Il
centrodestra a Milano e in Regione sembrano ormai i migliori alleati
del partito delle discariche e degli inceneritori. Nel capoluogo lombardo
la raccolta differenziata arretra, in provincia e in regione mancano
gli impianti di riciclaggio e compostaggio mentre riprendono i traffici
di rifiuti.
A Milano il centrodestra ha lasciato mano libera alla gestione miope
e insufficiente da parte di Amsa del problema dei rifiuti. Il risultato
è che oggi, mentre nei comuni della provincia la raccolta differenziata
sta molto sopra il 40%, nel capoluogo lombardo è arretrata
clamorosamente fino a scendere al 27%. E questo dopo la positiva stagione
che, con Walter Ganapini assessore a Milano, ha permesso al capoluogo
di uscire dall’emergenza.
Anche in Regione il Centrodestra, che ormai sembra sempre più
al fianco del partito delle discariche e degli inceneritori, vuole
affossare la riforma varata dal Centrosinistra al Pirellone all’inizio
degli anni ‘90 con Carlo Monguzzi assessore all’Ambiente,
riforma consolidata in seguito dal decreto voluto dal ministro Verde
Edo Ronchi.
La prospettiva non è molto incoraggiante: mancano ancora impianti
di riciclaggio e compostaggio, mentre continua l’esportazione
di rifiuti fuori dagli ambiti provinciali e addirittura regionali,
con il rischio che ecofurbi o, peggio, ecomafiosi, si insinuino nel
ciclo mettendo a rischio l’ambiente e la salute dei cittadini.
2 settembre 2004
Le bugie di Albertini, uomo di Romiti che fa il tifo per il forno di Acerra
di Carlo Monguzzi
In merito all'intervento del Sindaco di Milano sull'opposizione dei cittadini di Acerra alla costruzione del termovalorizzatore comparso su La Repubblica del 30 agosto, ritengo necessario fare alcune precisazioni.
Italia, rifiuti e procedure di infrazione alla normativa ambientale comunitaria
di Monica Frassoni , Presidente del gruppo dei Verdi/ALE al Parlamento europeo
30 gennaio 2004
Delibera di indirizzo per la gestione rifiuti
La delibera 16181 del 30 gennaio 2004 definisce gli "atti di
indirizzo in materia di pianificazione regionale per la gestione dei
rifiuti" in attuazione della LR 26 del 12 dicembre 2003 "
Norme in materia di gestione dei rifiuti, energia, acque e utilizzo
del sottosuolo" con particolare riguardo all'articolo 19, comma
3 che definisce la Pianificazione regionale "... come costituita
da un atto di indirizzi, approvato dal Consiglio Regionale su proposta
della Giunta Regionale".
Probabilmente in questa delibera di Atti di Indirizzo si dicono anche
cose condivisibili ma, come per l'energia, c'è un pesante inganno;
gli atti di indirizzo sono approvati dal Consiglio e diventano il
Libro dei sogni e poi la Giunta invece decide il Piano Rifiuti con
le localizzazioni degli impianti, specie discariche e inceneritori,
che poco o niente rispettano gli Atti di Indirizzo
La delibera
1,9 MB
Dicembre 2003
Legge regionale 12 dicembre 2003 - n°26
"Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale.
Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia, di utilizzo
del sottosuolo e di risorse idriche"
Questa legge presenta rilevanti novità in tema di rifiuti,
energia, utilizzo del sottosuolo e risorse idriche. Ha visto una dura
battaglia anche con emendamenti da parte dei Verdi che hanno poi espresso
in aula del Consiglio Regionale un voto contrario.
In particolare i Verdi hanno criticato il Titolo II di questa legge
- riferito alla gestione dei Rifiuti - che considerano un passo indietro
rispetto alla legge regionale 21/1993 e allo stesso decreto Ronchi;
con questa legge si arretra sulla proposta ecologista del Sistema
Integrato di Gestione dei Rifiuti e si dà un aiuto, neanche
tanto indiretto, ai traffici incontrollati e illegali di rifiuti.
Il testo della legge
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Breve nota di commento critico, a cura di G. Vecchi
40K
3 dicembre 2003
Stop all'imbroglio legalizzato delle fonti energetiche
assimilate a quelle pulite e rinnovabili
Scacco alle manipolazioni legislative del governo italiano
La Commissione europea risponde a un'interrogazione di Monica Frassoni
La Commissione europea per mezzo della Commissaria ai trasporti e
energia Loyola de Palacio, ha risposto a un'interrogazione scritta
presentata da Monica FRASSONI, capogruppo dei Verdi/ALE al Parlamento
europeo affermando che "la frazione non biodegradabile dei rifiuti
non può essere considerata fonte di energia rinnovabile" e
che "le disposizioni specifiche della disciplina comunitaria relative
agli aiuti destinati alle fonti energetiche rinnovabili sono applicabili
soltanto alle fonti rinnovabili che rispondono alla definizione dell'articolo
2 della direttiva 2001/77/CE", cioè che non vi può essere
alcun incentivo all'incenerimento della parte non biodegradabile dei
rifiuti con fondi destinati alle fonti energetiche rinnovabili.
Nell'interrogazione alla Commissione presentata con il collega Guido
Sacconi, Monica Frassoni affermava che "la bozza di DPR "recepimento
della direttiva 2001/77/CE sulla promozione dell'energia elettrica
prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità",
attualmente in corso di approvazione in Italia, prevede, all'articolo
15 che i rifiuti, compresa la frazione non biodegradabile, sono ammessi
a beneficiare del regime riservato alle fonti energetiche rinnovabili"
e chiedeva se tale parte non biodegradabile dovesse essere esclusa
dal regime degli incentivi in quanto non in linea con la direttiva
2001/77/CE. La Commissione ha confermato che tale parte deve essere
esclusa dagli incentivi.
22 ottobre 2003 (conferenza stampa)
Metà dei rifiuti di Milano da gennaio 2004 finirà
in Germania
Ci vuole un commissario come a Napoli
I Verdi denunciano i fallimenti del capoluogo lombardo, delle
amministrazioni provinciale milanese e regionale. Servono la raccolta
differenziata del rifiuto organico e gli impianti di compostaggio.
La denuncia 
Il flusso dei rifiuti in provincia di Milano oggi
28K
Il flusso dei rifiuti in provincia di Milano nel 2004
32K
La proposta
29K
La lettera dei Verdi a 53 sindaci della provincia di Milano
34K
27
febbraio 2003 (conferenza stampa)
Milano verso l’emergenza rifiuti
Lo sostengono i Verdi, lo dicono i fatti e i numeri: in poche settimane
Amsa ha smaltito 8.000 tonnellate di rifiuti in impianti fuori dalla
provincia di Milano e in altre regioni.
Pericolosa
la nuova proposta di legge approvata dal Pirellone a metà febbraio:
prevista la “libera circolazione dei rifiuti”.
Amsa
e Comune di Milano si avviano verso l’emergenza rifiuti: in
poche settimane l’azienda milanese è stata costretta
a spedire 8000 tonnellate di rifiuti nei forni di Brescia e Dalmine
e in un impianto in Campania, a Trentola Ducenta (Caserta). Milano
oggi produce circa 2000 tonnellate al giorno di rifiuti. La raccolta
differenziata ammonta a 500 tonnellate, il resto, circa 1500 tonnellate,
sono smaltite nel termodistruttore di Silla 2 e nella discarica di
Inzago e pretrattate (per poi finire in discarica) nell’impianto
della Maserati. Silla 2 funziona a singhiozzo, Inzago sta per esaurirsi
(chiuderà nel dicembre del 2003) e Maserati deve chiudere.
Se Milano non riattiva al più presto la raccolta dell’organico
presso le utenze domestiche, evitando di mandare in discarica o all’incenerimento
circa 600 tonnellate al giorno, presto sarà in emergenza. Impensabile
sperare in una proroga di Inzago e Maserati: per i Verdi devono chiudere.
Impensabile anche, e inaccettabile, una proroga ulteriore al funzionamento
di Silla 1, che avrebbe dovuto chiudere all’inizio di quest’anno
ma che invece continua a giungere in soccorso al malfunzionante impianto
di Silla 2.
Questa la denuncia e le richieste dei Verdi, che mettono sul banco
degli imputati Amsa e comune di Milano, che non fanno nulla per scongiurare
quello che, a breve, potrebbe diventare una triste e maleodorante
realtà, fatta di sacchi neri ai bordi delle strade. Il tutto
nell’indifferenza della Regione Lombardia e della Provincia
di Milano che invece di premere sui vertici dell’azienda e sulle
inadempienze di Palazzo Marino, stanno a guardare. La giunta Formigoni
oltretutto rischia di fare peggio: a metà febbraio ha approvato
infatti una proposta di legge pericolosa, che rischia di eliminare
la pianificazione a favore di una preoccupante “libera circolazione
dei rifiuti” sul territorio regionale.
I rifiuti
del milanese da smaltire
La provincia di Milano, al netto della raccolta differenziata e compreso
il capoluogo lombardo, deve smaltire ogni giorno circa 3200 tonnellate
di rifiuti su poco più di 5000 di produzione giornaliera. Di
queste 3200 tonnellate, circa 2000 dovrebbero essere incenerite, anche
in impianti vecchi, obsoleti e inquinanti: il neonato impianto milanese
di Silla 2, più moderno e meno inquinante, sta però
andando a singhiozzo. Anzi, sono più le volte che è
fermo rispetto a quelle in cui è in funzione: e quando è
fermo, mancano all’appello 1200 tonnellate al giorno che devono
comunque essere smaltite (l’accordo siglato con i comuni prevede
però che non bruci più di 900 tonnellate al giorno,
ma è quasi certo che, quando è in funzione, smaltisca
molto di più). Un danno non da poco che sta mettendo in gravi
difficoltà Amsa e comune di Milano. Fortunatamente per Bencini
e Albertini, durante gli ultimi e recenti stop del forno, la provincia
di Milano è intervenuta a sostegno, consentendo il funzionamento
di Silla 1 (praticamente una stufa vecchia e inquinante che avrebbe
dovuto chiudere definitivamente all’inizio del 2003) che però
riesce a bruciare, male, solo 450 tonnellate al giorno. Quindi, durante
gli stop di Silla 2, ormai frequenti, di migliaia di tonnellate di
rifiuti che Amsa non sa dove smaltire, ne ballano eccome. Difficile
però conoscere con estrema precisione la destinazione di questi
flussi. Silla 1 avrebbe dovuto chiudere all’inizio di quest’anno,
in base a un accordo sottoscritto con i comuni di Rho, Pero, Cornaredo
e Settimo Milanese, ma è già entrato in funzione diverse
volte. A preoccupare cittadini e comuni c’è pure un’autorizzazione
regionale che consente al forno di poter funzionare fino a luglio
2003. Oltre quella data, però, in base alle nuove normative
comunitarie sulle emissioni degli impianti, non sarà più
possibile per nessuno consentire al forno di bruciare un solo grammo
di rifiuti. Zama è già chiuso, mentre gli altri inceneritori
della provincia di Milano su cui Amsa potrebbe contare devono servire
altri bacini e comunque sono ormai quasi giunti al capolinea (vedi
quello di Abbiategrasso) oppure di vecchia generazione come quelli
di Sesto San Giovanni e di Trezzo sull’Adda. C’è
poi l’ipotesi, inaccettabile per i Verdi, di un nuovo termodistruttore
a Rozzano. E' una vecchia idea, da sempre osteggiata da cittadini
e Verdi, che ha ripreso piede, questa volta in modo più deciso:
la società dei servizi ambientali del Comune di Rozzano (l’AMA)
ha infatti costituito una società di scopo con la Waste Management
per la realizzazione di un impianto di trattamento rifiuti alternativo
all'impianto di compostaggio di San Giuliano (della Pubblicompost).
Brescia
e Dalmine in soccorso ad Amsa?
Non potrebbero ma è già avvenuto. Dalmine da gennaio
2003 ha già ricevuto 2000 tonnellate di rifiuti. Secondo le
convenzioni siglate da provincia di Bergamo e Comune di Dalmine con
la Rea, società che gestisce l’impianto di incenerimento,
potrebbero esservi smaltiti solo i rifiuti della Bergamasca. La provincia
di Bergamo ha però autorizzato i conferimenti più sopra
citati, come confermano le comunicazioni della provincia ricevute
dalla sindaca di Dalmine Francesca Bruschi. Brescia, dopo aver ricevuto
a dicembre 3000 tonnellate di rifiuti milanesi, non ne vuole sapere
di bruciarne altri. Per giungere in soccorso al capoluogo lombardo,
così come prevede la legge regionale, chiede un’ordinanza
del Pirellone, come ha ribadito l’assessore Verde all’Ambiente
bresciano Ettore Brunelli. In base alla legge regionale, infatti,
i rifiuti non possono essere smaltiti in impianti fuori dal territorio
provinciale nel quale sono stati prodotti.
Rifiuti
milanesi pure in Campania, regione in emergenza
Che Milano non sappia più dove mettere i suoi rifiuti, è
dimostrato dalla spedizione, denunciata dai Verdi a gennaio, di 3000
tonnellate di scarti della lavorazione dell’umido provenienti
dalla Maserati nell’impianto della Rfg di Trentola Ducenta (Caserta).
Rifiuti spediti da Amsa in Campania, in una regione in emergenza che
fatica a sistemare i suoi di scarti. La cosa ha ovviamente irritato
la struttura commissariale guidata dal governatore Bassolino, che
ha denunciato il fatto alla procura di Santa Maria Capua Vetere e
al Noe dei Carabinieri di Napoli.
Impianto
ex Maserati
Nell’impianto di selezione della ex Maserati avviene la selezione
del sacco nero: una parte quella secca, finisce all’incenerimento,
la parte umida stabilizzata, di scarsa qualità, finisce in
discarica. L’impianto avrebbe dovuto chiudere a febbraio 2001
ma la Giunta Regionale autorizzò la proroga fino al 19/02/2003,
la stessa Delibera ipotizzava la possibilità di ulteriore proroga
fino al 31/12/2003 che è stata regolarmente chiesta e ottenuta
dall’Amsa: anche questa data, salvo sorprese clamorose, non
sarà rispettata. L’Amsa alla fine dell’anno scorso
ha fatto sapere, attraverso bandi di gara pubblicati sui giornali
(Sole 24Ore, La Repubblica), di voler chiudere finalmente Maserati
per realizzare in altri luoghi della provincia di Milano una o più
strutture analoghe. C’è da chiedersi perché chiudere
per fare altrove quello che, ai tempi dell’emergenza del ’96,
era indicato come un impianto transitorio che avrebbe dovuto essere
sostituto da impianti di compostaggio per il trattamento della parte
organica dei rifiuti dei milanesi. Amsa e il comune di Milano, della
raccolta dell’organico domestico non ne vogliono invece sapere.
Come detto, l’hanno affossata il più in fretta possibile,
relegandola a quella delle grandi utenze. La fretta di sgombrare i
capannoni di Maserati è dettata unicamente dal desiderio della
proprietà dell’area di dar luogo a una più redditizia
speculazione edilizia.
Discarica
di Inzago (Milano)
La discarica di Inzago è in fase avanzata di esaurimento. L’impianto
tratta circa 500 tonnellate al giorno. Nel gennaio di quest’anno,
la Transeco, la società che la gestisce, ha presentato la richiesta
di ampliamento della discarica esistente alla Regione Lombardia. (1,2
milioni di metri cubi) Sindaco e cittadinanza di Inzago, di un ampliamento
della discarica non ne vogliono sentire neanche parlare e sono disposti
a fare le barricate. I Verdi saranno al loro fianco. Da criticare,
per i Verdi, l’atteggiamento della provincia di Milano che i
nome della sciagurata emergenza rifiuti a cui sta andando incontro
Milano, sarebbe d’accordo a dare un parere positivo all’ampliamento
in conferenza dei servizi, privandola però di 500 mila mc che
deriverebbero dall’attività estrattiva di cava.
Regione e Provincia di Milano non stiano a guardare
Il Pirellone e la Provincia di Milano non possono permettersi di stare
a guardare. Nei convegni si vantano di essere le più riciclone,
ma poi permettono ad Amsa e a comune di Milano di passare da più
del 30% di raccolta differenziata al 27,8% mentre gli altri comuni
della provincia, escluso il capoluogo, sono al 46%. Regione e Provincia
devono pretendere che Amsa e comune di Milano la smettano di affidarsi
a soluzioni impiantistiche giunte al capolinea come i tritovagliatori
e si attivino finalmente per riattivare la raccolta differenziata
dell’organico domestico. La Regione, in assenza di segnali in
questo senso, non deve correre in aiuto al capoluogo milanese consentendo
conferimenti di rifiuti in altri impianti lombardi, sarebbe un affronto
inaccettabile nei confronti di tutte quelle amministrazioni del milanese
e lombarde che in questi anni hanno fatto passi da gigante nella raccolta
differenziata verso una gestione più moderna e sostenibile
dei rifiuti.
Un quinto
dei rifiuti del milanese potrebbe diventare compost di qualità
Ad oggi, secondo il dossier dei Verdi, in provincia di Milano gli
impianti di compostaggio sono al lumicino: Amsa deve riattivare la
raccolta differenziata, ma la Provincia deve correre per colmare una
lacuna che mina lo sviluppo della raccolta dell’organico. Ad
oggi la potenzialità impiantistica disponibile è di
sole 315 tonnellate al giorno, suddivise tra gli impianti di Muggiano,
Lacchiarella e Cologno Monzese. La potenzialità potrebbe aumentare
fino a 735 tonnellate al giorno, se si accelerassero i lavori e le
autorizzazioni per gli impianti di Mediglia, Albairate e del secondo
lotto di Lacchiarella. Se anche l’impianto previsto a San Giuliano
Milanese uscisse dalle pastoie, in breve il totale compostabile nel
milanese potrebbe arrivare a più di 900 tonnellate al giorno
su un totale da smaltire di 5000, cioè quasi un quinto del
totale di Rsu prodotti ogni giorno.
Per l’Unione europea la raccolta differenziata alla fonte dell’organico,
cioè direttamente nelle case o nei condomini, è il modo
più efficace per una gestione sostenibile dei rifiuti. L’inceneritore
e la discarica sono le ultime opzioni. L’Ue, dopo aver approvato
la direttiva sulle discariche nel ’99 (che sta per essere recepita
dal nostro Paese), che prevede la riduzione progressiva dell’umido
in discarica, sta ora preparandone una specifica sul trattamento biologico
dei rifiuti organici. Centrale, nell’approccio comunitario,
è la raccolta differenziata alla fonte della frazione organica
finalizzata alla produzione di compost di qualità da utilizzare
in agricoltura e nel florovivaismo.
Fare la raccolta differenziata dell’organico significa anche
mettere in moto economia sostenibile ma soprattutto un risparmio,
per comuni e cittadini, sui costi di raccolta e gestione dei rifiuti.
Quasi 1200 comuni della Lombardia raccolgono ogni anno 600 mila tonnellate
tra organico e frazione verde riciclabile: da tale quantità
si ricavano 350/400 mila tonnellate all’anno di ottimo compost
che alimentano un giro di affari che, secondo dati elaborati da Legambiente,
viaggia tra i 5 e gli 8 milioni di euro. L’Osservatorio Rifiuti
della Provincia di Milano, nel 1999, ha calcolato che il costo di
gestione dei rifiuti urbani per abitante nei comuni che non facevano
la raccolta differenziata dell’umido ammontava a 88 euro, cifra
che si abbassava a 75 euro nei comuni dove invece era attiva la raccolta.
Scheda Rifiuti
Solidi Urbani in provincia di Milano
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Gennaio
2003
Rifiuti, proposta ambientalista per una gestione integrata
al passo con l’Europa
Il centrodestra
a Milano in questi anni ha lasciato mano libera alla gestione miope
e insufficiente da parte di Amsa del problema dei rifiuti. Il risultato
è che oggi, mentre nei comuni della provincia la raccolta differenziata
sta molto sopra il 40%, nel capoluogo lombardo è arretrata
clamorosamente fino a scendere al 27%. E questo dopo la positiva stagione
che, con Walter Ganapini assessore a Milano, ha permesso al capoluogo
di uscire dall’emergenza. Anche il Centrodestra in Regione,
che ormai sembra sempre più al fianco del partito delle discariche
e degli inceneritori, vuole affossare la positiva riforma varata dal
Centrosinistra al Pirellone all’inizio degli anni ‘90
con Carlo Monguzzi assessore all’Ambiente, riforma consolidata
in seguito dal decreto voluto dal ministro Verde Edo Ronchi. La prospettiva
non è molto incoraggiante: mancano ancora impianti di riciclaggio
e compostaggio, mentre continua l’esportazione di rifiuti fuori
dagli ambiti ottimali provinciali e addirittura regionali, con il
rischio che ecofurbi o, peggio, ecomafiosi, si insinuino nel ciclo
mettendo a rischio l’ambiente e la salute dei cittadini.
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