PV) - e proceda agli espropri “per pubblica utilità” non solo dei terreni agricoli sui quali passerà l'inutile nastro d'asfalto, ma anche di quelli sui quali la stessa società insedierà, che so, una Disneyland della Padania, i cui introiti serviranno anche per pagare la costruzione della nuova infrastrutture.
Altra “perla” contenuta nel pdl 226 è l'attribuzione al presidente della giunta regionale lombarda di un potere sostituivo in caso di ritardo decisionale da parte del governo! Non c'è bisogno di grandi esperienze giuridiche per rilevare che, forse, la norma confligge un po' con la Carta costituzionale. Vedremo.
E poi la ciliegina sulla torta: grazie ad un altro piccolo comma inserito tra le cosiddette norme finali del progetto di legge, potranno essere istallati sirena e lampeggiante d'emergenza sull'auto blu che ogni giorno trasporta l'assessore Cattaneo dalla sua abitazione varesina agli uffici regionali, e ritorno. Che vergogna.


Dossena (Bg) - Un paese contro il grande buco
di Eliana Pasquini

La proposta di nuovo Piano Cave della Provincia di Bergamo ha provocato non pochi malumori. Ai cittadini prima di tutto, perché alle generose quantità di materiale estraibile decise dalla Provincia, la Regione ha aggiunto le proprie, imponendo quantità superiori alle necessità reali del territorio

In alcuni casi, oltre all'invasività sul territorio e agli effetti devastanti sul paesaggio, tale copiosità di metri cubi rischia di compromettere in maniera irreversibile la qualità di vita degli abitanti delle zone vicine e spesso addirittura adiacenti ai siti di escavazione.
Un esempio per tutti, piccolo per metri cubi ma significativo per la democrazia è quello di Dossena e più precisamente nella frazione Adelvais, 1000 anime di residenti che faranno le spese per i prossimi 10 anni di una gestione a dir poco discutibile delle proposte al piano cave portate avanti dai loro amministratori in Commissione Ambiente del Consiglio Regionale, che hanno avvallato tutte le richieste della ditta proprietaria della cava di gesso, il colosso Holcim spa di Merone, Como. Per la cava, sita a poche centinaia di metri in linea d'aria dalle abitazioni, è previsto l'ampliamento che porterebbe la quota cavabile da 600 a 900 mila metri cubi, peggiorando l'inquinamento acustico, estendendo l'impatto ambientale (sparirà tutto il fianco della montagna), con conseguente perdita del valore immobiliare delle case della zona, senza contare i rischi di danneggiamento delle sorgenti e le antiche mulattiere che si trovano nella zona.
Ai danni materiale, si aggiungono quelli morali di una cittadinanza che non era stata preventivamente informata dalla sua amministrazione comunale dell'approvazione del progetto da parte della Giunta. Secondo quanto dichiarato dal sindaco Franco Zani “L'ultima parola spetta alla Regione. La Giunta si è espressa in modo da lasciare aperte le porte quando sarà il momento della negoziazione, in fase della progettazione esecutiva d'ambito, dove presenteremo le nostre ragioni". Ma il momento della negoziazione è ormai passato e gli interessi portati avanti dal sindaco in sede di audizione erano letteralmente identici, coincidente e sovrapponibili a quelli dei cavatori (nel senso che identiche fino all'ultima parola erano le due lettere inviate alla Commissione Ambiente, quella partita dal Comune di Dossena e quella inviata dalla Holcim). Il round finale si giocherà ora in consiglio regionale. Ai cittadini non resta che aspettare e ricordarsi dei difetti di trasparenza di questi amministratori le prossime volte che saranno chiamati alle urne. Questo accade in un comune di mille anime, dove la democrazia poteva essere diretta e praticata perfino al bar dell'oratorio e invece è stata ridicolizzata.



Edilizia ospedaliera - Cittadella sanitaria a Quarto Oggiaro

Il trasferimento dell' Istituto Nazionale dei Tumori (Int) dalla sede di via Venezian all'area dell'Ospedale Sacco continua a suscitare perplessità
tra i dipendenti della struttura,
dubbi anche sullo spostamento del nuovo Besta, inizialmente previsto alla Bicocca
Da sei mesi i lavoratori chiedono di sapere i motivi di questo trasferimento. Non sembra avere chiarito loro le idee l'incontro tra organizzazioni sindacali e direzione generale regionale della sanità avvenuto il 5 luglio. I dipendenti e i cittadini della zona hanno anche invitato i consiglieri regionali per avere da loro notizie e chiarimenti sul loro futuro e nel corso di un incontro avvenuto il 9 luglio i consiglieri regionali presenti (Ds, Margherita, Verdi e Prc) hanno appreso ulteriori elementi della situazione che si è creata. Assenti i consiglieri della maggioranza anch'essi invitati, assente il Presidente della Fondazione Tumori l'ex assessore alla sanità Carlo Borsani. Una realtà è stata sottolineata da tutti i presenti: il progetto di trasferimento dell'Istituto Neurologico Besta e dell'Istituto dei Tumori non è stato mai presentato in maniera chiara e trasparente. Dopo l'annuncio da parte di Formigoni avvenuto nel dicembre scorso, un fulmine a ciel sereno, l'unico atto della Giunta è stata una delibera in cui si formalizzava la promozione dell'accordo di programma tra i vari Enti promotori (Ministero della salute, Inail, Istituto Besta , Istituto dei Tumori, Comune di Milano e di Novate Milanese e Regione Lombardia ). Ulteriore segnale di questo progetto è l'inserimento di poche righe sul progetto nel documento di programmazione economica regionale che sarà discusso a fine mese. Il primo dato è dunque questo: un progetto che incide profondamente sugli assetti dell'offerta sanitaria pubblica di eccellenza e sulla sua allocazione all'interno della Milano, non è chiaramente esplicitato, non è discusso nelle sedi politiche e sociali ma è solo annunciato senza alcuna possibilità di approfondimento e di informazione. E' questo un ulteriore esempio del comportamento democratico della giunta Lombarda che, mentre inneggia alla sussidiarietà e alla partecipazione, chiude ogni spazio di consultazione e di concertazione con le parti sociali e le istanze dei cittadini. Quanto si sa di questo progetto? Poco e soprattutto non sono state date risposte importanti a domande quali: è necessario questo spostamento, è economico, garantisce l'integrità del patrimonio sanitario e scientifico di questi due istituti da sempre all'avanguardia dell'assistenza sanitaria e della ricerca. Altro interrogativo che non trova ancora una risposta: il ministero della salute ha dato il suo avvallo al progetto e perché. I dubbi, aumentano, se si cerca di esaminare gli aspetti economici e finanziari. Il progetto sarebbe finanziato con circa 400 milioni da parte dell'Inail, che nel maggio del 2006 aveva varato un piano di finanziamenti di circa 550 milioni per l'area milanese. Va detto subito che non si tratta di un finanziamento regionale o statale a fondo perduto, ma di un prestito di 25 anni che sarebbe rimborsato dai due istituti, che si troverebbero i loro futuri bilanci ulteriormente appesantiti. A questi fondi si assommerebbero i fondi statali già stanziati per il programmato spostamento del Besta alla Bicocca (40 milioni). Ma i dipendenti dell'Istituto Tumori hanno obiettato: perché non finire la ristrutturazione (dove sono già stati investiti circa 100 milioni) o completare la struttura di Via Amodeo. Ancora: perché abbandonare il progetto di trasferimento del Besta alla Bicocca per il quale sono stati già spesi almeno 5 milioni per la progettazione e non è escluso che si dovranno pagare penali al Gruppo Pirelli, proprietario dell'area?
Senza contare che non si sa a chi andranno gli stabili dove ora hanno sede gli istituti. La reticenza a chiarire questi punti oscuri, può far nascere più di un sospetto, primo fra tutti che più che per fini scientifici e sanitari gli scopi che guidano queste scelte da parte della Giunta Regionale e del Comune di Milano siano ben altri. Un impegno è doveroso e indispensabile da parte dei partiti all'opposizione in Regione e al Comune: non lasciare nulla d'intentato per chiarire tutti gli aspetti di questo progetto e soprattutto non considerarlo già immutabile e indiscutibile.


Parto indolore - La giunta favorisce qualcuno?
I Verdi hanno presentato un'interrogazione all'Assessore alla sanità Luciano Bresciani e al Presidente della Giunta regionale Roberto Formigoni per sapere per quale motivo i fondi per le nascite senza dolore saranno assegnati a Milano e “solo alla Fondazione Mangiagalli-Policlinico (più di 6000 parti l'anno) e all'Ospedale Buzzi (meno di 3000 l'anno)”
“Dei 5 milioni a disposizione per il sostegno del parto indolore secondo le nostre stime - dicono i consiglieri regionali dei Verdi Carlo Monguzzi e Marcello Saponaro - gran parte andranno a finire nelle casse della Fondazione Mangiagalli - Policlinico”. Il Ministero della Salute e anche un Ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale, ricordano i Verdi, stabilisce che in tutte le strutture ospedaliere “deve essere garantito alla mamma il diritto di scegliere a quale metodologia di parto accedere. Quindi i contributi andrebbero assegnati a tutte le strutture”.
Ma la Giunta, con una delibera ( la numero VIII /4239 del 28.2.2007), “ha inventato un artificio - sospettano i consiglieri - che vincola il riconoscimento del contributo solo a quelle strutture in cui nel 2007 la percentuale di parti fisiologici e non chirurgici effettuati in analgesia mediante iniezione di anestetico nel canale vertebrale (la cosiddetta ‘epidurale') abbia superato la soglia del 20% rispetto al totale dei parti fisiologici e non chirurgici”.
Una decisione che non sembra correttamente incentivare la diffusione di tale metodica tra tutti i centri ostetrici che saranno sotto la soglia fissata. “Temiamo che la delibera nasconda la volontà di favorire alcune strutture rispetto ad altre”, ipotizzano Monguzzi e Saponaro.
Dato che si tratta di soldi che provengono dalla finanziaria, “ricordiamo che l'intento del Ministero della Salute era di incentivare e promuovere la metodica senza fissare incomprensibili tetti, come invece ha fatto la Giunta”.



Aree urbane - Discutiamo di sicurezza
di Paolo Di Francesco

Viviamo in un'epoca dove mai, nella storia dell'umanità, c'è stato motivo di tanta speranza
e di tanta preoccupazione. Viviamo uno stato d'entusiasmo, rispetto alle scoperte scientifiche come internet, l'ingegneria genetica, la ricerca sulle cellule staminali, le neuroscienze, l'informatica quantistica, la robotica,
la nanotecnologia e l'intelligenza artificiale. Nello stesso momento viviamo un sentimento
di paura e allarme nei nostri cuori,
la guerra, gli attentati terroristici
e la riduzione dei diritti costituzionali
Di sicuro ci troviamo di fronte alla più grande crisi ambientale con un incalcolabile perdita di biodiversità e con l'arrivo di nuovi agenti patogeni resistenti agli antibiotici. Anche nel paese e nel nostro territorio urbano viviamo questi stati d'animo. Il sentimento della paura porta la popolazione lombarda a chiedere più sicurezza e fermezza contro la criminalità
Guardando i dati relativi ai decessi per mancata sicurezza compaiono il mondo del lavoro e gli incidenti stradali e non i reati criminali. Seguendo altri dati veniamo a sapere che l'Italia ha 560 agenti di polizia per ogni 100.000 abitanti e si colloca seconda solo alle Mauritius con 756 agenti ne “Il mondo in cifre, 2007” , The Economist.
Nonostante tutto, permane questa percezione d'insicurezza. Ma non sempre è una percezione visto che assistiamo quotidianamente ad una disgregazione sociale, decadenza culturale con una microcriminalità diffusa, sia di matrice italiana che straniera allarmante.
Parallelamente assistiamo impotenti alla chiusura dei teatri, alla speculazione della futura trasformazione urbanistica e architettonica talvolta prive di criteri di utilità pubblica, disegnando metropoli e agglomerati urbani dediti al consumo in assenza di socializzazione pubblica.
Affermare con forza che chi delinque con la violenza, prostituisce e sevizia donne, schiavizza bambini è da perseguire con pene severe, qualunque sia il colore dell'etnia e della religione, è di buon senso. Così come lo è affermare con forza che, per la sicurezza bisogna parlare di servizio alla persona, interventi di educativa di strada, potenziamento della vigilanza nei compiti di controllo ambientale, intelligence nella lotta contro la microcriminalità e di altre tipologie di carattere culturale e sociale. Sicurezza come forma civile di convivenza basata sulla legalità, nelle regole della socialità pubblica e nel rispetto reciproco e dell'ambiente.
Troppo spesso questo tema è stato usato dalla destra per fini elettorali con una propaganda che richiamava il razzismo, dettando l'agenda politica locale e nazionale. Così come erroneamente abbiamo pensato che il tema della sicurezza fosse solo patrimonio della destra, non percependo un malessere sociale che cresceva giorno dopo giorno nei nostri quartieri. E' arrivato il tempo di ascoltare chi vive sul campo questa problematica, riflettere con approccio olistico senza cercare effimeri consensi, ma con proposte e interventi forti da portare avanti nelle sedi istituzionali locali e nazionali.
Investire sulle possibili soluzioni e futuri interventi strutturali per una serena e tranquilla vita nelle nostre città; per affrontare al meglio l'adattamento all'era climatica con una comunità pronta alla sostenibilità dei consumi e con una rete di sostegno sociale.
Questo piano di interventi andrà concordato con più interlocutori possibili, segnando le tappe di un progetto che in 5 anni determini un risultato qualitativo nel rapporto tra elettore ed eletto nel mandato fiduciario che instauriamo.
Partire dalle esperienze locali per arrivare alle proposte per il paese e per il governo. L'incontro si svolgerà a Milano, la stessa città che ospita il tavolo voluto dal governo con il sindaco e presidenti di regione e provincia per discutere di sicurezza e infrastrutture.
Da questa città partiremo per accreditarci a governare il futuro. Per ogni informazione sull'incontro potete scrivere a verdi@consiglio.regione.lombardia.it



Il punto di vista di un Vigile democratico
di Lino Mariani
Quando entrai nel Corpo dei Vigili Urbani di Milano, nell'ormai lontano settembre 1985, era in embrione una piccola rivoluzione per il “dorato mondo dei Ghisa”. Infatti la Legge Quadro n° 65 del 1986 assegnò delle nuove funzioni di Polizia Giudiziaria, Polizia Stradale e funzioni ausiliarie di Pubblica Sicurezza, pur rimanendo la Polizia Municipale di fatto estranea alle forze di Polizia Statale. Il Vigile, dipendente comunale ed emblema della Pubblica Amministrazione, si trovò ad ampliare il proprio bagaglio lavorativo, che già comprendeva la vigilanza sull'osservazione delle leggi, i regolamenti ed altre disposizioni, con particolare riguardo alle norme concernenti la Polizia Urbana , la circolazione stradale, l'edilizia e l'urbanistica, la “nascente” tutela ambientale, il commercio ed i pubblici esercizi, la vigilanza igienica e sanitaria, e ad assolvere compiti d'informazione, raccolta notizie, accertamenti e rilevazione, prestare opera di soccorso nella pubblica calamità e disastri, prestare servizi d'ordine, di vigilanza e di scorta, collaborare con le Forze di Polizia e la Protezione Civile ed infine di sorvegliare il patrimonio comunale per garantire la buona conservazione e reprimerne ogni illecito uso.
Tutti compiti poco “visibili” ma sicuramente fondamentali per attuare i principi della Pubblica Amministrazione, ovvero il mantenimento dell'ordine interno e della sicurezza esterna, la propulsione economica ed il benessere sociale.
Le nuove funzioni di Polizia Giudiziaria, accertamento e repressione dei reati, e di Pubblica Sicurezza, tendenti alla tutela della sicurezza personale dei singoli cittadini, richiedono una formazione professionale ed un'organizzazione del lavoro specifica, purtroppo quasi mai assicurata dalle Amministrazioni Comunali; il tipico “tirare a campare” italico, venne marginalmente compensato da iniziative personali o dal background culturale di pochi volenterosi, talvolta osteggiati dagli stessi vertici amministrativi e politici.
Contemporaneamente negli ultimi anni, la stessa società ha subito delle modifiche rilevanti nel proprio tessuto urbano, non riuscendo ad accogliere in modo adeguato l'arrivo di necessaria forza/lavoro proveniente per la maggior parte da Paesi stranieri.
L'incapacità politico-amministrativa di promuovere azioni di prevenzione, attivando relazioni e strutture con il coinvolgimento delle Comunità presenti nel territorio comunale, sommata ad una visione talvolta distorta degli usi e costumi delle varie etnie, ha estremizzato il disagio sociale del cittadino medio, facendogli richiedere soluzioni incisive ed immediate da parte delle autorità competenti.
Molti professionisti della Politica ne hanno approfittato, indignandosi pubblicamente e propugnando azioni drastiche, ma sostanzialmente hanno solo propagandato loro stessi.
A Milano, dopo i fatti di Via Paolo Sarpi, è stato firmato fra il Vice Ministro dell'Interno, il Sindaco ed il Prefetto il “Patto per Milano sicura” che prevedeva oltre a finanziamenti aggiuntivi da parte dello Stato, precisi progetti di coordinamento tra la Polizia Locale e le altre Forze dell'Ordine, ma questo purtroppo non ha impedito l'ennesimo atto di violenza come quello accaduto domenica 5 Luglio nei confronti di 5 vigili.
E' opinione comune ormai nella nostra categoria, l'essere considerati “agnelli sacrificali” da immolare in nome della sicurezza sociale, senza che ciò peraltro porti alla risoluzione dei problemi, mentre aumenta lo sconforto nel vedere la totale impunità riguardo le inadempienze del corpo politico-amministrativo.



Partito Democratico, Sinistra Radicale, o Verdi?
di Carlo Monguzzi

Oppure qualcosa di più importante. Un anno fa, e seppure con una maggioranza ristrettissima, i cittadini italiani ci hanno affidato il compito di governare. E governare vuol dire risolvere i problemi del paese, a partire dalla sua parte più debole e cioè i poveri, gli anziani, i pensionati. Indipendentemente dal colore della loro pelle.
La prima cosa fatta dal governo è stata la peggiore: l'istituzione di un numero eccessivo di ministeri e di uno spropositato di sottosegretari tale da fare impallidire anche i momenti più sgradevoli della prima repubblica.
Poi qualche piccola liberalizzazione subito rimangiata per le proteste delle varie corporazioni; una gestione irresponsabile dell'indulto (un ladro che esce dal carcere se non ha una casa, un lavoro e un'assistenza adeguata è assai probabile che per campare torni a rubare), una riforma fiscale troppo timida, e come unica cosa veramente positiva l'intervento sui conti dello Stato.
Per il resto promesse poi smentite, e di fatto solo interminabili discussioni e prese di posizione pubbliche che hanno completamente disorientato l'opinione pubblica e il nostro elettorato che infatti ci sta massicciamente e inesorabilmente voltando le spalle. Ora due sono le vie: o prendere atto del fallimento, gettare la spugna e tornare a votare riconsegnando il paese a Berlusconi con l'ammissione esplicita che la sinistra non è in grado di governare, oppure concentrare tutti gli sforzi e le risorse per far funzionare il Governo e risolvere i problemi del paese.
Vedo invece che la maggior parte del tempo e delle energie viene impiegato nel discutere e costruire il Partito Democratico e nel discutere e costruire la Sinistra alternativa.
Tutti e due degnissimi obiettivi ma, secondo me, in questo momento assolutamente secondari rispetto al governo del paese.
Un fortissimo partito democratico e una splendida sinistra alternativa con Berlusconi al Governo per altri 20 anni mi sembrerebbero una magrissima consolazione.
Per queste ragioni, e non solo per questioni di contenuto e di strategia di cui abbiamo già molto scritto e parlato, e utile che noi si continui a “fare i Verdi”.
Ambiente, diritti e solidarietà sono i contributi concreti che noi dobbiamo portare al cambiamento del paese, anche col nostro debole 2%, ma questo è il momento dell'assunzione di responsabilità.
Il resto rischia di apparire come alchimie, tattiche, posizionamenti e riposizionamenti, magari cose rispettabili ma che in questo momento non mi sembrano né utili né particolarmente interessanti.


Le due questioni del nord
di Marcello Saponaro
Una parte sempre più ampia della sinistra si interroga sui modi, i tempi e i confini del federalismo, sulla spesa pubblica, sul welfare e sull'assistenzialismo non più sostenibile da un moderno stato europeo.
La sfiducia dei cittadini lombardi nel Governo e nelle istituzioni è palpabile ed elettoralmente verificata al banco delle scorse amministrative.
Le cause sono molteplici. Alcune di queste frutto di percezioni distorte degli elettori. Altre sono invece da cercarsi in un welfare ancora oggi troppo forgiato sul modello democristiano che sconfisse il comunismo gonfiando di personale (alcune) amministrazioni pubbliche, consentendo un tasso intollerabile di evasione fiscale e prepensionando giovanotti a sgravio del sistema industriale.
Oggi un welfare così concepito non può più essere sostenuto: in primis dai cittadini, che pagano tutto ciò senza ricevere in cambio servizi proporzionati alle tasse e, delusi, fanno salire il tasso di astensionismo, e poi per l'economia nazionale, perché l'Italia deve rispondere ad un'istituzione superiore, l'Europa, per ridurre il debito pubblico.
Questa riflessione è, e deve restare, centrale nell'azione dei Verdi e dell'Ulivo in Lombardia per definire un federalismo solidale che sappia responsabilizzare gli Enti, e al contempo difendere e ampliare i diritti universali. Federalismo e federalismo fiscale per spendere bene e in rapporto alle entrate, abolire l'Ici e consentire ai Comuni di finanziare il bilancio senza cementificare il territorio, assumere in base alle prestazioni da erogare, costruire infrastrutture per dare libertà di movimento, non per muovere i soldi urbanizzando la campagna.
Questo è quanto ci si aspetta da un centrosinistra che vuole risolvere la questione settentrionale e questo ci aspetteremmo anche da un centrosinistra che vuole affrontare la questione elettorale.
Ma per farlo occorre consentire che l'Unione continui a eleggere anche al Nord i propri parlamentari. Quanti ce ne sarebbero, invece, se il suffragio fosse convocato con i sistemi maggioritari proposti dai massimi esponenti nazionali del centrosinistra? Pochissimi, ovviamente, e quei pochi in trasferta in altre regioni d'Italia.
Il ritorno della rappresentanza della Lombardia quasi esclusivamente ai partiti del centrodestra sarebbe una iattura per il Paese, ancor prima che per il centrosinistra stesso. Dal Governo o dai banchi dell'opposizione dobbiamo affrontare finalmente la questione settentrionale. Potrà farlo questo lavoro un centrosinistra che elegge al centro-sud la maggior parte dei propri parlamentari?


Il telefonino come pistola - Caccia l'ecomostro dai territori
di Eliana Pasquini
Torna alla carica con la seconda edizione il concorso fotografico per mms
che si propone di scovare i peggiori scempi paesaggistici lombardi, immortalarli e denunciarne pubblicamente l'oscenità
Dopo il successo dell'anno passato Nonsolopuntaperotti a questo giro ha voluto fare le cose in grande e si è dotato di una giuria composta da nomi illustri presieduta da Marcello Saponaro , Consigliere Regionale dei Verdi: dai big della fotografia Oliviero Toscani , Uliano Lucas, Maria Mulas e Silvia Tenenti fino a Stefano Zecchi, professore di Estetica Università di Milano, Fabio Treves, bluesman e fotografo del blues ed Edoardo Raspelli, enogastronomo e conduttore televisivo, Fabio Fimiani , giornalista, e l'ambientalista Guido Pollice, Presidente nazionale Vas. Tutti hanno accettato di sedere nelle file della giuria, riconoscendo il valore educativo del concorso e partecipando a questa iniziativa che, tra il serio e il faceto, si propone di coltivare la coscienza civile dei cittadini, soprattutto dei più giovani, incoraggiando allo stesso tempo uno sguardo critico al paesaggio troppe volte devastato. “Se gli ideali di un'epoca dovessero essere giudicati in base alla sua architettura - ha commentato Toscani - forse gli ultimi 60 anni, in Italia, rappresentano il punto più basso mai raggiunto nel nostro Bel Paese. E' la mancanza di cultura del paesaggio che bisogna combattere anche attraverso nonsolopuntaperotti nella speranza che questo progetto non stia solo”. Per essere un “cacciatore” di ecomostri non servono grandi attrezzature. Basta un cellulare, un po' di spirito di osservazione e il gioco è fatto. Un concorso non solo per i lombardi ma per tutti coloro che da qui passano, vedono, immortalano. Ma non finisce qui, perché come ha sottolineato Zecchi: “la consapevolezza dei cittadini per il rispetto dell'ambiente e per la bellezza dello spazio pubblico è controllo fondamentale del corretto agire delle istituzioni. Non solo il concorso Nonsolopuntaperotti è mezzo per educare all'estetica dell'ambiente e quindi alla bellezza, ma è anche uno strumento di denuncia, attraverso il quale i cittadini possono segnalare gli abusi del territorio”. Ai politici in giuria (i consiglieri regionali Pippo Civati, Silvia Ferretto , Carlo Monguzzi e il giornalista e parlamentare Roberto Poletti ). I migliori “trofei” di questo insolito safari alla caccia dell'ecomostro, per il soggetto o per l'originalità dello scatto, saranno premiati a ottobre. Info e regolamento al sito www.nonsolopuntaperotti.it


Il Giardino degli Aromi - Agnocasto: odoroso, sereno e caldo

di Aurora Betti
Si racconta che nel medioevo e fino al quindicesimo o sedicesimo secolo dormivano i monaci su materassi che poggiavano su spighe, fiori e semi dell'agnocasto. Si racconta anche che indossassero cinture fatte coi suoi rami tagliati dagli arbusti che coltivavano abbondantemente nei chiostri… perché l'agnocasto preserva dai desideri carnali non leciti per chi si era votato alla castità.
Quando il rapporto con la natura non era così utilitaristico e consentiva un certo timore e una considerazione magica dei suoi poteri, in molti paesi europei l'agnocasto era intrecciato per corone insieme alle erbe di S. Giovanni portandosi appresso l'alone misterioso dei suoi effetti. La credenza tradizionale dell'agnocasto - o vitex agnus castus - come pianta dell'agnello casto arriva direttamente dall'azione riducente la libido maschile che è nei suoi semi, ma in realtà il nome greco originario aveva un significato meno ossessivo a-gonos (senza prole) poiché non facilitava -l'assunzione di estratti coi suoi semi - la procreazione... Divenne agnus castus, ritradotto in latino e forse con intenti moralizzatori si perdeva così un significato originariamente più laico e più vasto... Ma gli antichi greci nella loro tradizione orale raccontata dall'antichissimo poeta, chiamavano la pianta lygos, ovvero cioè che può essere usato per legare, dunque vitex perché come i viticci o i giunchi è flessibile… Lagonu diventa nei dialetti dell'Italia del sud, sparisce la magia e ritroviamo cesti intrecciati dei suoi rami. In realtà è soprattutto rivolta alla donna la proprietà medicinale dei fiori e dei semi di questa pianta perché aiuta ad alleviare i malesseri della menopausa, è un sedativo, è un antalgico, un antispasmodico, le levatrici la usavano per aiutare nei parti e per favorire la montata lattea. I semi erano usati una volta come sostitutivo del pepe perché piccanti, antidoti per morsi di serpenti, per allontanare animali indesiderati, per preservare stoffe o carta.

L'agnocasto è della famiglia delle verbene, ama un clima caldo-umido e per lungo tempo ha popolato letti dei fiumi e i vasti acciottolati dei torrenti secchi d'estate, avvallamenti tra dune della boscaglia mediterranea: arbusto bellissimo e aromatico intenso come resina, con foglie palmate e fiori a spighe violacee o color malva e raramente più chiare evoca con nostalgia macchie profumatissime poiché viveva con oleandri e tamarici. I disboscamenti ci hanno privato di un aroma che viene direttamente dal paleolitico quando si viveva ancora quasi soltanto di raccolta, e hanno privato l'agnocasto del suo biotopo naturale diventando così pianta rara. Per questo ne parliamo, consolandoci quando possiamo coltivarlo nei giardini e preservarlo nei chiostri della nostra anima, non ossessivi, caldamente aromatici…