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| Ecoappunti
27 - Ottobre 2007 (testi) |
La follia
di Carlo Monguzzi
In questi giorni vengono accelerati due processi. Uno verso la costruzione del Partito Democratico e uno verso l'unità della sinistra radicale.
Ho il massimo rispetto per tutte e due e soprattutto per i milioni di donne e uomini che in questi percorsi mettono entusiasmo, ma non mi soddisfano né l'uno né l'altro.In questi giorni vengono accelerati due processi. Uno verso la costruzione del Partito Democratico e uno verso l'unità della sinistra radicale.
Ho il massimo rispetto per tutte e due e soprattutto per i milioni di donne e uomini che in questi percorsi mettono entusiasmo, ma non mi soddisfano né l'uno né l'altro.
In Lombardia il Partito Democratico ha sempre osteggiato la nostra battaglia per la salvaguardia del territorio e per impedire insediamenti devastanti, appoggiando anzi la politica di sviluppo insostenibile portata avanti da Formigoni, Comunione e Liberazione e Compagnia delle Opere. Per non parlare dei temi etici e della giusta aspirazione dei giovani di avere un lavoro e un avvenire non esclusivamente in balia delle leggi di mercato.
Molte volte invece la sinistra radicale ci ha lealmente appoggiato in alcune delle nostre battaglie, ma non riesco a scorgervi un progetto politico che non sia una somma di tanti no. Avere poi ancora come simbolo dei propri valori ideali la falce e il martello è dimostrazione di incapacità di cogliere le idee, le speranze e i bisogni della società, e soprattutto della povera gente.
Meglio un Governo che sia in grado di raddoppiare pensioni e salari minimi o tante manifestazioni ricche di bandiere e di emozioni che chiedono la luna e non ottengono neanche il dito?
Tutta questa discussione avrebbe comunque senso politico se al governo ci fosse Berlusconi e quindi il Partito Democratico o la sinistra radicale si candidassero a mandare via la destra e a governare il paese.
La “Follia ” è che al governo ci siamo noi, che nessuno se ne occupa, e che questo rischia di essere l'ultimo governo di sinistra per almeno 20 anni. Cioè si lavora per un grande Partito Democratico e una straordinaria sinistra radicale per stare all'opposizione per altri 20 anni.
Questa è totale follia e irresponsabilità politica.
Continuare a scommettere sui Verdi vuol dire invece continuare a cercare di governare questo paese per cambiare le cose a partire dal sostegno dei ceti più deboli e dell'ambiente in cui viviamo.
Questo a me interessa.
Venisse poi una legge elettorale con uno sbarramento per noi proibitivo, discuteremo e decideremo se presentarci, in quale forma, e con quali alleanze, ma per ora la cosa più utile e importante mi sembra quella di costruire i Verdi e lavorare per la coesione dell'Unione e del nostro Governo.
Perché noi abbiamo scelto il Pd
di Roberto Della Rovere e Gianfranco Morelli
Questa affermazione, che a prima vista può sembrare un po provocatoria, in realtà è solo una constatazione di uno stato di fatto del quale, piaccia o meno, bisogna prendere atto. Diciamo così pur essendo convinti che, i tempi e gli spazi per una discussione franca ed approfondita, ci siano ancora ma, anche consci, che per molti di noi, la scelta è stata già fatta.
Allora, la prima considerazione, che poi è la radice della domanda che ci siamo posti in questi mesi, è: perché non si è voluto affrontare il nodo politico in tempo reale dispiegando, invece, una azione di traccheggiamento ed attendista prendendo atto, nel contempo, delle scelte che, come singoli o gruppi organizzati, si andavano via, via concretizzando?
Il nodo del riassetto e della riorganizzazione della sinistra, del centro sinistra e, con essi, del futuro dei Verdi, era, ed è, un tema che deve interessare e coinvolgere tutta la struttura del partito e questo attraverso un ampio, collegiale e franco dibattito interno. Questa è democrazia! Questo è l'atteggiamento di un partito maturo e di una classe dirigente aperta e non oligarchica o, peggio ancora, nepotistica. In questi mesi ci siamo domandati, ed abbiamo domandato, chi avesse deciso che la nostra collocazione dovesse essere, nei fatti, nel campo della “sinistra radicale”.
A questo semplice quesito non abbiamo mai ricevuto risposta. Nel mentre, però, il partito si schierava e noi non potevamo far altro che prenderne atto. La scelta, però, è maturata su altre ragioni; ragioni che attengono alla situazione politica italiana ed a quello che rappresentano oggi i partiti. All'esigenza di raggruppare le realtà politiche oggi presenti, magari anche attraverso una legge elettorale proporzionale con sbarramento, per evitare le irragionevoli e ridicole situazioni alla Mastella o alla Dini. Per cercare di iniziare ad introdurre elementi di cambiamento del e nel ceto politico oramai in piena autoreferenzialità. Anche noi Verdi (o ex Verdi ), che spesso abbiamo condiviso e sollecitato percorsi di ecologia della politica, non siamo assolutamente scevri da queste realtà.
Allora bisogna avere il coraggio di cambiare, di scegliere, di agire. Noi, a torto od a ragione, lo abbiamo fatto, disponibili al confronto con tutti coloro i quali avranno voglia di un sereno e costruttivo dibattito.
Se altri vanno a destra sembra quasi che io vada a sinistra
di Paolo Hutter
Evoluzione e collocazione politica dei Verdi :il tema è un po' penoso, perché in Italia i Verdi sono sempre rimasti un partito piccolo e allora molti dicono che sono inutili e che è meglio che confluiscano in qualcos'altro. La mia opinione, forse è contro-corrente, ma un partito può essere utile o inutile indipendentemente dalla sua dimensione. Se ha una cultura, un messaggio, un punto di vista, se ha qualità, un partito piccolo può essere il soggetto che dice ciò che gli altri non hanno il coraggio di dire, che fa da sponda ai movimenti scomodi ma giusti, che anticipa, che propone.
Quindi penso che il più possibile, ovunque sia possibile, i Verdi debbano essere una forza politica autonoma. Anche se le assurdità della vita politica italiana, voglio dire dei diversi atteggiamenti della gente verso la politica, portano a un tesseramento talmente anomalo da farmi ogni tanto auspicare un improbabile numero chiuso con esami di ammissione! Ma questo forse è un altro discorso. Molti ragionano come se i Verdi venissero cancellati da una riforma elettorale e prima di essa dovessero scegliere con chi stare. Se questo fosse, o sarà, il dilemma non credo ci possano essere dubbi sulla risposta. Guardando non alla storia generale o all'ideologia, ma guardando alla storia concreta del nostro paese negli ultimi anni, in particolare dopo la risicata vittoria dell'Unione, i Verdi non possono che privilegiare il coordinamento e la collaborazione con l'ala sinistra della coalizione. Ci sarebbero parecchi motivi, ma ne cito uno solo fondamentale di cinque lettere: Notav. Cerchiamo innanzitutto chi è fuori dall'orbita materiale e dalla droga ideologica delle grandi opere. Nonostante tutti i loro difetti e le loro rigidità, le forze della sinistra governativa (perché questo sono, non certo una sinistra radicale) vivono la nostra stessa contraddizione tra protesta,testimonianza, mediazione etc e dobbiamo tenerne conto per renderla feconda (la contraddizione.)
Dove vogliamo che vadano i Verdi italiani?
di Pietro Mezzi
Bella domanda. Fossimo in altri periodi politici la risposta sarebbe scontata: a continuare a fare i Verdi! Oggi, in un contesto politico di forte cambiamento, le risposte scontate cominciano a scarseggiare.
I cittadini e gli elettori, specie quelli di centrosinistra, vogliono la semplificazione della politica italiana: un dato che potrà non piacere, ma che rappresenta uno dei motivi della crescente disaffezione. L'altro dato politico riguarda la novità rappresentata dal Partito democratico, che va nella direzione chiesta dagli elettori, la semplificazione, e che risponde a un'altra esigenza: la capacità di decidere. Una novità, quella del Pd, che include anche il carattere dell'unità e non della divisione. Questioni certo di metodo, relative cioè alla proposta politica del nuovo partito. È sul merito che in questa fase non mi sento affatto vicino alla proposta politica del Pd.
Alle forze politiche della sinistra e ai loro tentativi di coalizzarsi, invece, manca proprio il fattore novità. Ancora troppa ideologia, scarsa cultura di governo, vocazione minoritaristica. La sinistra in Italia, a mio avviso, non riesce a ripensare se stessa e il suo rapporto con la società, che nel frattempo è molto cambiata. Nel merito, però, non mancano iniziative politiche che gli stessi Verdi condividono. Siamo ancora lontani dal punto di vista ecologista, però diverse battaglie ci accomunano alla sinistra.
Cosa fare, quindi, dopo esserci guardati attorno? Continuare, ostinatamente, a fare i Verdi. Pur sapendo che l'eventuale nuova riforma della legge elettorale potrebbe obbligarci a decidere da che parte stare (pensiamo a una legge elettorale con lo sbarramento) o a quale raggruppamento politico scegliere nel caso in cui si andasse al referendum sulla legge elettorale e a prevalere fossero i sì. Se mi posso permettere un consiglio, non mi farei prendere dall'ansia di dover scegliere, ma proseguirei il confronto politico tra di noi, anche per evitare i percorsi individuali.
Infine, c'è un ultimo fattore su cui dobbiamo tutti quanti riflettere, vale a dire la nostra scarsa consistenza elettorale. Un dato strutturale, su cui abbiamo sprecato nel tempo molte parole, che spesso ci fa sentire inadeguati rispetto al tema dei temi per gli ecologisti, vale a dire quello dei cambiamenti climatici. Un argomento su cui dovremmo forse investire di più anche sul piano politico, così come in passato molti di noi hanno fatto con la battaglia anti nucleare.
E ora che facciamo ?
di Marco Molgora
Questa è la domanda che tutti i Verdi si e ci stanno ponendo, ed è un quesito che non ha una risposta immediata.
Dopo la nascita del Pd ci troviamo a decidere come affrontare l'inevitabile semplificazione del quadro politico, che porterà ad una marginalizzazione delle ali estreme e ad una sorta di patto “centrista”. Questa è la spinta che arriva soprattutto dai settori economici e, grazie agli attacchi indiscriminati alla “casta”, anche dai cittadini convinti che la causa degli sprechi siano i troppi partiti e non la mala gestione della cosa pubblica.
Credo che la risposta peggiore che possiamo dare sia una deriva verso il Pd, o l'adesione ad una generica cosa rossa, che purtroppo sarebbe e verrebbe percepita come una aggregazione intorno a Rifondazione, la forza più presente e strutturata nonché erede della tradizione comunista.
Noi Verdi siamo e dobbiamo essere un'altra cosa, dobbiamo cercare di diventare il punto di riferimento di quell'area che non guarderà al Pd e che per contro non vuole inseguire la sinistra estrema.
Dovremo attrezzarci per mettere in discussione la nostra organizzazione e - cosa più difficile - la nostra struttura feudale. Dovremo soprattutto fare chiarezza sul nostro modo di fare politica e, cosa più importante, sarà necessario dire chiaramente se intendiamo proseguire a sostenere ogni rivolta locale. Dovremo scegliere se puntare alle questioni essenziali, per inserirci nei meccanismi economici che condizionano la produzione ed i comportamenti, per diventare un riferimento per il mondo della ricerca e dell'impresa che fa innovazione, per mettere da parte un po' di ideologia. Solo in questo modo potremo dare risposte ai cittadini, sempre più spaventati e soli, in una società complessa.
Possiamo continuare a far finta che basti ripetere le nostre parole d'ordine per cambiare il mondo, o possiamo provarci veramente mettendoci le mani e la faccia e dando risposte vere.
Io personalmente punto alla seconda ipotesi.
Dove vanno i Verdi? Dove dovrebbero andare?
di Paolo Mori
Il tema ambientale resta quello fondamentale: ne va della stessa vita del/sul pianeta, per come la conosciamo.
Non sembra però che l'umanità nel suo complesso abbia coscienza dei rischi che corre, almeno abbastanza per reagire in modo proporzionatamente conseguente: le “elites” al comando sono occupate nella politica di corto respiro del guadagno immediato (spesso solo finanziario), la maggior parte degli altri nel cercare di sopravvivere. Bisogna cambiare il modello dello sviluppo, uscire dalla logica dello sfruttamento (dell'ambiente e delle persone) e del profitto esasperato prima di tutto. Servono più democrazia e partecipazione.
Anche in Italia sperimentiamo un diffuso pensiero “liberista”, feticista dello “sviluppo” incontrollato e della mancanza di garanzie sociali (tutela dei ceti deboli). La destra è incostituzionale e profondamente razzista. Il tentativo del Pd di organizzare soprattutto l'ala “moderata” dell'Unione ha liberato in questo quadro forze significative, legate alla tradizione socialista e con esperienza di governo (penso a Sinistra Democratica). Esiste ora la possibilità di costruire un “fronte” di lavoro comune della sinistra che pesi finalmente sulle scelte del governo di questo Paese; certo, i Verdi devono starci con la loro specificità (sono gli unici ad aver chiaro fino in fondo il ruolo centrale della questione “ambiente”), ma non dobbiamo temere di lavorare con chi come noi vuole cambiare il modo di stare al mondo. Il tentativo funzionerà se abbandoniamo reticenze e interessi “di bottega”: a partire da coordinamenti sul territorio e da programmi d'azione comune (anche istituzionale, dove possibile). Senza temere alleanze elettorali vere, in cui i Verdi dovranno (sottolineando il loro riferimento “ambientale”) presentare proprie liste finché l'ambiente non sarà divenuto organico alla linea di tutti i progressisti.
Poche novità nella lotta allo smog - Ancora tante micropolveri nei polmoni
Gianluigi Vecchi
La Giunta regionale ha adottato il 2 agosto alcuni provvedimenti per la prevenzione e riduzione delle emissioni in atmosfera
a tutela della salute e dell'ambiente. Ha approvato la delibera 5276 riguardante il controllo obbligatorio delle emissioni da gas di scarico dei veicoli a motore; la delibera 5290 sulla zonizzazione regionale che riporta le nuove aree critiche; e la delibera 5291 sul Piano d'azione per il periodo 15 ottobre - 15 aprile con gli interventi antinquinamento.
Diciamo subito che oltre alla solita pomposità degli oggetti delle delibere, e a alla consueta demagogia politica dell'annuncio di Formigoni, di interventi concreti contro l'inquinamento ce ne sono pochi, e tutti assolutamente inadeguati rispetto alla gravità della situazione. Tutti i lombardi possono stare tranquilli, anche questa volta, così come nei dodici anni passati, vivremo la consueta emergenza aria, con interminabili settimane di aria irrespirabile e nessuno fermerà le auto alla faccia della salute dei cittadini, specie delle categorie più deboli, anziani e bambini.
Estensione Bollino Blu
E' obbligatorio per tutti gli automobilisti, il controllo degli scarichi dell'autoveicolo deve essere effettuato presso autofficine autorizzate entro il 31/07/08, costa dai 12 ai 16 euro, e sono previste multe per gli inadempienti.
Nuova zonizzazione antinquinamento
L'intera Regione considerata area inquinata è stata suddivisa in tre zone: la A, quella con maggiore criticità, è suddivisa in A1-Agglomerati Urbani e in A2-zona urbanizzata; la B-zona di pianura; e la C, suddivisa in C1-zona prealpina e appenninica, e C2 alpina.
Piano d'Azione
Ovviamente la zona A (praticamente la Provincia di Milano e i capoluoghi con i comuni di prima fascia confinanti di Pavia, Lodi, Cremona, Mantova, Brescia e Bergamo) è quella interessata dagli interventi più significativi anche se assolutamente inadeguati. Due sono i punti importanti: il primo riguarda il blocco delle auto nelle zone A1-agglomerati Urbani, dalle ore 7,30 alle 19,30 dal lunedì al venerdì escluse le festività infrasettimanali delle auto non adibite a servizio pubblico Euro 0 a Benzina, Euro 0 ed Euro 1 a diesel, motoveicoli e ciclomotori a due tempi Euro 0; il secondo riguarda il divieto di utilizzo di stufe e camini alimentati a legna in tutti i Comuni della Regione a quota altimetrica inferiore ai 300 metri acquistati prima del 1990, o che non rispettano un rendimento energetico e una bassa emissione di monossido di carbonio.
Gli interventi sono tutto qui, e non ne è previsto alcuno in caso di superamento dei limiti anche per giorni consecutivi. Nei provvedimenti non vi è nessun accenno a strategie, che ormai si stanno diffondendo in tutto il mondo, di tickets di ingresso come pollution e congestion charge e soprattutto non c'è nessun ripensamento sulle politiche per la mobilità regionale, ancora una volta incentrata su strade e autostrade inutili.
Al governo per fare - Le bugie contro i Verdi
Il Sole che ride è accusato di voler bloccare il Paese. Critiche sono giunte per il no ai rigassificatori, per il no al nucleare (incredibile, dopo che è stato bocciato dagli italiani con il referendum del 1987), per il no a tutto insomma. Critiche forse interessate, riconducibili a pochi ma potenti gruppi di interesse. Critiche però molto spesso infondate.
Il fuoco di fila è cominciato con la copertina del settimanale Panorama, che riportava il titolo “Quest'uomo ci costa 40 miliardi l'anno”, riferito al ministro dell'Ambiente, che è presidente dei Verdi, accusato di bloccare lo sviluppo del Paese. Un'inchiesta priva di qualsiasi riferimento tecnico, economico e scientifico, come hanno ben argomentato esponenti del mondo politico e dell'ambientalismo. Ma Panorama non ha consentito alcuna replica.
Rigassificatori
Sui rigassificatori, tanto per citare un esempio, degli 8 di cui è stata richiesta l'autorizzazione 3 sono fermi presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, cioè nel ministero delle Infrastrutture di Antonio Di Pietro. La relazione “Situazione e prospettive del settore dell'energia” del 2002 (quando Presidente della Camera era il nuclearista Casini, e ministri dell'industria e dell'Ambiente Marzano e Matteoli) raccomandava la costruzione di nuovi rigassificatori, ma durante il governo Berlusconi nessun impianto è stato autorizzato. Al contrario il ministero dell'Ambiente del governo Prodi ha autorizzato dopo un anno e mezzo di attività quello di Rovigo, modificando il progetto a maggior sicurezza della popolazione.
Energia.
Sull'energia si accusano i Verdi di voler lasciare al freddo e al buio gli italiani. Ma il potenziale di energia elettrica installata in Italia è di oltre 80.000 Mw. Ogni anno va in manutenzione il 10-12% di quel potenziale, pari a circa 10.000 MW, quindi abbiamo un potenziale di 70.000 Mw. Il massimo consumo di energia che si è avuto la scorsa estate è di 56.000 Mw. Abbiamo pertanto un saldo positivo di oltre 14.000 Mw. Il Presidente dell 'Enel Piero Gnudi in un'intervista all'Espresso del 24 maggio 2007 ha dichiarato che dal 2003 (anno del blackout) ad oggi il potenziale di energia installata è aumentato di oltre 24.000 Mw, perché sono state costruite nuove centrali. Gnudi ha detto anche che oggi l'Italia vende energia all'estero. Il Presidente dell 'Enel in quell'intervista affermava che l'Italia non è a rischio blackout, mentre il suo amministratore delegato, Fulvio Conti , alla vigilia della conferenza nazionale sul clima svoltasi a Roma a settembre ha comunicato al Paese che nel 2008 saremmo rimasti al freddo e al buio.
Nucleare
La madre di tutte le accuse è però quella che imputa ai Verdi di non volere il ritorno al nucleare. Ipotesi bocciata dagli italiani, con il referendum del 1987 e anche attraverso un recente sondaggio di Ipr dell'ottobre scorso. I reattori attivi nel mondo al 2006 erano 441 per una potenza installata di 360 milioni di kw elettrici che copre 16% della domanda di energia elettrica mondiale. In Europa solo 2 centrali sono in programma a Olkiluoto in Finlandia, e a Flamanville in Francia. Tali progetti sono però oggetto di controversie per gli aiuti pubblici che dovrebbero ricevere. La stessa cosa accade in Usa, dove la recente ondata di nuovi progetti, che però non si sa se verranno realizzati, è stata favorita dalla legge promossa da Bush nel 2005 che ha introdotto l'incentivazione dell'energia atomica.
Sulla presunta sicurezza degli impianti basta citare gli incidenti più recenti, senza ricordare Chernobyl. Nel 2003 la Tokyo Electric Power Company ha dovuto fermare temporaneamente 17 impianti nucleari, in seguito alla scoperta che le ispezioni erano state falsificate. Il 9 agosto sono avvenuti 3 incidenti nucleari in Giappone. Fuoriuscita di radioattività anche a Yongkwang in Corea del Sud dove la Khnp ha dovuto bloccare l'impianto. Sui costi, importante è lo studio interdisciplinare del Mit “The future of nuclear power: an interdisciplinary Mit Study”, Cambridge e quello di Greenpeace (www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/costi-nucleare). Il Mit, non i Verdi, giunge alla conclusione che il nucleare è estremamente costoso e quindi antieconomico. Nel gennaio 2005 la Corte dei Conti francese ha scoperto che a fronte di 13 mld di euro dichiarati da Electricitè de France (EdF) per lo smantellamento delle centrali nucleari e le scorie, erano stati effettivamente accantonati 2,3 mld di euro. Un buco di bilancio di più di 10 miliardi di euro con cui si tentava di nascondere i reali costi dell'atomo.
Liberi e puliti - Aziende, Ministeri e Regione per la riduzione dell'inquinamento da auto
L'automobile è indubbiamente il feticcio del secolo scorso e probabilmente anche del ventunesimo, certamente di questa sua prima parte. Ma è altrettanto un sistema di trasporto utile ed efficace, il più capillare e adattabile possibile. Non a caso ha avuto una così forte penetrazione delle nostre vite, mutandone le abitudini, senz'altro in meglio, per la vastità di opportunità alle quali ha risposto e ha potuto generare.
E' altresì vero che proprio tutti questi elementi ne hanno mostrato anche il lato deteriore. Dall'inquinamento alla congestione, hanno cioè messo in luce i limiti di una crescita solo quantitativa, che di fatto sta portando in numerosi casi alla negazione delle ragioni stesse dell'automobile, e dello spostamento delle merci su mezzi dotati di gomme. E' vero che non tutte le colpe possono esserle direttamente imputabili, grande responsabilità è pure quella delle collocazioni nelle città e sulle principali infrastrutture viarie delle funzioni, pubbliche e private. Tutto vero, ma se non interveniamo per diminuire l'impatto ambientale e la congestione del traffico, anche con qualche strada, le nostre città, le nostre campagne e la Terra tutta sono destinate a un peggioramento delle condizioni di vita. Ciò contrasterebbe anche con le tesi dei più strenui sostenitori dell'auto e della sua crescita illimitata: di uso, di potenza, di ingombro.
L'agenda politica e dell'industria ha iniziato a occuparsene, con tante contraddizioni: l'incremento delle auto e delle loro cilindrate, che non vale solo per i Suv, è tutt'ora in corso, anche se tra i parametri per l'acquisto sono entrate le emissioni di anidride carbonica e di micropolveri, e non solo il confort e la velocità. Per questo motivo vi proponiamo alcuni estratti dal primo dossier ecoauto pubblicato a maggio dal mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Lo abbiamo integrato con le tabelle degli incentivi nazionali e regionali per l'acquisto di auto a ridotto impatto ambientale, che sono cumulabili, ma anche per abbandonare i motorini a due tempi e passare a bici servoassistite, quelle che hanno il motore elettrico che ai attiva quando si pedala.
Incentivi Regionali
Rottamazione Euro ed Euro 1 e acquisto almeno Euro 3, fino a 1.600 cc, nuovi o usati, a benzina o minimo impatto ambientale (metano, gpl, ibridi, elettrici, bifuel): contributi da 2.000 a 3.000 euro
Incentivo 400 euro per le trasformazioni a gas di veicoli Euro 0 ed Euro 1
Requisiti: reddito inferiore a 18.000 euro/anno: residenza nei 217 comuni della zona critica A1 (quella grande istituita dal 2007)
Procedura: prenotazione contributo e, entro 120 giorni, richiesta contributo presso Aci.
Informazioni:
Tel.02-7745246/282/296
www.acimi.it
www.ambiente.regione.lombardia.it
I Ministeri stanziano
Automobili
Incentivo Bonus di 800 euro per l'acquisto di auto nuova Euro 4 con emissioni di CO2 fino a 140 grammi/km. Più bollo gratuito da 2 a 3 anni in base alla cilindrata.
Condizioni Incentivo applicato solo se si rottama una vecchia auto Euro o Euro 1, per le auto acquistate entro il 31/12/2007 e immatricolate entro il 31/3/2008.
Termini Sconto immediato all'acquisto
Auto a gas o bifuel
Incentivo Bonus di 1.500 euro che diventano 2.000 se l'auto ha emissioni inferiori a 120 grammi/km. In caso di rottamazione si arriva a un bonus massimo di 2.800 euro. Bollo gratuito da 2 a 3 anni in base alla cilindrata.
Condizioni Solo per auto comprate entro il 2009 e immatricolate entro il 31/3/2008
Termini Sconto all'acquisto
Moto o quadriciclo elettrico
Incentivo. Sconto del 30% per l'acquisto di una moto o di un quadriciclo elettrico, fino a un risparmio massimo di 1.000 euro.
Condizioni Sconto valido soltanto se si rottama un ciclomotore Euro 0 o precedente al 2001
Termini Scontro immediato all'acquisto sino all'esaurimento dei fondi stanziati
Ciclomotori elettrici
Incentivo Sconto dall'8 al 30% del prezzo del ciclomotore fino a 700 euro se alimentato ad elettricità
Condizioni Scontro valido solo se si rottama un ciclomotore Euro 0 o precedente al 2001
Termini Sconto immediato all'acquisto fino all'esaurimento della somma stanziata.
Bicicletta semplice
o a pedalata assistita
Incentivo Sconto del 30% del prezzo fino a un massimo di 300 euro, che diventano 700 se è a pedalata assistita.
Condizioni Incentivo applicato solo se si rottama una vecchia auto Euro 0 o Euro 1, per le auto acquistate entro il 31/12/2007 o immatricolate entro il 31/3/2008
Termini Sconto immediato all'acquisto
Le meno inquinanti
(da La Nuova Ecologia - maggio 2007)
1) Honda
Civic 1.3 i-DSI Hybrid
Prezzo 24.150
La “reginetta” delle ecoauto possiede un motore a benzina i-Vtec trifasico (basso regime, alto regime e modalità di inattività dei cilindri) e un motore elettrico. La potenza totale è di 85 kW, con prestazioni simili a quelle di un motore da 1.800 cm3, ma il consumo è di soli 4,6 litri/100 km. Emette 109 g/km di C02, ha il cambio automatico ed è la più silenziosa del gruppo (68 dBA). Lo scorso anno ha ricevuto a New York il World green car award 2006, assegnato da una giuria di 46 giornalisti internazionali. Cilindrata: 1.339 cm3.
2) Toyota
Prius 1.5 Hybrid
Prezzo: 25.850 euro
Il funzionamento si basa su due componenti elettrici (un motore e un inverter che regola la tensione) e su un propulsore a benzina. La centralina elettronica che coordina i due elementi serve anche a recuperare energia nelle fasi di frenata trasferendola al pacco batterie, per ridurre la necessità di carica dal motore endotermico. Il cambio è automatico. Fra le caratteristiche ambientali: ottimo il valore relativo alle emissioni di C02 (104 g/km), il più basso del gruppo, consuma 4,3 litri/100 Km e non va oltre i 69 dBA di rumore. Potenza: 107 kW. Cilindrata: 1.497 cm3.
3) Citroen
C1 1.0 City
Prezzo: 8.800 euro
Sul podio troviamo anche una berlina da 3/5 porte a benzina da 50 kW (equivalente ai vecchi 68 cavalli) e cambio meccanico a cinque rapporti. Molto agile alla guida, è adatta prevalentemente agli spostamenti urbani viste le sue ridotte dimensioni. È stata sviluppata in collaborazione con la Toyota e la Peugeot, con le quali condivide la terza posizione, e mostra delle prestazioni ambientali di tutto rispetto: 109 g/km di C02, 70 dBA di rumore. Cambio meccanico. Garantisce anche consumi ridotti con 4,6 litri/100 Km. Cilindrata: 998 cm3.
3) Peugeot
107 1.0 Desir
Prezzo: 9.151 euro
Dal punto di vista della motorizzazione e delle prestazioni ambientali è la gemella della Citroen C1, da cui differisce soltanto nell'estetica (i fanali posteriori sono posti verticalmente).
3) Toyota
Aygo 1.0 VVT-i
Prezzo: 8.850 euro
È la terza sorella del gruppo franco-giapponese che conquista la terza posizione. Anche in questo caso le differenze sono soltanto nel disegno.
6) Daihatsu
Cuore Thrifty
Prezzo: 7.705 euro
Citycar dalle linee molto sobrie, ha un motore a benzina da 43 kW con tre cilindri in linea. Sulle valvole d'aspirazione monta il sistema Dvvt che consente di ottimizzare lo sfruttamento del carburante. Agile alla guida, si distingue dal punto di vista ambientale per le basse emissioni di C02 (109 g/km) e per i consumi piuttosto ridotti (4,6 litri/100 Km). La classica auto no-frills, poco rumorosa (70,2 dBA) e di buona qualità. Cambio meccanico. Cilindrata: 989 cm3.
7) Daihatsu
Trevis
Prezzo: 11.300 euro
Il motore deriva da quello della Toyota Aygo, con cambio manuale a cinque marce (o automatico a quattro senza variazione di prezzo). È una piccola auto da città, dalla linea ultracompatta che richiama la vecchia Mini , con quattro porte, particolarmente adatta agli spostamenti urbani. Prestazioni ambientali: emette 114 g/Km di C02, consuma 4,8 litri/100 Km. In quanto a rumorosità si ferma a 69,8 dBA. Cambio meccanico. Potenza: 43 kW. Cilindrata: 989 cm3.
8) Daihatsu
Sirion 1.0 eco top
Prezzo: 10.400 euro
Comoda citycar a cinque porte, monta un motore a benzina a tre cilindri da 51 kW, con distribuzione a fasatura variabile che riduce l'emissione di sostanze inquinanti. Cambio a cinque marce. La tecnologia per l'abbattimento delle emissioni è stata sviluppata insieme alla Toyota. Prestazioni ambientali: 118 g/Km di C02, consumi sui 5 litri/100Km. Rumorosità: 70 dBA. Cambio meccanico. Cilindrata: 989 cm3.
9) Smart
fortwo coupé
Prezzo: 9.350 euro
È la classica minicar che si distingue, oltre che per l'agilità alla guida, per le prestazioni ambientali: 112 g/Km di C02, 4,7 litri/100Km. La rumorosità è abbastanza contenuta (47 dBA). Cambio automatico a cinque rapporti. Potenza: 45 kW. Cilindrata: 1.000 cm3.
10) Renault
Twingo 1.2 Easy Chic
Quickshift
Prezzo: 13.200 euro
Monovolume dal design inconfondibile e finiture essenziali, è la classica citycar familiare. Monta un motore a benzina da 55 kW con cambio sia meccanico che automatico a cinque rapporti. Prestazioni ambientali: 135 g/Km di C02, consumi più alti del gruppo (5,7 litri/100Km), rumorosità piuttosto contenuta (68,8 dBA). Cilindrata: 1.149 cm3.
L'impegno della Coldiretti - Gli imprenditori della terra
di E.P.
800 mila associati sul territorio nazionale (1 milione e mezzo se si contano i pensionati), di cui 70 mila iscritti (che arrivano a 110 mila coi pensionati) solo in Lombardia. Coldiretti, la principale organizzazione agricola italiana è in prima fila
nella Coalizione ItaliaEuropa Liberi da ogm. A Eugenio Torchio, direttore regionale della federazione, abbiamo chiesto di fare il punto sulla votazione
che fino al 15 novembre chiede ai cittadini di pronunciarsi su un modello
di sviluppo agricolo sostenibile, sicuro per la salute dei consumatori, rispettoso dell'ambiente quindi libero da Organismi geneticamente modificati.
Direttore, come sta andando la votazione qui in Lombardia?
Premesso che prima del 15 novembre non ha senso dare cifre, la votazione sta andando benissimo…il nostro obiettivo è quello di arrivare in Lombardia a 10, 15 mila voti. Il primo passo è raccogliere le votazioni dei nostri associati, e allargarsi poi ai consumatori. Diciamo che col primo gruppo siamo già ben oltre il 50%, e anche i consumatori hanno dimostrato di esserci molto vicini in questa battaglia. Certo, ci sono realtà più sensibili e altre meno. Ma l'importante è che il passaparola funzioni, che la questione della difesa di un certo modello di agricoltura e di sviluppo sia presa a cuore da tutta la società. Ci tengo a precisare che la Coalizione non è contraria alla ricerca, è contraria alla ricerca di parte, condotta solo dalle multinazionali, quindi, a una ricerca senza controlli.
Avete ricevuto indicazioni da parte delle Giunta lombarda sul suo orientamento?
No, diciamo che sul fronte degli ogm tutto tace e ad oggi, a quasi un mese dall'apertura della campagna della coalizione ItaliaEuropa Liberi da ogm, evoluzioni non ce ne sono state. Ora la battaglia che si sta giocando in Regione Lombardia è quella sul nuovo Psr, sulle questioni dei nitrati… L'impressione è che l'esecutivo regionale sul capitolo ogm sia in attesa di segnali dal nazionale. Diciamo che Regione Lombardia non è certo paladina della qualità sulla questione ogm come invece lo sono state il Lazio e la Toscana. In altre parole, finché non è obbligata a fare nulla, lascia tutto così com'è.
Il presidente della Fondazione Diritti Genetici Mario Capanna aveva promesso di scendere in piazza se il Consiglio regionale non si fosse degnata di mettere in discussione la mozione contro l'introduzione di ogm, che ha i Verdi come primi firmatari. Come dire: “ Se Regione Lombardia non ci ascolta, ci facciamo sentire noi”…
Come la Lombardia abbia intenzione di tradurre in fatti l'attenzione dei cittadini sulla questione non glielo saprei dire…Io dico che la mozione è un atto di indirizzo, che certo ha il suo valore, ma il vero banco di prova sarà quello della coesistenza tra agricoltura convenzionale e geneticamente modificata. Il vero obiettivo, quello finale, è la valorizzazione della produzione lombarda, e la sua difesa dall'omologazione e anche dalla delocalizzazione, obiettivo difficilmente perseguibile con i piani di coesistenza. Non si tratta solo di difendere il settore agricolo, ma l'intera filiera dell'agroalimentare, che solo in Lombardia fa 15 mila addetti
Certo che se la Consultazione popolare porterà a casa le firme sperate, un qualche obbligo se non altro morale verso i suoi cittadini la Regione ce l'avrà pure…
Diciamo che sì, la Coalizione è nata proprio come strumento per fare pressing sulle amministrazioni…speriamo che questa consultazione sia foriera di grandi numeri e che i cittadini si esprimano facendo sentire la loro voce. Chiaro a questo punto che le democrazie regionali e/o nazionali dovranno tener conto della volontà dei cittadini, che è in primo luogo quella di non correre rischi per la propria salute, per l'ambiente e per l'economia nazionale. Le produzioni dell'agroalimentare devono essere fattore di sviluppo del territorio, di valorizzazione della biodiversità, che certamente vede come fumo negli occhi l'introduzione degli ogm.
Un tempo ambientalisti e produttori/coltivatori erano in guerra per mille questioni, a partire dall'impiego degli antiparassitari e diserbanti nelle colture). Ora siete i migliori alleati…
Diciamo che così come si evolve la società si evolvono anche le imprese e il modo di fare impresa. Ad oggi i primi difensori del territorio sono le nostre imprese. E poi sono cambiati anche i tempi: nel dopoguerra si pensava solo a sfamarsi, poi la preoccupazione era di produrre sempre di più per cercare di competere con le multinazionali. Ma così si andava incontro a danni ambientali. Poi si è capito, con la formazione e l'informazione, che la quantità non basta negli equilibri dei conti. E allora si è puntato alla qualità. Che non va esattamente a nozze con l'impiego di antiparassitari, ma con l'attenzione all'ambiente e lo sviluppo locale. Questi concetti sono poi stati recepiti dalla gente, per cui è nato il patto per i consumatori: tutti insieme alleati per lo sviluppo e l'innovazione, per difendere e valorizzare la qualità dei prodotti.
Cosa risponde a chi ancora sostiene l'utilità della sperimentazione ed eventualmente dell'introduzione di ogm nell'agricoltura italiana?
Gli ogm non son certo la panacea che certi dipingono. Dico che sul nostro territorio gli ogm non devono esserci perché la nostra agricoltura non si sposa con questo genere di produzioni. Non ha senso mettersi a competere con gli Usa o il Brasile giocando sul terreno della produzione geneticamente modificata, perché per la morfologia del territorio e per l'estensione delle nostre piantagioni, non c'è proprio partita. A chi ancora adduce come motivazione a sostegno degli ogm l'aumento della produzione e quindi una risposta ai problemi dei Paesi in via di sviluppo, dico che là come qua deve vigere il principio della libertà di scelta: le sementi ogm non potrebbero che essere fornite dalle multinazionali, alle loro condizioni. Le sembra questo un modello auspicabile di sviluppo per certi paesi che ancora combattono contro la fame e la povertà? Lo slogan “ogm per sfamare il mondo” non ha proprio senso, anche se qualcuno si ostina a proclamarlo.
Ogm, la consultazione
di Marcello Saponaro
Un referendum vero e proprio, non una semplice raccolta firme. L'obiettivo è quello di toccare quota tre milioni di “voti”, che equivalgono a quell'auspicata e schiacciante maggioranza di “sì” per uno sviluppo sostenibile e di qualità dell'agricoltura e, quindi di sostegno alla moratoria contro gli organismi geneticamente modificati.
Sono queste le volontà della Coalizione ItaliaEuropa-Liberi da ogm (www.liberidaogm.org) che riunisce 29 associazioni in un'unica sfida: quella per non svendere il nome, la qualità e la competitività del sistema agroalimentare italiano a poche multinazionali straniere, aprendo il nostro paese alla sperimentazione e all'impiego di ogm.
La Lombardia è la Regione al centro dello scontro e della stessa consultazione. Qui si gioca in buona sostanza la partita, perché è proprio qui, in questa regione (soprattutto nelle sue province “meridionali” di Mantova, Cremona e Lodi), che si concentrano gli interessi delle aziende biotech.
Abbiamo, dunque, un'importante responsabilità per il futuro sulle nostre spalle.
La coesistenza tra agricoltura ogm e agricoltura convenzionale e biologica non può essere sperimentata in Lombardia, perché già sappiamo che è impossibile: l'inquinamento genetico che ne deriverebbe sarebbe, oltre che inevitabile irreversibile, come irreversibili sarebbero le conseguenze per la nostra economia.
Il 15% del Prodotto interno lordo italiano (Pil) è dato dal sistema agroalimentare: all'estero apprezzano il marchio e la storia dei nostri prodotti, unici per varietà e per il legame che spesso hanno con le terre che li producono. Un sesto di questo Pil arriva dalla Lombardia, prima regione agricola italiana per produzione, ma ultima a prendere coscienza dei rischi legati all'introduzione di sementi gm.
Noi Verdi abbiamo tanto da rivendicare, non solo in campo politico e istituzionale. Abbiamo rinunciato a una dose di visibilità e “narcisismo da primogenitura” per aiutare la costruzione della coalizione in Lombardia. Ma se oggi sono tante le associazioni imprenditoriali, sindacali, dei consumatori e degli ambientalisti che partecipano e promuovono la consultazione è anche per merito dei Verdi che da anni puntano il dito verso la luna: legare la crescita alla sostenibilità, la qualità alla competitività, i finanziamenti pubblici ed europei alla redditività delle imprese agricole, anziché all'assistenzialismo agricolo.
Il “referendum” lanciato da ItaliaEuropa-Liberi da ogm non è solo per dire no (con un sì') agli ogm ma è soprattutto per dire sì a un'agricoltura diversa, diversa in primo luogo dal modello industriale di esportazione nordamericana. E per tutelare il modello agroalimentare europeo, che non si accontenta della qualità raggiunta, che costruisce la multifunzionalità delle aziende agricole, coniugando la difesa del paesaggio con l'offerta turistica, l'identità del territorio e la sostenibilità ambientale.
Abbiamo speso molta energia, come Verdi, in questa proposta. Nel settore agroalimentare siamo riusciti a realizzare una piccola rivoluzione culturale: convincere l'intera filiera della necessità anche economica delle nostre tesi. In questi due mesi dobbiamo aiutare la Coalizione a raggiungere e superare l'obiettivo dei tre milioni di firme, ma dobbiamo anche rivendicare che la nostra originalità e le nostre idee hanno vinto. Il modello di sviluppo agroalimentare che noi abbiamo incoraggiato fino ad oggi e che continueremo a sostenere in futuro - non più soli, ma affiancati da produttori e consumatori - è un modello esportabile, anzi, un modello da esportare: nel settore industriale e in quello dei servizi. Non temete, lì sarà ancora più difficile…
Campioni nella nuova economia - L'esposizione dell'innovazione
di Marcello Volpato
La Campionaria, la storica fiera di Milano, torna a raccontare e a rappresentare il Paese, come cambia e si trasforma, ma con la chiave di lettura della qualità. L'iniziativa nasce dall'accordo tra Fondazione Symbola, Fiera Milano S.p.a ed Expocts. La Campionaria delle qualità italiane - Fiera della soft economy si terrà dal 22 al 25 novembre 2007 nel nuovo polo fieristico di Rho-Pero.
A cavallo fra passato e futuro, la Campionaria del nuovo millennio rinnoverà la tradizione della fiera generalista e la sua vocazione all'innovazione, “ma punterà sulla qualità - dicono i promotori - come filo conduttore e sul riconoscimento e sulla promozione di un nuovo Made in Italy, restituendo così la foto di gruppo dell'Italia capace di sfidare il futuro”.
La Fiera Campionaria è stato il “luogo simbolo del boom economico, la vetrina della rinascita italiana nel dopoguerra. Una gigantesca festa popolare delle meraviglie, che ha permesso a tanti italiani di scoprire nuovi prodotti, di apprezzare i progressi tecnologici e di conoscere una nuova cultura industriale”. “ La Fiera Campionaria - spiega ancora Symbola - ha saputo anche interpretare e rappresentare le profonde trasformazioni sociali ed economiche, che stavano cambiando il Paese e che hanno portato alla nascita delle fiere di settore, che progressivamente hanno sostituito il modello di fiera generalista, che proprio nella Campionaria ha avuto la sua massima espressione”.
La manifestazione sarà una vetrina del “nuovo Made in Italy”, occasione per far conoscere all'Italia e al mondo la qualità italiana in tutte le sue declinazioni: dalle produzioni manifatturiere e artigianali a quelle industriali di punta, dalla ricerca al marketing territoriale, dall'architettura e dal design al turismo, dalle nuove tecnologie alle eccellenze enologiche e agroalimentari, dalla moda alle produzioni culturali e l'informazione, dai servizi territoriali ai distretti, dai parchi alle innovative esperienze sociali e imprenditoriali del terzo settore fino ai prodotti di largo consumo.
Provincia di Milano - Punto sul Piano Territoriale
di Paolo Lozza
Nel momento in cui leggerete, forse il Ptcp della Provincia di Milano sarà già stato approvato dalla Giunta.
Questo documento è uno strumento che contribuirà significativamente a governare in modo sostenibile i processi di trasformazione territoriale dei 189 Comuni della Provincia,città di Milano compresa
Grande è stato il lavoro degli ultimi diciotto mesi, un lavoro fatto di incontri con i Comuni, i Parchi, le Province confinanti, le autorità ambientali, ma anche con gli operatori economici, le associazioni, ambientaliste e non, i comitati di cittadini.
E' un piano che si pone obiettivi ambiziosi: tra questi spiccano la concretizzazione della rete ecologica (soprattutto nella fascia nord, mentre a sud questo compito dovrebbe essere garantito dal Parco Sud), l'indicazione dei punti di forza di uno sviluppo qualitativo del territorio, l'individuazione delle aree destinate all'agricoltura.
Obiettivi che, insieme, dovrebbero garantire il macro-obiettivo della limitazione del consumo di suolo, in merito al quale vale la pena di dare qualche dato.
In provincia di Milano il valore medio della superficie urbanizzata è pari al 34% del totale del suolo; che però arriva al 42,7% se si considerano le previsioni urbanistiche contenute nei piani comunali vigenti, per la gran parte già realizzate. Valore che sale al 57% nella Brianza centrale e al 70% nella prima corona a nord di Milano!
Il Ptcp presentato in Giunta, con gli inevitabili e faticosi compromessi, si pone l'obiettivo di non superare la soglia media del 45%.
Si tratta insomma di realizzare una concreta, ancorché debole, sostenibilità.
Da qui all'approvazione definitiva del Ptcp della Provincia di Milano la strada è ancora lunga. Le forze politiche alleate dei Verdi - che guidano con Pietro Mezzi l'assessorato al Territorio - sapranno appoggiare adeguatamente lo sforzo, o invece, nei due anni che restano, privilegeranno, che so, le grandi operazioni di “finanza autostradale”? E soprattutto: gli amministratori comunali sapranno condividere l'obiettivo del Ptcp, o invece il consumo di suolo continuerà ad essere l'unica risposta alla crisi strutturale della finanza locale?
Demanio lacustre - Il condono mascherato
di Eliana Pasquini
Sul lago Maggiore, e più precisamente sulle sponde e nelle acque demaniali del territorio comunale di Angera (Va), si sono insediati nel corso degli anni numerosi cantieri nautici. Alcuni di questi, essendo stati costruiti in violazione
delle norme urbanistiche, sono a tutti gli effetti abusivi.
Ad aggravare la situazione si aggiunge il fatto che molti di tali soggetti si rifiutano di pagare le tasse e le concessioni legate all'occupazione di spazi demaniali. L'organo preposto a vigilare sul demanio lacustre, il Consorzio Gestione Associata dei laghi Maggiore, Comabbio, Monate e Varese, ha più volte adottato atti sanzionatori e repressivi. Atti che sono stati più volti impugnati dagli evasori-abusivi ma che comunque sono sempre stati confermati dai tutti i tribunali interpellati (Tar, Consiglio di Stato, Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche); in uno dei casi più recenti il Consorzio, a fronte di ordinanze non ottemperate di demolizione di alcune opere abusive, ha avviato la procedura di rimozione e rimessa in pristino stato.
Evidentemente questa situazione - di abusivismo all'origine, a cui si è aggiunta inadempienza poi - ha creato per il Consorzio mancati ricavi per diverse centinaia di migliaia di euro.
La Regione, negli incontri più recenti, si è chiaramente orientata verso una conciliazione: tramite nuova legge sul demanio, questa la proposta dell'Assessore Raffaele Cattaneo che attribuisca alle Province o direttamente ai Comuni la competenza in materia, ora regionale.
La nuova legge, potrebbe portare nuove disposizioni transitorie che, vista la volontà già palesata della Regione di trovare un compromesso, rischiano di risolversi in una serie di sconti per gli evasori abusivi, una sorta di sanatoria contro l'ambiente e contro gli Enti Locali. L'Assessore Cattaneo vuole fare una nuova legge per regolare le competenze in materia di demanio lacustre? Bene, chi è nell'illecito da anni prima di sedersi - più o meno ufficialmente - al tavolo delle trattative deve mettersi in regola. Sull'argomento i Verdi hanno presentato un'interrogazione alla Giunta.
Tutelare i negozi - Liberalizzare il commercio
A scaldare gli animi dei consiglieri regionali lombardi ci pensa, di questi tempi, la proposta di revisione avanzata Giunta del Progetto di legge 199, sugli orari di apertura degli esercizi.
A scontrarsi sulla spinosa questione delle aperture domenicali e dell'estensione degli orari fino alla fascia notturna sono più posizioni decisamente trasversali agli schieramenti. Perché se all'interno della maggioranza ci si divide tra santificatori e “secolarizzatori” della domenica, anche l'opposizione registra posizioni tutt'altro che unitarie. La sinistra del centrosinistra lavora, insieme ai sindacati per ridurre gli orari notturni e le domeniche “aperte”, mentre un'altra parte che comprende i Verdi e alcuni esponenti del Pd lavora per liberalizzare e delegare ad altre sedi più opportune i problemi urbanistici e di contratto di lavoro.
E in risposta alle obiezioni mosse da chi contesta l'ampliamento degli orari di lavoro degli addetti, sono stati sottolineati i nuovi bisogni dei consumatori, anche loro lavoratori, magari flessibili e i cui orari sono spesso incompatibili con l'apertura diurna dei negozi.
Il progetto in questione, però, contiene anche qualche regalo di troppo alla grande distribuzione: come chiamare altrimenti l'inserimento delle aree dei centri commerciali attigue agli aeroporti tra le zone turistiche e, con questo, concedere loro 10 domeniche supplementari di apertura? Come chiamare il divieto di panificazione nel week end? Divieto che esclude solo l'ultima fase della cottura, quella che i centri commerciali fanno in un secondo momento? E se su questi punti i Verdi promettono battaglia, sono invece fermamente convinti che una maggiore fruibilità dei servizi da parte dei consumatori sia assolutamente da garantire. “La piccola e media distribuzione - affermano Carlo Monguzzi e Marcello Saponaro - deve essere tutelata urbanisticamente, limitando la cementificazione e le volumetrie che tanto piacciono invece a molti di coloro che si oppongono all'estensione degli orari. Gli esercizi di vicinato vanno sostenuti e valorizzati rivitalizzando le città, non perseguendo modelli di sviluppo che non rispondono più alle esigenze dei tempi e di tanti lavoratori che alla sera e nei fine settimana chiedono una città aperta e fruibile. Restiamo contro ogni ulteriore consumo di suolo ma non possiamo che essere favorevoli al miglioramento dei servizi per i cittadini”.
Urgente riformare la normativa - Nuova legge per le cave
di Rita Zuccolin e Gianluigi Vecchi
Negli ultimi due anni sono stati discussi e approvati dal Consiglio regionale tanti Piani per le escavazioni: Brescia, Milano, Sondrio, Pavia, Bergamo,
e ora Varese.
La logica che li accomuna è purtroppo il consumo di suolo, spesso pregiato, agricolo, e a parco.
Territori sconvolti dall'escavazione per venti, trenta, quarant'anni e lasciati poi così, come crateri. Il recupero finale ambientale, quando c'è, non viene mai eseguito dal cavatore come vorrebbe la legge. La legge regionale sulle cave è ormai inadeguata e, pur nella sua formale correttezza procedurale, fa sì che il vero piano cave si risolva in un mercato tra operatori e politici, senza regole e senza supporto di indagini ambientali. L'iter procedurale di approvazione di un Piano cave è il seguente: la Provincia predispone, adotta e approva il documento e lo trasmette alla Regione; gli uffici della Giunta regionale ne controllano la congruità, ricevono segnalazioni e richieste di modifiche; è inviato quindi alla Commissione ambiente che lo discute e incontra le parti interessate; segue poi l'approvazione definitiva da parte del Consiglio regionale.
Mercanteggiamento scandaloso
E' proprio in questi ultimi passaggi istituzionali che si apre il mercato. Le richieste dei cavatori sono dirette e pressanti, vogliono aumenti di volume, ampliamenti, aperture di nuove cave... A volte le richieste, mai supportate da studi e analisi tecniche, avvengono nel corso di un'audizione della commissione, ma più facilmente la trattativa avviene fuori, negli uffici dei politici. Certo i cavatori sono una lobbies potente e fanno valere fino in fondo questo loro potere riuscendo a “convincere” facilmente gli amministratori a tutti i livelli.
Il risultato è che con semplici emendamenti al Piano si apportano modifiche sostanziali di grande impatto sul territorio. Alla faccia della pianificazione.
Fabbisogno sovrastimato
C'è da dire che sin dall'inizio, in fase di predisposizione del Piano da parte delle Province, il fabbisogno di inerti è già sovrastimato (molto materiale infatti viene venduto anche all'estero), e che alla fine dell'iter di approvazione i quantitativi arrivano anche a raddoppiare! Parimenti è sottostimato l'impatto ambientale delle cave sul reticolo idrogeologico (specie in tempi come quello attuale di siccità), sull'aumento dell'inquinamento da traffico pesante dei mezzi diretti alla cava, e, soprattutto, sul consumo di suolo e sul degrado dei territori (molto spesso le cave diventano poi discariche).
Necessaria una nuova legge
L'insoddisfazione e il malumore che si determina all'approvazione di ogni Piano cave, l'intrecciarsi dei ricorsi al Tar, l'estenuante procedura di approvazione sono tutti indicatori che ci fanno dire che il tempo è maturo per proporre una nuova legge. Una norma che leghi strettamente la stesura di un piano cave con la valutazione ambientale strategica, che vieti apertura di cave nelle aree protette, che imponga che una quota del materiale per costruzioni provenga dal riciclo. Come Verdi lo consideriamo un impegno prioritario e lo proporremo a tutta l'Unione assieme ai nostri valori e contenuti di difesa del territorio e di contrasto al consumo di suolo.
Tangenziale Est Esterna - Battaglia persa?
di Paolo Lozza
Più di un anno fa, su queste colonne, esprimevo preoccupazione verso la Regione che avrebbe potuto ignorare il parere
della Giunta provinciale di Milano.
Mi sbagliavo, e di grosso. O meglio, la maggioranza
di centrodestra in Regione è stata coerente con sé stessa. Inoltre, almeno formalmente, ha finto di tenere conto dei dubbi di Provincia. Chi invece non ne ha tenuto conto, colmo dei colmi, è stato il suo Presidente, che già all'indomani della delibera
che bocciava il progetto, cominciò a rilasciare interviste manifestando il suo totale consenso
In questi giorni, probabilmente, sarà (o è già stato) siglato l'accordo di programma che darà il via quasi definitivo alla realizzazione della Tangenziale Est Esterna, trentacinque chilometri da Melegnano ad Agrate attraverso la campagna del Parco Sud. I firmatari saranno Regione, Province di Milano e Lodi , Anas (o Cal) e Ministero Infrastrutture. Non è escluso che aderiscano anche i Comuni interessati.
Cosa ci sarà di diverso dal progetto preliminare approvato dal Cipe, contro la cui delibera si sono opposti diversi Comuni e verso il quale la Provincia di Milano si era espressa negativamente? Nulla. Il progetto è rimasto identico, nonostante il lungo lavoro di ri-progettazione svolto inutilmente per quasi due anni dall'assessorato alle infrastrutture della Provincia di Milano , guidato da Paolo Matteucci.
Più trasporto pubblico?
Ci saranno contropartite sul fronte del trasporto pubblico? Al momento non è chiaro: forse ci saranno parziali stanziamenti per prolungare due linee metropolitane, o forse ci saranno solo generici impegni non finanziati. Anche se ci fossero, scritti nero su bianco su qualche atto governativo, gli stanziamenti per un po' di trasporto pubblico, la Tangenziale est esterna resterà uno spreco di risorse diversamente orientabili, una ferita al territorio, un generatore di nuovo traffico privato. Ed è triste rilevare che, eventualmente, indispensabili mezzi di trasporto pubblico che sblocchino la congestione nelle aree metropolitane, siano considerati “contropartite” per ottenere il consenso sulla realizzazione di un'autostrada.
Considerazioni
E' questo il modo migliore per decidere sulla spesa pubblica? E' questo il modo “moderno” per risolvere il problema della mobilità? E, per buttarla in politica, è “innovativa” quella del presidente Filippo Penati quando fa carta straccia delle sue delibere e decide in totale solitudine dandone notizia attraverso i quotidiani?
E' “di sinistra” la politica dell'assessore Matteucci (Sinistra Democratica) quando spende due anni per produrre un progetto alternativo che è peggiore di quello originale, che fu avversato dallo stesso quando era consigliere provinciale d'opposizione alla giunta Colli?
E' questo il modo migliore di rafforzare il centrosinistra da parte del ministro Antonio Di Pietro, quando finanzia opere sbagliate che non finanziò neppure il ministro Pietro Lunardi? E' questo il modo di vincere le elezioni regionali del 2010 da parte del Pd, quando appoggia incondizionatamente le disastrose scelte formigoniane?
Può darsi che da qui all'approvazione del progetto definitivo la Tangenziale est esterna, vuoi per una sentenza del Tar (diversi ricorsi sono ancora pendenti), vuoi per altri intoppi lungo il percorso, possa incontrare nuove difficoltà. Ma per noi la battaglia sarà probabilmente comunque persa, poiché non abbiamo saputo coagulare un fronte di opinione sufficientemente forte per convincere la gente che quest'opera, così come la BreBeMi, nascerà vecchia per morire soffocata dallo stesso traffico che vorrebbe smaltire.
Tempo fa qualcuno tra i Verdi proponeva di abbandonare le battaglie contro le autostrade, considerate già perse, per concentrare le forze verso obiettivi più raggiungibili.
Che avesse ragione?
Lotta al traffico - Il pedaggio dei Bastioni
di Maurizio Baruffi e Enrico Fedrighini
A Milano il ticket (o Ecopass) non è ancora entrato in funzione, e già sta producendo effetti importanti. Il paradosso è solo apparente. Perché, sfrondato dalla propaganda e dalle diatribe politiche, la questione è abbastanza semplice: il ticket, di per sé, risolve poco o nulla.
L'Ecopass è uno strumento che, per poter ottenere risultati significativi, abbisogna di una serie contestuale di interventi profondi sul sistema di mobilità urbana: aumento delle aree soggette a sosta regolamentata, potenziamento del sistema di trasporto pubblico in ambito urbano e metropolitano, incremento delle corsie preferenziali. Senza i provvedimenti collegati l'ipotesi di applicare un pedaggio urbano non regge materialmente. In breve: il ticket funziona se rientra in un piano generale di potenziamento del sistema di mobilità sostenibile, alimentato proprio dai proventi ricavati dal pedaggio, e può realmente entrare in funzione solo se, e quando, questi provvedimenti correlati passano dalla fase di progettazione a quella realizzativa.
Le lotte intestine tra fautori e oppositori del provvedimento in seno alla maggioranza che governa Palazzo Marino, hanno purtroppo contribuito a non fare chiarezza sulla complessità del problema. L'attenzione dei media è focalizzata sugli schieramenti pro o contro il pedaggio, lasciando in disparte le questioni più rilevanti che stanno accadendo.
Nel corso delle ultime settimane, l'Amministrazione comunale ha dovuto approvare una serie di provvedimenti che non hanno precedenti nella recente storia di città di Milano: una delibera di riequilibrio di bilancio ha stanziato 2400 milioni di euro per il potenziamento del servizio di trasporto pubblico locale in area urbana e con l'hinterland; l'Atm ha presentato - per la prima volta nella storia dell'azienda - un Piano industriale triennale 2008-2010 (vedi box); sono state anticipate al 2007 una serie di opere del piano triennale dei lavori pubblici per 40 milioni di euro, riguardanti corsie preferenziali, piste ciclabili ed estensione delle aree soggette a sosta regolamentata; infine, in ordine cronologico, il Tavolo per Milano ha visto finanziare dal Governo (1,4 miliardi di euro) per un piano triennale di opere che potenzierà il trasporto pubblico su ferro: metropolitane e tranvie.
Certo, ci sono molti altri aspetti su cui lavorare (integrazione tariffaria, car pooling e car sharing, incremento della capacità della rete ferroviaria e metropolitana verso l'hinterland); ma già oggi ci troviamo di fronte a uno scenario di grande interesse per chi ha a cuore la sfida della mobilità sostenibile e la lotta all'inquinamento atmosferico. Le motivazioni del coraggioso sostegno dato dai Verdi alla proposta di pedaggio antismog avanzata, con altrettanto coraggio politico, dall'assessore Edoardo Croci e dal sindaco Letizia Moratti , emergono in modo evidente: senza le lancette del ticket, che ha avviato un conto alla rovescia senza ritorno, tutti questi provvedimenti per risanare l'aria e ridurre il traffico sarebbero rimasti chiusi in un cassetto, riposti nella soffitta delle buone intenzioni e rispolverati per qualche convegno o annuncio in conferenza stampa: ciò che Formigoni e Albertini hanno fatto nel corso degli ultimi dieci anni. La musica ora sembra cambiata, e questa è una buona notizia per tutte le persone di buona volontà. E ovviamente per i Verdi.
Sicurezza - Sine Cura
di Paolo Di Francesco
Quotidianamente i nostri eletti nelle istituzioni territoriali incontrano cittadini che chiedono un intervento di sicurezza. Le richieste vanno dall'installazione di cancellate fino ad una presenza di presidi di polizia permanente in luoghi a rischio criminale. Telecamere e servizi di protezione pubblica. Il tutto in una clima e cultura dell'emergenza costante.
Spesso mi rifletto sulla correlazione tra le richieste dei cittadini e il sinonimo sicurezza (dal latino “sine cura”: senza preoccupazione). Se sospendessimo per un momento i ragionamenti dovremmo cambiare sinonimi. Non più sicurezza ma vivibilità, prevenzione al degrado. Penso che sia naturale avere il luogo dove viviamo tranquillo e sereno, dotato dei servizi essenziali, con garanzia di interventi di prevenzione contro la criminalità organizzata, per evitare più tardi con estremi rimedi, spesso non risolutivi. Una società che tende alla vivibilità dei luoghi dove viviamo. Una richiesta di benessere pubblico. Questa parte di cittadinanza deve essere ascoltata, con l'obbligo morale di investire un ragionamento non esaustivo ma che pone le premesse per prevenire situazioni future.
La situazione
Mi rendo conto che in un clima di emergenza, alimentato dai media, è difficile far comprendere gli interventi mirati al prevenire. Ma sono altresì convinto che una serie di proposte siano più credibili di speculazioni elettorali allarmistiche. Lo “stato di emergenza” continua non aiuta, ne tanto meno le folle che chiedono la forca. Non aiuta i cittadini che respirano un'aria di paura, convivenze difficili, con il rischio di avere paura di tutto: dal marciapiede al vicino di casa. Non aiuta la magistratura nelle attuazioni delle leggi deliberate in un clima politico di “emergenza”. Si crea la naturale convinzione dell'uso della repressione senza mai aver prima investito nella prevenzione. Non si adeguano strumenti e risorse, non si sperimentano nuovi approcci al problema. Ci deve accompagnare un ragionamento formativo, su un tema che se prendesse una deriva pericolosa perderemmo molte delle libertà individuali. Le aree dove ragionare sono il welfare pubblico locale, basato sui servizi alla persona per tutelare bisogni, doveri e diritti. Evitare i tagli sociali che spesso sono classificati minori per il loro numero dei fruitori ma invece, svolgono un' opera di prevenzione al disagio. Una raccolta delle nuove esigenze per il concetto di “tutela individuali” che sia in grado di essere adeguata alle trasformazioni economiche culturali e sociali che sta vivendo il paese in tempo di globalizzazione. Contrastare una subcultura giovanile microcriminale, generata dall'assenza di una scala valoriali che guida i propri comportamenti, generata da una comunicazione che esalta l'avere, la sfera commerciale come chiave del successo e della felicità, senza selezionare i mezzi per il raggiungimento del fine.
Fondi per le vigilanze
Avere più risorse per una vigilanza costante sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, stradale, civica, ambientale, edile che non prevedano sempre sanzione ma prevenzione. Tutelare la vigilanza urbana della trasformazione totale in polizia per ordine pubblico. I compiti della vigilanza di prevenzione sono sempre più depotenziati a favore di affiancamento a interventi di ordine pubblico. Questo significa aver meno forza di controllo nel rispetto della legalità. Nuovi piani per la protezione civile per tutelare persone e territori; aumentano le emergenze ambientali devono essere rivisti i dispositivi di sicurezza civile in stato di calamità. Mi sentirei più tranquillo se oltre all'estintore, trovassi nelle scuole dei paesi lombardi a rischio alluvione un canotto gonfiabile al tocco dell'acqua. In questa vicinissima era climatica, una simile riflessione aiuterebbe gli amministratori e gli iscritti ad avere risposte concrete con un senso di responsabilità e di realtà per risolvere il problema della vera sicurezza.
Fondi pubblici agli amici - Sprechilombardi becca il Meeting
di E.P.
Primi successi per il blog pensato dai Verdi per promuovere l'ecologia della spesa: spendere meno, spendere meglio e in maniera sostenibile. In pochi parole, spendere senza sprecare
Chiunque può contribuire al blog lasciando (“postando”) la sua denuncia, anche anonima, che verrà verificata e pubblicata on line. Prendendo spunto dal sito, quindi, nasceranno interrogazioni, lettere e mozioni indirizzate alla Giunta regionale e alle altre amministrazioni della Lombardia.
Una sorta di invito alla delazione insomma, ma a fin di bene. “Per capire quanto si spreca e farlo sempre meno”- ha detto Marcello Saponaro , l'ideatore di questa campagna permanente on line.
Tra gli sprechi già inseriti da amministratori e utenti, le spese sostenute dal Consiglio regionale per il restauro delle sale commissioni di Via Filzi 29 - un milione di euro in totale - hanno inaugurato un elenco di sprechi che in pochi mesi si è già allungata. E nella lista nera un posto se l'è meritata anche la “Storia della Lombardia a fumetti”, un volume stampato nel marzo scorso e donato - benché fosse indicato per la fascia 11-15 anni - alle ben più mature impiegate e collaboratrici della Regione in occasione dell'8 marzo.
Ancora, la bouvette del presidente della giunta Roberto Formigoni che, in attesa della nuova sede di regione Lombardia da lui fortemente voluta per 500 milioni di euro, si è dotato di un attico da capogiro: al 31 piano del Pirellone, su 1.260 metri quadrati , sarà realizzata un'area open space destinata a esposizioni e quant'altro, per una previsione di spesa di 2 milioni 718 mila 933 euro. Ma la segnalazione più gustosa fino ad oggi pervenuta che si è meritata le attenzioni del settimanale L'Espresso, sono quei 160 mila euro versati dalla Regione Lombardia , quindi dalle tasse dei suoi cittadini, nelle tasche di Cl per il Meeting di Rimini.
Insomma, quando c'è da sprecare, in Lombardia non si bada proprio a spese…
Scenari aerei - La Malpensa del 2000
di Marcello Saponaro
Alitalia è una compagnia che va male: perde e perderà fino a quando rimarranno ancora operativi tutti i voli da e per l'hub varesino, 400 milioni di euro all'anno.
Per svariati motivi tra cui il più paradossale è che ogni giorno alcuni posti degli aeromobili sono occupati dal personale di stanza a Fiumicino che deve trasferirsi a Milano per iniziare a lavorare e viceversa.
La situazione è demenziale a dir poco, visto che dei 18 mila dipendenti Alitalia, ben 16 mila e 200 vivono, dormono e sono nell'organico a Roma.
18 mila dipendenti sono tanti, sicuramente troppi per una compagnia sull'orlo del collasso. Una compagnia che non supera mai quell'orlo solo perchè può (o meglio, poteva) contare sulle tasse dei contribuenti chiamate a ripianare i debiti. Ora, visto che l'Europa non consente più queste formule di interventismo statale che vanno a scapito della libera concorrenza, l'unica possibilità per salvare Alitalia è vendere. Non vendere per finta, ma vendere veramente, senza troppi vincoli, a un compratore che deve poter scegliere se il proprio hub deve essere Roma oppure Milano.
Il Piano industriale triennale - presentato dal Consiglio di amministrazione per evitare di portare i libri in tribunale - non pare scritto, invece, per velocizzare la vendita, quanto piuttosto per garantire la sopravvivenza di Alitalia, riducendola a una compagnia regionale, un po' clientelare, che vive al di sopra dei propri mezzi.
Malpensa fu un errore, possiamo dirlo noi che per motivi diversi ci opponemmo. Localizzato nel parco del Ticino , distante dai capoluoghi lombardi, ancora oggi è un aeroporto scomodo e mal collegato(per usare un eufemismo).
Perchè la “politica” che si è sempre occupata impropriamente di Malpensa e di Alitalia, peggiorando - grazie al suo interessamento - le sorti di entrambe non si è occupata, invece, di redigere un piano aeroportuale regionale? Un piano che razionalizzi l'utilizzo e la gestione degli scali lombardi e del nord Italia. Un piano che disegni le possibilità di utilizzo e crescita sostenibile degli aeroporti, intervenendo sulle rotte, sugli orari, sui limiti di traffico, sui modelli degli aeromobili, spingendo le compagnie aeree ad adeguarsi alle migliori tecnologie disponibili.
La politica si è occupata invece di ciò di cui non doveva occuparsi, a Roma come a Milano, dimenticandosi invece i suoi compiti di programmazione.
La terza pista non s'ha da fare. L'Alitalia deve essere privatizzata e gli slot che occupava a Malpensa devono essere lasciati a nuovi compagnie, possibilmente dotate di aeromobili meno inquinanti.
Queste sono le cose da fare, non certo, impicciarci nella gestione aziendale. Non certo accelerare la morte per fallimento di Alitalia costringendola a due hub, a costi raddoppiati, a servizi scadenti e, non ultimo, alla devastazione di un Parco.
Illegittimo il ponte sul Frodolfo
Dovrà essere abbattuto il ponte sul torrente Frodolfo realizzato i mondiali di sci Bormio 2005, lo ha deciso il Consiglio di Stato che ha accolto un ricorso di Legambiente.
La struttura lunga 60 metri secondo gli organizzatori doveva essere provvisoria, ed era stata realizzata per consentire di far arrivare a Santa Caterina Valfurfa la pista Deborah Compagnoni. L'autorizzazione però era per un ponte di 20 metri .
Il provvedimento della giustizia amministrativa è giunto pochi giorni dopo l'apertura per l' Italia di una procedura d'infrazione dell'Unione Europea, sempre per opere di Bormio 2005, per non aver rispettato la direttiva Habitat sulle zone protette, la zona dei mondiali si trova infatti nel Parco Nazionale dello Stelvio.
Oltre all'ecomostro sul Frodolfo ci sono stati altri scempi ambientali come i parcheggi multipiano sull'argine del medesimo torrente, la modifica la pista da sci di Santa Caterina dove fu devastata una torbiera, oltre all'orribile maxi albergo alla Valle dell'Alpe.
Secondo Francesco Borasi , avvocato e presidente del Centro di Azione Giuridica di Legambiente Lombardia , “siamo di fronte ad una sentenza devastante per i devastatori, la decisione del Consiglio di Stato indica massime giuridiche di grande rilievo che Enti Locali e Stato dovranno seguire. La Valutazione d'Impatto Ambientale non può essere considerata una “Cenerentola” nei grandi eventi sportivi, ma anzi la corretta procedura deve essere utilizzata allo stesso modo per le opere provvisorie come per quelle definitive”.
Dalla Lombardia all'Italia - La caccia si allarga
di E.P.
Grandi cambiamenti per la prossima edizione
di Nonsolopuntaperotti, concorso fotografico
per mms che negli ultimi due anni ha sguinzagliato per la Lombardia numerosi cacciatori di ecomostri.
Le novità iniziano dal territorio di caccia, che a partire dalla prossima edizione comprenderà tutto il paese, isole incluse.
“Siamo convinti - dice Marcello Saponaro , presidente della Giuria e ideatore del concorso - che il rinnovato interesse per gli ecomostri sia anche un po' merito nostro, di questo concorso e dei tanti che vi hanno collaborato. E' una cultura che avanza e che dobbiamo far crescere. La bellezza - dice Saponaro - è un grande fattore produttivo, un valore aggiunto che rende più competitivo il territorio, le aziende e i loro prodotti. Per tutte queste ragioni - conclude Saponaro - il concorso l'anno prossimo sarà nazionale e non più soltanto per mms”.
Ed eccoci all'altra novità, suggerita da uno dei giurati di quest'anno, Oliviero Toscani , che ha fatto notare come a suo avviso sia necessario “andare oltre Punta Perotti anche per quanto riguarda la qualità delle fotografie. Purtroppo la qualità usata da chi ha deciso di denunciare non è molto diversa da quella delle strutture che si vogliono giustamente demolire…”.
Quindi via libera alle fotografie “serie”, quelle scattate con macchina digitale, “anche se per gli mms - assicura Saponaro - riserveremo una sezione del concorso”. E così il concorso nato quasi per gioco si sta facendo man mano più serio. D'altronde capita a tutti di crescere…
Un benessere calmo, eterico
di Aurora Betti
In mezzo agli ellebori, i crocus, le melisse, le eriche, le aquilegie, la valeriana si innalza, a volte anche al di sopra delle digitalis, formando tutte insieme nella mezz'ombra umida ma drenata, il tipico giardino all'inglese che ama le temperature delle regioni fredde europee, e senz'altro l'atmosfera un po' crepuscolare e non secca. E proprio nella tradizione della medicina popolare degli anglosassoni la valeriana veniva chiamata guarisci ogni cosa per le virtù molto forti anche energetiche. Ma si innalza la valeriana anche sopra le altre erbacee, la vediamo se ci capita di camminare nei boschi e nei prati umidi, nelle valli dove scorrono i fiumi, ovviamente nei pascoli e anche nelle radure, e arriva fino ai 1400 metri di altezza. Alta fino a 2 metri , maestosa e foglie lussureggianti, dal verde intenso, colpisce non l'immediata materialità della forma , ma - in una visione d'insieme e sottile - colpisce la particolarità del movimento degli steli e delle foglie che a mano a mano come tante linee avvolgenti salgono fino a racchiudere la sfericità dei suoi corimbi rosa chiaro, una infiorescenza ben visibile e riempiente, con un aroma che lascia “stupiti” alcuni animali, in particolare i gatti che amano ruzzolarci sopra. Quando si dissolvono i fiori si trasformano in acheni con una piumetta all'apice che il vento disperde facilmente per la riproduzione. Il suo gran bisogno di acqua è dovuto allo stelo che è cavo come per trasportare aria fino al rizoma e riportare su l'acqua fino ad evaporarla completamente. E l'aroma della fioritura così intensa e stupefacente a sua volta scende insieme all'aria e il caldo e la luminosità della luce fino all'apparato radicale: qui questi elementi incontrandosi con la terra sono meno sfuggenti e più compatti, producono sostanze che un po' sembrano canfora mentre l'aroma incontra l'acqua e con la terra assume un odore penetrante quasi fetido.
E' soporifera, la radice della valeriana, ma non lascia inebetiti, da anzi una spinta di forza e di energia, rilassa e fa dormire, è uno spasmolitico che ci fa sempre essere presenti a noi stessi.
I fiori di questa pianta - spremuti e diluiti - stimolano e danno la sveglia al cumulo per la formazione di humus, danno la scintilla come può fare il fosforo. E infatti questo semplice preparato di valeriana aiuta le altre piante a far propria in modo corretto la presenza di quel minerale nel terreno. E' essa stessa, quindi, un po' fosforo quando ci dà un benessere risvegliato.
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