FRUTTI DI BOSCO, ROSE DELLE ALPI, LUCE
Le bacche blu del mirtillo si intravedono sui piccoli arbusti ombreggiati dagli alberi del bosco. Il suolo umido, il terreno acido, la ricchezza dell'humus gli danno impulso e nutrimento. Questo arbustello ha un allungato e rossastro fusto sotterraneo , e le foglie assomigliano a quelle del mirto (da qui il nome mirtillo) e cadono nel tardo autunno. L'intreccio delle radici e il gran numero di foglie fanno in modo che il terreno mantenga un humus sempre molto acido e per questo motivo amano espandersi nelle brughiere, nei pascoli subalpini e fanno da sottobosco alle conifere, soprattutto sotto gli abeti rossi. Nelle lunghe scarpinate di montagna è piacevole incontrare il mirtillo e i suoi frutti gustosi e che danno refrigerio. Questa piccola pianta si è diffusa non da molto tempo nelle regioni fredde del nostro emisfero e la specie mirtillo rosso arriva fino al profondo nord, nelle paludi luminosissime, e quando vengono raccolte e trasformate in composta aiutano a digerire piatti pesanti e hanno una grande capacità di autoconservarsi, foglie e frutti hanno quindi poteri medicinali antiputrescenti, aiutano il nostro apparato gastrointestinale con le loro sostanze di uno zucchero che ha in sé l'aroma aspro di chi vive in terreni austeri.
Nelle pinete di montagna e subalpine, anche l'uva ursina è un arboscello che predilige il sottobosco delle conifere, molta luce ma - a differenza delle altre piante della sua famiglia – vive bene in luoghi asciutti. Tra le rose delle Alpi, i rododendri, nelle lunghe passeggiate di montagna , ci può capitare di incontrare i corti rami dell'uva ursina con i fiori pieni di nettare e a grappoli che scendono verso il basso , quando poi si trasformeranno in bacche che saranno poco succose ma molto aromatiche. Le foglie fatte essiccare , raccolte all'inizio dell'autunno contengono proprietà fortemente disinfettante.
La famiglia delle ericacee a cui appartengono il mirtillo, l'uva ursina, i rododendri….ha la caratteristica di comprendere piccoli arbusti la cui crescita è lenta e come trattenuta dai suoli granitici che hanno dentro luce e calore solare, e soprattutto la parte basale della pianta ha un legno duro; anche se lenta la crescita è però persistente e tenace perché tenace è stata la loro apparizione quando i ghiacciai cominciarono a ritirarsi dopo l'ultima glaciazione, e lasciavano dietro di sé infinite paludi ancora molto fredde. Ma l'aria era limpidissima e meravigliosamente trasparente e adatta a far vivere colorate fioriture, abbondantissime come nelle rose delle alpi, e a far crescere legnosi arbusti fruttiferi tipici del profondo nord, con un trattenuto sapore zuccherino..
Fiorisce in primavera la fragolina di bosco e il suo frutto ha poi un profumo ambrato, e fa capolino tra i boschi umidi e un po' scuri cercando però luce non diretta e calore sapendo accogliere dentro di sé immediatamente anche brevi sprazzi illuminati grazie alla componente di acido silicico che aiuta proprio a metabolizzare la luce. E ' compenetrata anche dal ferro in modo esile e fine come se sfuggisse alla materialità del terrestre. Ma è questa sottigliezza che fa della fragola (anche insieme all'ortica) un rimedio che aiuta a irrobustire il flusso sanguigno e aiuta quindi anche nelle anemie.
Nelle radure dei boschi, dove si schiarisce improvvisamente il chiaroscuro, tra le faggete e gli abeti, si ergono i lamponi coi loro fusti legnosi ed eretti, spinosi e numerosissimi i rami, ricchissima produzione di polloni, dolcissimi i frutti che si produrranno solo nel secondo anno della formazione dei nuovi fusti. Leccornie per gli uccelli, prelibatezze acidulo-zuccherine anche per gli umani.
Nei boschi, nelle radure, ma anche ai bordi delle strade di campagna, lunghi fusti vigorosi e d esuberanti, spinosissimi, ci vengono incontro quei rovi che ci regalano dolci, aromatiche rinfrescanti more. La raccolta di more avviene in settembre, quando i frutti sono perfettamente maturati. Squisite marmellate o anche liquori si possono fare con le more, ma non c'è niente di più delizioso di raccogliere i frutti, farne un pieno nelle palme delle mani e godersele così, dovremmo averlo fatto tutti da bambini. Speriamo.
La famiglia delle rosacee (fragole, lamponi, more ma poi tutti o quasi gli alberi da frutta del nostro emisfero) è dolcemente equilibrata e di nobilissime origini, abbonda nella produzione di fiori e frutti mantenendo però un grande equilibrio senza strafare come può accadere per esempio negli alberi da frutto della regione tropicale. Erbacee o arbustive o arborescenti
le rosacee sono grandi produttrici di sostanze zuccherine, di abbondante nettare che delizia tutti noi animaletti.
Il ribes rosso, piccolo arbusto non spinoso cresce su terreni sassosi alpini e appenninici, le bacche raggruppate in grappoli smaglianti, di alto contenuto di vitamina C, leggermente aciduli, depurativi e rinfrescanti., serve nella preparazione di marmellate e sciroppi. Il ribes nigrum cresce nei boschi freschi del piano montano superiore, ha foglie molto aromatiche, bacche nere dolciastre, con retrogusto leggermente acidulo, l'aroma è quasi resinoso. E' ricchissimo di elementi minerali alcalini, ed è usato in macerazione come potente antinfiammatorio e antiallergico. E' usato storicamente nella medicina popolare europea come pianta diuretica e antireumatica. Era considerato un frutto che favoriva la longevità.
Il ribes è della famiglia delle sassifragacee, cosmopolita e ricchissima di forme, ogni specie di sassifraga appartiene ad una certa forma di roccia, il calcare, il granito, lo scisto, si aggrappa nelle fessure e striscia nei crepacci, si erge sulle creste altissime, sosta sul muschio delle rocce, arriva fin nelle foreste e nelle pianure quando la erosione della roccia e la vegetazione caduta crea humus. Amano la roccia, la freschezza, l'acqua, ma soprattutto sono per la luce.
CONIFERE
L'elegante pino silvestre si erge con un tronco dritto fino a 45 metri laddove le valli alpine hanno versanti soleggiati. E' un sempreverde dal profumo balsamico per il respiro, sopporta gelo e caldo e la siccità, e ha grande bisogno di luce e di spazi, ha un bel sottobosco di ericacee.
Si piega il pino mugo coi rami striscianti sotto il peso delle nevi senza riceverne danni, e rende saldo in alta montagna il terreno franoso, argina le valanghe e forma inestricabili boscaglie. Dagli aghi distillati si forma un'essenza forte , aspra e sottilissima.Rende i bagni caldi benefici e neurotonici con la sua essenza insieme a quella dell'abete rosso e dell'abete bianco.
L'abete rosso ricerca la freschezza e l'umidità adagiando verso il basso i suoi rami principali; ospita rododendri e mirtilli neri nel suo sottobosco mentre l'abete bianco si proietta più deciso verso la luce e si fa compagnia con il faggio.
Nei posti più alti spiccano luminosissimi i boschetti di larice con la leggerezza silicea data loro dalla luce, insieme ai pini cembri abitati da scoiattoli ghiotti di pinoli e in simbiosi con frotte di uccelli.
E poi i ginepri, con il loro legno incorruttibile e impregnato di odorose resine oleose che lo rendono resistente agli attacchi degli insetti e durevole nel tempo, i suoi aspri frutti - guaritori dello stomaco affaticato - nascosti tra gli aghi.
L e gimnosperme ( a cui appartengono le conifere) apparvero in un'era – il mesozoico – di calma nei fenomeni ribollenti della terra quando si sviluppavano mari interni e lagune e il clima si faceva più secco. Queste piante domineranno una lunga era geologica grazie alla loro struttura organizzativa con la quale potevano sopravvivere nei periodi secchi. Si moltiplicavano in varietà e specie adattandosi ai vari ambienti fino ai terreni più aridi delle regioni elevate: i raggi obliqui del sole limitavano la perdita di acqua dovuta alla traspirazione e il loro essere aghifoglie di per sé conteneva e contiene la dispersione di umidità. Il loro essere sempreverdi ha consentito loro fin da subito di svolgere la fotosintesi – appena le condizioni lo permettono - anche nelle elevate altitudini e nelle condizioni climatiche più difficili come le attuali zone artiche.
Le conifere sono dunque antichissime, grandi , venerabili e saturnine perché anche lontano dal sole ma inondate di luce conservano un grande calore che da energia e riscalda l'organismo. Hanno la capacità di assorbire le irradiazioni del sole alle diverse latitudini in modo qualitativamente diverso -il pino domestico dalla chioma ombrelliforme che vive sulle coste mediterranee,il pino marittimo del bacino occidentale mediterraneo e il pino d'Aleppo, o i pini e gli abeti nelle foreste del nord . .Potenti , lente, durevoli , la loro esperienza che arriva da una vita lontanissima nel tempo porta con sé un caldo che proviene dall'interno duro della terra.
Si alzano lineari non perdendosi a diversificare le diramazioni, i loro organi riproduttori alle ascelle delle foglie sono nudi e le foglie possono invecchiare fino a 11 anni, svincolate dal ritmo annuale solare. Granitiche come il terreno che privilegiano curano i problemi di indurimento, il freddo sistema nervoso, le malattie da raffreddamento.
Quando apparvero le angiosperme, piante da fiore per eccellenza, nell'era successiva, iniziò il ridimensionamento delle gimnosperme, ma poi nei periodi postglaciali quando faggi e boschi misti si ritraevano di fronte al clima continentale, vastissime foreste di pinete illuminavano e circondavano ancora la parte settentrionale del pianeta.
SALVIAMO CAPRA E CAVOLI
I cavolini di Bruxelles sono eccellenti alimenti come le altre specie della loro famiglia, le crocifere.Esseri vegetali molto terrestri e robusti, germinano velocemente e sviluppano un apparato radicale ben saldo nel suolo e si espandono con una certa velocità con grande proliferazione di foglie. Quando la crescita ristagna si formano germogli carnosi, nei cavolini i frutti si sviluppano all'ascella delle foglie della pianta. La raccolta si esegue a scalare, si raccolgono prima che si aprano quando sono ben compatti, dal basso verso l'alto. A novembre la raccolta è stata all'ultimo cavolino strappato alla bocca di Celtis, il capretto del libero orto, golosissimo di questo ortaggio.Così abbiamo capito come mai si associano sempre le capre ai cavoli nei detti popolari, mai lasciare queste bestioline sole nelle vicinanze di questi ortaggi, si può però arrivare ad un concordato: dopo un pò di cavolini mangiati anzi divorati Celtis accetta di mangiare altro.
Il cavolo non si mangia a merenda: ricco di sostanze benefiche, di protidi, lipidi, glucidi, fosforo, calcio, ferro, vitamine del gruppo B e vitamina C vitamina A, e la D antirachitica perché è un grande vegetale molto esposto alla luce e assorbente luce, rende però la digestione molto laboriosa.
Lo zolfo che contiene agisce sull'apparato respiratorio e favorisce l'assorbimento dell'ossigeno attraverso le cellule. Esistono trattati sul perché bisognerebbe avere un'alimentazione con buone dosi di cavoli.
I nostri cavoli sono cresciuti bene perché i rosmarini e i pomodori cresciuti accanto hanno allontanato la cavolaia. Si sconsiglia la consociazione con altri cavoli, aglio, cipolla e patate.
Le semine si fanno in semenzaio da maggio a luglio e si trapianta dopo circa 40 giorni a distanza di 50- 60 cm .
Gli spazi nell'orto sono vitali per gli animali che si aggirano liberi e alcuni sono stati salvati da sicuro macello. La capra, qualche coniglietto, Rosina ed Ernesto (chioccia e gallo), nobilissima coppia che chiacchiera tutto il giorno ruspando in giro per il prato e che si chiama a vicenda quando uno di loro trova qualche bocconcino. Celtis è perspicace ed estremamente affettuoso oltre che caparbio. I coniglietti vanno e vengono e sconfinano nell'orto ma alla fine ogni cosa ritrova il suo equilibrio anche quando rosicchiano giovani piantine. Anche le piante percepiscono sicuramente questo grado di interazione. Il vecchio albero di pere non è stato abbattuto, e ci sembra contento che sia rimasto lì ad ombreggiare le insalate.
Una notte di neve, a fine novembre, Celtis è stato prelevato dalla propria casetta ed è stato ucciso da qualcuno che ha scavalcato il muro: Abbiamo ritrovato i suoi resti.
Non c'è limite al cannibalismo umano.
Siamo andati a prendere due galline faraone tolte da una prigione-allevamento. Hanno le ali mozzate e non possono più volare.
Dopo la morte del capretto cerchiamo tutti un nuovo equilibrio.
Aspettiamo di nuovo il picchio che venga a fare il nido sul bagolaro, celtis australis appunto.
PROPOSTA DI LIBERO ORTO
Un orto comunitario nel parco dell'ex ospedale psichiatrico Paolo Pini
Nel libero orto si intrecciano diverse attività, produzione di aromatiche ed orticole con vendita diretta o come scambio di prodotti con il proprio tempo di esistenza trascorso a cooperare sul campo. Produzione finalizzata anche a creare lavoro per persone svantaggiate. Educazione permanente ambientale per le scuole ma anche rivolta a ragazzi che non sanno come passare i pomeriggi dopo la scuola, con formazione su tecniche e tematiche biologiche e pacifiche.
Spazio orto-giardino a disposizione di persone con problematiche fisiche o psichiche, dunque orto-terapeutico o meglio: orto del benessere. Antiche frutti nel frutteto partecipato, sperimentazione di colture biodiverse. Centro di documentazione relativo alla formazione di cui sopra.
Libero orto è la confluenza di persone con saperi e consapevoli che realizzano un orto urbano che sia luogo di incontri, di lavoro, di formazione, di produzione e scambio con il territorio o anche con settori o persone che nella metropoli sognano un luogo accessibile a un'attività con la natura. Non l'orticello singolo ma orto partecipato dove creatività e cooperazione possono effettivamente esplorare le potenzialità umane che vanno oltre il conto in banca o il livello di consumo medio a cui ci paragonano. Coltivare l'orto insieme non è ripiegamento su se stessi se nella progettazione come nella partecipazione si pone attenzione a ciò che ci circonda e ci attraversa. Per fare un esempio un viottolo di campagna può tenere conto anche delle difficoltà motorie delle persone ..ed essere molto più ampio e percorribile.
Ma anche: in un'esperienza che vuole comunicare vengono alla luce gli aspetti culturali perfino estetici che portano ad una godibilità dei momenti vissuti infatti “facendo dei lavori” come anche riposando semplicemente sull'erba, si percepisce e si intuisce una qualità di vita che difficilmente ritroviamo in altri luoghi sociali.
Libero orto come creazione: anche con materiali poveri si da forma esteticamente a aspazi – nello spazio centrale – in cui si può ritrovare il consiglio dell'orto, o le persone che vogliono sedersi e semplicemente ascoltare il luogo, animali liberi, creazione di un'arte nel fare l'orto-giardino collocando anche gli alberi più vecchi e malandati in una loro dimensione dignitosa nell'insieme anche quando ombreggiano le insalate; la frutta colta liberamente senza rompere i rami, e dove si mantenga un equilibrio tra natura e chi partecipa all'orto. Per questo non “orticello” ma luogo dove non necessariamente la natura e gli animali debbano servire l'uomo ma hanno un senso per il fatto stesso che sono ed esistono e da questo presupposto può scaturire un reale rapporto tra esseri diversi compresi piante e animali.
Libero orto come proposta naturale perché ci riferiamo al concetto dell'essere della natura e non del suo uso o sfruttamento. Anche facendo l'orto si da spazio e si lascia spazio a molto di ciò che c'era precedentemente.
E non ultimo: libero orto perché la natura sia essa selvaggia o coltivata è veramente grande maestra ma il suo insegnamento è così profondo da essere intuito solamente in un grande silenzio.
AUTUNNO
L'autunno arriva quando le piante trasferiscono parte di elementi indispensabili – fosforo, silice, magnesio, calcio…alla ragione ultima ma non finale della loro esistenza: la maturazione dei frutti e la preparazione alla germinazione primaverile dei semi che per questo scopo necessitano dell'essenza stessa degli elementi.
L'esuberanza estiva è ormai rallentata, iniziano suoni tonfi, le foglie ingialliscono e cadono come fruscii, tamburellando le ghiande, volando cadono le faggiole, i baccelli secchi schioppettano lontano i loro semi, pesanti sono le mele nella caduta.
Gli uccelli volano di pianta in pianta per mangiare le ultime bacche prima delle gelate ed è suono anche dalle loro ali.
L'odore di putrefazione di residui vegetali ci dice che tutto si trasforma .Il
lavorio di microrganismi con funzioni diverse da quelle primaverili preparano quei residui organici all'umidità e al freddo invernale.
Le foglie cadute e i semi saranno humus e nuovi germogli in primavera.
Non riusciamo a vedere tutto questo, sarà palese solo nel racconto della primavera.
Segnali di carenza nutritiva delle piante.
La mancanza di azoto rallenta la crescita della pianta e lo stelo è piccolo e sottile. Le foglie ingialliscono quando non dovrebbero.
La mancanza di fosforo non fa formare i semi, le foglie in basso sono gialle, le altre verde-porpora.
La mancanza di calcio rende le radici poco sviluppate, i bocciolo apicali cadono, le foglie degli alberi da frutta muoiono, la pianta in generale è poco resistente e si difende meno dai prodotti tossici.
La mancanza di potassio rende le foglie gialle a partire dai margini mentre diventano scure tra le nervature, la pianta è poco sviluppata, gli steli e i rami sono deboli.
La mancanza di magnesio rende le foglie inferiori anemiche e muoiono le foglie degli alberi da frutto.
La mancanza di ferro rende gli steli corti e le foglie deboli e anemiche.
La mancanza di rame causa la ruggine rossa, gli ortaggi crescono con difficoltà, le cipolle pallide.
La mancanza di manganese rende le foglie maculate e attaccate dalla necrosi, la pianta non resiste alle malattie, fiori e frutti durano molto poco, oppure fanno difficoltà a germinare e a maturare.
La mancanza di boro colora le foglie da verde chiaro a bruno. Il cuore delle mele è spugnoso, quello delle rape marcio, l'insalata gialla ed amaro diventa il cavolfiore.
La mancanza di zinco rende le foglie con piccolissime picchiettature e si macchiano in tarda estate, quelle degli alberi da frutta cadono troppo presto,.
La mancanza di silicio rende le piante attaccabili dalle malattie crittogamiche, i cereali si piegano e la peronospora ha campo libero.
La carenza di zolfo fa morire le foglie già durante la gemmazione.
Alcune piante ricche di elementi: possiamo cominciare a metterle nel nostro compost.
Il tarassaco è ricco di calcio, le foglie della robinia formano azoto e concimano nella carenza di calcio. L'acetosa è ricca di calcio, fosforo, magnesio, silice. Il rafano fornisce calcio e la camomilla lo zolfo, i cactus il calcio, l'equiseto acido silicico. L'achillea rifornisce di potassio, calcio, acido silicico, l'ortica calcio e ferro. La cipolla è ricca di acido silicico e calcio…
Castagne
Ben radicato alla terra, collegato dunque all'elemento solido e duraturo con grande energia, il castagno delinea lo spazio che ha intorno ma poi la chioma si apre e l'albero diventa aereo, aerea è la sua fioritura con amenti come in tutte le fagacee. Di nuovo molto terrestri sono i suoi frutti, cadono con tonfi le castagne. E' Mercurio che con calzari alati (tocca la terra ma poi vola) connette il basso con l'alto della pianta. La crescita della pianta è lenta e diventa bellissima intorno ai 50 anni, vive oltre 1000 anni e vive bene in collina e in montagna in terreni silicei.
I primi frutti arrivano intorno a 25 anni della pianta. Un tempo le castagne venivano usate molto e sostituivano la farina di frumento e anche i legumi poiché la sua composizione è vicina a quella del frumento. Frutto molto energetico e nutritivo è ottimo nelle astenie e nelle convalescenze e per rimineralizzare. E' tonica e antianemica.. Le sue ceneri sono ricchissime di potassio, ferro, zinco, rame manganese, fosforo magnesio, zolfo, sodio, calcio . Frutto ricco di vitamina B e C (quanto un limone), di protidi, lipidi e glucidi.
Oggi la castagna è un po' dimenticata se non per brevi rituali periodi in cui qualcuno ancora si diverte ad andare a raccoglierla .
RAMPICANTI DI CARATTERE
Si arrampica coi suoi viticci, la passiflora, lungo la siepe arrancando anche sui rami del fico vicino, difficilmente viene tenuta a bada dall'abete accanto.
Il fusto esile e le foglie palmate si espongono tutte a est prendendosi il sole sin dal mattino. Fiorisce, cerulea, in pieno mezzogiorno intensa e inebriante come tutte le fioriture esotiche, serena e calda. Le foglie essiccate della passiflora è uno dei più efficaci tranquillanti naturali, induce un sonno simile a quello fisiologico e quindi aiuta nell'insonnia e nella nevrastenia, attenua gli spasmi, lenisce l'inquietudine; coadiuvante nelle cure per disintossicarsi dall'alcolismo. L'infuso si fa con un pizzico di foglie essiccate triturate per una tazza di acqua bollente lasciando in infusione per dieci minuti. Ad agosto maturano i frutti della passiflora ormai arancioni, grossi come un uovo e contengono una polpa rinfrescante e ricca di vitamina C. Pianta di origine tropicale ha bisogno di caldo e d'inverno va protetta con una copertura alla base di foglie e sterpaglia se è in giardino o con in telo di plastica se è in un terrazzo.
Fiore della passione viene anche denominata per l'aspetto caratteristico dei fiori che ad un “padre” agostiniano del 1600 che l'aveva portata dal Brasile ricordava alcuni strumenti di afflizione usati nella passione del Cristo.
Il caprifoglio preferisce i margini dei boschi dove cresce spontaneo, e le siepi di mezza montagna. Nel giardino ama posizioni assolate ma con radici all'ombra, un terreno fresco ma ben drenato. In senso orario e con un abbraccio un po' troppo persistente si inerpica col suo fusto flessibile intorno ad arbusti ed alberi.
Una fioritura esuberante e profumatissima annuncia la primavera, e sembra che la sua essenza aiuti ad armonizzare gli spigoli dei caratteri delle persone. Foglie e fiori essiccati possono essere usati per le loro proprietà antisettiche e diuretiche.
E' sorella del sambuco, del viburno, della weigela, la famiglia delle caprifoliacee, che si distingue proprio per un processo floreale ricco e sovrabbondante. Soavi profumi a volte quasi stordenti.
Arbusto rampicante odorifero il gelsomino è parente strettissimo, anzi fratello, di piante come l'ulivo-patriarca tra gli alberi, o del luminoso frassino, del lillà e della forsizia. Tutti nella famiglia delle oleacee e attraversati da una qualche sottile essenza comune che li apparenta così fortemente.
Appoggiato ad un sostegno o ad una siepe si invola col suo fusto fragile e con una fioritura inebriante l'aria. È spontaneo nei paesi arabi e orientali dove la sua fragranza magica impregna favole e storie d'amore, e sfondo di incantesimi che avvengono nei giardini indiani. Fiori e foglie sono usati per aromatizzare le tisane, calmare ansie, alleviare i mal di testa, curare la pelle poichè è distensivo e rimfrescante. Dai fiori messi in infusione in un olio d'oliva o di mandorle per sei settimane si ottiene un olio per massaggi che lenisce i dolori nevralgici.
Ama il caldo e questo amore viene sprigionato da una essenza che va nel profondo, tutto distende, molto fa dimenticare.
Cresce bene vicino all'olmo-albero sacro a Morfeo-il luppolo, dai fiori a coni penduli all'ascella delle foglie ricoperti di polvere giallo oro, odore forte, aromatico. Così aromatico che può dare sonnolenza anche mentre si raccoglie. Il luppolo cresce in qualsiasi terreno con esposizione solare ma tollera anche l'ombra. Ricopre magnificamente i pergolati o le siepi avvolgendosi in senso antiorario sui sostegni. Come gli olmi ama i terreni umidi.
I monaci amavano molto curare l'erba che cresceva lungo i muri dei monasteri-forse perchè aiutava ad attenuare instinti e passioni con questa sua fioritura tardo-estiva, per niente lussureggiante, bella ma contenuta, resinosa ed amara.
Buoni germogli nei risotti, buon gusto aromatico nella birra. Buone tisane rilassanti di fiori, ottimi cuscini di fiori per sonni innocenti.
DIARIO DI UN LIBERO ORTO – INIZIO ESTATE
La borragine cresce benissimo insieme alle fragole e le fragole prosperano con il timo. La borragine cresce rapidamente con le sue foglie robuste e setolose, ama l'umidità e ricerca la luce mentre i suoi fiori tendono verso il suolo pieni di nettare e circondati dalle api.
Sembra una pianta pesante e dura ma aiuta ad alleggerire la pesantezza delle gambe, i problemi circolatori e l'indurimento dei tessuti nelle flebiti.
I suoi fiori allegrano le insalate, le foglie sono ottima verdura appena cotta, rinfrescante e ricchissima di acido silicico e di mucillagini. Anche la fragola utilizza sostanze che amano particolarmente luce e calore: l'acido silicico e il ferro. Le fragole sono dolci e aromatiche anche quando il tempo è coperto e piovoso grazie proprio a questa componente silicica che la pianta utilizza per trasformare la luce in proprio alimento, sa utilizzare e assorbire anche le più piccole dosi di luce pur nella fitta penombra umida del bosco negli sprazzi diradati. La fragola è una rosacea ed ha un abbondante processo zuccherino, attiva la formazione del sangue e grazie all'abbondante ferro e all'acido silicico le parti del corpo più periferiche vengono irrorate più fluidamente dal sangue. Nella coltivazione ama essere paciamata dagli aghi dei pini o degli abeti o cresce benissimo vicino agli abeti.
Insalata biondissima e tenera da taglio che non sopporta troppo il sole diretto caldissimo si trova bene sotto le ali delle foglie del cavolino di bruxelless che mentre si innalza le fa ombra. Vicino alla crucifera cresce il tropeolo (che chiamiamo comunemente nasturzio) : fiori sgargianti e foglie lussureggianti e ambedue ottimi per le insalate nonché finemente decorativi nelle insalate stesse. Il nasturzio cresce ai piedi anche delle patate e intorno ai pomodori, ai piedi degli alberi di pero che a filari proteggono le piante orticole con la loro ombra. Il tropeolo protegge tutte loro da alcuni parassiti che potrebbero essere particolarmente nocivi. In una aiuola accanto menta ortica achillea carote erba cipollina valerianella si scambiano i loro oligo- elementi e sembra che questo loro vivere insieme li renda particolarmente felici.
La salvia sclarea ai bordi ha innalzato il suo pennacchio di fiori intensamente profumati.
Le foglie molto grandi sono un ottimo alimento come bistecche vegetali impanate e fritte. Più in là nella stagione quando i semi saranno maturi la pianta si riprodurrà spontaneamente e intensamente nel suo ciclo biennale.
Intorno e a volte anche all'interno delle parcelle lasciamo crescere le varie erbe “infestanti”, più sono variegate e più oligoelementi apportano alle altre piante .Il buon sapore dell'insalata o delle altre orticole lasciate crescere vicino alle selvatiche è dovuto anche a questa osmosi di elementi. Le erbe intorno alle aiuole rinfrancano lo spirito, è un apparente disordine – poiché non tutta l'erba è tagliata a puntino – in realtà tutto l'orto nell'insieme dà un senso di movimento sereno e bilanciato. Piano piano ci verrebbe da dire. E anche meno.Meno sfruttamento della terra, tanto per cominciare.
Il ribes nigrum ha trovato una perfetta sincronia con le piante di pomodoro che gli crescono accanto. Queste varietà di piante crescono e si rafforzano da un giorno all'altro in modo sorprendente.
Il ribes nigrum è stato riprodotto per talea l'anno scorso: alla fine dell'inverno è stata leggermente potata la pianta madre e abbiamo scelto le parti semilegnose, rametti con alcune foglie all'apice che abbiamo posto in alveoli con terriccio mescolato a perlite; può andar bene anche la sabbia da fiume. Gli alveoli o i vasetti sono stati messi sotto un telo di plastica, le talee sono state vaporizzate (mai bagnare la terra poiché i bastoncini non hanno radice e quindi marciscono). Il telo di plastica mantiene calore e umidità e durante il giorno viene sollevato per qualche ora per far evaporare la condensa quando è troppo densa. Il radicamento delle talee avviene tra le 6 alle 12 settimane. Dopo il radicamento (si vede quando questo è avvenuto poiché c'è una germogliazione all'apice) le piantine sono state poste in vasi da 10 cm di diametro con un buon terriccio leggero.
Le muffe che possono attaccare le talee o le giovanissime piante sono state tenute a bada con infusi di aglio e macerati di equiseto ricchi in particolare di zolfo.
Infuso di aglio: sono stati usati 32 grammi di bulbi, sono stati fatti bollire 5 litri di acqua e poi sono stati aggiunti i bulbi in infusione per 5 minuti, il tutto viene poi colato. Si usa così senza diluizione.
Macerato di equiseto (contiene silice, calcio, zolfo, sodio, manganese potassio, magnesio): 150gr di pianta secca bollita in 10 litri di acqua. Diluirlo 5 volte e lasciarlo macerare per 15 giorni. Si cola e si diluisce di nuovo 5 volte prima di irrorare. Il macerato di equiseto serve anche a rafforzare le piantine un po' deboli.
Le foglie del ribes nigrum sono adoperate per preparati idroalcoolici: macerazione delle foglie raccolte in luglio agosto. Questo preparato è un efficace anti infiammatorio e antiallergico, ma nella medicina popolare europea il ribes è sempre stato usato per le sue proprietà diuretiche e antireumatiche. I frutti del ribes (rosso o nigrum) sono usati per la preparazione di sciroppi e marmellate, ma sono ottimi da mangiare come frutti freschi.
Arriva ad ondate l'esuberante e dolce odore di tiglio in piena fioritura. Queste piante circondano l'orto e i viali imponenti, con la chioma globosa, con la sua longeva forza energetica. I fiori di tiglio si usano in infusi per combattere raffreddori influenze e tossi.
I cuscini con fiori e brattee di tiglio posti sotto la testa sul plesso solare aiutano a calmare nervosismi, i bagni coi fiori al tiglio sono utili per i bambini.
Queste piante sono state risparmiate da una drastica potatura che hanno subito invece i tigli lungo i viali vicini. Questa potatura ha impedito la fioritura delle piante e gli innumerevoli uccelli che li popolavano sono emigrati altrove. Riguardo agli effetti climatici è straordinariamente diverso il clima quando fa molto caldo a seconda se si cammina sotto i tigli capitozzati o sotto gli altri integri, la differenza di temperatura è rilevante.
Quelle poche persone che hanno sofferto per questa potatura hanno scritto una lettera
che dice più o meno : “potare” non deve essere erroneamente considerato come analogo di “tagliare” o “sbrancare”, ma va inteso come quel complesso di interventi compiuti sulla chioma, aventi lo scopo di assecondare la naturale tendenza dell'albero, per indirizzarla al raggiungimento degli obiettivi richiesti dall'habitat urbano. Interventi di potatura eseguiti correttamente molto raramente rimuovono più di 1/4 - 1/3 della chioma, al fine di non interferire con la facoltà dell'apparato fogliare, do produrre sostanze nutritive. La capitozzata, invece elimina una porzione di chioma tale da sconvolgere l'assetto generale di un albero ben sviluppato, interrompendo temporaneamente la facoltà di produrre sostanze nutritive, “crisi energetica” a svantaggio di funzioni vitali quali la difesa dalle aggressioni. La chioma di un albero a un ombrello parasole capace di schermare le parti di un albero, con l'eliminazione improvvisa di questo schermo, il tessuto della corteccia residuo è fortemente esposto alle scottature solari. Si possono verificare anche effetti dannosi sugli alberi e gli arbusti vicini. I grossi monconi presenti in un albero capitozzato, difficilmente formano callo di cicatrizzazione e in tempi lunghi. La posizione apicale di queste ferite e le notevoli dimensioni, ostacola il buon funzionamento del sistema naturale di difesa dell'albero, consentendo ai parassiti e alle spore di funghi l'insediamento all'interno del legno. Spesso lo scopo di una capitozzatura è il controlla della crescita in verticale di una pianta, però si ottiene l'effetto opposto: infatti i ricacci successivi sono nettamente più numerosi di quelli che si svilupperebbero una situazione normale crescono con gran rapidità, tanto da riportare in breve tempo l'albero all'altezza precedente, con l'aggravante di una chioma più disordinata e meno sana. Un albero capitozzato è sfigurato, non potrà mai recuperare bellezza e conformazione naturale della specie d'appartenenza pertanto il paesaggio e la comunità sono privati di una aspetto estetico di valore. Una capitozzatura può apparire economica entro poco tempo tuttavia i costi a lungo termine tendono a moltiplicarsi. Il vero costo di una capitozzatura include: il deprezzamento dell'area e dell'albero, il costo di sostituzione – in caso di morte, i danni ad arbusti o ad altri alberi delle vicinanze per le mutate condizioni, il rischio di instabilità, l'aumento dei costi di manutenzione.
ALIMENTI VIVI - GLI ALIMENTI VEGETALI
Gli alimenti vegetali - in particolare la verdura verde – sono una sorgente di clorofilla, principale fonte dei globuli rossi che trasportano ossigeno in ogni parte del corpo.
La fotosintesi clorofilliana è la più importante funzione di nutrizione di tutte le piante verdi, esse sintetizzano i carboidrati con l'aiuto dell'aria, dell'acqua piovana, del calore del sole.
Dunque l'energia luminosa trasforma l'inorganico in materia vivente: procedimento da elevata tecnologia naturale. Il vegetale introduce nell'organismo umano proprio questa informazione semplice e vitale che riguarda la sua capacità di utilizzare la luce solare per sintetizzare la materia e riattiva anche nel nostro corpo processi di scambio e di trasformazione delle sostanze più evoluti e “solari” che non comportano stress o lunghe e faticose digestioni.
I cibi vegetali sono pertanto un nutrimento particolarmente vivo. E' come se risvegliassero in noi antiche e sopite percezioni.
Ma perché i carboidrati possano subire un'ulteriore trasformazione in amminoacidi e proteine la pianta deve essere aiutata dal terreno. E' essenziale un terreno fertile e sano perché per produrre proteine le piante hanno bisogno di moltissimi elementi e oligoelementi dal suolo. Aristotele diceva che il terreno è lo stomaco delle piante. Come l'organo digestivo dell'uomo anche un terreno sano e fertile è abitato da batteri utili. Gli esseri che vivono nel terreno digeriscono foglie appassite, legno, ecc. trasformandoli in una miscela organica finissima e ricca di sostanze nutritive. Concimi chimici e liquami distruggono tutto questo. L'azoto di questi prodotti entra direttamente nel ciclo naturale delle piante, la pianta è costretta ad assorbire più acqua di quanto previsto in natura. I cereali e le verdure diventano più pesanti e non riescono più ad assorbire i microelementi forniti dalla vita presenti nel terreno e la pianta si impoverisce. Diventa più attaccabile dalle malattie. Ed è di basso valore nutritivo.
Le leguminose hanno un grande valore nella coltivazione sana grazie alla loro capacità di fissare l'azoto dall'aria nel terreno aiutati dai batteri tubercoligeni (rizobi), l'azoto è trasformato in composti proteici da questi batteri nei tubercoli radicali delle leguminose, i composti vengono distribuiti alla pianta e rilasciati anche al terreno intorno. Sono riparatrici e arricchenti del terreno e importantissime nella rotazione delle colture: qui l'azoto è particolarmente accettato dalle altre piante. E inoltre alcune leguminose sono alimenti di elevato contenuto proteico.
Fin dall'antichità l'uomo sa che le piante sono creature dotate di vita e “sentono” e comunicano. C'è un modo di trattare le verdure – come semplici oggetti inanimati per cui vengono buttati da una parte all'altra e ciò altera la loro energia vitale. Il loro metabolismo viene accelerato, diminuisce la durata della loro conservazione. Se vengono trattate con attenzione la loro struttura cellulare migliora e si conserva. E il cibo mantiene il suo valore nutritivo.
ALIMENTI VIVI - OLIO BENEDETTO
Tra le piante che distribuiscono generosamente nutrimento l'olivo è delle più antiche, arriva a una considerevolissima età grazie alla sua capacità di rigenerarsi: nella radice e nel tronco ci sono gemme a riposo che possono risvegliarsi ed emettere da lì nuovi germogli, così l'albero si rinnova continuamente. Una continua resurrezione che ha portato fino a noi alcuni olivi dell'orto dei Getsemani già in vita ai tempi di Cristo. Albero mitico e sacro per tutti i popoli che si affacciano sul mediterraneo: da millenni li accompagna dai pendii e dalle colline soleggiate riflettendo il grigio-verde-argento delle foglie. Vive in un clima equilibrato di luce e calore, il frutto matura lentamente e l'albero si concentra tutto su se stesso in questo procedere della maturazione del frutto consegnando ad esso la sua forza: la pianta dunque trattiene la sua crescita in questo periodo conservando l'energia che lo farà diventare così vecchio.
La formazione dell'olio nell'ulivo è magnificamente espansiva, riempie di olio anche il frutto oltre al seme, in altre piante oleacee la formazione dell'olio si ferma al seme.
Il calore che circonda l'albero diventa “materia” addensata nell'olio. Quando cerchiamo la pace tra gli olivi ricordiamoci che il primo ramoscello dopo il diluvio era suo e che alcuni riti religiosi ungevano o ungono la fronte dei fedeli con l'olio di oliva: un olio per “ungere” anche nell'estrema unzione in un ultimo tentativo di riequilibrare e di rimettere in contatto la terra con il cielo.
E l'equilibrio, il calore, la forza rigenerante le ritroviamo nell'olio che usiamo per condire, spremuto a freddo è alimento ricchissimo, da vigore ai cibi, delicato ed equilibrato attenua i sapori contrastanti: salati, acidi o aspri.
ALIMENTI VIVI - DACCI OGGI....
Il pane dei nostri antenati era di qualità superiore per la serietà e l'attenzione che le donne dedicavano alla macinazione, all'impasto e alla cottura e le persone più grandi di età forse ricordano la sacralità con cui si teneva la pasta acida con cui poi si sarebbe continuato a fare il pane. Era un rito lungo e pieno di significato che poi dava i suoi frutti: il pane da solo apparecchiava la tavola e riuniva intorno a sé i commensali e da solo poteva rappresentare un pasto completo. Ma la farina era macinata fresca – dopo 48 ore la farina è praticamente morta – era integrale e macinata con la pietra, la lievitazione senza lievito di birra. Queste le condizioni per considerare il pane alimento vivo.
Il chicco ha un glutine particolare grazie alle proporzioni di due protidi, la glutenina e la gliadina; è costituito il 75% di glucidi, 12% di protidi, e poi lipidi, cellulosa, sostanze minerali ( fosforo, potassio e calcio in particolare), di enzimi che aiutano l'assimilazione: Il germe ha grande quantità di fosforo, magnesio, calcio, oligoelementi e una gran quantità di vitamine.
Quando viene seminato, da un granello di seme intorno al fusto principale originano cespi rigogliosi capaci di portare decine di spighe e migliaia di granelli. Le radici viaggiano e diventano quasi parte del mondo minerale. La parte superiore del frumento si innalza lineare e chiaro. I fiori non hanno significato come che la pianta dia la sua energia nell'essere feconda al massimo grado per essere la base dell'alimentazione umana.
La formazione dei carboidrati , l'amido nato dall'acqua e dall'anidride carbonica si trasforma in zucchero è particolarmente energica e da spazio anche a una potente formazione di proteine e grassi: tutte le sostanze alimentari di base sono qui rappresentate con perfezione.
Le graminacee e dunque il grano sono tra le piante più ricche di silice, soprattutto nell'involucro del frutto, ma ne ha tanto anche il chicco che una volta diventato farina illumina l'impasto del nostro pane quotidiano.
BENESSERE CON UNGUENTI
Un unguento che rende le gambe leggere: di lavanda iperico calendula
con olio essenziale di cipresso, pino e arancio, lenisce gonfiori
ed edemi alle gambe. Della calendula già sappiamo, la lavanda
distende e sfiamma, l’iperico è una grande pianta cicatrizzante
e vulneraria oltre che sedativa. Guarisce le scottature e i crampi.
È l’erba di S. Giovanni e si raccoglie proprio nei
giorni più luminosi dell’anno, la troviamo spontanea
nei campi abbandonati, lungo i bordi di strade e boschi nei suoli
secchi e poveri. I suoi fiori gialli incarnano l’energia totale
del sole. L’oleolito che produce la macerazione dell’iperico
è di colore rosso, la pianta è così fortemente
compenetrata dalla luce solare che l’uso dei prodotti derivati
da essa non deve mai avvenire prima di un’esposizione solare.
In realtà lenisce poi proprio le scottature comprese quelle
solari.
Come si fa l’unguento. L’unguento è l’insieme
di due componenti: l’olio vegetale e la cera d’api.
Un unguento che dà benessere è l’insieme di
un oleolito e la cera d’api.
Come si fa un oleolito lo abbiamo già visto dunque partiamo
da un oleolito già pronto, la cera da usare è cera
integrale di api biologica e il rapporto di oleolito-cera è
1: 8, cioè per otto parti di olio si prende una parte di
cera. La cera si sminuzza e si mette a scaldare a bagnomaria possibilmente
in un recipiente di vetro resistente al fuoco o di ceramica (argilla
da fuoco). Si fa scaldare contemporaneamente anche l’oleolito
in un altro recipiente a bagnomaria, non dovrebbe superare i 40°
e al tatto dovrebbe dare una sensazione di tiepido-caldo e non caldo-caldo.
Quando la cera si è ben sciolta versarla nel recipiente dell’oleolito
velocemente e girare poi con un cucchiaio di legno, lasciare raffreddare.
Il risultato di questo procedimento è un unguento che si
mantiene per mesi in un luogo fresco.
Un unguento di calendula è un buon prodotto per massaggi
del corpo e curare la pelle ma un unguento di calendula iperico
lavanda è una sinergia di tre piante che lo fa essere molto
più potente. Per avere un unguento di più piante si
dovrebbero preparare i relativi oleoliti in barattoli diversi e
una volta pronti preparare ciascuna base di unguento (l’oleolito
specifico + cera). Avendo diverse basi di unguenti e conoscendo
un pochino le erbe diventa un gratificante e benevolo esercizio
studiare quali piante usare e come usarle insieme. Si prende un
barattolino possibilmente di vetro e si mescolano le basi di unguenti
di quelle piante che pensiamo stiano bene insieme e che insieme
ci fanno bene, poi si aggiungono gli olii essenziali che esaltano
e potenziano gli effetti di quelle piante. Nel caso della combinazione
suddetta per sgonfiare le gambe e lenire il male delle vene varicose
metteremo un po’ più di calendula e iperico rispetto
alla lavanda e poi aggiungiamo l’olio essenziale di cipresso
(3-4 gocce in un barattolino di 30 ml), olio essenziale di pino
(2-3 gocce), olio essenziale di lavanda (3 gocce). L’unguento
è un prodotto più completo di un oleolito intanto
perché la cera d’api se integrale e pura, ha già
di per sé proprietà minerali ed emollienti e avendo
tracce di propoli ha anche proprietà antisettiche, e poi
l’unguento è molto più spalmabile e base più
utile per massaggiare il corpo. Un unguento di più erbe poi
è molto più potente di un oleolito. È vero
che si possono combinare insieme oleoliti di piante diverse ma il
procedimento di mescolare basi diverse di unguenti per farne uno
più sinergico e l’aggiunta di olii essenziali fanno
di questo prodotto un amalgama: qualcosa di più che un mescolare
oleoliti diversi tra di loro. Torniamo al nostro unguento di tre
piante e agli olii essenziali usati.
IL CIPRESSO E IL SUO OLIO ESSENZIALE
L’essenzialità di questa pianta è nel salire
verso il cielo con una austerità saturnina concentrata e
trascendente che sa sostenere e consolare lo spirito affranto. Come
tutte le conifere è una pianta che rigenera e dà il
balsamo all’anima e al corpo. L’olio essenziale è
tra l’altro un grande anti infiammatorio vascolare e vaso
costrittore, astringente cura gli edemi degli arti inferiori. Questo
albero simbolicamente accompagna i luoghi di sepoltura ma il suo
legno inattaccabile e le qualità dell’olio essenziale
ci fanno pensare alla capacità di guarire le putrescenze
e ci ricorda anche la particolarità di un’altra pianta
erbacea, la calendula e dell’odore resinoso e tombale delle
sue foglie: dunque dalla putrescenza c’è sempre la
trasformazione verso la guarigione.
IL PINO E IL SUO OLIO ESSENZIALE
Essenze, balsami, resine trasmettono all’organismo e alla
psiche umana la forza medicinale delle conifere che vivificano e
riscaldano un sistema nervoso dal tono basso, deperito e rattristato.
Le conifere vivono nelle regioni fredde ma sanno prendere il meglio
del calore e della luce di quelle regioni. È ciò che
ci cura. L’olio essenziale di pino oltre a curare i raffreddamenti
interviene contro gli indurimenti dei liquidi e favorisce la circolazione
del sangue, agisce come depurativo e drenante sull’apparato
urinario. Le gambe leggere sono dunque il risultato tra la nostra
psiche meno triste e anche dei liquidi che circolano più
fluidi.
OLIO ESSENZIALE DI ARANCIO
Ha un grande potere anti infiammatorio e depurativo, l’insieme
di queste proprietà scioglie la stagnazione della circolazione
sanguigna, lenitivo della pelle, rinfrescante, favorisce il ricambio,
tonifica ed è sedativo. Il potere sedativo si trasmette alle
gambe gonfie e affaticate e al malessere delle vene varicose.
L’amalgama delle tre piante e degli olii essenziali dell’unguento
trattato può veramente farci camminare sollevati.
BENESSERE CON ACQUE PROFUMATE
Amaro di erbe fatte in casa. Semplice da preparare sarà pronto
da regalare a Natale.
Tonico e digestivo
Le erbe sono quelle che quasi tutti abbiamo sul terrazzo o in giardino.
Oppure chiedetele al vostro ortolano.
Ingredienti: 50 cl di alcool a 95°, 250 gr di zucchero semolato
5 foglie di salvia 12 fiori di camomilla 5 foglie di cedrina, 5
foglie di alloro 5 foglie di limone un rametto di rosmarino e 30
cl di acqua depurata. Un vaso a chiusura ermetica.
Lavare le erbe e farle asciugare su un canovaccio, porle poi nel
vaso coprire con alcool e fare macerare 15 giorni alla luce (con
vaso chiuso). Passati 15 giorni filtrare tutto con garza, a parte
preparare uno sciroppo sciogliendo lo zucchero nell’acqua
(fredda), unire alcool e sciroppo e versare il tutto in una bottiglia
di vetro scuro chiusa a dovere con un tappo di sughero. Lasciare
riposare la bottiglia al buio per 5 mesi quindi filtrare con un
filtro di carta e porre in una bottiglia trasparente. Sarà
pronto dopo l’invecchiamento di tre mesi.
ACQUA PROFUMATA DI LAVANDA
Materiali da usare: un litro di acquavite. Sta per fiorire la lavanda:
raccogliamo 250 gr di fiori di lavanda freschi, porli in un vaso
di vetro trasparente con chiusura ermetica versare l’acquavite,
chiudere e lasciare in infusione alla luce per un mese. Alla fine
filtrare e travasare in una bottiglia che si possa chiudere bene,
l’acqua è pronta per l’uso. Profumo delizioso,
si può aggiungere nell’acqua del bagno o frizionare
la pelle dopo la doccia: è fortificante e rilassante della
muscolatura , aiuta nelle distorsioni lenisce le infiammazioni della
pelle, si massaggia sulla pancia quando si hanno dolori e sullo
stomaco quando non si digerisce bene, sul plesso solare dà
pace.
ACETO PROFUMATO DI ROSE
Le rose sono in piena fioritura, si raccolgono i petali di rose
rosse e si fanno essiccare, (l’essiccazione avviene su un
telo di stoffa in un luogo ombreggiato e arieggiato, si sente poi
al tatto quando non c’è più acqua nei petali
che sono quindi pronti nell’uso). Le foglie essiccate “scricchiolano”
un po’ toccandole. Si usa un litro di aceto di mele, in un
vaso di vetro porre i petali di rose (circa due manciate) su cui
si versa l’aceto, chiudere ermeticamente. Lasciare macerare
per tre o quattro giorni agitando ogni tanto il vaso, poi filtrare
e tenere in una bottiglia trasparente ben chiusa. L’aceto
profumato è un buon stimolante per le frizioni sulla pelle
dopo la doccia (allungato con un po’ di acqua), per sciacquare
il viso, sempre allungandolo con in po’ di acqua per il risciacquo
dei capelli. Ottimo riequilibrante dell’acidità della
pelle.
NON LASCIAMOCI SFUGGIRE LE CILIEGIE
Ciliegie alla grappa. C’è bisogno di un kg e due etti
di duroni 150 gr di zucchero semolato, due stecche di cannella,
due bicchieri di grappa a 60°.
Lavare le ciliegie tagliere il picciolo circa a metà altezza,
porre il tutto in un vaso di vetro trasparente a chiusura ermetica,
mettere la cannella a pezzetti. Cospargere di zucchero, ricoprire
con la grappa e chiudere ermeticamente e per circa 10 giorni capovolgere
il vaso per due volte al giorno. Dopo due mesi di riposo le ciliegie
alla grappa possono essere servite come dessert.
Diario
di metà marzo
Come sempre il prunus tormentoso è il primo a fiorire contemporaneamente
alla forsizia. Lungo la siepe i grandi cespugli del prunus sono
come dei bianchissimi candelabri ancor più mozzafiato in
contrasto col giallo lucente della forsizia. Ma quasi subito dopo
fiorisce il boschetto del prunus spinoso, lo avevamo lasciato in
inverno con i prugnoli che si erano addolciti dopo le prime gelate
ed ora capiamo che il profumo di miele viene dai suoi fiori e l’odore
di mele dal suo legno. Gli stoloni hanno camminato: tutto intorno
nuove piantine stanno elevandosi velocemente. Alcune le spostiamo
per rafforzare la siepe semicircolare intorno al giardino. Si trovano
a meraviglia con le rose canine. Questa è una forte “selvatica”
del giardino – orto : con alcune inserzioni e pochi spostamenti
lasciamo andare le autoctone che stanno riproducendo il loro habitat
naturale.
Intanto i baccelli delle ginestre numerosissimi e maturi alla fine
dell’estate hanno seminato ai piedi del gruppo di piante una
miriade di semi che hanno germogliato e ci sono ancora piantine
di ginestra tra le erbe. Aspettiamo che il calendario ci dica che
è il giorno giusto per “la piantagione” e tireremo
su tutte le nuove piantine per farle crescere in pace nei vasi in
serra. . Fuori sarebbero soffocate dalle erbe, ma alcune le lasceremo
al loro posto.
Dicono i padri della permacoltura che il vero lavoro non consiste
in quello che si fa , ma nel pensare a quello che si deve fare,
si tratta di osservare accuratamente quello che avviene in natura
e trasformare ogni problema in una risorsa.
Diario
di fine febbraio dei lavori in giardino-orto
Abbiamo girato il compost e notiamo che l’humus che si sta
formando non è dei migliori, la componente delle sole foglie
è troppo povera.
Ci siamo procurate del triturato di residui di potature ricco di
carbonio e lo abbiamo stratificato nel cumulo con la farina di alghe
ricca di calcio e di azoto, aspettiamo gli sfalci di erba (azoto),
per mescolarla nel compost.
Aspettiamo ad aprile l’ortica per aggiungerla come preparato
e poi l’assenzio che sta ributtando, così come l’artemisia
volgare che troviamo nel prato: ci serviranno per accelerare la
fermentazione del compost. Aspettiamo in piena estate che l’achillea
fiorisca e sarà un’altra componente importante per
la formazione dell’humus, perché ricchissima di oligoelementi.
L’anno prossimo fortificheremo il nostro terreno con compost
adeguato.Un terreno povero, polveroso, fin troppo drenante con pochissima
consistenza colloidale e pochissimo umico che cercheremo di curare
partendo dagli elementi che l’humus rilascerà.
Ma da subito stiamo iniziando un’azione di risanamento di
alcune parcelle “stanche”.
Parcella dove c’è la salvia maxima molto sofferente
e molte piante sono morte.
Seminiamo trifoglio ed erba medica, in aprile collochiamo l’issopo.
L’erba medica ha radici più profonde del trifoglio
ed esercita un’azione di areazione del terreno e regge di
più alla siccità in previsione di un’altra estate
caldissima. Le radici delle leguminose attirano i batteri dell’azoto
ed ecco l’importanza di queste erbacee: fissano l’azoto
nel terreno.
In un lato della parcella possiamo seminare o mettere a dimora la
galega officinalis e il fieno greco.
La parcella delle lavande
Togliamo la paccimatura fatta con la corteccia, zappettiamo, aggiungiamo
humus e guano, seminiamo il trifoglio. Poi valutiamo se e dove rimettere
la paccimatura.
Nella parcella dove l’anno scorso c’era il meliloto
metteremo il basilico, è un terreno ben lavorato dal fittone
del meliloto e il basilico ha bisogno di un terreno soffice e ricco.
Nella parcella del levistico: mettiamo di nuovo l’angelica
la malva e il prezzemolo, hanno tutti bisogno di tanta acqua. Togliamo
la paccimatura, zappettiamo, inseriamo un po’ di ortica, un
po’ di trifoglio seminato intorno alle piante , tra l’altro
inibisce la crescita delle erbe non desiderate.
Inoltre: mettiamo alcune piante di salvia insieme alla ginestra
perché la salvia ha bisogno di calcio e la ginestra ne produce.
La salvia del nostro giardino è debole forse proprio a causa
della carenza di calcio nel terreno.
Abbiamo formato una piccola parcella di fragole vicino all’abete,
questa rosacea cresce bene sotto le conifere.
Angelica archangelica
Ama i corsi d’acqua dell’alta montagna, la luce e l’aria
frizzante, pianta del nord e del profondo nord, passa il primo anno
della sua vita a metabolizzare quella sua enorme radice a fittone,
ciò che prende dall’aria luminosa e dall’acqua,
si gonfia di succo lattiginoso gomma-resinoso, fortemente aromatico.
Subito dà segnali di grande forza, stabilità ed energia
che poi l’olio essenziale trasmetterà agli incerti
e instabili, come a tenerli sulla terra radicati come la sua grossa
radice, solo dopo ci si potrà permettere di spiccare voli.
Si erge infatti nel secondo e ultimo anno di vita con un fusto gigante
(fino a 2 metri) ramificato e rossastro, fiorisce con ombrelle sferiche
di fiori verdi-bianchi, foglie e pianta tutta così imponente
e nobile emaneranno allora al caldo estivo un aroma pungente rinfrescante
e penetrante, come se “sciogliesse” ciò che la
radice aveva accumulato, fortifica e vivifica solo a contemplarla,
suggerisce di non lasciarsi andare al male e alle epidemie. Scese
dal cielo un angelo per consigliare di usarla contro la peste.
Vivifica il sistema nervoso, toglie l’insonnia, aiuta lo stomaco,
l’intestino e il fegato.
Pianta dagli elementi liquidi e aerei per eccellenza cura soprattutto
affezioni polmonari e influenze invernali, come ci aiutasse a fluidificare
i nostri liquidi interni addensati e induriti.
E’ l’angelo custode della vastissima famiglia delle
ombrellifere.
Rosa
Quando l’intenso e gradito profumo delle rose (anche nella
loro ultima fioritura) ha ormai abbandona-to i nostri giardini,
possiamo chiedere “soccorso” all’olio essenziale
di rosa, distillato a vapore,musica per il nostro equilibrio psichico.
Una sola goccia in un unguento o in un po’ di olio vegetale
usata per fare massaggi al petto diventa rimedio lenitivo e curativo
dei nostri bronchi e polmoni,sulla pancia agisce come antinfiammatorio
e potente tonico uterino, analgesico; riequilibrante della pelle,
calmante nelle palpitazioni,consolante negli stati incerti della
nostra tristezza;rilassa i muscoli e ci tonifica, riordina gli squilibri
ormonali
Il “tutto” si ritrova nel fiore che si muove dai petali
verso il centro,una danza concentrica e armoniosa.
Ma la forma perfetta diventa anche la sostanza in questo olio eterico
globale.
La rosa apre le danze della sua famiglia, le rosacee: dolci,abbondanti,nobili
ed equilibratrici,medicinali o fruttifere,o semplicemente rose.
Colori elevati
I colori dei fiori dell’issopo rosa o violetti si rivolgono
al sistema respiratorio,le foglie piccole e lance-olate hanno un
profumo canforato e molto caldo. L’insieme delle foglie e
dei fiori è riscaldan-te,sedativo e antispasmodico:aiuta
a sciogliere il catarro,calma la tosse,allevia l’asma quando
è legata ad agitazione psichica. Diventa una pianta calmante,dunque.
In tisane,in unguenti o oleoliti come olio essenziale (dosi piccole,
controllate) oppure riempiendo un piccolo cuscino da poggiare sul
petto … il sollievo è assicurato .Usare una stoffa
leggera di cotone,un colore azzurro o rosa o violetto.
Una piccola pianta aromatica delle Labiate,sacra perché ritenuta
anticamente un purificante spirituale.
Quando si coltiva ci si dimentica di lei perché è
resistente e non ha bisogno di nulla;ma quando arriva, col vento
o con la pioggia, il suo aroma, ci colpisce la sua sottile e persistente
presenza.
Stare sui pruni
Quando i piccolissimi frutti blu violetto del prunus spinosa cominciano
finalmente a diventare un po’ meno aspri grazie alle prime
gelate,le foglie sono quasi tutte cadute. Così questo albero
di dimensioni modeste e un po’ cespuglioso apparirà
in inverno come uno scheletro nei boschi e ai bordi di strade, parchi
e giardini. Ha passato tutta l’estate a trattenere le sue
forze vitali,a non esaurirle nell’esuberanza della maturazione
dei frutti estivi come avviene coi suoi fratelli della generosissima
famiglia delle ro-sacee. Questa forza trattenuta,un po’ nascosta
e rallentata si è trasmessa ai prugnoli:poca polpa,un po’
aspri,nocciolo durissimo,essenziali
Fortificano chi è esausto,aiutano i convalescenti.
Siepi di prunus spinosa sono inestricabili, grazie alle spine che
formano protezione per i nidi degli uc-celli. Prunus,rosa canina
e biancospino si amano.
“Stare sui pruni” equivale a “stare sulle spine”.
Stare un po’ a disagio dunque,ma facciamoci forza:
In primavera sarà tra i primi a fiorire,un’esplosione
di miriadi di bianchi piccolissimi fiori e poi i primi getti che
sanno di mandorle amare : E’ un’apparizione vitale che
andrà a maturazione di nuovo verso l’inverno.
Il riposo del terreno
E’ vitale per il terreno riposare almeno ogni tre anni e quindi
per la coltivazione del nostro orto o giardino oltre a fare in modo
che ci sia una rotazione delle colture, si dovrebbe anche fermare
la coltivazione per un anno per fare in modo che il terreno recuperi
forza vitale. Non dimentichiamoci che coltivare vuol dire che la
pianta prende continuamente elementi nutritivi dalla terra e per
quanto possiamo usare l’humus del compost, per arricchirla
è comunque necessaria una pausa. Alcune coltivazioni sono
particolarmente “esaurienti il terreno” (le crocifere
per esempio, il sedano, i cetrioli, i porri e alcuni cereali, il
grano in particolare ) poiché hanno bisogno di grande nutrimento.
Alcune hanno bisogno di meno risorse (carote, cipolle, insalate,
ravanelli) le leguminose non affaticano affatto il terreno, anzi
lo aiutano.
Ed ecco che una pratica tradizionale per rivitalizzare il terreno
è quella di seminare le leguminose (trifoglio, erba medica…)
e poi fare il rovescio in tardo autunno. Le radici delle leguminose
attivano l’azoto necessario per gli elementi e gli oligoelementi
del terreno in particolare il calcio e il silicio. Se lasciamo crescere
la pianta fino a tardo autunno una volta fatto il rovescio ( rovesciamento
della zolla con interramento delle leguminose ), radice e parte
verde si decomporranno formando un humus ristrutturante il terreno
pronto per la semina per la primavera successiva .
Piselli, fave, fagioli e soia possono essere coltivati su terreni
poveri e poi nella rotazione successiva lasciano il posto a piante
più esigenti, oppure si possono coltivare in consociazione
con altri ortaggi, perché ne stimolano la crescita . Se c’è
poco spazio si possono sempre seminare piccole file di trifoglio
o di erba medica in mezzo agli altri ortaggi o nei vasi dei fiori
anche sul terrazzo.
In natura, se ci pensiamo un attimo, non c’è monocultura,
c’è l’insieme e il molteplice.
Fiori
come rugiada
In antiche usanze lavarsi le mani con soluzioni di rosmarino era
condizione di ogni guarigione.
E’ la pianta più calda della famiglia delle Labiate:
è il calore che raggiunge il fegato e aiuta il sangue a circolare,
è il caldo bruciante che fortifica la severa consapevolezza
del sé, è una nota di fuoco che ristabilisce dagli
esaurimenti, stimola la memoria, previene gli svenimenti, scioglie
le contrazioni muscolari, attiva tutto il metabolismo.
Elemento essenziale nelle ricette medievali, poiché una pianta
così idrogenata e apparentata col calore “bruciava”
anche la peste
Il rosmarino forma inestricabili cespugli soprattutto lungo le coste
mediterranee e fiorisce come una rugiada di mare.
Alcuni suggerimenti:
raccogliere del rosmarino fresco, pestarlo,aggiungere alcune gocce
di olio essenziale di rosmarino( un o.e di sicura provenienza),
porre su una striscia di lana e poggiare sul fegato: aiuta questo
organo a uscire dalla pigrizia e ci dà una sferzata di energia.
Si può anche usare un piccolo cuscino riempito di rosmarino
essiccato.
Unguento: l’unguento è fatto con un oleolito e cera
d’api pura. L’oleolito è il prodotto finale di
una macerazione di erba in olio vegetale (v. oleolito di calendula).
Il rapporto di cera è 8 a 1 (8 parti di olio e uno di cera).
Si fa sciogliere la cera in un recipiente di vetro da cottura e
si riscalda l’olio ( in un altro recipiente) in modo che non
superi i 40°. Quando la cera è ben sciolta e l’olio
è caldo versare tutte e due le componenti in un unico vaso,
chiudere e agitare; lasciare raffreddare.
Questo è un unguento.
Unguento di rosmarino ed elicriso: si mescolano 2 basi di unguento
( rosmarino ed elicriso) e si aggiunge dell’o.e.di rosmarino.
Per massaggi nella zona del fegato-pancreas. Allevia i disturbi
di un metabolismo pigro; depurativo.
Unguento di salvia e rosmarino: o.e. di canfora, o.e. di limone.
Si mescolano parti dei due unguenti (salvia e rosmarino) aggiungendo
gli olii essenziali ( 1-2 gocce) in un vasetto da 30 ml.
Per massaggi sul plesso solare, gambe, zone riflesse dei piedi.
Aiuta a tonificare la circolazione del sangue, è un energetico
e antisettico.
Unguento di alloro, rosmarino, origano: o.e. di alloro, o.e. di
rosmarino
Per massaggi alle articolazioni e sulle parti doloranti muscolari,
aiuta a distendere le contratture. Dà energia.
DIFESA
DELLE PIANTE CON ALTRE PIANTE
Ortica
In primavera ritroveremo l’ortica negli angoli incolti di
un orto, lungo i fossati, vicino al compost, a ridosso di macerie,
anche lungo i binari del treno, in qualche angolo di un parco di
un giardino pubblico, prima del taglio dell’erba, e allora
vale la pena di raccoglierla prima della fioritura per preparare
macerati e decotti per curare le altre piante.
Il macerato si prepara possibilmente in un recipiente di argilla,
di smalto, di legno, o di vetro ma non di metallo o di plastica.
Sull’erba secca o fresca (porzioni con erba fresca: 1 Kg di
pianta e 10 litri di acqua, con erba secca 200 grammi di pianta
e 10 litri di acqua), si versa l’acqua, la bocca del recipiente
si copre con qualche griglia perché non ci cadano dentro
animali o altro materiale , e dopo tre giorni inizia la fermentazione
che dura almeno quindici giorni. Sarà pronta quando non ci
sarà più schiuma e sarà scura. Durante la fermentazione
si gira il preparato durante il giorno per ossigenarlo e, per evitare
che l’acqua trasbordi durante la fermentazione, si dovrebbe
evitare di riempire il recipiente fino all’orlo. I macerati
sono puzzolenti e per smorzare un po’ l’odore da stalla
aggiungere cenere (se ne abbiamo), o farina di alghe e un po’
di valeriana in gocce.
Quando il preparato è pronto filtrarlo prima di irrorarlo.
E’ bene porre il recipiente col preparato in fermentazione
in un luogo caldo per favorire la stessa.
Uso: diluito dieci volte irrorato sul terreno dall’inizio
della primavera i poi, in questo modo viene concimato il terreno
e previene malattie e parassiti, diluito venti volte viene usato
alla base della pianta per stimolarne la crescita oppure dato direttamente
sulle piante per allontanare afidi e parassiti, per curare le malattie
degli alberi da frutto, la peronospora, i marciumi e le muffe (le
gelate però devono essere finite per poterlo irrorare , e
poi si dà tre giorni di seguito più volte al giorno
e in seguito ogni quindici giorni). Il macerato non ancora maturo
dopo 24 ore si può già dare sulle piante per difenderle
dagli afidi.
Data sulle foglie delle piante l’ortica ravviva il colore,
ma in generale l’ortica aiuta le piante a superare quella
malattia che è la clorosi, cioè l’ingiallimento
delle parti verdi dovuto alla scomparsa della clorofilla , e quindi
rafforza e stimola la crescita delle piante. E’ bene ricordare
che le irrorazioni sulle foglie non si fanno col sole perché
si rischia di bruciare le foglie , si fanno periodicamente e regolarmente
(per esempio negli stessi orari) e badare che i macerati maturi
siano ben diluiti per evitare di bruciare le radici delle piante.
Origano
L’origano in infuso (1 Kg di pianta fresca per 10 Kg di acqua,
100 grammi per 10 litri di acqua) diluito tre volte per irrorazioni
sulla pianta in tarda primavera per difenderla dalla cocciniglia.
L’infuso si fa come il the, versando l’acqua bollente
sull’erba e lasciarla per 5 minuti e poi colarla. Tutte le
piante aromatiche in infuso allontanano le formiche, profumiamo
di origano il loro passaggio!
Issopo
(1 Kg di pianta fresca per 10 litri di acqua, 100 grammi di pianta
secca per 10 litri di acqua) diluito tre volte evita l’invasione
delle nottue (farfalle).
Tarassaco
( 1 Kg di pianta fresca per 10 litri di acqua, 2 etti per 10 litri)
pianta e fiore senza diluizione in infuso o macerato stimola la
crescita delle piante.
Aglio
e cipolla
(75 grammi in un litro di acqua di bulbi tritati) non diluito e
in infuso curano malattie fungine, allontanano gli acari, i ragni
rossi e la mosca della carota.
Assenzio
(300 grammi in 10 litri di acqua fresca, 50 grammi in 10 litri se
è secca), in infuso diluito tre volte allontana gli afidi
i parassiti degli ortaggi (dei piselli per esempio) e la mosca del
cavolo, del ciliegio, della carota e della cipolla.
Ma la migliore
cura è una corretta consociazione, e cioè coltivare
le piante insieme a quelle a loro affini.
I piselli crescono bene se coltivati in consociazione con finocchio,
carote, cavoli, lattuga , ravanelli… e non si devono coltivare
con aglio, cipolla , fagioli, prezzemolo.
La carota con : piselli, aglio pomodori, cipolle, ravanelli , non
bisogna poi coltivarla nello stesso posto per tre anni per evitare
l’attacco dei parassiti, inoltre il rosmarino, l’assenzio,
e la salvia in particolare tengono lontana la mosca di questo ortaggio.
La cipolla con : carota, pomodori, peperone, melanzane e cavoli
, può essere coltivata avvicendata alle patate, i piselli,
le fave, i pomodori, e dopo otto anni dalla precedente coltivazione
si dovrebbe coltivare di nuovo nello stesso posto e non prima .
Inoltre è ottima la consociazione con la camomilla (contro
il marciume) mettendo una pianta di camomilla ogni tre metri di
cipolle.
Inoltre le piante aromatiche sono ottime da consociare con tutti
gli ortaggi perché aiutano a tenere lontano i parassiti.
Lo stesso ruolo ha il tagete che è un forte repellente per
parassiti . Pur non avendo il profumo di rosa è un fiore
molto carino e coloratissimo, resistente anche dopo l’estate
e può abbellire la parcella dei pomodori, per esempio, seminando
il tagete lungo i bordi ai piedi delle orticole.
Il basilico essendo un’aromatica va bene con tutte le orticole,
anzi le aiuta perché questa aromatica allontana i parassiti.
L’unica consociazione da evitare è con la ruta.
Il prezzemolo non deve succedere né precedere altre piante
della famiglia delle ombrellifere (carote, sedano, rafano, finocchio
…) e cresce bene con spinaci, cipolla , ravanello e lattuga.
Può essere seminato anche ai piedi delle rose, insieme all’aglio,
le aiuta a tenere lontani i parassiti troppo insistenti.
Il sedano non deve essere coltivato sulla stessa parcella prima
di 4 anni e sta bene con insalate, ravanelli, cavoli, cipolle, porro,
fagioli, cetrioli e pomodori. Si può fare una fila di sedano
e accanto una di lattuga, una di cipolla e ancora sedano ecc…
La camomilla aiuta il cavolo a tenere lontana la cavolaia, il macerato
di camomilla (acqua fredda sui fiori per due giorni) se irrorato
evita il marciume nelle serre e nei semenzai.
Abbiamo detto che l’assenzio (il macerato) allontana tra l’altro
la mosca del ciliegio, ma la specie artemisia abbrotano (dello stesso
genere dell’assenzio e stessa famiglia delle composite) piantata
attorno al ciliegio è già protettrice della pianta.
Il nasturzio, la cui radice emana un forte odore aromatico, allontana
gli insetti se coltivato attorno agli alberi da frutto.
Le fragole crescono bene vicino agli abeti e comunque si rafforzano
se facciamo una paccimatura (copertura) alla base con gli aghi delle
conifere.
Il finocchio è una pianta un po’ difficile perché
inibisce la crescita di altre ombrellifere come il coriandolo, l’anice,
il cumino, i fagioli e i pomodori.
Le varietà di cavoli vanno bene con insalata , piselli, finocchio
cetrioli sedano e pomodori.
Ottima la consociazione con lattuga e spinaci perché repellenti
per l’altica ( che si nutre delle crocifere).
E’ sconsigliata la consociazione con altri cavoli e si avvicenda
la coltura con fagioli, piselli, fave, mai coltivare di nuovo nello
stesso posto se non dopo una pausa di tre anni.
Le foglie di quercia poi tengono lontane le lumache e i lumaconi,
basterebbe una pacifica paccimatura con queste foglie nei vasi e
nelle parcelle dell’orto e del giardino.
La natura dimostra così una volta ancora che mantenendo l’unità
degli elementi si può curare terra e piante.
L'ortica, grande collaboratrice nella coltivazione.
Non facciamoci intimorire dalla sua azione urticante, quando cresce dove c'è qualcosa di coltivato è lì per equilibrare il nostro terreno. Assorbe ferro quando il terreno è troppo ferroso, lo rilascia quando ce n'è poco (le piante con carenze di ferro hanno le giovani foglie verdi pallide o gialle). La sua vicinanza rende più resistenti le altre piante, stimola la formazione dell'humus (intorno alle sue radici si forma un ottimo humus neutro), “ara” e dunque arieggia il terreno con il suo modo di riprodursi. Avviene che dai nodi inferiori quasi alla base della pianta spuntino lunghi stoloni che si adagiano sul terreno, si radicano e buttano i germogli: la pianta di ortica si allarga e in questo modo lavora il terreno. Le barbette delle radici avvolgono briciole di terra e la rendono morbida e friabile. L'ortica che cresce tra le file di pomodoro le preserva per lungo tempo; fra la menta piperita rende l'olio etereo molto più intenso.
I macerati di ortica sono una panacea per curare le piante( 1 kg pianta fresca per 10 litri di acqua). Col macerato puro si irrora il composto, diluito 10 volte serve a concimare il terreno irrorandolo; diluito 20 volte stimola la crescita della pianta e cura le piante che crescono in modo asfittico e sclerotico. Cura molte malattie (marciume, peronospora, muffe..) e allontana i parassiti.
I preparati biodinamici a base di ortica nel composto aiutano la scomposizione delle sostanze organiche in modo equilibrato e aiutano il terreno a”valutare” correttamente le necessità delle piante che su di esso crescono, ogni specie con la propria “individualità”.
E' difficile coltivare l'ortica ma non togliamola quando cresce nel vaso del nostro terrazzo.
Apparentemente
povera
L’ortica risplende di verde ed è come se i
quattro elementi della natura acqua terra luce ed aria si fossero
materializzati nella pianta.
Per un lungo periodo povera e dimenticata a volte osteggiata sicuramente
evitata perché urticante, trattata come una “malerba”
semmai possano esistere “malerbe” – se non nel
tribunale dei giudizi economicamente utili all’umano –
l’ortica è una ridondanza di foglie verdissime che
avvolgono lo stelo ritmicamente salendo nodo dopo nodo, due a due
opposte e accompagnate da due foglioline laterali. Tale lussureggiante
fogliame esalta il processo di assimilazione degli elementi naturali
formanti la clorofilla.
La pianta respira molto bene e la sua linfa vitale fluisce ricchissima
in stretta somiglianza polare con la circolazione del sangue umano,
fluorescenza verde questa, fluorescenza rossa la clorofilla. Il
ferro è indispensabile per la produzione del pigmento verde
della respirazione delle piante ed è essenziale per la composizione
del sangue umano, l’ortica è la pianta del ferro per
eccellenza per la ricchezza della sua clorofilla, dunque grande
dispensatrice di questo metallo aiuta la genesi del sangue e gli
stati anemici umani.
Equilibratrice del terreno poiché toglie il ferro in eccesso
e lo rilascia quando c’è n’è poco.
Fortifica la crescita delle altre piante, aratrice ed areatrice
del terreno: gli stoloni prodotti alla base avvolgono con le loro
radicette zollettine di terra smovendola, e germoglio dopo germoglio
allargano l’area della pianta.
I suoi preparati hanno una grande importanza nel compostaggio ,
aiuta le piante a nutrirsi così come la specie e l’individualità
richiede, e ancora l’ortica è un ottimo medico attraverso
infusi, decotti, macerati per curare le altre piante. Coltivata
a file tra le piante aromatiche ne esalta l’aroma , i suoi
peli silicei urticanti non sono velenosi, un po’ fastidiosi,
ma hanno le loro ragioni. Veniva usata per fustigare le parti artrosiche
e reumatiche perché riattiva la circolazione sanguigna, ma
è lunga la lista dei suoi usi medicamentosi e culinari. La
sua pienezza è nelle stagioni di mezzo primavera e autunno,
le radici sono particolarmente dotate nel trasmettere l’ umidità
del terreno a stelo e foglie, anch’esse medicamentose e si
raccolgono nel tardo autunno. L’ortica segue gli insediamenti
dell’uomo perché ricchi di materiale organico e di
nitrati, ci indica un buon terreno o un bosco che si autoguarisce.
Non è bella come una rosa, ma l’apparenza inganna.
Un giallo
che depura
Un odore quasi da curry e che evoca aromi selvatici di
macchia mediterranea, l’elicriso concentra nell’oro
dei suoi capolini gialli la forza depuratrice e disintossicante:
aiuta ad eliminare le tossine, stimola il sistema linfatico. Agisce
sulle problematiche legate alla pelle (eczemi, psoriasi, allergie
ecc…). Aiuta a sciogliere il catarro. Aiuta a purificare il
terreno.
Aroma penetrante e avvolgente, calma il vortice delle astrazioni
e ci riporta alla terra.
Il timo: prepariamoci ai raffreddamenti autunnali e invernali
Quando i nostri bronchi o polmoni hanno freddo, il calore
non li penetra a sufficienza, e c'è troppa “umidità”
nel nostro organismo il timo ci viene in soccorso.
Lo possiamo usare, in tisane calde, fresco (se abbiamo qualche piantina
nei vasi) o secco se abbiamo avuto l'accortezza di essiccarlo e
di conservarlo in sacchetti di carta per l'inverno.
Si possono preparare dei piccoli cuscini (usare una tela di cotone
leggera – colore dall'azzurro al violetto) di timo essiccato da
mettere sul petto o sulla fronte se abbiamo la sinusite o il naso
è chiuso e non riesce a liberarsi. Sentirete immediatamente
un gran calore sulla zona trattata.
Si possono fare anche suffumigi con qualche goccia di olio essenziale
di timo.
Questa pianta è un vero e proprio medicinale, attiva la tiroide,
usare quindi solo al bisogno.
La prossima estate quando siamo in montagna, impariamo a raccogliere
questa pianta (tagliando le punte, fiori e foglie), capiremo quanto
il timo sia potente se cresce intorno ai 1.000 metri.
La resistenza dell'origano (“splendore della montagna”)
Pianta rustica e resistente anche su terreni rocciosi e duri, ama il caldo e il sole: il risultato è la produzione di un abbondante nettare amatissimo dalle api.
Per la sua caratteristica “calda” è un medicamento per le vie respiratorie e nelle frizioni con olio essenziale cura reumatismi e dolori muscolari. Aiuta fegato e digestione.
Per la sua caratteristica di resistenza, crescendo su terreni impervi è una pianta che vivifica e aiuta a recuperare energia. E' confortante.
La camomilla è semplice e tutti la conosciamo.
Dormire su un cuscino di camomilla e lavanda fa fare sogni leggeri, un cuscino di camomilla sulla pancia sfiamma gli organi interni e rilassa i muscoli. Un massaggio ai piedi con oleolito di camomilla toglie le tensioni. La camomilla rende pazienti, toglie il malumore, rasserena poiché lenisce gli spasmi di qualsiasi natura. Ecco perché ci fa poi dormire.
Quando l'alloro rischiara la mente.
Pianta dalla natura calda e solare tonifica e dà energia allo spirito.
Alloro, laurus… riflettiamo: la laurea (da laurus appunto) nel senso meno cartaceo, rappresentava un grado di conoscenza verso la sapienza. Quel certo chiarore della mente.
Un massaggio di oleolito di alloro è come mettersi in testa una corona di rami di questa pianta: non diventeremo necessariamente poeti, ma ci aiuterà a distendere “ i contorcimenti” della mente.
La tarda fioritura della santoreggia
Vale la pena coltivare la santoreggia (satureja nontana e hortensis) sia in giardino-orto o sul terrazzo per quei bellissimi e delicati fiori bianchi che appaiono quando l'estate se n'è appena andata. Le api si godono questi ultimi nettari (in verità passando anche ai vicini fiori azzurri del rosmarino).
Tipicamente mediterranea e molto aromatica, cura la digestione – ci fa digerire in modo particolare gli alimenti con fecola.
In tisana calma gli spasmi intestinali.
Fortissimo antisettico ed espettorante come il timo.
Si fanno essiccare le foglie e i fiori se abbiamo il coraggio di coglierli, poiché oltre all'aria essi profumano la nostra vista.
L'odore un po' cupo e resinoso delle foglie di calendula e l'arancio del suo fiore.
Quando la coltiviamo ama i luoghi freschi ma soleggiati e asciutti, selvatica ama le scarpate e i terreni incolti fuori dai paesi.
Il suo aspetto semplice nasconde una potente forza terapeutica: l'odore resinoso che emanano le foglie e i fiori ci rammentano l'intervento contro la putrefazione e le suppurazioni delle ferite. L'arancio del fiore ricorda la strettissima parentela col carotene e coi processi luminosi che inondano la pianta. L'acido silicico aiuta la pianta ad “accogliere” in tutte le sue parti questo processo luminoso che risana la pelle.
Oleolito alla calendula: soccorso doposole ma non solo.
Se coltiviamo la calendula sul nostro balcone o in giardino, coi capolini, possiamo fare un ottimo oleolito casalingo.
L'oleolito è il risultato della macerazione della pianta in un olio (d'oliva o di mandorle) che poi può essere usato per massaggiare il viso e il corpo.
Per fare l'oleolito si possono usare sia i fiori essiccati che freschi, il procedimento è un po' diverso.
Essiccazione dei fiori: si mettono su una tovaglia, in un luogo arieggiato e in ombra. In 6-7 giorni dovrebbero essere pronti da
usare (ma il tempo di essiccazione è molto variabile a seconda dell'umidità dell'aria). I fiori vengono pestati (con un mortaio) e messi in un vaso di vetro, aggiungere l'olio, mescolare con un cucchiaio di legno e chiudere il vaso. Mettere al sole per almeno tre settimane.
Ogni giorno – almeno per tre volte al giorno - si deve mescolare il preparato.
Il rapporto (del peso) olio-pianta è uno a dieci.
Per esempio un chilo d'olio per un chilo di pianta (di fiori in questo caso).
Alla fine del periodo di macerazione si cola in una tela l'olio e si mette sotto pressa ciò che rimane dopo la colatura in modo che si ricavi il più possibile dalla pianta macerata.
Non avendo a disposizione un piccolo torchio, l'operazione da fare è quella che si avvicina di più a una torchiatura.
Il prodotto finale (dalla colatura alla “torchiatura”) si mette in una bottiglia scura e chiusa e lo si può usare per mesi.
Mantenere poi in un luogo fresco e non più esposto al sole.
Lenisce tutte le infiammazioni delle pelli, escoriazioni, ferite e sfiamma velocemente gli arrossamenti e le bruciature che si prendono al mare o in montagna.
Non usare prima di prendere il sole.
Il procedimento per l'oleolito con la pianta fresca è un po' più complesso ma il prodotto finale è anche più potente.
Ci vuole almeno il doppio del peso della pianta per la stessa quantità di olio, i fiori vengono pestati e messi nel vaso con l'olio, chiudere il vaso con una garza, avendo un tappo ermetico a disposizione.
La differenza di procedimento sta nel dover far evaporare l'acqua per evitare che resti nel preparato finale. Durante il giorno il vaso va tenuto al sole senza tappo e con la garza (sempre mescolando più volte al giorno l'olio) e in questo modo inizia l'evaporazione. La sera il vaso va chiuso col tappo. La mattina di nuovo lasciare solo la garza per proteggere da intrusioni esterne. Continuare così per le tre settimane.
L'olio può essere di oliva (meglio se spremuto a freddo e biologico) o di mandorle (è più inodore rispetto all'olio di oliva).
Se la calendula la raccogliamo selvatica e il procedimento viene eseguito al mare facendo “lavorare” l'aria mineralizzata e tutto il procedimento lo seguiamo in modo sereno e non nevrotico meditando sulla luminosità della calendula, allora avremo un “balsamo” illuminato.
Achillea o del rinnovamento
La ritroviamo dappertutto nei prati incolti e anche nei parchi in città.
Ha una fioritura lunga e persistente. E' quel corimbo bianco formato da tantissimi capolini.
Robusta e durevole resiste anche alla siccità del grado di questa estate 2003, nei prati incolti e nei parchi le sue foglioline frastagliatissime sono state le uniche ad essere verdi , grazie a un'ottima distribuzione del potassio che rende tra l'altro il suo gambo robustissimo pur essendo una erbacea.
Pianta che resiste anche al calpestio, può essere usata negli orti ai bordi degli ortaggi perché li aiuta a crescere bene, è un gran rimedio per il compostaggio, è abbellente nelle bordure dei giardini o nei grandi vasi di piante sui terrazzi, se cresce con le altre piante aromatiche ne esalta l'aroma.
Amara: un amaro che si stempera un poco nei fiori, r info rzante per il fegato, fa tornare l'appetito. Si dice che sia stata usata da Achille per medicare le ferite di un re, in effetti è un grande emostatico e guaritrice di ferite.
Il suo olio essenziale molto canforato, calma gli spasmi (soprattutto della pancia).
Si raccolgono i fiori, le
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